Proc di Catania
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Non Autenticato
il 2009-02-25 19:31:00.0 alle 2009-02-25 19:31:00.0
Stanotte ho sognato che ero in un località sciistica imprecisata, in compagnia di un ragazzino somigliante a Vladik.
Il cielo era limpido ed il sole alto sulle vette rendeva il freddo sopportabile. Con le tavole sottomano, avevamo guadagnato una buona quota servendoci dell'impianto di risalita, dopodichè, da lì, abbiamo continuato ad inerpicarci per un altro bel pezzo, puntando alla cima. E' probabile fossimo finiti fuoripista.
Ce l'avevamo pressochè fatta a raggiungere la vetta, quando mi torna in mente che avrei dovuto rendere al giovinetto degli spicci (non mi è chiaro se me li avesse o no prestati poc'anzi ad un punto ristoro poichè non li avevo sottomano).
Senza pensarci troppo infilo la mano in tasca, agguanto una o due monetine le conto di sfuggita e richiamo la sua attenzione lanciandogliele al volo (mi precedeva di diversi passi). Lui si gira, fa per prenderle.. ma il tiro non lo calibro bene, sicchè le monetine sorvolano la sua zucca e finiscono proprio a ridosso del punto che ci eravamo prefissi come metà, ad una distanza di 7-8 metri da cui era.
Ne stava per seguire un botta e risposta, che non ha avuto luogo perchè è successa una cosa che non ci aspettavamo: nel punto d'atterraggio degli spiccetti, si è aperta sulla neve una spaccatura dapprima piccola, che però si è subito fatta evidente, accentuandosi nel giro di pochi secondi, con diramazioni orizzontali in estensione progressiva sulla bianca parete.
Stavo per fare una battuta del tipo "Cazzo che potenza che ho, dovrei controllarla meglio!", ma un sentore di pericolo imminente ha prevalso, così ho urlato al mio compagno, fin qui rimasto immobile colto dallo stupore, di agganciare immediatamente la tavola e lanciarsi lungo il fiaco che ci accingevamo a risalire fino al culmine.
Senza indugiare ulteriormente, scosso dalle mie parole, in rapida sequenza getta lo snow a terra, ci balza sopra lo attacca e si spinge avanti; io faccio altrettanto e... proprio in quel momento, si stacca una considerevole porzione di quel manto accumulatosi sul costone di roccia e ne vien fuori una slavina!
Così col cuore in gola ci ritroviamo a snowboardare a rotta di collo giù verso valle, con alle calcagna questa massa di neve che spazza via e sommerge qualsiasi cosa trovi lungo il proprio cammino!
Ne è scaturito un casino di proporzioni assurde, ma delle cose distrutte e degli sciatori più giù coinvolti in fuga in ogni dove in preda al panico, non ci siamo neppure potuti capacitare, troppo presi dalla terribile ed allo stesso tempo emozionante sfida per la sopravvivenza che eravamo a quel punto costretti ad affrontare. Se fossimo caduti sarebbe stata la fine. Anzi, se fosse caduto, sarebbe stata la fine, perchè mi sarei fermato e fatto travolgere a mia volta.
Ormai a neppure un centinaio di metri dalla distesa ai piedi del massiccio, dove si sarebbe esaurita la forza distruttiva della grande onda bianca, procedevamo spediti con rapide serpentine, ma la frana della miriade di rotoli gelidi e il nugulo di frammenti che si alzavano sullo stascico come lo zucchero a velo quando vi si soffia, ci stava per avviluppare in quel glaciale nulla in cui saremmo spariti come puntini neri. Eppure il raggiungimento dell'unico riferimento visivo che riuscivamo a tenere, ovvero la baita ubicata sulla zona pianeggiante, a due passi dalla strada, di fianco all'imbocco dell'impianto di risalita, sembrava cosa fatta! Passato quel traguardo, la speranza di potercisi considerare in salvo sarebbe stata più solida... ma ormai la slavina era su di noi... così l'ho afferrato per mano.
Per una manciata di lunghissimi secondi siamo rimasti nonostante tutto ancora in piedi, scivolando sul taglio della tavola, decisi a contrastare fino all'ultimo quell'enorme massa informe che ci si stava abbattendo addosso, il cui incedere ormai stava per terminare... ma siamo ruzzolati rovinosamente a terra.
La sensazione che ho provato è simile a quando si viene travolti vicino riva da un'onda esagerata e si viene sbatacchiati in malo modo sul basso fondate sino alla battigia. Ed è stato allora che mi è sfuggita la presa.
Io sono stato trascinato più giù, ho cozzato contro qualcosa di duro e sono stato risputato non si sa come fuori da quell'ammasso granulare spumeggiante finalmente dispiegatosi fino al limite, che si è ridotto ai minimi termini fino a divenire inoffensivo ed infine inerte.
Un attimo di silenzio. Solo il mio respiro pesante.
I sopravvissuti, i soccorritori allertati, quelli che avevano solo assistito, s'affrettano tutti in breve come formichine, chi a salvare il salvabile, chi a curiosare; poi c'è anche chi si ritira addolorato in disparte, o chi per lo shock strilla frasi sconnesse o muto crolla giù.
Lui non c'è. Non lo vedo.
La tavola è sfanculata chissà dove, poco importa. Mi rialzo a fatica, sanguino in più punti, forse, anzi molto probabilmente, ho qualcosa di rotto. Non me ne curo.
Arranco ripercorrendo a ritroso il percoso effettuato. Si avvicina un soccorritore, tenta di stendermi su una barella improvvisata... lo spintono via. Arrivano perfino dei miei parenti, mi ci intrattengo pochissimo: li liquido.
Mi muovo seguendo una direzione il più possibile lineare, sebbene non mi risulti facile la cosa.
Arrivo in un punto, ho un presentimento.
Mi fermo, chino l'orecchio a terra, senza riuscire a sentir nulla. Ciononostante qualcosa mi dice sia lì.
Qualcuno, non so chi, mi si avvicina da dietro, ma non troppo. Ho i cavi scoperti: non so neppure io come potrei reagire tentassero di allontanarmi dalla zona. Comincio a scavare con le mani....
*+*+*+*+*
Qui mi sono svegliato.
Il cielo era limpido ed il sole alto sulle vette rendeva il freddo sopportabile. Con le tavole sottomano, avevamo guadagnato una buona quota servendoci dell'impianto di risalita, dopodichè, da lì, abbiamo continuato ad inerpicarci per un altro bel pezzo, puntando alla cima. E' probabile fossimo finiti fuoripista.
Ce l'avevamo pressochè fatta a raggiungere la vetta, quando mi torna in mente che avrei dovuto rendere al giovinetto degli spicci (non mi è chiaro se me li avesse o no prestati poc'anzi ad un punto ristoro poichè non li avevo sottomano).
Senza pensarci troppo infilo la mano in tasca, agguanto una o due monetine le conto di sfuggita e richiamo la sua attenzione lanciandogliele al volo (mi precedeva di diversi passi). Lui si gira, fa per prenderle.. ma il tiro non lo calibro bene, sicchè le monetine sorvolano la sua zucca e finiscono proprio a ridosso del punto che ci eravamo prefissi come metà, ad una distanza di 7-8 metri da cui era.
Ne stava per seguire un botta e risposta, che non ha avuto luogo perchè è successa una cosa che non ci aspettavamo: nel punto d'atterraggio degli spiccetti, si è aperta sulla neve una spaccatura dapprima piccola, che però si è subito fatta evidente, accentuandosi nel giro di pochi secondi, con diramazioni orizzontali in estensione progressiva sulla bianca parete.
Stavo per fare una battuta del tipo "Cazzo che potenza che ho, dovrei controllarla meglio!", ma un sentore di pericolo imminente ha prevalso, così ho urlato al mio compagno, fin qui rimasto immobile colto dallo stupore, di agganciare immediatamente la tavola e lanciarsi lungo il fiaco che ci accingevamo a risalire fino al culmine.
Senza indugiare ulteriormente, scosso dalle mie parole, in rapida sequenza getta lo snow a terra, ci balza sopra lo attacca e si spinge avanti; io faccio altrettanto e... proprio in quel momento, si stacca una considerevole porzione di quel manto accumulatosi sul costone di roccia e ne vien fuori una slavina!
Così col cuore in gola ci ritroviamo a snowboardare a rotta di collo giù verso valle, con alle calcagna questa massa di neve che spazza via e sommerge qualsiasi cosa trovi lungo il proprio cammino!
Ne è scaturito un casino di proporzioni assurde, ma delle cose distrutte e degli sciatori più giù coinvolti in fuga in ogni dove in preda al panico, non ci siamo neppure potuti capacitare, troppo presi dalla terribile ed allo stesso tempo emozionante sfida per la sopravvivenza che eravamo a quel punto costretti ad affrontare. Se fossimo caduti sarebbe stata la fine. Anzi, se fosse caduto, sarebbe stata la fine, perchè mi sarei fermato e fatto travolgere a mia volta.
Ormai a neppure un centinaio di metri dalla distesa ai piedi del massiccio, dove si sarebbe esaurita la forza distruttiva della grande onda bianca, procedevamo spediti con rapide serpentine, ma la frana della miriade di rotoli gelidi e il nugulo di frammenti che si alzavano sullo stascico come lo zucchero a velo quando vi si soffia, ci stava per avviluppare in quel glaciale nulla in cui saremmo spariti come puntini neri. Eppure il raggiungimento dell'unico riferimento visivo che riuscivamo a tenere, ovvero la baita ubicata sulla zona pianeggiante, a due passi dalla strada, di fianco all'imbocco dell'impianto di risalita, sembrava cosa fatta! Passato quel traguardo, la speranza di potercisi considerare in salvo sarebbe stata più solida... ma ormai la slavina era su di noi... così l'ho afferrato per mano.
Per una manciata di lunghissimi secondi siamo rimasti nonostante tutto ancora in piedi, scivolando sul taglio della tavola, decisi a contrastare fino all'ultimo quell'enorme massa informe che ci si stava abbattendo addosso, il cui incedere ormai stava per terminare... ma siamo ruzzolati rovinosamente a terra.
La sensazione che ho provato è simile a quando si viene travolti vicino riva da un'onda esagerata e si viene sbatacchiati in malo modo sul basso fondate sino alla battigia. Ed è stato allora che mi è sfuggita la presa.
Io sono stato trascinato più giù, ho cozzato contro qualcosa di duro e sono stato risputato non si sa come fuori da quell'ammasso granulare spumeggiante finalmente dispiegatosi fino al limite, che si è ridotto ai minimi termini fino a divenire inoffensivo ed infine inerte.
Un attimo di silenzio. Solo il mio respiro pesante.
I sopravvissuti, i soccorritori allertati, quelli che avevano solo assistito, s'affrettano tutti in breve come formichine, chi a salvare il salvabile, chi a curiosare; poi c'è anche chi si ritira addolorato in disparte, o chi per lo shock strilla frasi sconnesse o muto crolla giù.
Lui non c'è. Non lo vedo.
La tavola è sfanculata chissà dove, poco importa. Mi rialzo a fatica, sanguino in più punti, forse, anzi molto probabilmente, ho qualcosa di rotto. Non me ne curo.
Arranco ripercorrendo a ritroso il percoso effettuato. Si avvicina un soccorritore, tenta di stendermi su una barella improvvisata... lo spintono via. Arrivano perfino dei miei parenti, mi ci intrattengo pochissimo: li liquido.
Mi muovo seguendo una direzione il più possibile lineare, sebbene non mi risulti facile la cosa.
Arrivo in un punto, ho un presentimento.
Mi fermo, chino l'orecchio a terra, senza riuscire a sentir nulla. Ciononostante qualcosa mi dice sia lì.
Qualcuno, non so chi, mi si avvicina da dietro, ma non troppo. Ho i cavi scoperti: non so neppure io come potrei reagire tentassero di allontanarmi dalla zona. Comincio a scavare con le mani....
*+*+*+*+*
Qui mi sono svegliato.
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Strano sogno @ 2009-02-25 19:31:00.0 di Non Autenticato