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I prestiti a medio-lungo termine alternativi al canale bancario per le piccole imprese in Italia valgono poco meno di 60 milioni di euro nel 2018. Si tratta dello 0,008% dei prestiti bancari alle aziende, circa 697 miliardi a novembre scorso, secondo le statistiche di Bankitalia. E' questa la magra cifra aggregata, in base ai dati raccolti dall'Adnkronos, versata nel 2018 dalle principali piattaforme di lending crowdfunding che prestano denaro alle pmi italiane, piccole aziende che spesso restano fuori dal circuito delle obbligazioni e per lo più non hanno i requisiti per quotarsi in Borsa.
In Francia, il crowdlending alle imprese vale più del doppio, circa 134 milioni di euro, mentre in Paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti, il business è consolidato. Nel 2015, secondo le ricerche del Cambridge Centre for Alternative Finance, le imprese inglesi hanno ricevuto 1,5 miliardi di sterline con le piattaforme peer to peer, mentre negli Usa, considerando i progetti nel real estate, si è arrivati nel 2016 a 2 miliardi di dollari di prestiti erogati. In Italia c’è un considerevole ritardo – prima di due anni fa per legge le piattaforme non potevano operare – ma il settore sta crescendo: nel primo semestre 2018 si è già superato il record registrato per la raccolta in tutto il 2017.
Secondo Giancarlo Giudici, docente del Politecnico di Milano e direttore dell’Osservatorio sul Crowdinvesting, uno dei problemi è che qui, a differenza di quanto accade in Francia, Stati Uniti o Gran Bretagna, mancano i grandi investitori che mettano i soldi nelle piattaforme, consentendo di aumentare considerevolmente l'aggregato. “In Francia, fondi e grandi assicurazioni finanziano queste attività, in Italia non hanno ancora iniziato e a lungo si è contato più che altro su piccoli risparmiatori”. Le piattaforme operanti in Italia prese in considerazione per l'inchiesta sono BorsadelCredito.it, che ha erogato 30 milioni nel 2018 in Italia, e October, più o meno sulla stessa cifra, sempre 30 milioni. L'aggregato raggiunge i 70 milioni tenendo conto di Housers, piattaforma specializzata in prestiti per progetti immobiliari e real estate: l'anno scorso ha investito 8,5 mln di euro in Italia dopo i 2 milioni del 2017.
https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/01/1...
In Francia, il crowdlending alle imprese vale più del doppio, circa 134 milioni di euro, mentre in Paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti, il business è consolidato. Nel 2015, secondo le ricerche del Cambridge Centre for Alternative Finance, le imprese inglesi hanno ricevuto 1,5 miliardi di sterline con le piattaforme peer to peer, mentre negli Usa, considerando i progetti nel real estate, si è arrivati nel 2016 a 2 miliardi di dollari di prestiti erogati. In Italia c’è un considerevole ritardo – prima di due anni fa per legge le piattaforme non potevano operare – ma il settore sta crescendo: nel primo semestre 2018 si è già superato il record registrato per la raccolta in tutto il 2017.
Secondo Giancarlo Giudici, docente del Politecnico di Milano e direttore dell’Osservatorio sul Crowdinvesting, uno dei problemi è che qui, a differenza di quanto accade in Francia, Stati Uniti o Gran Bretagna, mancano i grandi investitori che mettano i soldi nelle piattaforme, consentendo di aumentare considerevolmente l'aggregato. “In Francia, fondi e grandi assicurazioni finanziano queste attività, in Italia non hanno ancora iniziato e a lungo si è contato più che altro su piccoli risparmiatori”. Le piattaforme operanti in Italia prese in considerazione per l'inchiesta sono BorsadelCredito.it, che ha erogato 30 milioni nel 2018 in Italia, e October, più o meno sulla stessa cifra, sempre 30 milioni. L'aggregato raggiunge i 70 milioni tenendo conto di Housers, piattaforma specializzata in prestiti per progetti immobiliari e real estate: l'anno scorso ha investito 8,5 mln di euro in Italia dopo i 2 milioni del 2017.