Politica
In Svizzera la sanità è semi-privata.
Cioè, ci sono gli ospedali statali, ma le prestazioni sanitarie sono finanziate attraverso le assicurazioni private.
Qui sotto spiego il funzionamento del sistema.
Poniamo che io in questo momento abbia bisogno di prestazioni sanitarie: saranno gratuite? No, dovrò pagare di tasca mia un amontare di denaro compreso tra i 300 e i 2'500 chf: questo intervallo prende il nome di "franchigia".
Se le spese sanitarie, durante quest'anno, sorpasseranno la franchigia, allora entrerà in gioco l'assicurazione sanitaria, che pagherà il resto. Quindi io non pago più niente? Errato, devo ancora pagare il 10%, a meno che non sono ricoverato all'ospedale. Tuttavia, se sono ricoverato all'ospedale i pasti che mi verranno serviti dovrò pagarmeli di tasca mia, anche se l'ospedale è pubblico.
Ora, le assicurazioni sanitarie in svizzera sono tipo una sessantina, ma se pensate che la concorrenza stia facendo abbassare i prezzi vi sbagliate di grosso. Anzi, i premi sono aumentati vertiginosamente negli anni.
Le assicurazioni sanitarie nella media fanno pagare un premio di 400-450 chf al mese con una franchigia di 300 chf (franchigia minima) e 250-300 chf al mese con una franchigia di 2'500 chf (franchigia massima).
Nel 1996 il premio versato dagli assicurati in corrispondenza di una franchigia nella media era pari a 170 franchi.
I premi della cassa malati sono quindi aumentati del 250%, mentre gli stipendi svizzeri sono aumenta soltanto del 25% e il PIL del 50%.
https://www.swissinfo.ch/ita/costi-della-salute_pr... 
Ora, su cosa si basa la concorrenza tra assicurazioni? Molto semplice: prendersi i giovani e le persone in salute, sfanculando i vecchi e le persone non in salute.
Le assicurazioni che si prendono i vecchi e i malati hanno dei premi alti (che da quel che ho visto toccano i 700 chf al mese con la franchigia minima).
Quindi, poniamo che tu da giovane scegli una determinata assicurazione.
Poniamo che una volta che sei vecchio il premio della tua assicurazione comincia ad alzarsi, oppure che ti rendi conto che è un'assicurazione di merda (prima non te n'eri accorto perché non avevi così bisogno della sanità, ma adesso sì). Allora decidi di cambiare, ma nessuno ti vuole perché sei un vecchio di merda con gli organi interni mezzi andati. Le uniche assicurazioni disposte a prenderti sono quelle con i premi stellari.
La morale della favola è che la sanità svizzera è un magna magna: un sistema che non fa l'interesse dei consumatori, ma bensì di chi si mette in tasca i soldini.
Il 28 settembre 2014 il centro-sinistra svizzero portò il popolo alle urne proponendogli di statalizzare le prestazioni sanitarie di base (e lasciando alle assicurazioni private solo le prestazioni complementari), così da mettere fine alla speculazione sulla salute delle persone.
La proposta fu bocciata dal popolo, con il 61.8% dei NO.
Qui sotto copio un articolo del Partito Socialista Svizzero, pubblicato prima della votazione
http://www.ps-ticino.ch/fileadmin/user_upload/Poli...
Se dici queste cose a un liberista, si inventerà un motivo qualsiasi per affermare che questo non è vero liberismo.
-----------------------------------
Cassa malati unica e pubblica
di Giorgio Noseda, medico
I quotidiani hanno dato spazio, e a più riprese, a un’inserzione pubblicitaria a pagamento (in gran
parte con i soldi degli assicurati) del Comitato interpartitico ‘No alla cassa unica’, con testi intitolati:
‘Lo Stato non deve decidere se possiamo curarci!’, ‘Non compromettiamo l’eccellente qualità delle
cure con scelte avventate di stampo ideologico’.
È un modo di fare pubblicità che serve alla creazione di un marchio e alla vendita dei suoi prodotti
e che gli psicologi definiscono ‘effetto esposizione’. In questo caso potremmo piuttosto parlare di
‘effetto illusione verità’: riuscire a far credere che una frase sia vera se la si è già udita,
indipendentemente dal fatto che sia vera o falsa. Le frasi citate sono palesemente false e fuorvianti
e lasciano trasparire in modo subdolo che si intende statizzare la medicina e indebolire la qualità
dell’attuale sistema sanitario svizzero. Altre dichiarazioni scorrette, di alcuni consiglieri nazionali,
dicono di non volere una ‘sanità all’italiana’, oltraggiando oltretutto la vicina repubblica. L’elettore
viene poi spaventato con toni che sembrano rammentare minacciosamente la pianificazione e i piani
quinquennali sovietici. Dimenticano come illustri economisti liberali (basterebbe citare il classico
J.M. Keynes o gli attuali Krugman e Stigliz, premi Nobel) sostengano, oggi più che mai, come lo Stato
debba assumersi quei compiti che non possono essere lasciati al libero gioco del mercato. E tra
questi c’è proprio la salvaguardia della salute, che è bene privato ma anche pubblico. Gli avversari
dell’iniziativa agitano lo spettro dell’aumento dei premi assicurativi. Vale forse qui la pena
rammentare quanto successo negli Stati Uniti, dove dal primo gennaio di quest’anno è entrata in
vigore la riforma sanitaria con il nuovo sistema assicurativo voluta dal presidente Obama. La prima
conseguenza è stata un importante calo delle tariffe sulle polizze sanitarie. In una recente
pubblicazione, l’economista Anna Sax (‘Fakten und Argumente für eine öffentliche Krankenkasse’,
del 2013) ha dimostrato che la cassa malati pubblica, favorendo reti di cura coordinate e programmi
di presa a carico delle persone con malattie croniche, contribuisce a un netto risparmio.
L’affermazione ‘lo Stato non deve decidere se possiamo curarci’ è chiaramente disonesta. L’iniziativa
popolare per una cassa malati pubblica non lede minimamente il diritto alla salute e alle cure
mediche e non tocca neppure l’obbligo delle strutture e degli operatori sanitari di fornire le
prestazioni indispensabili, appropriate e di qualità. E nemmeno interferisce su un altro diritto
fondamentale, che è quello della libera scelta del medico e degli ospedali nei quali si desidera essere
curati. Sarà pure sempre possibile per i pazienti optare per un modello assicurativo più vicino alle
loro esigenze, ad esempio assicurazioni per bambini e giovani, come ha dichiarato il consigliere
federale Alain Berset in un intervento al parlamento.
Il libero mercato non funziona
Il libero mercato in tema di assicurazione contro le malattie non funziona: ne abbiamo ormai avuto
anni di innegabili dimostrazioni. Le casse malati cercano di offrire tariffe più basse con una pseudoconcorrenza, basata sul reclutamento dei cosiddetti buoni rischi, assicurati giovani e generalmente
sani, lasciando ad altre di assicurare con premi maggiori i cattivi rischi, rappresentati in particolare
da anziani e ammalati. Singole casse evitano quindi di stipulare contratti con persone in età
avanzata, contravvenendo al principio di solidarietà che sta alla base della Legge federale
sull’assicurazione malattia (LaMal).
Per contenere i costi sono indispensabili misure incisive, per le quali i promotori dell’iniziativa si
sono sempre battuti: una diminuzione dei costi dei medicamenti, un rafforzamento della medicina
di famiglia, una regolamentazione della medicina di punta. Con uno scopo unico e ben preciso:
combattere la sovra-medicalizzazione ed evitare nel modo più assoluto una iniqua medicina a due
velocità. Anche gli oppositori dell’iniziativa devono riconoscere ed ammettere che il sistema attuale
è poco efficiente. Una dimostrazione, che ha un poco del paradossale, la si riscontra nel fatto che i
premi della casse malati sono aumentati in modo maggiore rispetto all’effettivo aumento dei costi
della salute. Gli apparati amministrativi delle ben 61 casse malati attualmente operanti in Svizzera
generano evidentemente costi additivi, buona parte dei quali servono solo a produrre bonus per i
negoziatori tariffali, i quadri dirigenti, i Ceo e i consiglieri di amministrazione degli attuali assicuratori
malattia.
Ma quello che soprattutto dovrebbe fare riflettere è che i cittadini-assicurati ticinesi negli anni scorsi
hanno versato oltre 400 milioni di troppo alle casse malati. Soldi che sono andati ad assicurati di
altri cantoni. Ne ricupereremo a malapena, dopo interventi vari, poco più di 60 milioni. Una grave e
ingiusta stortura di cui la politica si è occupata con enorme ritardo. Fatto emblematico e un poco
ipocrita a sole poche settimane dalla votazione sulla cassa malati unica, la Commissione della salute
del Consiglio nazionale ha deciso che la sorveglianza dell’assicurazione malattia va rafforzata con un
decreto legislativo. Non si è però ancora detto come.
L’assicurazione malattia è nata con concezione privatistica e, pur essendo obbligatoria, non viene
gestita da un ente nazionale. Altre assicurazioni sociali sorte in precedenza, come l’Assicurazione
vecchiaia e superstiti (Avs), l’Assicurazione invalidità (Ai) e l’Assicurazione contro la disoccupazione
(Ad), funzionano su base interamente pubblica, con un costo fisso stabilito per legge sui salari, e
soprattutto con un controllo democratico. Inoltre, quel che più conta, hanno dato ottima prova.
È questo il modello che desideriamo introdurre con una Cassa malati pubblica, per la quale invito a
votare Sì. Anche perché è maturata ormai la certezza che solo un voto positivo del popolo riesca
finalmente a mutare le cose.
**Modificato dall'autore il 26.03.2020 17:42**
Cioè, ci sono gli ospedali statali, ma le prestazioni sanitarie sono finanziate attraverso le assicurazioni private.
Qui sotto spiego il funzionamento del sistema.
Poniamo che io in questo momento abbia bisogno di prestazioni sanitarie: saranno gratuite? No, dovrò pagare di tasca mia un amontare di denaro compreso tra i 300 e i 2'500 chf: questo intervallo prende il nome di "franchigia".
Se le spese sanitarie, durante quest'anno, sorpasseranno la franchigia, allora entrerà in gioco l'assicurazione sanitaria, che pagherà il resto. Quindi io non pago più niente? Errato, devo ancora pagare il 10%, a meno che non sono ricoverato all'ospedale. Tuttavia, se sono ricoverato all'ospedale i pasti che mi verranno serviti dovrò pagarmeli di tasca mia, anche se l'ospedale è pubblico.
Ora, le assicurazioni sanitarie in svizzera sono tipo una sessantina, ma se pensate che la concorrenza stia facendo abbassare i prezzi vi sbagliate di grosso. Anzi, i premi sono aumentati vertiginosamente negli anni.
Le assicurazioni sanitarie nella media fanno pagare un premio di 400-450 chf al mese con una franchigia di 300 chf (franchigia minima) e 250-300 chf al mese con una franchigia di 2'500 chf (franchigia massima).
Nel 1996 il premio versato dagli assicurati in corrispondenza di una franchigia nella media era pari a 170 franchi.
I premi della cassa malati sono quindi aumentati del 250%, mentre gli stipendi svizzeri sono aumenta soltanto del 25% e il PIL del 50%.

Ora, su cosa si basa la concorrenza tra assicurazioni? Molto semplice: prendersi i giovani e le persone in salute, sfanculando i vecchi e le persone non in salute.
Le assicurazioni che si prendono i vecchi e i malati hanno dei premi alti (che da quel che ho visto toccano i 700 chf al mese con la franchigia minima).
Quindi, poniamo che tu da giovane scegli una determinata assicurazione.
Poniamo che una volta che sei vecchio il premio della tua assicurazione comincia ad alzarsi, oppure che ti rendi conto che è un'assicurazione di merda (prima non te n'eri accorto perché non avevi così bisogno della sanità, ma adesso sì). Allora decidi di cambiare, ma nessuno ti vuole perché sei un vecchio di merda con gli organi interni mezzi andati. Le uniche assicurazioni disposte a prenderti sono quelle con i premi stellari.
La morale della favola è che la sanità svizzera è un magna magna: un sistema che non fa l'interesse dei consumatori, ma bensì di chi si mette in tasca i soldini.
Il 28 settembre 2014 il centro-sinistra svizzero portò il popolo alle urne proponendogli di statalizzare le prestazioni sanitarie di base (e lasciando alle assicurazioni private solo le prestazioni complementari), così da mettere fine alla speculazione sulla salute delle persone.
La proposta fu bocciata dal popolo, con il 61.8% dei NO.
Qui sotto copio un articolo del Partito Socialista Svizzero, pubblicato prima della votazione
http://www.ps-ticino.ch/fileadmin/user_upload/Poli...

Se dici queste cose a un liberista, si inventerà un motivo qualsiasi per affermare che questo non è vero liberismo.
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Cassa malati unica e pubblica
di Giorgio Noseda, medico
I quotidiani hanno dato spazio, e a più riprese, a un’inserzione pubblicitaria a pagamento (in gran
parte con i soldi degli assicurati) del Comitato interpartitico ‘No alla cassa unica’, con testi intitolati:
‘Lo Stato non deve decidere se possiamo curarci!’, ‘Non compromettiamo l’eccellente qualità delle
cure con scelte avventate di stampo ideologico’.
È un modo di fare pubblicità che serve alla creazione di un marchio e alla vendita dei suoi prodotti
e che gli psicologi definiscono ‘effetto esposizione’. In questo caso potremmo piuttosto parlare di
‘effetto illusione verità’: riuscire a far credere che una frase sia vera se la si è già udita,
indipendentemente dal fatto che sia vera o falsa. Le frasi citate sono palesemente false e fuorvianti
e lasciano trasparire in modo subdolo che si intende statizzare la medicina e indebolire la qualità
dell’attuale sistema sanitario svizzero. Altre dichiarazioni scorrette, di alcuni consiglieri nazionali,
dicono di non volere una ‘sanità all’italiana’, oltraggiando oltretutto la vicina repubblica. L’elettore
viene poi spaventato con toni che sembrano rammentare minacciosamente la pianificazione e i piani
quinquennali sovietici. Dimenticano come illustri economisti liberali (basterebbe citare il classico
J.M. Keynes o gli attuali Krugman e Stigliz, premi Nobel) sostengano, oggi più che mai, come lo Stato
debba assumersi quei compiti che non possono essere lasciati al libero gioco del mercato. E tra
questi c’è proprio la salvaguardia della salute, che è bene privato ma anche pubblico. Gli avversari
dell’iniziativa agitano lo spettro dell’aumento dei premi assicurativi. Vale forse qui la pena
rammentare quanto successo negli Stati Uniti, dove dal primo gennaio di quest’anno è entrata in
vigore la riforma sanitaria con il nuovo sistema assicurativo voluta dal presidente Obama. La prima
conseguenza è stata un importante calo delle tariffe sulle polizze sanitarie. In una recente
pubblicazione, l’economista Anna Sax (‘Fakten und Argumente für eine öffentliche Krankenkasse’,
del 2013) ha dimostrato che la cassa malati pubblica, favorendo reti di cura coordinate e programmi
di presa a carico delle persone con malattie croniche, contribuisce a un netto risparmio.
L’affermazione ‘lo Stato non deve decidere se possiamo curarci’ è chiaramente disonesta. L’iniziativa
popolare per una cassa malati pubblica non lede minimamente il diritto alla salute e alle cure
mediche e non tocca neppure l’obbligo delle strutture e degli operatori sanitari di fornire le
prestazioni indispensabili, appropriate e di qualità. E nemmeno interferisce su un altro diritto
fondamentale, che è quello della libera scelta del medico e degli ospedali nei quali si desidera essere
curati. Sarà pure sempre possibile per i pazienti optare per un modello assicurativo più vicino alle
loro esigenze, ad esempio assicurazioni per bambini e giovani, come ha dichiarato il consigliere
federale Alain Berset in un intervento al parlamento.
Il libero mercato non funziona
Il libero mercato in tema di assicurazione contro le malattie non funziona: ne abbiamo ormai avuto
anni di innegabili dimostrazioni. Le casse malati cercano di offrire tariffe più basse con una pseudoconcorrenza, basata sul reclutamento dei cosiddetti buoni rischi, assicurati giovani e generalmente
sani, lasciando ad altre di assicurare con premi maggiori i cattivi rischi, rappresentati in particolare
da anziani e ammalati. Singole casse evitano quindi di stipulare contratti con persone in età
avanzata, contravvenendo al principio di solidarietà che sta alla base della Legge federale
sull’assicurazione malattia (LaMal).
Per contenere i costi sono indispensabili misure incisive, per le quali i promotori dell’iniziativa si
sono sempre battuti: una diminuzione dei costi dei medicamenti, un rafforzamento della medicina
di famiglia, una regolamentazione della medicina di punta. Con uno scopo unico e ben preciso:
combattere la sovra-medicalizzazione ed evitare nel modo più assoluto una iniqua medicina a due
velocità. Anche gli oppositori dell’iniziativa devono riconoscere ed ammettere che il sistema attuale
è poco efficiente. Una dimostrazione, che ha un poco del paradossale, la si riscontra nel fatto che i
premi della casse malati sono aumentati in modo maggiore rispetto all’effettivo aumento dei costi
della salute. Gli apparati amministrativi delle ben 61 casse malati attualmente operanti in Svizzera
generano evidentemente costi additivi, buona parte dei quali servono solo a produrre bonus per i
negoziatori tariffali, i quadri dirigenti, i Ceo e i consiglieri di amministrazione degli attuali assicuratori
malattia.
Ma quello che soprattutto dovrebbe fare riflettere è che i cittadini-assicurati ticinesi negli anni scorsi
hanno versato oltre 400 milioni di troppo alle casse malati. Soldi che sono andati ad assicurati di
altri cantoni. Ne ricupereremo a malapena, dopo interventi vari, poco più di 60 milioni. Una grave e
ingiusta stortura di cui la politica si è occupata con enorme ritardo. Fatto emblematico e un poco
ipocrita a sole poche settimane dalla votazione sulla cassa malati unica, la Commissione della salute
del Consiglio nazionale ha deciso che la sorveglianza dell’assicurazione malattia va rafforzata con un
decreto legislativo. Non si è però ancora detto come.
L’assicurazione malattia è nata con concezione privatistica e, pur essendo obbligatoria, non viene
gestita da un ente nazionale. Altre assicurazioni sociali sorte in precedenza, come l’Assicurazione
vecchiaia e superstiti (Avs), l’Assicurazione invalidità (Ai) e l’Assicurazione contro la disoccupazione
(Ad), funzionano su base interamente pubblica, con un costo fisso stabilito per legge sui salari, e
soprattutto con un controllo democratico. Inoltre, quel che più conta, hanno dato ottima prova.
È questo il modello che desideriamo introdurre con una Cassa malati pubblica, per la quale invito a
votare Sì. Anche perché è maturata ormai la certezza che solo un voto positivo del popolo riesca
finalmente a mutare le cose.
**Modificato dall'autore il 26.03.2020 17:42**