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Proc di Catania
Scritto da
Non Autenticato
il 2008-07-20 16:20:00.0 alle 2008-07-20 16:20:00.0
Re: Il Papa: «Condanna per i preti pedof
- Scritto da: Goddamn
>
> Gli ABUSI REALI (AI DANNI DI CHIUNQUE) vanno
> DISTINTI da ciò che NON HA NULLA A CHE VEDERE CON
> LA VIOLENZA
e coloro che se ne macchiano debbono
> REALMENTE venir perseguiti dalle autorità CIVILI
> oltre che
> ecclesiastiche.

Nonostante la derivazione etimologica esprima l’amore per i bambini[[1]], da quando il termine pedofilia è entrato nella lingua italiana, nel 1935, il suo significato si è ristretto al campo dell’attrazione erotica e delle molestie nei confronti dei bambini. Negli anni Sessanta R. von Kraft-Ebing la definì “una perversione in cui una persona si sente eroticamente attratta da bambini di entrambi i sessi”; in tempi più recenti, il DSMIV[[2]] ne ha data una definizione più ampia inserendola nell’ambito delle parafilie, termine introdotto da Stekel per esprimere un disturbo dell’ eccitazione sessuale che, in questo caso, è resa possibile soltanto da stimoli particolari considerati sessualmente anomali dalla società[[3]].

Le caratteristiche essenziali delle parafilie sono infatti rappresentate da fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti che in generale riguardano oggetti inanimati, situazioni particolari o atipiche, la sofferenza o l’umiliazione di se stessi o del patner, persone non consenzienti o, nel caso specifico, bambini. La parola “pedofilia” è spesso male interpretata. Secondo il “Grande dizionario della lingua italiana” (Utet), la parola “pedofilia” indica una serie di comportamenti che l’adulto ha, o richiede, nei confronti del bambino, usandolo ed eccitandolo per eccitarsi sessualmente: qualche volta pedofili, gravemente turbati psichicamente, non si limitano a carezze, masturbazione o fellatio ma arrivano persino a pretendere di penetrare il bambino, con conseguenze a volte gravi, date le differenze anatomiche. Ma questo non deve trarre in inganno: il pedofilo sa usare metodologie invasive violente con tecniche e metodologie mirate a non lasciare segni apparentemente evidenti. Quando la pedofilia è anche incesto, le conseguenze della violenza sul bambino sono particolarmente devastanti. Le statistiche rivelano che i pedofili appartengono per lo più alla cerchia intima del bambino. Come abbiamo visto dai risultati del monitoraggio, spesso sono parenti stretti, come il padre, la madre o entrambi i genitori, nonni, zii, cugini, fratelli maggiori: quindi persone in cui il bambino aveva riposto la propria totale fiducia e che lo hanno tradito, invece di fornirgli uno scudo protettivo. Il padre, e la madre, o comunque un familiare, che sa e tace, e che magari sconfessa le confidenze del bambino aumentano colpevolmente la sua disperazione. La pedofilia, come dimostrano anche le nostre statistiche, è praticata da individui con caratteristiche diverse: anziani, adulti e giovani, incolti ma anche colti. Non esiste una tipologia del pedofilo così come non esiste un unico tipo di pedofilo[[4]]: la pedofilia è un tratto multifattoriale in cui entrano in gioco aspetti mentali, istituzionali, di attività, di educazione sessuale, di violenza, di controllo delle pulsioni. Esistono però fattori che potremmo definire facilitanti, senza però essere determinanti:


La maggior parte dei pedofili cerca di non maltrattare i bambini che riesce ad avvicinare, sia per l’attrazione che provano nei loro confronti, sia perché non sono animati da impulsi, a loro dire, malevoli e sia perché cercano di evitare che essi possano parlare, lamentarsi o svelare il crimine. Secondo diversi psicanalisti bisogna sottolineare la pedofilia vera e propria: per quanto distorta, deviata, patologica, l’attrazione che il “vero” pedofilo prova per il bambino, non è solo sessuale. E’, a suo modo, una forma d’amore in cui c’è affetto, tenerezza, comprensione anche se l’incapacità dell’adulto di contenere le pulsioni sessuali può rappresentare, per il bambino, un grosso rischio psicofisico. Il pedofilo può usare violenza ad un bambino con modalità subdole e meschine che sono lontane dal comune senso del termine inteso dalla collettività. Inoltre, la violenza psicologica, la coercizione, il plagio, diventano un tranello per ottenere la fiducia e l’inconsapevole consenso dei bambini: una trappola tesa dal pedofilo che imprigiona le piccole vittime in un senso di colpa che a volte dura per tutta la vita. I pedofili più “buoni”, sono paradossalmente anche i più pericolosi perchè si mimetizzano con perfida astuzia tra la cosiddetta gente "perbene".

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