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Proc di Catania
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Non Autenticato
il 2010-02-20 20:56:00.0 alle 2010-02-20 20:56:00.0
Adolescenti. Una storia naturale
Teenager star dell'evoluzione
Il successo umano è merito loro


In "Adolescenti. Una storia naturale", Bainbridge spiega perché i grandi si dovrebbero inchinare di fronte agli under 20: sono la vetta più alta della specie. Sconvolgimenti emotivi e tempeste ormonali fanno parte del gioco più importante: cresceredi
GIULIA BELARDELLI

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ESSERE adolescenti non è un crudele scherzo della natura, ma piuttosto il "momento più alto della nostra specie". Quella fase in cui ci si ricopre di peli, si è scontrosi e duri verso il mondo, ci si perde nei meandri dell'introspezione e si soffre la prima volta per amore (tanto per dirne qualcuna) dovrebbe essere vista come un periodo in cui possiamo avere il meglio di due mondi: "l'incantevole meraviglia di un bambino e la rassicurante indipendenza di un adulto". Ne è convinto David Bainbridge, docente di Anatomia clinica veterinaria all'Università di Cambridge e autore di un libro dedicato alle creature più meravigliose - e fastidiose - del pianeta: Adolescenti. Una storia naturale, edito in Italia da Einaudi Stile Libero con la traduzione di Giuliana Lupi.

Con una buona dose di humour e in un mix scoppiettante di biologia, paleontologia, neuroscienze, fisiologia, psicologia, psicoterapia e politica, Bainbridge si rivolge sia agli under 20 che ai loro genitori per convincerli che l'adolescenza è ciò che ha decretato il successo degli uomini sulla Terra e rappresenta perciò la "vetta autentica" della nostra esistenza. Un picco che può far male, certo, ma che ci regala le emozioni più forti di una vita e ci insegna, piano piano, il duro gioco di diventare grandi.

Il top della specie. Per quanto possa sembrare strano, per Bainbridge gli adolescenti sono "la caratteristica essenziale della razza umana su cui si fonda il nostro successo". In natura non esistono altre specie in cui la prole è così dipendente per vent'anni: la cosa - sostiene l'autore - non può essere casuale. Sebbene non sia possibile stabilire con precisione l'avvento del primo teenager, gli scienziati concordano nel ritenere che la sua comparsa abbia preceduto di poco l'aumento finale delle dimensioni del nostro cervello e corrisponda dunque alla transizione dall'
Homo erectus al sapiens. La chiave di tutto, neanche a dirlo, è "la gelatina gialla nella nostra testa", il cui volume in quel periodo passa "da due a tre arance". E quella gelatina - spiega Bainbridge - ci mette due decenni a maturare completamente: "un cervello che cresce lentamente è il prezzo che abbiamo pagato per essere così maledettamente in gamba".

Una questione di cervello. Dal punto di vista neurofisiologico, il fatto che essere un teenager non sia un gioco da ragazzi è cosa assodata: gli adolescenti, infatti, sono coloro che hanno più materia grigia di tutti. Dopo i sei anni, il cervello continua a crescere molto lentamente, per poi acquistare un ultimo 5 per cento all'inizio dell'adolescenza. Le dimensioni raggiungono il massimo intorno ai 12 anni nelle ragazze e ai 14 nei ragazzi (la ben nota maturità femminile), dopo di che inizia un graduale restringimento che va avanti per tutta l'età adulta. Durante gli anni dell'adolescenza si verifica un processo denominato pruning, vale a dire "potatura", in cui vengono eliminate le connessioni nervose in eccesso. In parole molto semplici, si può dire che il cervello del teenager è un "cantiere" in cui "si pota la materia grigia e si riveste di mielina la materia bianca": una riorganizzazione neuronale imponente e faticosa, che mostra come l'adolescente non sia semplicemente "un animale in preda ai suoi ormoni", ma piuttosto un coraggioso pioniere del genere umano.

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