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Non Autenticato
il 2008-06-08 23:10:00.0 alle 2008-06-08 23:10:00.0
Casualità pure lasciate disperse ai bordi della mia giovinezza. Quando ti affacciavi alla finestra e ci vedevi per sbaglio la donna della tua vita fuggire in moto con uno sconosciuto tanto quanto lei. Quando ti svegliavi la mattina e facendo sega a scuola incontravi il professore della seconda ora, che obbligava il tuo buon senso ad entrare. Quando quel giorno tornando a casa scoprivi tuo padre a letto con una donna che non era tua madre. Quando attraverso una menzogna riuscivi a trovare la verità nella bocca di qualche amica bugiarda. Come quando spogliavi il tuo cuore ubriaco in una piazza affollata di Roma. CASUALITA’ appunto. Mani bastarde che ti trascinavano verso il futuro, crudo. Si levavano i cappelli salutandomi con un’ovazione, di insperata cordialità. Gli incontri casuali. Con la gente per strada. Mi piacciono le persone socievoli che si fermano a fare due chiacchiere, attori improvvisati che, così per gioco, ti mostrano la pietra filosofale, e il mistero di rimanere sempre bambini. E così tu guardando quel sasso privo di vita in quelle mani grandi, ti immagini agente segreto in cerca di una verità plausibile, che lasci indovinare agli estranei chi davvero tu sia, cosa di pesante nascondi sotto la pelle, così ben nascosta da ingannare anche i raggi più evoluti di una radiografia all’avanguardia. Così diventa interessante discutere e confrontarsi Con persone estranee esterrefatte e disposte a parlare, a farsi parlare sopra, su cui potercisi arrampicare fino all’ultimo capello, fino all’ultimo orlo di follia. Per riuscire a creare con loro un legame inscindibile, quale un intreccio di destini.
Esagerare. Mani enormi che si agitano in infiniti spazi, il tutto contenuto in ampolle di tempo che contarlo sarebbe un’eresia. I profumi degli sconosciuti, quando entrano in un negozio, quando ci fanno visita e i nostri neuroni sono ancora in mutande a chiedersi quale sia la destra o la sinistra, gli odori inaspettati, gli odori portati dal vento in cattività. Ci sono profumi che lasciano un’impronta, altri che rallentano il veloce ritmo del tempo, ci sono odori che penetrano come siringhe fuori uso. Sono quei profumi che pure a distanza di anni riconosci come amici. Quando salendo su una moto, un po’ impaurita per la velocità, con l’aiuto del vento quel profumo torna tra le tue narici, pervadendo i tuoi polmoni, portandoti alla memoria il tuo passato e tutti quei pomeriggi stesi sul prato con lui. Quando ci si accontentava del silenzio della natura con la sola e semplice azione di tenersi la mano; scoprendosi innamorati. Ci sono mani che imbrattano muri, e poi sporche vanno a nascondersi dietro la schiena, ci sono mani che di nascosto si toccano sotto i banchi di scuola, ci sono mani portatrici di anelli costosi, ci sono mani che si somigliano, ci sono mani che non si stancano mai di lavorare, ci sono mani a cui piace cucinare, e gesticolare. Mani dalle unghie mangiucchiate, mani con unghie limate così perfettamente da sembrare di velluto. Mani calde. Mani fredde. Mani con pistole in mano. ci sono pugnali che rimangono negli armadi.
Mani possenti come gru gigantesche, era tutto enorme nella sua prospettiva, meno il cervello, una mosca imprigionata nel vetro opaco della sua scatola cranica. Grugniva e pasceva parole, assimilava gesti e significati come i bambini, poi tentava improbabili acrobazie letterarie, non sapendo neanche scandire bene il suo nome. Che feccia, il mio assassino. Non avrei saputo scegliermi di peggio. Due occhi inutili piatti sottratti alla conversazione, sprecati per un uomo, sbiaditi e sbollentati, cotti e ripassati.
Esagerare. Mani enormi che si agitano in infiniti spazi, il tutto contenuto in ampolle di tempo che contarlo sarebbe un’eresia. I profumi degli sconosciuti, quando entrano in un negozio, quando ci fanno visita e i nostri neuroni sono ancora in mutande a chiedersi quale sia la destra o la sinistra, gli odori inaspettati, gli odori portati dal vento in cattività. Ci sono profumi che lasciano un’impronta, altri che rallentano il veloce ritmo del tempo, ci sono odori che penetrano come siringhe fuori uso. Sono quei profumi che pure a distanza di anni riconosci come amici. Quando salendo su una moto, un po’ impaurita per la velocità, con l’aiuto del vento quel profumo torna tra le tue narici, pervadendo i tuoi polmoni, portandoti alla memoria il tuo passato e tutti quei pomeriggi stesi sul prato con lui. Quando ci si accontentava del silenzio della natura con la sola e semplice azione di tenersi la mano; scoprendosi innamorati. Ci sono mani che imbrattano muri, e poi sporche vanno a nascondersi dietro la schiena, ci sono mani che di nascosto si toccano sotto i banchi di scuola, ci sono mani portatrici di anelli costosi, ci sono mani che si somigliano, ci sono mani che non si stancano mai di lavorare, ci sono mani a cui piace cucinare, e gesticolare. Mani dalle unghie mangiucchiate, mani con unghie limate così perfettamente da sembrare di velluto. Mani calde. Mani fredde. Mani con pistole in mano. ci sono pugnali che rimangono negli armadi.
Mani possenti come gru gigantesche, era tutto enorme nella sua prospettiva, meno il cervello, una mosca imprigionata nel vetro opaco della sua scatola cranica. Grugniva e pasceva parole, assimilava gesti e significati come i bambini, poi tentava improbabili acrobazie letterarie, non sapendo neanche scandire bene il suo nome. Che feccia, il mio assassino. Non avrei saputo scegliermi di peggio. Due occhi inutili piatti sottratti alla conversazione, sprecati per un uomo, sbiaditi e sbollentati, cotti e ripassati.
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BIANCA CASUALITA’ @ 2008-06-08 23:10:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2008-06-08 23:16:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2008-06-08 23:12:00.0 di nathan71
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■ @ 2008-06-08 23:11:00.0 di Non Autenticato
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