http://libernazione.it/ricercatori-precari-get-a-j... 
Postato da Luca Mazzone in Uncategorized • 28 ott 2012 alle 01:03
Da una decina d’anni sono ospiti fissi delle trasmissioni televisive, specialmente quelle della sinistra militante che alterna l’ospite incazzato al quartetto d’archi della Scala – spesso incazzato pure quello. Sono loro: i Ricercatori Precari.
La storia è sempre la stessa: hanno un dottorato in storia a Padova, in chimica a Catanzaro, in biologia a Camerino. Insegnano al posto del barone di turno. Non hanno stipendi che permettono loro di vivere degnamente. Sono incerti sul futuro.
E un’altra cosa, fondamentale: la loro storiella ci ha rotto il cazzo. Perché fanno finta di dimenticare che avere un posto (fisso) nell’università dove ci si è laureati e dottorati NON è normale, perché fanno finta di dimenticare che per chi sceglie di fare ricerca la scelta di vita per qualche tempo è quella del globe-trotter, perché non ti dicono mai che “non riescono a fare ricerca” ma che “non vengono pagati abbastanza, mentre Cassano, Fabrizio Corona e Belen che bei soldoni”. Vi dirò: in generale la gente che sceglie quella carriera lo fa esattamente con la consapevolezza che guadagnerà meno di una replica di se stesso identica che fa scelte differenti, quindi non si vede perché voi dovreste aspettarvi d’essere pagati più della media. E la retorica del “contributo allo sviluppo dell’umanita’ data da Cassano” rispetto a voi è un po’ cheap per venire da uno con 20 anni di istruzione, non pensate?
E vi dirò un’altra cosa, voi ricercatori che a definirvi “choosy” vi si fa un complimento, perché se foste “choosy” almeno con voi stessi provereste a scappare da questo Paese che tanto vi opprime: è vero che la ricerca in Italia è sottofinanziata e in condizioni pietose. Ma se non funziona, e così è, non si vede dal fatto che non paghiamo voi: ché voi, di meritarvelo, non l’avete sempre e in ogni caso dimostrato, a esser buoni. Si vede dal fatto che gli unici stranieri che provano l’esperienza dell’insegnamento nell’università italiana sono poveracci che hanno avuto la sventura di sposarsi una persona con cittadinanza italiana, o storie simili.
Fatevi quattro anni all’estero, poi riparliamo di cosa va e cosa non va di “un paese che muore perchè non investe nel suo futuro, la ricerca“, e mi direte se parlavate del futuro del Paese o del vostro, personalissimo e dignitosissimo, portafogli.

Postato da Luca Mazzone in Uncategorized • 28 ott 2012 alle 01:03
Da una decina d’anni sono ospiti fissi delle trasmissioni televisive, specialmente quelle della sinistra militante che alterna l’ospite incazzato al quartetto d’archi della Scala – spesso incazzato pure quello. Sono loro: i Ricercatori Precari.
La storia è sempre la stessa: hanno un dottorato in storia a Padova, in chimica a Catanzaro, in biologia a Camerino. Insegnano al posto del barone di turno. Non hanno stipendi che permettono loro di vivere degnamente. Sono incerti sul futuro.
E un’altra cosa, fondamentale: la loro storiella ci ha rotto il cazzo. Perché fanno finta di dimenticare che avere un posto (fisso) nell’università dove ci si è laureati e dottorati NON è normale, perché fanno finta di dimenticare che per chi sceglie di fare ricerca la scelta di vita per qualche tempo è quella del globe-trotter, perché non ti dicono mai che “non riescono a fare ricerca” ma che “non vengono pagati abbastanza, mentre Cassano, Fabrizio Corona e Belen che bei soldoni”. Vi dirò: in generale la gente che sceglie quella carriera lo fa esattamente con la consapevolezza che guadagnerà meno di una replica di se stesso identica che fa scelte differenti, quindi non si vede perché voi dovreste aspettarvi d’essere pagati più della media. E la retorica del “contributo allo sviluppo dell’umanita’ data da Cassano” rispetto a voi è un po’ cheap per venire da uno con 20 anni di istruzione, non pensate?
E vi dirò un’altra cosa, voi ricercatori che a definirvi “choosy” vi si fa un complimento, perché se foste “choosy” almeno con voi stessi provereste a scappare da questo Paese che tanto vi opprime: è vero che la ricerca in Italia è sottofinanziata e in condizioni pietose. Ma se non funziona, e così è, non si vede dal fatto che non paghiamo voi: ché voi, di meritarvelo, non l’avete sempre e in ogni caso dimostrato, a esser buoni. Si vede dal fatto che gli unici stranieri che provano l’esperienza dell’insegnamento nell’università italiana sono poveracci che hanno avuto la sventura di sposarsi una persona con cittadinanza italiana, o storie simili.
Fatevi quattro anni all’estero, poi riparliamo di cosa va e cosa non va di “un paese che muore perchè non investe nel suo futuro, la ricerca“, e mi direte se parlavate del futuro del Paese o del vostro, personalissimo e dignitosissimo, portafogli.
Young professional woman and busy mom.