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il 2011-01-01 13:52:00.0 alle 2011-01-01 13:52:00.0
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Leggete stronzi.
Giampaolo Pansa

Voglio dirlo subito: sto dalla parte di Sergio Marchionne. Nella guerriglia verbale scatenata contro il leader della Fiat, so con certezza che ad avere ragione è lui. Lo so per un motivo molto personale: la mia età.

Rispetto a tanti giornalisti giovani, assai più bravi di me, ho un vantaggio non da poco. Quello di aver visto e raccontato che cosa accadeva dentro e attorno alla Fiat negli anni Settanta. Quando il colosso dell'auto rischiò di morire sotto l'assalto delle stesse forze che oggi fanno di tutto per impedire a Marchionne di farlo vivere. Le persone non sono più le stesse, tranne in qualche caso. Gli anni passano per tutti. Qualcuno è scomparso, altri erano troppo giovani.

Maurizio Landini, il segretario della Fiom-Cgil, nel 1970 aveva nove anni e faceva le elementari a Castelnovo nei Monti, il suo paese nel Reggiano. Giorgio Cremaschi, uno degli arrabbiati della Fiom, di anni ne aveva appena 22 ed era soltanto un allievo di Claudio Sabattini, detto il Sandinista. Susanna Camusso, oggi segretario generale della Cgil, era una quindicenne milanese, slanciata ed esile. Molti degli attori sono dunque cambiati, eppure lo spettacolo rimane il medesimo.

È quello di una sinistra vecchia, capace di dire soltanto di no, che non si accorge di affogare nella propria cieca ostinazione. E tenta di fermare qualunque processo nuovo si sottragga al suo controllo. Tutta robaccia già vista negli anni Settanta. Tranne un dettaglio non da poco. Sulla scena manca, per fortuna, un protagonista sanguinario: le Brigate rosse, che allora sparavano, gambizzavano, uccidevano, al riparo di un ribellismo isterico.

Per quel che mi riguarda, sono un vecchio signore con i capelli bianchi. Ma grazie a Dio sto ancora in pista. E rammento bene quel che accadde in quegli anni dentro e attorno alla Fiat. Un colosso sempre presente nei discorsi che sentivo in casa da ragazzino. Mio padre, un operaio del telegrafo, per indicare la Fiat diceva "la Feroce", a causa dell'ordine rigido instaurato da Vittorio Valletta. Un mio zio, che lavorava all'Eternit, la fabbrica della morte, chiamava il Lingotto con il nome di un penitenziario in mezzo al mare: Portolongone.
Marchionne

Verso la fine del 1970, la Fiat era ben diversa dalla Feroce dei miei ricordi di bambino. Era diventata una gabbia di matti, ben rappresentata dallo stabilimento di Mirafiori. Lì non esisteva più nessun potere ordinato, ma soltanto un potere anarchico, sempre difeso dal sindacato. I piccoli capi venivano di continuo minacciati. Si sentivano dire: capo non rompere, sei un bastardo, un fascista, ti faremo sparare alle gambe e dovrai venire in fabbrica sulla carrozzina degli invalidi.

Quindi si passava al corteo interno a Mirafiori. Perché fosse utile ai violenti della fabbrica, alla testa doveva vedere uno dei capi intermedi. Dopo averlo catturato in qualche reparto, lo costringevano a marciare davanti al gruppo. Con la bandiera rossa in mano, sputacchiato, vilipeso, malmenato. Il giorno che "Repubblica" mi mandò a fare un'inchiesta sulla Fiat, un caposquadra e un operaio con la tessera del Pci mi spiegarono che cosa era diventata Mirafiori. Una città nella città dove qualsiasi nefandezza sembrava lecita. Un immenso suk dove si smerciava di tutto, dalle sigarette di contrabbando alle scopate facili. Rimasi allibito: «Le scopate?».

I miei testimoni mi risero in faccia: «Uno delle linee si prende i quaranta minuti di sosta tutti in una volta, si accompagna a un'operaia e chiavano tranquilli dentro un cassone o all'interno di una vettura non finita. Gli addetti alle pulizie trovano sempre preservativi usati e anche dell'altro». Il 21 settembre 1979, la colonna torinese delle Brigate rosse uccise sotto casa l'ingegner Carlo Ghiglieno, il responsabile della pianificazione del Gruppo auto. Diciassette giorni dopo, l'8 ottobre, la Fiat licenziò sessantuno operai, considerati tra i più violenti. La Fiom- Cgil e le sinistre, a cominciare dal Pci, insorsero contro questa rappresaglia fascista.

Se un giornale o un cronista spiegava che tipi fossero quelli messi fuori, veniva subito bollato come servo dell'Avvocato. O come un venduto a libro paga dei due amministratori delegati: Umberto Agnelli e Cesare Romiti.

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