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il 2018-04-02 04:40:22.0 alle 2018-04-02 04:40:22.0
I destri che aggrediscono il comunismo (ma il problema è la destra)
Non ha senso squalificare il comunismo facendo esempi di dittatori violenti in stati comunisti, perché se dovessimo fare la conta dei ditattori (o comunque leader politici di dubbia moralità) in stati liberisti non finiremmo più.

Il modo di concepire l'economia non c'entra un bel niente con l'essere violenti. Kim Jong e Stalin si sarebbero comportati da pazzi anche se fossero leader di stati liberisti.
In realtà se vogliamo essere onesti, a essere intrinsecamente violento non è il comunismo, ma il liberismo: non starò a fare la conta dei dittatori in stati liberisti, però magari possiamo cominciare a farci un'idea di quante persone vengano sfruttate da imprenditori bastardi senza morale.
La violenza del liberismo è più subdola, perché non è che i liberisti prendano coltelli e pistole, si limitano a ridurre persone in semi schiavitù e spremerle fino a farle esaurire, a volte per stipendi miseri.
E l'accumulo di stress ha degli effetti negativi sulla salute, sul sistema cardiocircolatorio. Bisognerebbe fare la conta di quante persone sono morte di stress o magari sono finite in depressione (come mio nonno che si è suicidato perché non ne poteva più del suo capo).

Poi, invece di continuare a parlare del comunismo in nazioni straniere, perché non parliamo del comunismo qui in Europa occidentale? Nell'Europa occidentale i comunisti (la sinistra in generale) difendono la pace e la tolleranza, mentre i destroidi (vedi Forza Nuova) fanno cartelloni contro i gay o fanno manifestazioni razziste.
Qui in Europa occidentale il problema non è il comunismo. Il problema è la destra: le destre sociali seminano odio e intolleranza, le destre liberiste creano tutto quello che ho elencato sopra.

Chiudo il discorso con un'ultima osservazione: è vero che il liberismo economicamente ha dato dei risultati, ma il motivo per cui funziona è che spreme le persone fino all'esaurimento. Io però lo vedo come un fallimento. Un successo del PIL a scapito della qualità della vita.
Possiamo fare un po' meno PIL e vivere più serenamente? Possiamo smetterla di pensare che la felicità stia nel fare PIL?

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