Il caso di Roman Polanski
Bernard-Henri Lévy: «Ma è la celebrità
a renderlo bersaglio dei giustizieri»
«La relazione sessuale illegale non è il crimine contro lumanità» Abusare di una ragazza di 13 anni è, evidentemente, un crimine grave. Ed essere un artista geniale non ha mai costituito unattenuante. Detto questo, e considerato il vento di follia che sta soffiando sugli animi, è bene ricordare anche le seguenti evidenze.
1.
La «relazione sessuale illegale» di cui Roman Polanski si è riconosciuto colpevole trentadue anni fa non è il crimine contro lumanità che da dieci giorni denunciano i vendicatori lanciati alle sue calcagna. È un crimine, sì. Ma ci sono gradini sulla scala del crimine. E il voler mescolare tutto, farci credere che uno stupro sia un crimine della stessa natura di quello, per esempio, di cui fu vittima Sharon Tate, la moglie di Polanski sventrata qualche anno prima, quandera incinta di otto mesi; correre il rischio perché è proprio di questo che si tratta che Roman Polanski debba raggiungere Charles Manson nel penitenziario da cui questultimo, fin dal 1˚gennaio 2010, avrà la possibilità legale di chiedere di uscire, è unoffesa alla ragione.2. Questa vicenda è tanto più insensata in quanto la principale interessata ha scelto di perdonare, di voltare pagina e, se possibile, di dimenticare. «Lasciatemi tranquilla! supplica ogni volta che la Giustizia Spettacolo ricomincia a puntare i suoi obbiettivi su quel brandello del suo passato , lasciatemi tranquilla e dimenticate, già che ci siete, questuomo che io, la sua vittima, ritengo abbia pagato già abbastanza». Invece no. Ecco i difensori dei diritti delle vittime che meglio della vittima sanno quello che essa vuole e sente. Ecco coloro che passerebbero volentieri sul corpo della vittima piuttosto che abbandonare la preda e rinunciare alla delicata ebbrezza del punire. È vergognoso.
3. Quando la vittima si ritira, non spetta alla società, cioè al giudice, agire in giustizia? Probabilmente sì. Da uno stretto punto di vista giudiziario, è in effetti un diritto della società. Ma non sarà né la prima né lultima volta che lo stretto punto di vista giudiziario verrà meno sia alle esigenze della compassione sia a quelle dellintelligenza.
4. Forse che, come si sente dire dappertutto, la sua celebrità rende inattaccabile Roman Polanski? Certo che no. Ho trascorso la mia esistenza a tentare di strappare alloblio vite minuscole, vittime senza volto e senza nome: terrei lo stesso discorso, esattamente lo stesso, se il signor Polanski non fosse il signor Polanski. Solo che... appunto, non avrei avuto occasione di tenere simile discorso, perché non sarebbe stato arrestato. Il suo dossier sarebbe stato interrato da anni. E non si sarebbe trovato un giudice, alla vigilia di unelezione (infatti i giudici americani sono eletti del popolo, come i sindaci e gli sceriffi) disposto a decidere questo arresto mediatizzato. La celebrità non protegge Roman Polanski, anzi gli nuoce. E se in tale vicenda esiste una logica del «due pesi e due misure», è proprio questa logica che fa di Polanski un simbolo, e non un soggetto da portare in giudizio, e che farebbe, della sua eventuale comparizione davanti al giudice, un «gran caos» politico-catodico più che un processo equo.
5. Alla base di questa storia cè il profumo di giustizia popolare che si spande tuttintorno e trasforma commentatori, blogger e cittadini in altrettanti giudici sottomessi al grande tribunale dellOpinione pubblica: gli uni soppesano il crimine; gli altri il castigo. Delle due luna, signori giustizieri. O Polanski era il mostro che voi dite, e allora non bisognava dargli premi Oscar o premi César; bisognava boicottare i suoi film e denunciarlo alle autorità ogni volta che, con la famiglia, andava a trascorrere le vacanze nella sua casa in Svizzera. Oppure non avete mai trovato nulla da ridire sulla sua presenza annunciata su tutti i tappeti rossi di tutti i festival del mondo; e, come me, percepite la formidabile ipocrisia di quel giudice, affamato di gloria, che un bel mattino si sveglia per consegnarlo, come un trofeo, alla vendetta di elettori eccitati. In tal caso, bisogna pregare, come fa la sua vittima, affinché sia finalmente lasciato in pace.
http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_07/pola... 
beh il giudice è ebreo e si capisce dal nome ,ma ha ragione nel dire che vi è un accanimento eccessivo e il fatto che Polanski possa raggiungere quella bestia di Manson nello stesso carcere e anzi superare la sua pena è un affronto alla ragione ,questo è molto vero.