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Proc di Catania
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Non Autenticato
il 2008-03-25 02:56:00.0 alle 2008-03-25 02:56:00.0
testimonianze
TESTIMONIANZE: PEDOFILIA


Non è facile ricordare gli anni della mia adolescenza. È più facile rimuovere, negare, dissociarsi e fare finta che non sia successo o convincersi che era giusto.
La mia storia inizia all'età di 12 anni, quando decisi di entrare in seminario, e fu proprio in seminario che conobbi don Bruno, un diacono che da lì a pochi mesi sarebbe diventato sacerdote. Aveva poco più di 25 anni ed era una persona dolce, buona, affettuosa, generosa, spirituale. Io mi affezionai subito a lui che mi riempiva di complimenti, di regali e di attenzioni. Ogni giorno aveva per me una parola dolce e ogni sera veniva accanto al letto per dirmi che mi voleva bene..
Era un pomeriggio di dicembre. Fuori pioveva, e quel giorno m'invitò in camera sua per riposare un po’ insieme. Nulla di strano, perché l'aveva fatto altre volte, e avevo visto anche altri miei compagni frequentare la sua stanza. M'insospettii un po’ quando aprendo la porta trovai la camera totalmente al buio. M'invitò a sdraiarmi vicino a lui. Iniziò a stringermi, a dirmi che mi voleva bene, che ero un ragazzo speciale. Poi mi baciò sulla guancia e poi sulle labbra.. Nessuno mi aveva mai baciato così. Era tutto così strano ed ero teso perché non capivo cosa mi stesse succedendo. Lui continuava a ripetermi che mi voleva bene. Poi, con una mano mi tirò giù i pantaloni della tuta, iniziando a masturbarmi. Era eccitato e velocemente con la mano libera sbottonò anche i suoi pantaloni, afferrò la mia mano ed iniziò a masturbarsi. Mi chiese com'era. Io non capii il senso della sua domanda, e allora mi richiese se era grande. Gli risposi di sì, e allora continuò a masturbarsi con la mia mano.. Ricordo che scappò in bagno lasciandomi disteso sul letto. Mi aveva sporcato. Non sapendo che fare mi rivestii in fretta. Tornato dal bagno mi strinse a sé dicendomi che la nostra era un'amicizia speciale, unica, che gli altri ne sarebbero stati invidiosi. E per questo non dovevo dire a nessuno quello che facevamo, neanche al padre spirituale. Mi dovevo fidare di lui perché lui mi voleva bene.
A quel pomeriggio ne seguirono tanti altri, per quattro anni. In seminario, a casa sua, in canonica. Mi masturbava e si faceva masturbare. Mi diceva che mi amava, e solo una volta cercò di avere un rapporto anale, ma lo pregai di non farlo perché avevo paura di farmi male. Non lo fece, dicendomi che non mi avrebbe mai fatto del male.
All'età di 16 anni i nostri incontri si fecero meno frequenti. Lui fu trasferito in una parrocchia lontana dal seminario in cui stavo. E poi c'erano gli impegni della comunità, la scuola e, come venni a scoprire dopo la mia denuncia, c'erano anche altri ragazzi di cui abusava.
In quegli anni sono cresciuto pensando che quello che era successo era stato giusto, che era stato Dio a volerlo, perché don Bruno era un uomo di Dio. Avevo un grande senso di colpa, di pesantezza, di confusione, di sporco. Due volte in quegli anni tentai di farla finita, senza mai parlare con nessuno di tutto quello che era successo. Fino a che all'età di 18 anni, un compagno seminarista più grande riuscì a fare venire fuori tutto quello che in quegli anni avevo tenuto nascosto. Fu un inferno perché iniziai a rivivere tutto. Ne parlai anche con il vice rettore e con il rettore. Avevo paura che altri bambini potessero subire quella che io avevo fino allora creduto un'amicizia particolare mentre era stato un abuso! Tutti mi assicurarono di stare tranquillo e che avrebbero subito informato il vescovo. Io dovevo pensare solo allo studio e a stare sereno per curare la mia colite nervosa. Qualche mese dopo lasciai il seminario. Era il giugno del 2000. E il prete continuava a fare il prete, ma soprattutto continuava a stare in mezzo a tanti bambini. Perciò, a novembre di quell'anno mi feci forza e decisi di parlare con il vescovo. Il vescovo mi disse che non era stato informato di nulla e mi assicurò che avrebbe preso dei provvedimenti. Infatti, il giorno dopo, don Bruno precipitò a casa mia rimproverandomi aspramente perché gli avevo fatto perdere la fiducia del vescovo.
Per tutti quella vicenda doveva finire lì. Qualche settimana dopo decisi di parlarne anche al mio parroco, sperando che lui potesse fare qualcosa per allontanare il sacerdote dai bambini. Anche lui, dopo qualche giorno, mi disse di starmene tranquillo perché ormai tutto riguardava il passato. Fu così che decisi di raccontare tutto ai miei genitori, ed insieme ci mettemmo in contatto con un avvocato. Da qui la denuncia, le indagini del sostituto procuratore, la scoperta di altre 6 vittime e dopo 3 anni, il patteggiamento del prete che oggi continua a fare il prete e a stare in mezzo ai bambini.
La vicenda si conclude così, con il silenzio della chiesa e della comunità.
Questa, molto in breve, è la mia storia. Ma credetemi, è la storia di molti altri ragazzi.
Quello che mi lascia perplesso dopo tutto quello che ho dovuto affrontare per portare avanti la verità, è l'indifferenza e il silenzio dell'opinione pubblica su queste vicende. Tutto tace! Nessuno si ribella! Certo, non voglio mica che si gridi allo scandalo com'è successo negli Stati Uniti. Ma questo non è uno scandalo?!
Facendo un giro su Internet ho trovato tanti altri casi di preti e suore accusati di pedofilia. Ma a differenza dei giornali americani che hanno condotto delle vere e proprie inchieste su questi fatti, e in cui le notizie occupano le prime pagine, in Italia bisogna sfogliare molte pagine prima di leggerle in un piccolo trafiletto della cronaca locale! Forse qui in Italia ci sono fatti più importanti da riportare, e quello della pedofilia, e non solo della pedofilia dei preti, sembra un argomento poco interessante.

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