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Proc di Catania
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Non Autenticato
il 2008-04-09 20:31:00.0 alle 2008-04-09 20:31:00.0
disgustoso film di propaganda violenta
trovato qua


Nel 2005 interpreta una quattordicenne che incontra e uccide un pedofilo nel duro thriller Hard Candy.
http://it.wikipedia.org/wiki/Ellen_Page


http://it.wikipedia.org/wiki/Hard_Candy_(film)



-Questo è quello che dicono tutti-

-Chi?-

-Chi? I pedofili. Lei era così sexy, lo voleva. Tecnicamente era una ragazzina, ma si comportava come una donna. E’ così facile incolpare un bambino. Solo perchè una ragazzina sa come imitare una donna, non implica che lei sia pronta a fare quello che fa una donna. Tu sei quello cresciuto qui. Se un bambino dice qualcosa di malizioso, lo ignori. Non lo incoraggi. Se un bambino dice “Prepariamoci uno screwdriver“, tu porti via l’alcool, non lo trascini a farsi il prossimo drink.-

-Sono stato solo e questo mi fa fare cose stupide, ma non sono un pedofilo. Questo è un terribile errore-

Teatrale, provocatorio, fascista, disgustoso, pretenzioso, morboso e crudele.

In una parola: brillante.

Il titolo stesso sintetizza le qualità principali dell’opera.

Delizioso e duro.

Una cornice formale ricercata, stylish ed efficace (la valenza emotiva dei cromatisimi è usata in modo superlativo) ed un soggetto del quadro hard-boiled.

La storia del cinema underground è costellata di film exploitation o dedicati alla vendetta di stampo femminile (e femminista).

Oggigiorno la visione di un film brutale ed iperrealistico come “Non violentate Jennifer” o di una pussy-vengeance qualsiasi di Tarantino non desta scalpore.

La storia di una donna che ha subito violenza e si vendica è diventata ormai un topos cinematografico che non solleva piu’ dibattiti o controversie; quasi come fosse diventata una grottesca tematica per feticisti.

Ed in fondo la reazione della donna è pienamente giustificata da un punto di vista morale, anche se estrema.

Il piccolo colpo di genio dello sceneggiatore di ”Hard Candy“ consiste nell’ aver trasposto in una storia di sexploitation un’adolescente carnefice ed aver introdotto nel genere un tema che immediatamente scatena dibattiti e polemiche, fino all’esasperazione, vista quanta carica emotiva trascinano con sè certi delitti: la pedofilia.

Aggiornare significa anche recuperare gli elementi destabilizzanti di un certo tipo di cinema e questo obiettivo “Hard Candy” lo centra appieno, abbandonando lo spettatore in uno stato di completa confusione, morale e mentale.

La parola chiave di HC è sovversione.

Prima di tutto sovversione dei ruoli.

Jeff è un trentenne oltremodo affascinante, con il sorriso lucente del bel Patrick Wilson.

E’ un fotografo professionista, ma i suoi soggetti preferiti sono le ragazze adolescenti.

Fino a che punto ha valicato il confine del lecito?

Hailey, se così davvero si chiama, è una 14enne impavida interpretata da una sorprendente ed inquietante Ellen Page.

E’ sexy, intelligente. Troppo dell’una e dell’altra caratteristica.

Ed il suo volto innocente è una dolce trappola cui è impossibile non abboccare.

Hailey si lascia sedurre in chat da Jeff ed organizza un incontro, accettando persino di farsi ospitare a casa sua.

Quello che attende Jeff, dopo essere stato drogato, sarà solo l’inizio di una discesa vorticosa verso la morte, che Hailey orchestrerà in modo magistrale.

Ed il potenziale carnefice si fece disintegrare dalla potenziale vittima.

Tuttavia HC non è solo questo sovvertimento di tipo classico e cui abbiamo già assistito in film quali “La morte e la fanciulla” diretto da Polanski (per altro citato in una feroce battuta, che fa riferimento al processo per violenza su minore a carico del famoso regista, quando Hailey commenta sarcasticamente con Jeff le possibili conseguenze di una condanna di quest’ultimo: “Forse che ha impedito a Polanski di vincere un Oscar?“).

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