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Scritto da
il 2015-03-02 18:47:17.0 alle 2015-03-02 18:47:17.0
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In una soffita abbandonata
Correva il 1998
Natale a Porlezza con nonna e gli zii.
Mia zia portò me e il mio cuginetto a prendere delle sedie in una casa abbandonata di una casa vicina. La proprietaria era morta o boh.
Non so perchè da curiosa sono entrata in una stanza, era la camera di un ragazzo/a immagino, c'erano dei fumetti in giro, era tutto pieno di polvere e ragnatele. Guardandomi in giro pestai dei fogli con delle scritte.
Era un blocchetto di fogli pinzati.
Lo presi dal pavimento e lo spolverai.
C'era scritto.
Quando
spengo
le luci
della realtà
e accendo
quelle
della fantasia
sogno
l'alba incantata di Gadir
-
(segue è lunghissima)
Poi mia zia entrò e disse che tutta quella spazzatura doveva essere bruciata di non toccare niente.
Con mano lesta presi i fogli e me li infilai nella cintura dei pantaloni sotto la maglietta.
Dopo con calma a letto quella sera mi lessi bene cosa c'era scritto.
In una pagina c'era scritto.
1.7.85
h 18.6
Come
un lampo
che squarcia
nel buio della nottte
un paesaggio sconosciuto
così
ti ho visto
e
ho desiderato
"conoscerti"
Mi sono subito innamorata, chiunque fosse, chiunque avesse scritto quelle parole.
credo fossero sue, visto che ci sono varie parole cancellate e riscritte.
Chiunque avesse vissuto in quella casa, in quella stanza.
Non ho mai saputo chi fosse.
Mia zia mi diede poche informazioni, ricordo solo i termini, "povera vicina", "pazzo".
Forse era morto, visto che la stanza era rimasta praticamente intatta con i suoi fumetti sul pavimento e i suoi fogli.
Avrei voluto ritornare a curiosarci per sapere di più, ma non sapevo come chiederlo alla zia.
Comunque quei fogli sono un tesoro che dai sedici anni custodisco gelosamente e porto sempre con me.
Ogni tanto li tiro fuori e leggo quelle nove pagine.
Mi assale
un'ansia
dimenticata
e persa
...
non volevo
più
conoscerla
**Modificato dall'autore il 02.03.2015 19:00**