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Proc di Catania
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Non Autenticato
il 2009-11-26 03:20:00.0 alle 2009-11-26 03:20:00.0
Definizione di pedofilia...
Nonostante la derivazione etimologica esprima l’amore per i bambini da quando il termine pedofilia è entrato nella lingua italiana, nel 1935, il suo significato si è ristretto al campo dell’attrazione erotica e delle molestie nei confronti dei bambini. Negli anni Sessanta R. von Kraft-Ebing la definì “una perversione in cui una persona si sente eroticamente attratta da bambini di entrambi i sessi”; in tempi più recenti, il DSMIVne ha data una definizione più ampia inserendola nell’ambito delle parafilie, termine introdotto da Stekel per esprimere un disturbo dell’ eccitazione sessuale che, in questo caso, è resa possibile soltanto da stimoli particolari considerati sessualmente anomali dalla società[[3]].
Le caratteristiche essenziali delle parafilie sono infatti rappresentate da fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti che in generale riguardano oggetti inanimati, situazioni particolari o atipiche, la sofferenza o l’umiliazione di se stessi o del patner, persone non consenzienti o, nel caso specifico, bambini. La parola “pedofilia” è spesso male interpretata. Secondo il “Grande dizionario della lingua italiana” (Utet), “La pedofilia è una deviazione sessuale in cui si manifesta un interesse erotico per fanciulli impuberi maschi o femmine, talora limitato al desiderio o al tentativo di seduzione, oppure unito a esibizionismo, a sadismo, a feticismo”. Sottolineiamo la parola “impuberi”: il pedofilo ha interesse per bambini che non sono ancora arrivati alla pubertà; ciò non esclude, tuttavia, che, per esempio nella famiglia, il comportamento pervertito non continui nei confronti di bambini divenuti adolescenti. “Pedofilia” non è sinonimo di pederastia o di omosessualità. “Pederastia” significa avere rapporti sessuali con ragazzi. Tale termine, ora in disuso, veniva usato di solito nella letteratura italiana con un significato spregiativo, indicando il rapporto erotico fra una adulto e un adolescente. Mentre la parola “pederastia” ha quindi un significato ben preciso, la parola “pedofilia” indica una serie di comportamenti che l’adulto ha, o richiede, nei confronti del bambino, usandolo ed eccitandolo per eccitarsi sessualmente: qualche volta pedofili, gravemente turbati psichicamente, non si limitano a carezze, masturbazione o fellatio ma arrivano persino a pretendere di penetrare il bambino, con conseguenze a volte gravi, date le differenze anatomiche. Ma questo non deve trarre in inganno: il pedofilo sa usare metodologie invasive violente con tecniche e metodologie mirate a non lasciare segni apparentemente evidenti. Quando la pedofilia è anche incesto, le conseguenze della violenza sul bambino sono particolarmente devastanti. Le statistiche rivelano che i pedofili appartengono per lo più alla cerchia intima del bambino. Come abbiamo visto dai risultati del monitoraggio, spesso sono parenti stretti, come il padre, la madre o entrambi i genitori, nonni, zii, cugini, fratelli maggiori: quindi persone in cui il bambino aveva riposto la propria totale fiducia e che lo hanno tradito, invece di fornirgli uno scudo protettivo. Il padre, e la madre, o comunque un familiare, che sa e tace, e che magari sconfessa le confidenze del bambino aumentano colpevolmente la sua disperazione. La pedofilia, come dimostrano anche le è praticata da individui con caratteristiche diverse: anziani, adulti e giovani, incolti ma anche colti. Non esiste una tipologia del pedofilo così come non esiste un unico tipo di pedofilo la pedofilia è un tratto multifattoriale in cui entrano in gioco aspetti mentali, istituzionali, di attività, di educazione sessuale, di violenza, di controllo delle pulsioni. Esistono però fattori che potremmo definire facilitanti, senza però essere determinanti:
- l’essere stati violentati oppure trattati con crudeltà durante l’infanzia, in particolare dai propri genitori (per vincere l’angoscia di essere in balia di una persona che umilia e abusa, un bambino può prendere a modello il proprio oppressore e desiderare di avere il suo potere; questa “identificazione con l’aggressore” lo porterà in seguito ad adottare lo stesso tipo di comportamenti questa volta, però, da una posizione di forza). Molti condannati per pedofilia hanno dichiarato di essere stati vittima di abusi durante la loro infanzia. Tuttavia, fortunatamente, una grande percentuale di vittime di violenza riesce ad essere un adulto ed un genitore rispettoso dei diritti dei bambini ed anzi, questi adulti, molto spesso dimostrano doti di sensibilità e responsabilità nei confronti dei minori superiori a chi la violenza non l’ha subìta;
- l’essere stati bambini isolati che si sono sentiti esclusi dagli altri bambini e adolescenti che hanno invidiato la vitalità dei loro coetanei (da adulti possono tentare di possedere, plagiare e di catturare quegli stessi bambini di cui hanno ammirato e invidiato la vitalità);
- l’aver vissuto in ambienti familiari disgregati, non necessariamente degradati;
- l’aver assistito ad azioni violente e distruttive su familiari senza aver avuto la possibilità di intervenire a migliorare la situazione o di curare in qualche modo le proprie e altrui ferite psicologiche.
Secondo molti psicologi e psichiatri i pedofili avrebbero una personalità immatura, problemi di relazione o sensi di inferiorità che non consentono loro di reggere un rapporto amoroso adulto, “alla pari”: individui con disturbi narcisistici e fragile stima di sé, si focalizzano sui bambini perché possono controllarli e dominarli e con loro non provano sentimenti di inadeguatezza.
La maggior parte dei pedofili cerca di non maltrattare i bambini che riesce ad avvicinare, sia per l’attrazione che provano nei loro confronti, sia perché non sono animati da impulsi, a loro dire, malevoli e sia perché cercano di evitare che essi possano parlare, lamentarsi o svelare il crimine. Secondo diversi psicanalisti bisogna sottolineare la pedofilia vera e propria: per quanto distorta, deviata, patologica, l’attrazione che il “vero” pedofilo prova per il bambino, non è solo sessuale. E’, a suo modo, una forma d’amore in cui c’è affetto, tenerezza, comprensione anche se l’incapacità dell’adulto di contenere le pulsioni sessuali può rappresentare, per il bambino, un grosso rischio psicofisico. Il pedofilo può usare violenza ad un bambino con modalità subdole e meschine che sono lontane dal comune senso del termine inteso dalla collettività. Inoltre, la violenza psicologica, la coercizione, il plagio, diventano un tranello per ottenere la fiducia e l’inconsapevole consenso dei bambini: una trappola tesa dal pedofilo che imprigiona le piccole vittime in un senso di colpa che a volte dura per tutta la vita. I pedofili più “buoni”, sono paradossalmente anche i più pericolosi perchè si mimetizzano con perfida astuzia tra la cosiddetta gente "perbene".

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