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Non Autenticato
il 2017-04-28 21:37:54.0 alle 2017-04-28 21:37:54.0
Non mi stupisce le teste di cazzo degli psichiatri vogliono rimanere con la loro "libertà" di abusare dei TSO e respingono la proposta dei Radicali (io non li ho mai votati, ma stavolta sono d'accordo con loro) con un articolo, QUESTO: http://www.psychiatryonline.it/node/6740 
che con argomentazioni molto deboli tenta di dar contro alla proposta.
Prima di iniziare è bene che sappiate di cosa tratta la proposta di legge, che trovate qui: http://www.radicali.it/wp-content/uploads/2017/04/...
Qui copio la sintesi:
La riforma concerne: 1) l'abbassamento della durata del Trattamento da sette a quattro giorni; 2) la
ricezione, da parte dell’infermo, della notifica del provvedimento accompagnata da un’informazione sui
diritti nella procedura; 3) la previsione della difesa tecnica a beneficio del paziente e di un’udienza di
convalida da tenersi da parte del Giudice Tutelare entro 96 ore dal TSO, analoga all’udienza di convalida
dell’arresto; 4) la celebrabilità di quest’ultima anche presso l’ospedale per garantire la partecipazione al
paziente; 5) l’ordinaria liberazione anche in caso di convalida; 6) rinnovi ogni 4 giorni, sempre passando per
un’udienza, e per un massimo di 3 rinnovi (16 giorni); 7) un’informativa al Garante Nazionale di Detenuti e
Ristretti al primo rinnovo;
una relazione annuale “sui trattamenti sanitari obbligatori in ambito
psichiatrico” a cura di quest’ultima autorità.
Benissimo, ora iniziamo ad analizzare l'articolo di Psichiatryonline
>Leggendo la presentazione della proposta di legge dei radicali italiani di modifica della legge 180 (vedi), scopro di avere capito molto poco delle regole che da dieci anni applico nei servizi di salute mentale
Le hai capite fin troppo bene, infame
>L’impianto normativo più volte elogiato dalla OMS sarebbe “fragile”, la tutela dei diritti del paziente del tutto inconsistente, il sindaco “figura ornamentale”.
Infatti è così, i diritti del paziente sono molto "teorici" e poco pratici nel senso che la legislazione che c'è dietro li rende inapplicabili. Il Sindaco è solo un burattino nelle mani del medico e firma a prescindere il provvedimento, del resto un Sindaco che cazzo vuoi che ne capisca di salute mentale? Niente, allora lui (o chi per lui) da per scontato che lo psicazzo abbia sempre ragione.
>La soluzione passerebbe per un giudice tutelare, non più garante e supervisore ma diretto responsabile della emanazione della ordinanza di tso, per un avvocato che difenda il paziente proprio come una persona arrestata o fermata.
Esattamente quello che dicevo io a quel coglione di Lich tempo fa, se mi togli la libertà personale devo avere gli stessi diritti di un qualunque delinquente invece in Italia la legislazione è costruita in modo che il paziente non abbia strumenti per difendersi, quindi è trattato PEGGIO di un delinquente.
>Rimango molto stupita da queste affermazioni, come se la quasi quarantennale legge 180 non fosse stata ideata proprio nel tentativo di affermare i diritti della persona che in un momento importante della sua vita necessita di cure.
Hai detto bene, "ideata", peccato che siano rimaste solo tante idee e di pratico sia l'esatto opposto
>Come se la massima autorità sanitaria locale, quel sindaco che deve rendere conto direttamente ai cittadini, non fosse stata chiamata in causa proprio per affermare la natura medica del trattamento sanitario.
Come sopra: la firma del Sindaco è una pura prassi e infatti nel 99,999% dei casi il sindaco firma il provvedimento.
>D’altronde, a quanto pare, le incongruità della proposta non si limitano ad aspetti così volgarmente (o apparentemente?) “ideologici”. La proposta afferma che, ora, il giudice tutelare non applica a dovere la legge; che senso ha allora assegnargli un compito ben più importante e delicato? Senza peraltro entrare nel merito di un potenziamento e riorganizzazione dei suoi uffici (e dell’intera rete dei servizi di salute mentale)?
Delirio. Il Giudice tutelare nella proposta avrebbe un ruolo decisamente più rilevante di conseguenza non può permettersi di fare il cazzaro come avviene oggi.
>Nessun problema sembra di capire, i diritti del povero paziente sarebbero comunque garantiti (magari a costo zero per lo stato!) dal presidente del tribunale in persona, che con udienze ogni 4 giorni deciderebbe la sorte del malcapitato di turno.
Ottimo, cosa che oggi non avviene
>Dalla padella nella brace, due magistrati per un atto medico…
ah certo, meglio lasciare tutto in mano a voi "medici" che ve la cantate e suonate come volete voi, vero?
>Nel delicato momento in cui la malattia della persona bussa alla porta, magari nella forma del delirio, spesso la reazione è il rifiuto di ogni aiuto, di ogni cura. Paura, disagio, smarrimento possono prevalere, insieme alla sensazione che il mondo ci sia ostile.
E chi cazzo te l'ha detto che la malattia ha bussato alla porta? Lo hai stabilito tu a priori? La proposta dei Radicali serve appunto a DIMOSTRARE con PROVE OGGETTIVE alla mano che io in quel momento ero malato. La tua parola(e quella dei tuoi lacchè) non è sufficiente per rinchiudere una persona.
>Udienze, tribunale, avvocati, avete idea di quanto tutto questo possa sconvolgere le persone?
LOOOOL, invece andare a prendere una persona, legarla su un lettino e scortarla alla "galera psichiatrica" più vicina come se fosse un comune delinquente è molto meno sconvolgente vero?
>E poi, al posto dei Vigili Urbani (rappresentanti del sindaco, corpo di polizia locale, in un ordinamento civile) chi mettiamo? La Polizia di stato?
Irrilevante
>Per un periodo di studio da specializzanda in Psichiatria sono stata in Olanda. In quel paese il giudice decide (per pericolosità) il Tso, di solito si reca personalmente in ospedale ed esamina il paziente prima di esprimere il suo accordo o rifiuto al ricovero o al trattamento obbligatorio. Non a caso, a condurre i pazienti in ospedale è sempre la polizia.
Ottimo, così anche il Giudice, figura esterna alla psichiatria, ha modo di verificare di persona se quella persona è davvero meritevole di essere rinchiusa o meno. Per verificare se una persona ha dei disturbi non serve una laurea in psicazzologia, lo vedi da te. Agli psicazzi rode il culo che altre figura possano decidere al posto loro.
>Ero lì nel 2006 per insegnare il modello italiano.
chissà che begli insegnamenti
>In un paese in cui il servizio pubblico non era falcidiato da tagli, incuria e smanie privatizzatrici si rendevano conto che le garanzie offerte dalla loro legge di quasi cento pagine erano largamente virtuali, come dimostrava la protesta organizzata delle famiglie contro l’arbitrarietà dei ricoveri negli ospedali psichiatrici (ebbene sì, persi tra un codicillo e l’altro hanno dimenticato di chiuderli!).
Preoccupati di quello che succede in Italia dove sono altrettanto arbitrari. Agli altri Paesi ci penseranno loro.
>Ora mi trovo in Italia nel 2017 e mi si propone la stessa identica cosa, con una bella riverniciata di “europeo”. Come è possibile?
Forse perchè qualcuno ha capito come funziona la nostra legislazione criminale.
>Forse, mi dico, nei nostri servizi in questi anni ci sono stati terribili abusi e tragiche morti, anche perché si è perso il senso del servizio pubblico, che questo sia lo strumento principe di garanzia di diritti finalmente reali e non solo proclamati con roboanti parole.
E spesso, perché no?, che questo fondamentale compito comporti per ogni operatore del Sistema sanitario nazionale dei doveri.
Doveri verso tutti i cittadini.
Quante volte le giuste prescrizioni di leggi giuste sono state malamente realizzate o addirittura capovolte?
La legge non è giusta. La legge è costruita in modo che chi abusa la faccia sempre franca ed è giusto cambiarla.
>E’ veramente scontato che lo psichiatra sia un “operatore di pubblica sicurezza” dal quale il cittadino (che se lo può permettere) va difeso per mezzo di giudici e avvocati?
Purtroppo si, visto l'alternativa vostra sarebbe quella di lasciarlo in balia dei "camici bianchi" senza alcuna tutela significativa.
>Ricordiamo allora, ancora una volta, le principali direzioni di azione indicate dalla legge del 1978, invitando contemporaneamente a riflettere sulle difficoltà prodotte dalla crisi in corso (il lato della “domanda di cura”) e dai continui tagli a personale e strutture (l’ “offerta”).
Circostanze che spingono inesorabilmente verso una psichiatria “quantitativa”, coercitiva, anche se non devono e non possono in alcun modo giustificare i comportamenti violenti di operatori che hanno completamente smarrito il senso del loro lavoro e che troppo spesso lo stesso sistema giudiziario che si invoca come panacea lascia impuniti.
bla bla bla aria fritta
>Il bisogno di trattamento, base dell’attuale legge determina un’azione immediata verso la persona da parte di uno psichiatra o comunque di un medico
Diciamo di uno psichiatra e basta
> che spesso può risolvere una situazione critica senza ricorrere all’ammissione obbligatoria.
Ovvio, ricattando il paziente per la serie: "o ci vai volontariamente o ti ci obbligo io"
>Una delle principali ragioni per la sua introduzione era, lo ricordiamo, proprio il tentativo di fondare la relazione medico-paziente sull’obbligo morale di curare e su un impegno politico alla protezione della salute del cittadino
Relazione medico-paziente che tradotto significa:
M: "saresti disposto ad essere ricoverato per qualche giorno?"
P: "no"
M: "allora mi costringi a farti un TSO"
Ecco la loro relazione.
> in alternativa all’obbligo legale di punire l’individuo e di proteggere la società.
Preferisco 1000 volte l'obbligo legale, almeno mi rinchiudono per azioni OGGETTIVAMENTE criminose dopo essere sottoposto a regolare processo e non a quella pagliacciata che vuoi chiamate "tutela del paziente"
>La legge italiana ha avuto il coraggio di negare il pregiudizio anacronistico della pericolosità implicita e invariabilmente connessa alla malattia mentale. Per questo la parola “pericolosità” scompare completamente dal testo di legge.
Grazie a questo (e in tempi di garanzie vacillanti per tutti sorprende l’insensibilità proprio dei radicali a riguardo) dal 1978 un magistrato o le forze di polizia non possono più disporre una cura o un internamento.
Peggio ancora, vuol dire che potete rinchiudere un poveraccio anche quando non rappresenta alcun pericolo, figli di puttana.
>Ma ciò che forse rappresenta la peculiarità della legislazione italiana, ciò che la contraddistingue rispetto ad altre legislazioni europee, è l’attenzione al tema della volontarietà e della involontarietà. Proprio da qui scaturisce il dovere del medico di farsi carico della libertà della persona, adottando tutte le iniziative opportune rivolte ad assicurare il suo consenso nel caso di un trattamento sanitario obbligatorio.
Come sopra: te lo chiedo con le buone, se non accetti ti ricatto per costringerti ad accettare il ricovero "volontario"
>La legge del 1978 si interroga insomma su quel nodo centrale e delicato che concerne il rapporto tra malattia mentale e libertà.
Nei due sensi: in che misura siamo davvero liberi quando siamo in preda alla malattia? E viceversa: quanta libertà ci può concedere la società quando siamo malati?
Aridaje, che sono malato lo dici TU. Fino a prova contrario hai stabilito che sono malato solo grazie al fatto che io sono venuto da te e ti ho raccontato quello che ho fatto, sarebbero questi i tuoi strumenti scientifici?
>Il compito che la legge indica al medico è quello di mettersi al centro di questi dilemmi etici, di cercare il consenso alle cure con pazienza e tenacia. E lì dove ciò non accada, di farsi carico del rifiuto con una scelta responsabile che garantisca i diritti della persona, primo fra tutti quello di essere curato. Riconoscendo che non ci si può nascondere dietro questo rifiuto per sostenere, in maniera generica e strumentale, il rispetto sempre e comunque della libera scelta dell’individuo. Per soggetti non dotati di mezzi adeguati, troppo spesso questo comporta l’abbandono in una condizione di solitudine e di miseria morale e materiale.
Da qui la risposta del servizio di salute mentale: pensata e articolata efficacemente sul territorio, con il trattamento ospedaliero ridotto a extrema ratio.
Un modo molto dolce e gentile per ricordare quello che ho scritto prima: o ci vai con le buone altrimenti ecc. ecc.
>Bisogna ricordare che in tutta Europa, dove il sistema è spesso molto simile a quello proposto dagli amici radicali
Questo lo dici tu, vorrei leggere tutti i testi di legge
>si sta presentando una preoccupante crescita dei trattamenti obbligatori, concentrata nei paesi che accettano il criterio del pericolo. Alcuni studiosi sembrano concordi nell’individuare la causa di questo fenomeno nel costante e pervasivo allarme (minaccia terrorista, violenza ecc. ecc.) che da qualche anno agita con la medesima intensità tanto gli operatori quanto la società nel suo complesso.
Quindi mi stai dicendo che negli altri Paesi i soggetti veramente pericolosi vengono sottoposti a TSO e non si utilizzano tutti gli altri criteri at cazzum come in Italia? Ottimo.
>Di fronte al pericolo ci si difende, una logica che un po’ ovunque in Europa ha ripreso ad alimentare la vecchia idea che la malattia mentale sia sempre qualcosa di incontrollabile e pericoloso.
Quindi la soluzione sarebbe estendere il TSO anche ai non pericolosi, che geniale idea
>Il «patto tra psichiatria e Stato», insomma, non è mai stato completamente spezzato, e ora nubi oscure si addensano all’orizzonte anche in Italia.
I radicali da che parte stanno?
Qualunque parte che la pensi al contrario di voi è sempre giusta.

che con argomentazioni molto deboli tenta di dar contro alla proposta.
Prima di iniziare è bene che sappiate di cosa tratta la proposta di legge, che trovate qui: http://www.radicali.it/wp-content/uploads/2017/04/...

Qui copio la sintesi:
La riforma concerne: 1) l'abbassamento della durata del Trattamento da sette a quattro giorni; 2) la
ricezione, da parte dell’infermo, della notifica del provvedimento accompagnata da un’informazione sui
diritti nella procedura; 3) la previsione della difesa tecnica a beneficio del paziente e di un’udienza di
convalida da tenersi da parte del Giudice Tutelare entro 96 ore dal TSO, analoga all’udienza di convalida
dell’arresto; 4) la celebrabilità di quest’ultima anche presso l’ospedale per garantire la partecipazione al
paziente; 5) l’ordinaria liberazione anche in caso di convalida; 6) rinnovi ogni 4 giorni, sempre passando per
un’udienza, e per un massimo di 3 rinnovi (16 giorni); 7) un’informativa al Garante Nazionale di Detenuti e
Ristretti al primo rinnovo;
una relazione annuale “sui trattamenti sanitari obbligatori in ambitopsichiatrico” a cura di quest’ultima autorità.
Benissimo, ora iniziamo ad analizzare l'articolo di Psichiatryonline
>Leggendo la presentazione della proposta di legge dei radicali italiani di modifica della legge 180 (vedi), scopro di avere capito molto poco delle regole che da dieci anni applico nei servizi di salute mentale
Le hai capite fin troppo bene, infame
>L’impianto normativo più volte elogiato dalla OMS sarebbe “fragile”, la tutela dei diritti del paziente del tutto inconsistente, il sindaco “figura ornamentale”.
Infatti è così, i diritti del paziente sono molto "teorici" e poco pratici nel senso che la legislazione che c'è dietro li rende inapplicabili. Il Sindaco è solo un burattino nelle mani del medico e firma a prescindere il provvedimento, del resto un Sindaco che cazzo vuoi che ne capisca di salute mentale? Niente, allora lui (o chi per lui) da per scontato che lo psicazzo abbia sempre ragione.
>La soluzione passerebbe per un giudice tutelare, non più garante e supervisore ma diretto responsabile della emanazione della ordinanza di tso, per un avvocato che difenda il paziente proprio come una persona arrestata o fermata.
Esattamente quello che dicevo io a quel coglione di Lich tempo fa, se mi togli la libertà personale devo avere gli stessi diritti di un qualunque delinquente invece in Italia la legislazione è costruita in modo che il paziente non abbia strumenti per difendersi, quindi è trattato PEGGIO di un delinquente.
>Rimango molto stupita da queste affermazioni, come se la quasi quarantennale legge 180 non fosse stata ideata proprio nel tentativo di affermare i diritti della persona che in un momento importante della sua vita necessita di cure.
Hai detto bene, "ideata", peccato che siano rimaste solo tante idee e di pratico sia l'esatto opposto
>Come se la massima autorità sanitaria locale, quel sindaco che deve rendere conto direttamente ai cittadini, non fosse stata chiamata in causa proprio per affermare la natura medica del trattamento sanitario.
Come sopra: la firma del Sindaco è una pura prassi e infatti nel 99,999% dei casi il sindaco firma il provvedimento.
>D’altronde, a quanto pare, le incongruità della proposta non si limitano ad aspetti così volgarmente (o apparentemente?) “ideologici”. La proposta afferma che, ora, il giudice tutelare non applica a dovere la legge; che senso ha allora assegnargli un compito ben più importante e delicato? Senza peraltro entrare nel merito di un potenziamento e riorganizzazione dei suoi uffici (e dell’intera rete dei servizi di salute mentale)?
Delirio. Il Giudice tutelare nella proposta avrebbe un ruolo decisamente più rilevante di conseguenza non può permettersi di fare il cazzaro come avviene oggi.
>Nessun problema sembra di capire, i diritti del povero paziente sarebbero comunque garantiti (magari a costo zero per lo stato!) dal presidente del tribunale in persona, che con udienze ogni 4 giorni deciderebbe la sorte del malcapitato di turno.
Ottimo, cosa che oggi non avviene
>Dalla padella nella brace, due magistrati per un atto medico…
ah certo, meglio lasciare tutto in mano a voi "medici" che ve la cantate e suonate come volete voi, vero?
>Nel delicato momento in cui la malattia della persona bussa alla porta, magari nella forma del delirio, spesso la reazione è il rifiuto di ogni aiuto, di ogni cura. Paura, disagio, smarrimento possono prevalere, insieme alla sensazione che il mondo ci sia ostile.
E chi cazzo te l'ha detto che la malattia ha bussato alla porta? Lo hai stabilito tu a priori? La proposta dei Radicali serve appunto a DIMOSTRARE con PROVE OGGETTIVE alla mano che io in quel momento ero malato. La tua parola(e quella dei tuoi lacchè) non è sufficiente per rinchiudere una persona.
>Udienze, tribunale, avvocati, avete idea di quanto tutto questo possa sconvolgere le persone?
LOOOOL, invece andare a prendere una persona, legarla su un lettino e scortarla alla "galera psichiatrica" più vicina come se fosse un comune delinquente è molto meno sconvolgente vero?

>E poi, al posto dei Vigili Urbani (rappresentanti del sindaco, corpo di polizia locale, in un ordinamento civile) chi mettiamo? La Polizia di stato?
Irrilevante
>Per un periodo di studio da specializzanda in Psichiatria sono stata in Olanda. In quel paese il giudice decide (per pericolosità) il Tso, di solito si reca personalmente in ospedale ed esamina il paziente prima di esprimere il suo accordo o rifiuto al ricovero o al trattamento obbligatorio. Non a caso, a condurre i pazienti in ospedale è sempre la polizia.
Ottimo, così anche il Giudice, figura esterna alla psichiatria, ha modo di verificare di persona se quella persona è davvero meritevole di essere rinchiusa o meno. Per verificare se una persona ha dei disturbi non serve una laurea in psicazzologia, lo vedi da te. Agli psicazzi rode il culo che altre figura possano decidere al posto loro.
>Ero lì nel 2006 per insegnare il modello italiano.
chissà che begli insegnamenti

>In un paese in cui il servizio pubblico non era falcidiato da tagli, incuria e smanie privatizzatrici si rendevano conto che le garanzie offerte dalla loro legge di quasi cento pagine erano largamente virtuali, come dimostrava la protesta organizzata delle famiglie contro l’arbitrarietà dei ricoveri negli ospedali psichiatrici (ebbene sì, persi tra un codicillo e l’altro hanno dimenticato di chiuderli!).
Preoccupati di quello che succede in Italia dove sono altrettanto arbitrari. Agli altri Paesi ci penseranno loro.
>Ora mi trovo in Italia nel 2017 e mi si propone la stessa identica cosa, con una bella riverniciata di “europeo”. Come è possibile?
Forse perchè qualcuno ha capito come funziona la nostra legislazione criminale.
>Forse, mi dico, nei nostri servizi in questi anni ci sono stati terribili abusi e tragiche morti, anche perché si è perso il senso del servizio pubblico, che questo sia lo strumento principe di garanzia di diritti finalmente reali e non solo proclamati con roboanti parole.
E spesso, perché no?, che questo fondamentale compito comporti per ogni operatore del Sistema sanitario nazionale dei doveri.
Doveri verso tutti i cittadini.
Quante volte le giuste prescrizioni di leggi giuste sono state malamente realizzate o addirittura capovolte?
La legge non è giusta. La legge è costruita in modo che chi abusa la faccia sempre franca ed è giusto cambiarla.
>E’ veramente scontato che lo psichiatra sia un “operatore di pubblica sicurezza” dal quale il cittadino (che se lo può permettere) va difeso per mezzo di giudici e avvocati?
Purtroppo si, visto l'alternativa vostra sarebbe quella di lasciarlo in balia dei "camici bianchi" senza alcuna tutela significativa.
>Ricordiamo allora, ancora una volta, le principali direzioni di azione indicate dalla legge del 1978, invitando contemporaneamente a riflettere sulle difficoltà prodotte dalla crisi in corso (il lato della “domanda di cura”) e dai continui tagli a personale e strutture (l’ “offerta”).
Circostanze che spingono inesorabilmente verso una psichiatria “quantitativa”, coercitiva, anche se non devono e non possono in alcun modo giustificare i comportamenti violenti di operatori che hanno completamente smarrito il senso del loro lavoro e che troppo spesso lo stesso sistema giudiziario che si invoca come panacea lascia impuniti.
bla bla bla aria fritta
>Il bisogno di trattamento, base dell’attuale legge determina un’azione immediata verso la persona da parte di uno psichiatra o comunque di un medico
Diciamo di uno psichiatra e basta
> che spesso può risolvere una situazione critica senza ricorrere all’ammissione obbligatoria.
Ovvio, ricattando il paziente per la serie: "o ci vai volontariamente o ti ci obbligo io"
>Una delle principali ragioni per la sua introduzione era, lo ricordiamo, proprio il tentativo di fondare la relazione medico-paziente sull’obbligo morale di curare e su un impegno politico alla protezione della salute del cittadino
Relazione medico-paziente che tradotto significa:
M: "saresti disposto ad essere ricoverato per qualche giorno?"
P: "no"
M: "allora mi costringi a farti un TSO"
Ecco la loro relazione.
> in alternativa all’obbligo legale di punire l’individuo e di proteggere la società.
Preferisco 1000 volte l'obbligo legale, almeno mi rinchiudono per azioni OGGETTIVAMENTE criminose dopo essere sottoposto a regolare processo e non a quella pagliacciata che vuoi chiamate "tutela del paziente"
>La legge italiana ha avuto il coraggio di negare il pregiudizio anacronistico della pericolosità implicita e invariabilmente connessa alla malattia mentale. Per questo la parola “pericolosità” scompare completamente dal testo di legge.
Grazie a questo (e in tempi di garanzie vacillanti per tutti sorprende l’insensibilità proprio dei radicali a riguardo) dal 1978 un magistrato o le forze di polizia non possono più disporre una cura o un internamento.
Peggio ancora, vuol dire che potete rinchiudere un poveraccio anche quando non rappresenta alcun pericolo, figli di puttana.
>Ma ciò che forse rappresenta la peculiarità della legislazione italiana, ciò che la contraddistingue rispetto ad altre legislazioni europee, è l’attenzione al tema della volontarietà e della involontarietà. Proprio da qui scaturisce il dovere del medico di farsi carico della libertà della persona, adottando tutte le iniziative opportune rivolte ad assicurare il suo consenso nel caso di un trattamento sanitario obbligatorio.
Come sopra: te lo chiedo con le buone, se non accetti ti ricatto per costringerti ad accettare il ricovero "volontario"
>La legge del 1978 si interroga insomma su quel nodo centrale e delicato che concerne il rapporto tra malattia mentale e libertà.
Nei due sensi: in che misura siamo davvero liberi quando siamo in preda alla malattia? E viceversa: quanta libertà ci può concedere la società quando siamo malati?
Aridaje, che sono malato lo dici TU. Fino a prova contrario hai stabilito che sono malato solo grazie al fatto che io sono venuto da te e ti ho raccontato quello che ho fatto, sarebbero questi i tuoi strumenti scientifici?
>Il compito che la legge indica al medico è quello di mettersi al centro di questi dilemmi etici, di cercare il consenso alle cure con pazienza e tenacia. E lì dove ciò non accada, di farsi carico del rifiuto con una scelta responsabile che garantisca i diritti della persona, primo fra tutti quello di essere curato. Riconoscendo che non ci si può nascondere dietro questo rifiuto per sostenere, in maniera generica e strumentale, il rispetto sempre e comunque della libera scelta dell’individuo. Per soggetti non dotati di mezzi adeguati, troppo spesso questo comporta l’abbandono in una condizione di solitudine e di miseria morale e materiale.
Da qui la risposta del servizio di salute mentale: pensata e articolata efficacemente sul territorio, con il trattamento ospedaliero ridotto a extrema ratio.
Un modo molto dolce e gentile per ricordare quello che ho scritto prima: o ci vai con le buone altrimenti ecc. ecc.
>Bisogna ricordare che in tutta Europa, dove il sistema è spesso molto simile a quello proposto dagli amici radicali
Questo lo dici tu, vorrei leggere tutti i testi di legge
>si sta presentando una preoccupante crescita dei trattamenti obbligatori, concentrata nei paesi che accettano il criterio del pericolo. Alcuni studiosi sembrano concordi nell’individuare la causa di questo fenomeno nel costante e pervasivo allarme (minaccia terrorista, violenza ecc. ecc.) che da qualche anno agita con la medesima intensità tanto gli operatori quanto la società nel suo complesso.
Quindi mi stai dicendo che negli altri Paesi i soggetti veramente pericolosi vengono sottoposti a TSO e non si utilizzano tutti gli altri criteri at cazzum come in Italia? Ottimo.
>Di fronte al pericolo ci si difende, una logica che un po’ ovunque in Europa ha ripreso ad alimentare la vecchia idea che la malattia mentale sia sempre qualcosa di incontrollabile e pericoloso.
Quindi la soluzione sarebbe estendere il TSO anche ai non pericolosi, che geniale idea

>Il «patto tra psichiatria e Stato», insomma, non è mai stato completamente spezzato, e ora nubi oscure si addensano all’orizzonte anche in Italia.
I radicali da che parte stanno?
Qualunque parte che la pensi al contrario di voi è sempre giusta.
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TSO, proposta dei Radicali @ 2017-04-28 21:37:54.0 di Non Autenticato
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■ @ 2017-04-29 01:42:22.0 di avvelenato
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