bell'articolo finalmente una analisi razionale e con un briciolo di umanità
Nel cuore e nella mente di un pedofilo
29/10/2012 - Die Zeit racconta il percorso terapeutico di un ragazzo che ha scoperto la sua inclinazione per i minori da adolescente
Nel cuore e nella mente di un pedofilo
di Dario Ferri
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Essere un pedofilo è una condanna, non una scelta. L’attrazione per i minori non è curabile, ma si può controllare per evitare di commettere reati. Die Zeit propone la storia di Jonas, un ragazzo di 27 anni che ha curato la sua passione per i bambini, e ha avuto il coraggio di confessarla alla sua famiglia. La sua vita è distrutta dalla sua sessualità, però ora Jonas si rallegra di non distruggere più quella altrui.
NELLA TESTA DI UN PEDOFILO - Die Zeit racconta il percorso di Jonas, un giovane berlinese che ha affrontato una lunga cura all’ospedale Charitè della capitale tedesca per combattere il suo male oscuro. La sua malattia si chiama pedofilia, attrazione per bambini tra gli otto e i dodici anni. Jonas non ha mai commesso abusi, ma ha scaricato migliaia di immagini pedopornografiche durante la sua vita. A 12 anni aveva capito che gli piacevano i bambini assai più piccoli di lui, e a 17, mentre i suoi amici iniziavano ad avere le prime relazioni sessuali, Jonas si isolava nella menzogna. La sua libido si accendeva solo per i minori, e la cosa lo disgustava e lo eccitava allo stesso tempo. Da allora è iniziata una lunga vita nella bugia, fatta da silenzi, fughe, nottate passate insonni per i sensi di colpa. Sul suo computer c’erano tantissime immagine pedopornografiche, poi cancellate sempre per paura di problemi legali. Le prime volte che Jonas si è aperto a consulti psicologici, quando era all’università, ha sempre avuto il terrore di trovarsi la polizia alla sua porta.
PEDOFILIA INCURABILE - Secondo gli studi più recenti sulle persone attratte dai minori, la pedofilia non è curabile. Provare eccitazione sessuale per i bambini è però diverso da commettere reati come le molestie, tanto che negli studi si tende a rimarcare come un vero pedofilo, una persona esclusivamente attratta dai minori, tende a essere meno pericoloso socialmente. Esistono studi che rimarcano come le persone arrestate per abusi non siano in realtà veramente sofferenti di pedofilia, in una percentuale compresa tra il 40 ed il 60%. Secondo Die Zeit circa l’1% della popolazione mondiale soffre di questo disturbo sessuale, e per ora non è stata trovata nessuna cura. La pedofilia però può essere controllata, al fine di ridurre al mimino la ricerca di soddisfazione sessuale della propria libido. E’ la cura intrapresa da Jonas presso l’ospedale Charitè.
LUNGO PERCORSO - Per prima cosa il pedofilo che si è raccontato a Die Zeit ha dovuto affrontare un test di valutazione per capire se la sua attrazione verso i minori fosse reale. Appurato questo, Jonas ha iniziato a confrontarsi con altre persone che come lui soffrono di questa perversione. Per la prima volta nella sua vita Jonas ha potuto dire la verità, e non ricorrere alle bugie che hanno mascherato le sue inclinazioni sessuali. Le discussioni in gruppo e la terapia individuale hanno permesso a Jonas di abbandonare gradualmente la visione delle immagini pedopornografiche. Durante il percorso terapeutico, uno dei pochi esistenti in Germania anche se sta avendo un successo graduale, Jonas è ricaduto nello scarimento del porno fatto da minori. E’ però riuscito a confessarlo subito, rompendo così la barriera del silenzio e trovando conforto negli altri. Grazie a questo la scissione della sua personalità, divisa tra il piacere per la visione di quelle immagini e il senso di colpa maturato per averle guardate, si è gradualmente risolta.
TORMENTO FAMILIARE - Per Jonas la prova più difficile è stata la confessione della sua inclinazione sessuale ai suoi familiare. Un pedofilo sa che non potrà mai costruire una famiglia, e neppure contare su un vero nucleo di amici, perché non potrà mai essere sincero con loro. Ecco perché dire la verità ai propri familiari è essenziale, rimarca un terapeuta a Die Zeit, perché solo così una persona potrà accettare la sua condizione. La prova più difficile per Jonas è stato essere sincero con sua sorella maggiore. Una figura fondamentale nella sua vita, che però non ha mai saputo la verità sul fratello prima che questi iniziasse il suo percorso terapeutico. Su Die Zeit Jonas racconta i lunghi mesi passati nel tormento, con tanto di lettera d’addio scritta per la famiglia, prima di raccontare la pedofilia a sua sorella. Dopo molte esitazioni però Jonas è riuscito a dire la verità, che ha scioccato solo in parte il suo familiare, che ha compreso anni di stranezze di suo fratello. Il conforto della sorella è stato però essenziale per il pedofilo, perché solo dopo la confessione è riuscito a superare la tentazione verso lo scaricamento di nuove immagini pedopornografiche. La prova più difficile superata è stata poi essenziale per dire la verità ai propri genitori, che hanno abbracciato il figlio. Nel racconto finale di Jonas a Die Zeit viene rimarcato come il giovane pedofilo non sia un uomo guarito, ma la terapia e la verità raccontata al suo nucleo familiare permettono a Jonas di vivere la sua malattia sotto controllo.
http://www.giornalettismo.com/archives/567411/nel-... 
molto triste questa frase
"Un pedofilo sa che non potrà mai costruire una famiglia, e neppure contare su un vero nucleo di amici, perché non potrà mai essere sincero con loro."
a un essere umano farebbe venire le lacrime pensare che qualcuno possa subire questa condanna senza colpa, ma là fuori di esseri umani ve ne sono più pochi