http://www.iltempo.it/politica/2011/01/27/1232836-... 
Non conosco il caso e non posso entrare nel merito, però vedo parecchi dubbi, persino dai giornalisti che hanno seguito il processo (cosa strana, quindi i dubbi devono essere più che concreti, e non è il primo articolo che ne parla in questi termini).
Pare non esistano prove ma solo qualche indizio.
D'altra parte come si fa a trovare prove circa qualcosa accaduto 20 anni prima? È a questo che serve la prescrizione, ad evitare processi farsa, ad evitare che le persone vengano condannate in base a meri indizi, a dicerie, ecc. oltre che naturalmente ad evitare che i processi durino in eterno.
Alla fine è così che funziona la "giustizia", non c'è affatto bisogno di prove concrete per condannare o assolvere qualcuno, basta qualche indizio e l'opinione del giudice che potrebbe, fra l'altro, tranquillamente essere motivato da altri sentimenti o provocata da altri avvenimenti o pilotata da qualcun altro. E da notare anche come basti la semplice opinione di un giudice basata su meri indizi per rendere di te un mostro... da notare le parole assolutistiche di chi scambia questa opinione per verità e per realtà. E da notare anche come questo giudice, nonostante il caso sia così poco certo da lasciare dubbi persino in quelle carogne assetate di sangue che sono normalmente i giornalisti, sia ben disposto a condannare qualcuno a ben oltre 20 anni di galera in base a semplici indizi e a distanza di ben 20 anni dal fatto (che ha reso tutto questo ancora più incerto di quanto già era).
Certo, ora c'è l'appello, ma mettetevi nei panni di quella persona, o dei suoi famigliari. Supponiamo che all'appello venga riconosciuto innocente o comunque che non vi siano prove per essere certi della sua colpevolezza (cosa del tutto probabile vista la reazione un po' di tutti a questa sentenza). Chi li ripagherà del tempo perduto? Chi ripagherà quelle persone del danno morale e di immagine loro arrecato?
Possono bastare i soldi a ripagare un essere umano che per colpa di un giudizio sbagliato, basato su meri indizi, senza prove concrete, del non aver potuto crescere i propri figli? Di non aver potuto essere parte della loro vita proprio quando avevano più bisogno di lui? Potrà mai rifarla un'esperienza simile in vita sua? E i suoi figli?
Come è possibile che una persona venga condannata senza prove in un processo con un'accusa fra l'altro così grave ed infamante per fatti così distanti nel tempo che non solo rende difficile trovare delle prove di colpevolezza, ma anche per chi vuole difendersi trovare delle testimonianze o prove a sua discolpa? Come puoi difenderti se ti accusano di aver commesso un crimine 20 anni prima? Io manco ricordo che ho fatto 3 giorni fa... figurarsi 20 anni fa. I ricordi, a distanza già di poco tempo, cominciano a farsi incerti, ad accavallarsi, si comincia a perdere il senso dello scorrere del tempo e non riuscire più a distinguere ciò che è successo prima da ciò che è successo dopo.
Se sei colpevole di omicidio magari ti ricordi bene il tutto per via dell'impressione che l'evento ha lasciato su di te, ma se sei innocente col cavolo che ti ricordi dov'eri in tal data 20 anni fa, che facevi, chi avevi visto, chi potrebbe testimoniare (ammesso sia ancora vivo), che prove/alibi portare a tua discolpa, ecc. Io 20 anni fa ricordo che ero alle medie, ho dei ricordi di allora come tutti, ma sono ricordi sconnessi fra loro, piccole immagini tremolanti e di certo non posso scegliere io quali ricordi far affiorare alla mia mente e quindi non saprei assolutamente dire dov'ero o cosa facevo il 2 maggio del 1991 alle 10 del mattino. Cavolo, non ricordo nemmeno i nomi di molti miei ex compagni di classe... figurarsi se mi chiedono di dire con quale di loro ho passato la giornata.
È ammissibile una "giustizia" simile allora? Una "giustizia" che non ti rende in grado di difenderti dalle accuse. Una condanna senza prove, basata unicamente su indizi. Una condanna tanto pesante inflitta su realtà vaghe. Ma se questo può capitare in un processo tanto incerto da far protestare persino gli stessi giornalisti che l'hanno seguito, allora può capitare in qualsiasi altro processo. Perché alla fine la "giustizia" è questo. L'avvocato che la sa raccontare meglio e riesce a convincere meglio il giudice, spesso facendo leva sui suoi sentimenti e sull'irrazionalità anziché sulla realtà dei fatti, vince... il che spesso si traduce nella parte che ha più soldi per comprarsi gli avvocati migliori o trascinare il processo in eterno (credete davvero che se Berlusconi fosse un cittadino qualunque, con i vostri mezzi, sarebbe ancora fuori di galera dopo tutti i processi che ha subito?).
E allora mi fanno ridere quelli che considerano la "giustizia" come qualcosa di sacro e i verdetti come realtà distillata. Mi fanno ridere quelli che sostengono che un verdetto deve essere "rispettato" qualunque esso sia. Mi fanno ridere quelli che difendono PM, giudici e magistrati a spada tratta, quasi fosse un crimine a sé criticarli (e per molti PM lo è, tanto che ti chiamano a risponderne se li critichi sul loro lavoro [che è affare pubblico, pagato con soldi pubblici, e quindi DEVE essere criticabile]) o un crimine chiedere più garanzie per i cittadini che NON sono schiavi dello Stato o della società e che, ovviamente, tali garanzie si riflettono in meno poteri nelle loro mani e paletti da rispettare durante le indagini e la raccolta di prove ed indizi.
C'è solo da augurarsi che prima o poi assaggino la loro stessa medicina, e magari il sapore amaro della realtà li risvegli dai loro dannosi sogni.