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Scritto da
il 2010-04-02 17:25:00.0 alle 2010-04-02 17:25:00.0
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Hai capito il "Santo subito"...
...Amico dei comunisti?
Da Panorama:
Per Joseph Ratzinger è l'ora più sofferta del pontificato, riferiscono i suoi più stretti collaboratori. Lo scandalo degli abusi del clero sui minorenni lo ha travolto insieme al fratello e al braccio destro Tarcisio Bertone. Ma il Papa tedesco rischia di pagare anche le colpe di altri. A cinque anni dalla morte di Giovanni Paolo II, il «Papa santo», riemergono infatti, a poco a poco, verità scomode sui ritardi e le omissioni di Karol Wojtyla nella lotta contro la pedofilia: processi insabbiati, vescovi imposti dall'alto e poi costretti alle dimissioni dagli scandali, tardive modifiche delle norme canoniche, commissioni di inchiesta che arrivano dieci anni dopo le denunce e così via.
Un risvolto oscuro del luminoso pontificato di Giovanni Paolo II che rischia di ostacolare anche la sua causa di beatificazione. Il dossier più controverso riguarda infatti la nomina dei vescovi, uno dei punti deboli del pontificato di Wojtyla. Più di una volta Giovanni Paolo II, affiancato dal suo segretario personale Stanislaw Dziwisz, ha ignorato le indicazioni fornite dalla Congregazione per i vescovi e dalle chiese locali, preferendo imporre presuli che poi sono stati travolti dagli scandali.
Clamoroso il caso dell'arcivescovo di Vienna, il monaco benedettino ultratradizionalista Hans Hermann Groer, scelto a sorpresa da Wojtyla nel 1985 per riportare ordine nella Chiesa austriaca e promosso cardinale. Accusato di molestie, Groer è costretto a dimettersi nel 1995, ma solo tre anni dopo, alla vigilia del contestato viaggio di Giovanni Paolo II in Austria, il cardinale benedettino viene allontanato dalla diocesi di Vienna e si ritira in un monastero di suore. Inutilmente Ratzinger chiede di aprire un processo canonico a carico di Groer, come riferisce l'attuale arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn: viene bloccato dallo stesso Wojtyla.
Analoga la vicenda di Juliusz Paetz, prelato di anticamera di Giovanni Paolo II. Ordinato nel 1982 vescovo di Lomza, in Polonia, il Papa decide di promuoverlo arcivescovo di Poznan nel 1996, come suo uomo di fiducia in seno all'episcopato polacco. Ma una dozzina di giovani lo accusa di molestie sessuali. La psichiatra Wanda Poltawska, amica e consulente di Wojtyla, lo informa della vicenda pregandolo di intervenire quanto prima. Il Pontefice attende fino al 2002 per prendere provvedimenti, quando ormai lo scandalo è irrimediabilmente esploso sulla stampa polacca.
Paetz viene finalmente dimissionato ma l'episcopato della Polonia ne esce a pezzi. Perché Giovanni Paolo II ha esitato a rimuovere Paetz nonostante le segnalazioni della sua amica Poltawska? Temeva che lo scandalo potesse allargarsi alla curia romana, dove aveva prestato servizio il vescovo? Forse questa può essere una ragione. Più in generale, Wojtyla diffidava di dossier e voci a carico dei sacerdoti, ricordando come il regime comunista fosse abituato a diffondere false informative e finte denunce per incastrare i preti (la «disinformacjia »).
Tuttavia, Giovanni Paolo II non ha prestato ascolto neppure alle voci a carico del suo ex segretario personale, l'irlandese John Magee. Incurante di quanto si diceva in merito ai comportamenti di Magee, nel 1987 Wojtyla lo nominò vescovo di Cloyne in Irlanda. Oggi l'ex segretario di Giovanni Paolo II è stato riconosciuto colpevole da Benedetto XVI di avere coperto sacerdoti pedofili e per questo si è dovuto dimettere.
Ma forse sono state proprio le debolezze private di Magee a impedirgli di intervenire con la dovuta fermezza nei confronti dei suoi sacerdoti. Wojtyla non ha dato retta neanche alle accuse a carico di Edward Nowak, polacco, per 17 anni segretario della Congregazione per le cause dei santi. Ma Ratzinger, poco dopo essere stato eletto, ha dimissionato Nowak senza affidargli alcun altro incarico in curia. E c'è chi si azzarda a descrivere una sorta di lobby omosessuale che si sarebbe formata nei sacri palazzi all'insaputa di Wojtyla, cementata dalle amicizie e dai ricatti reciproci.
Ne avrebbero fatto parte anche un ex capo dicastero insieme con il presidente e il segretario di due enti vaticani, tutti dimissionati o allontanati dal Palazzo apostolico a opera di Benedetto XVI. Prima impegnato nei numerosi viaggi internazionali, poi afflitto dal morbo di Parkinson, Wojtyla si è dedicato poco al governo della curia.
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