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Non Autenticato
il 2008-02-16 15:00:00.0 alle 2008-02-16 15:00:00.0
"Lha ciapà la vaca per le bale" che tradotto vuol dire : " ha preso la vacca (femmina) per i testicoli " (da un antico manuale di saggezza) .
Da una parte, il voler dare alla maggiore quantità possibile di persone lopportunità di fruire della maggior quantità possibile di cose, con la conseguenza di dover dare in realtà a tutti solo cose che richiamano quanto promesso non potendo dare, per problemi di costi o di quantità disponibile, gli originali a così tanti.
Dallaltra i bisogni insoddisfatti da brutte copie e grezzi (quando non dannosi) surrogati continuano, ovviamente, a chiedere soddisfazione ottenendone solo altre brutte copie ed altri surrogati.
Risultato: nasce un irrefrenabile bisogno di amplificare in qualunque modo e con qualunque mezzo i deludenti risultati di quanto ottenuto, per potere, finalmente, raggiungere la tanto cercata soddisfazione.
In qualche modo cè di nuovo in ballo il bottone di Aladino: ecco un servizio che, ad un prezzo più o meno accessibile, schiacciando un bottone (=pagando) ti risolve il problema in un attimo e senza fatica. La tentazione è fortissima. Peccato che solo raramente soddisfi il bisogno iniziale nella sua completezza, anche se così ci può sembrare. Perché mancando normalmente la qualità lascia un qualcosa di insoddisfatto che, anche se inconsapevole, per bene che vada si accumula, insoddisfazione su insoddisfazione, creando un stato di insoddisfazione e frustrazione generalizzato che si somma, e rafforza ed amplifica quella conscia.
Un altro esempio di questo atteggiamento, con gli stessi risultati, è quello di fermarsi ai titoli ai sommari, alle sintesi, in un continuo rimando di quellapprofondimento che non verrà probabilmente mai. Sì, i titoli, degli articoli di giornale, che diventano sostitutivi degli articoli stessi. La televisione poi applica già allorigine lo stesso procedimento togliendocene perfino la coscienza. Il meccanismo è questo: non cè tempo quindi bisogna essere sintetici, siamo bersagliati da troppe informazioni di tutti i tipi e quindi dobbiamo selezionare leggendo solo le sintesi, che per loro natura ci danno solo una parte del messaggio, e poi, abituati a ciò, non cè più voglia di approfondire, e poi è una fatica! Tutto resta in superficie, ovviamente non ci prende molto, ci dà poco, passa subito, in modo da poter consumare subito altro. E consumare anche con una certa frenesia, perché la cosa di prima ci ha dato poco, troppo poco, ci ha lasciato insoddisfatti, anzi, linsoddisfazione globale è cresciuta e quindi abbiamo fretta di passare ad altro, nella speranza di sentirci finalmente soddisfatti.
Ed ecco che scatta la molla che porta agli "amplificatori" di sensazioni, stati danimo, capacità, di tutto, in modo da avere "soddisfazione".
La realtà diventa fatta di sfiora e fuggi, ma con lamplificatore di turno: eccitanti, stimolanti, alcolici, e ogni possibile palliativo che ci aumenti le emozioni, no-limits.
In realtà credo che prima sia meglio imparare ad avere sensazioni ed emozioni forti, fortissime, anche estreme vivendo la realtà apparentemente più normale, ma in modo completo, non solo sfiorandola e fuggendo.
La coscienza di ciò che si sta vivendo può produrre emozioni e sensazioni assolutamente estreme. Si tratta di abituarsi ad essere presenti alla realtà in atto, imparando a coglierne e gustarne gli aspetti positivi.
E latteggiamento con cui si affrontano le situazioni che dà loro il taglio. Cè chi istintivamente ha questo approccio e chi deve apprenderlo. Non importa, limportante è arrivarci, e averne tutto il beneficio possibile.
Anche nella quotidianità la semplificazione, luso del simbolo, della finzione che richiama loriginale, che sta al posto delloriginale, è talmente diventato regola, abusata, che si è persa confidenza, conoscenza degli originali, capacità di vivere gli originali. Rappresentazioni grossolane e spesso caricaturate diventano sostituzioni degli originali rappresentati, ed anche qui una sacco di persone imparano, conoscono queste come uniche realtà. Per loro, sono queste le realtà! Ovviamente non bastano, non soddisfano, e sono di nuovo necessari gli amplificatori.
Lo stesso processo avviene per il mondo della realtà virtuale creata a computer: sta diventando per un crescente numero di persone "la realtà" nel senso che, una rappresentazione molto parziale e grezza, dovuta ai limiti tecnologici (hardware e software) e spesso anche alla capacità rappresentativa di chi li usa, viene spacciata per la realtà vera. Intendiamoci, anche la realtà virtuale è una realtà che può essere stupenda, ma unaltra realtà, basta non confondere il rappresentante con il rappresentato.
Ed invece è proprio ciò che avviene, con la conseguenza di creare una gran confusione nelle idee, nelle convinzioni e nella comunicazione e comprensione tra le persone.
Questa semplificazione del vissuto crea poi uno stato di disagio al momento dellimpatto con la realtà che diventa ancora più difficile da capire, gestire e vivere.
Lessere umano e la realtà che lo circonda sono molto complessi e la mancanza di familiarità con la complessità crea disagio, malessere ed ulteriore scollo dalla realtà stessa che viene così più facilmente negata decidendo che quella vera è quella nota, quella imparata, non questa che non si conosce e non si capisce. La sostituzione per lo più non è cosciente, per cui si sa che si preferisce scappare nel videogioco perché più bello e più noto (quindi meno spaventoso) della realtà. La sostituzione inconscia vuol dire che si crede realmente che la realtà sia quella finta, che l'altra non esista, con ciò che ne consegue: un calo della capacità di gestione della realtà che aumenta ulteriormente la paura.
Da una parte, il voler dare alla maggiore quantità possibile di persone lopportunità di fruire della maggior quantità possibile di cose, con la conseguenza di dover dare in realtà a tutti solo cose che richiamano quanto promesso non potendo dare, per problemi di costi o di quantità disponibile, gli originali a così tanti.
Dallaltra i bisogni insoddisfatti da brutte copie e grezzi (quando non dannosi) surrogati continuano, ovviamente, a chiedere soddisfazione ottenendone solo altre brutte copie ed altri surrogati.
Risultato: nasce un irrefrenabile bisogno di amplificare in qualunque modo e con qualunque mezzo i deludenti risultati di quanto ottenuto, per potere, finalmente, raggiungere la tanto cercata soddisfazione.
In qualche modo cè di nuovo in ballo il bottone di Aladino: ecco un servizio che, ad un prezzo più o meno accessibile, schiacciando un bottone (=pagando) ti risolve il problema in un attimo e senza fatica. La tentazione è fortissima. Peccato che solo raramente soddisfi il bisogno iniziale nella sua completezza, anche se così ci può sembrare. Perché mancando normalmente la qualità lascia un qualcosa di insoddisfatto che, anche se inconsapevole, per bene che vada si accumula, insoddisfazione su insoddisfazione, creando un stato di insoddisfazione e frustrazione generalizzato che si somma, e rafforza ed amplifica quella conscia.
Un altro esempio di questo atteggiamento, con gli stessi risultati, è quello di fermarsi ai titoli ai sommari, alle sintesi, in un continuo rimando di quellapprofondimento che non verrà probabilmente mai. Sì, i titoli, degli articoli di giornale, che diventano sostitutivi degli articoli stessi. La televisione poi applica già allorigine lo stesso procedimento togliendocene perfino la coscienza. Il meccanismo è questo: non cè tempo quindi bisogna essere sintetici, siamo bersagliati da troppe informazioni di tutti i tipi e quindi dobbiamo selezionare leggendo solo le sintesi, che per loro natura ci danno solo una parte del messaggio, e poi, abituati a ciò, non cè più voglia di approfondire, e poi è una fatica! Tutto resta in superficie, ovviamente non ci prende molto, ci dà poco, passa subito, in modo da poter consumare subito altro. E consumare anche con una certa frenesia, perché la cosa di prima ci ha dato poco, troppo poco, ci ha lasciato insoddisfatti, anzi, linsoddisfazione globale è cresciuta e quindi abbiamo fretta di passare ad altro, nella speranza di sentirci finalmente soddisfatti.
Ed ecco che scatta la molla che porta agli "amplificatori" di sensazioni, stati danimo, capacità, di tutto, in modo da avere "soddisfazione".
La realtà diventa fatta di sfiora e fuggi, ma con lamplificatore di turno: eccitanti, stimolanti, alcolici, e ogni possibile palliativo che ci aumenti le emozioni, no-limits.
In realtà credo che prima sia meglio imparare ad avere sensazioni ed emozioni forti, fortissime, anche estreme vivendo la realtà apparentemente più normale, ma in modo completo, non solo sfiorandola e fuggendo.
La coscienza di ciò che si sta vivendo può produrre emozioni e sensazioni assolutamente estreme. Si tratta di abituarsi ad essere presenti alla realtà in atto, imparando a coglierne e gustarne gli aspetti positivi.
E latteggiamento con cui si affrontano le situazioni che dà loro il taglio. Cè chi istintivamente ha questo approccio e chi deve apprenderlo. Non importa, limportante è arrivarci, e averne tutto il beneficio possibile.
Anche nella quotidianità la semplificazione, luso del simbolo, della finzione che richiama loriginale, che sta al posto delloriginale, è talmente diventato regola, abusata, che si è persa confidenza, conoscenza degli originali, capacità di vivere gli originali. Rappresentazioni grossolane e spesso caricaturate diventano sostituzioni degli originali rappresentati, ed anche qui una sacco di persone imparano, conoscono queste come uniche realtà. Per loro, sono queste le realtà! Ovviamente non bastano, non soddisfano, e sono di nuovo necessari gli amplificatori.
Lo stesso processo avviene per il mondo della realtà virtuale creata a computer: sta diventando per un crescente numero di persone "la realtà" nel senso che, una rappresentazione molto parziale e grezza, dovuta ai limiti tecnologici (hardware e software) e spesso anche alla capacità rappresentativa di chi li usa, viene spacciata per la realtà vera. Intendiamoci, anche la realtà virtuale è una realtà che può essere stupenda, ma unaltra realtà, basta non confondere il rappresentante con il rappresentato.
Ed invece è proprio ciò che avviene, con la conseguenza di creare una gran confusione nelle idee, nelle convinzioni e nella comunicazione e comprensione tra le persone.
Questa semplificazione del vissuto crea poi uno stato di disagio al momento dellimpatto con la realtà che diventa ancora più difficile da capire, gestire e vivere.
Lessere umano e la realtà che lo circonda sono molto complessi e la mancanza di familiarità con la complessità crea disagio, malessere ed ulteriore scollo dalla realtà stessa che viene così più facilmente negata decidendo che quella vera è quella nota, quella imparata, non questa che non si conosce e non si capisce. La sostituzione per lo più non è cosciente, per cui si sa che si preferisce scappare nel videogioco perché più bello e più noto (quindi meno spaventoso) della realtà. La sostituzione inconscia vuol dire che si crede realmente che la realtà sia quella finta, che l'altra non esista, con ciò che ne consegue: un calo della capacità di gestione della realtà che aumenta ulteriormente la paura.
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"Lha ciapà la vaca per le bale" @ 2008-02-16 15:00:00.0 di Non Autenticato
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Sei mafe de baggis? @ 2008-02-16 15:02:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2008-02-16 15:08:00.0 di The Animal
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■ @ 2008-02-16 15:14:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2008-02-16 15:07:00.0 di mafe de baggis
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