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Proc di Catania
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il 2008-08-23 23:33:00.0 alle 2008-08-23 23:33:00.0
"Il pedofilo che vive come un appestato"
Il pedofilo che vive come un appestato
23/08/2008 - 10:22
055news.it

Gary Glitter è l’appestato. Un vecchio cantante che mieteva successi e miliardi quando il rock stava cambiando il mondo. Adesso che il rock non cambia più niente, Gary si traveste come un compagno dei tempi di Ho Chi Min. Non serve a nulla. Da quasi 24 ore è fermo all’aeroporto di Bangkok, nella terra di nessuno, perché nessuno lo vuole. Vorrebbe andare a Singapore, ma gli hanno risposto di no. In Cambogia l’hanno espulso. In Vietnam pure. In Thailandia non può restare: il generale Pongdej Chaiprawaj, capo dell’ufficio immigrazione, l’ha definito «persona indesiderata». L’unico posto è l’Inghilterra, che è il suo Paese, e che se lo riprenderebbe. Ma lì è lui che non vuole andarci: lo aspettano per rimetterlo dentro di nuovo, perché appena arriva hanno già spiegato che «dovrà firmare il registro dei criminali accusati di reati sessuali e dichiarare ogni suo spostamento all’estero per essere controllato». A casa sua, poi, la gente lo ha già aggredito, e gli ha ribaltato la Mercedes fiammante. L’appestato ha chiesto di restare in Oriente. Hanno riprovato con Singapore. Niente da fare: il colonnello Voravat Amorniwat, a capo del dipartimento della polizia di immigrazione, ha subito ribadito che «il divieto di entrare nel nostro Paese resta in vigore». Lui si è pure sentito male. Non l’hanno voluto neanche in ospedale. E’ la sua fama di pedofilo che terrorizza tutti. Scortato da dodici funzionari dell’ufficio immigrazione e dell’aeroporto, che non nascondono neppure sguardi inorriditi, Gary Glitter ha trascorso quasi 13 ore in un’area di ristorazione dell’aeroporto, la Louis Tavern. Un tempo, facevano la fila per andarlo a vedere. Aveva tutte le donne che voleva: gli orrori del successo. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora. La faccia adesso è cambiata. Tiene una barbetta da saggio buddista, questo pizzetto caprino con le due punte che si allungano, algidi occhialini da intellettuale, e la testa rasata su un corpo rinsecchito, con un sorriso che appare persino gentile, a guardarlo così, fissato, sopra la sua maglietta bianca, fra gli sguardi severi delle guardie che lo stanno scortando lontano da tutti, dall’odio, dalla paura, dall’orrore. Eppure, questo pedofilo ormai senza maschera, questo anziano signore scacciato come un appestato da qualsiasi Paese dove mette piede, fino a metà degli Anni Novanta era un idolo delle folle, una star del glam rock che aveva venduto 18 milioni di dischi, passando da un successo all’altro, da «I’m the leader of the gang» a «Golden Greats», collezionando donne e amori, fra una campagna contro l’alcol e una contro la droga. Travestito con luccicanti giubbotti di pelle e riempito di catene e medaglioni come un qualunque balordo di periferia, era uno di quei professionisti del rock con la chioma a cresta di gallo e il ciuffo alla Elvis Presley che riusciva a rivendicare pure la sua gloria e la sua esistenza sofferente. Non si era mai sposato, ma aveva fatto due figli e per due volte aveva tentato il suicidio. Tutto così normale, così scontato, fino al 15 novembre del 1997 quando finì per caso dentro a un negozio della catena PC World per far aggiustare il suo computer. I tecnici non lo avevano neanche riconosciuto. Però scoprirono più di 2500 immagini pedopornografiche immagazzinate nell’hard disk e lo dissero alla polizia. Andarono nella sua villa in Somerset e trovarono altro materiale vietato. Venne condannato a quattro mesi, e poi schedato. Si trasferì in Spagna, ma da quelle parti non lo gradirono troppo. Gli chiesero di andarsene via e lui rientrò in Inghilterra giusto in tempo per parcheggiare la sua Mercedes rossa davanti all’ingresso di casa, un attico da tre miliardi nel centro di Londra, e scatenare una folla furibonda che si radunò scagliando insulti e minacce. Era il 5 agosto del 2000. Un mese prima, il 2 luglio, il brutale assassinio della piccola Sarah Paine, di 8 anni, aveva sconvolto il Paese. Il «News of the World», tabloid del gruppo Murdoch, aveva lanciato una campagna choc contro i pedofili, pubblicando i nomi e le foto di decine di loro. Una foto era quella di Gary Glitter. Poche notti dopo, a Portsmouth, 150 persone presero di mira una casa e rovesciarono un’automobile: cercavano un tassista che aveva abusato di oltre 140 bambini. Il tassista riuscì a fuggire. Ci lasciò le penne invece un poveraccio che portava un collare ortopedico come uno dei pedofili nominati dai tabloid, e poi toccò a un signore che viveva nella verde campagna del Surrey, fuori Londra, ma aveva lo stesso cognome di un altro tipo di Manchester che aveva molestato 4 bambine. In questo clima un po’ sovraeccitato, Gary Glitter aveva scelto proprio il momento sbagliato per tornare a casa. Però capì l’antifona al volo e salì sul primo aereo che andava a Cuba. Gary doveva avere qualcos’altro di sporco, oltre alla coscienza. Anche a Cuba gli fecero capire che non era troppo gradito. Deviazione in Cambogia: arrestato e espulso nel 2003. Sempre con la stessa accusa. Già l’anno prima le autorità di Phnom Penh avevano minacciato di cacciarlo e lui era riparato in Vietnam. Ci era rimasto qualche mese, poi aveva preferito tornare in Cambogia, dove lo spedirono in carcere. Di nuovo Vietnam. Gli bastano neanche due anni per farsi riconoscere. Nel 2005, Hoang Thanh Tung, il presidente del tribunale di Ba Ria, lo condanna a tre anni per abusi sessuali su minori, dichiarando che Gary «aveva più volte adottato comportamenti malintenzionati e rivoltanti nei confronti di bambini, provocando la disapprovazione e la condanna della popolazione». Gary Glitter è il primo straniero condannato in Vietnam, per crimini sessuali, dal 1975, l’anno della riunificazione. E la sentenza prevedeva che, scontata la pena, avrebbe dovuto essere espulso. Adesso, gli hanno persino condonato qualche mese pur di levarselo dai piedi in fretta e furia. Così, il 18 agosto l’hanno accompagnato all’aeroporto e l’hanno imbarcato sul primo volo per Bangkok. E qui è cominciata la sua odissea da appestato. All’ambasciata inglese spiegano che dovrà tornare a Londra. Non c’è altra via. Non lo chiamano mai Gary Glitter. Quella era un’altra storia. Per tutti è mister Gadd, il suo vero nome. Paul Francis Gadd, l’appestato.
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