Riassumendo, secondo la Boldrini la proprietà intellettuale (brevetti, copyright,...) sarebbe un vantaggio unicamente per l'inventore che si assicura un monopolio, mentre alla collettività converebbe l'abolizione della proprietà intellettuale, in quanto tutti i dati empirici dimostrerebbero che il progresso scientifico/tecnologico avanza più rapidamente senza proprietà intellettuale.
L'inventore trarrebbe comunque vantaggi per via del cosiddetto "first-mover advantage":
https://en.wikipedia.org/wiki/First-mover_advantag... 
La Boldrini fa esempi concreti all'interno dell'industria farmaceutica, che richiede elevati investimenti nella ricerca: in una lista di cinquanta farmaci rivoluzionari, solo tre sarebbero nati in regime di brevetti.
Osserva poi che se netscape fosse stato brevettato avrebbe bloccato la creazione di Internet Explorer e questo, a sua volta, se brevettato avrebbe bloccato la creazione dei tanti browser migliori che sono nati nel tempo.
Fa poi l'esempio di come Marconi (colui a cui è attribuita l'invenzione della radio) abbia rubato tante idee agli altri inventori, ma essendo il primo ad aver brevettato la radio si è indebitamente appropriato dell'invenzione, tagliando tutti gli altri fuori dal mercato. Quindi i brevetti sono davvero etici, al di là di ogni discorso pratico?
**Modificato dall'autore il 03.06.2020 06:13**