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Proc di Catania
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Non Autenticato
il 2008-01-13 18:39:00.0 alle 2008-01-13 18:39:00.0
La storia _vera_ di un pedo - parte 1
Dagli anni del collegio a quelli in polizia, Marino racconta la sua vita piena di ossessioni

Il capo della banda"Sono malato, aiutatemi"


di CARLO BONINI

ROMA - E' nero il colore del Lupo in gabbia. Nera la maglietta. Neri i pantaloni. E di un bianco immacolato il rosario che ciondola nascosto sulla pelle. Roberto Marino lo caccia fuori neanche fosse il lasciapassare dell'anima. Lo mostra al senatore Athos De Luca, cui fa professione di fede: "Sono un credente. E andrei anche in chiesa se non fosse che mi dovrebbero dare una scorta...". Il Lupo non sa, o forse non ricorda. "Sarebbe giusto inchiodare questi sporchi e indegni rappresentanti di Dio ai portali delle chiese....", scriveva.Ora trema. E non per le sbarre alle finestre. O per quel silenzio ossessivo del primo piano del reparto G9 del carcere di Rebibbia. Alla galera è abituato. Al limbo dei "protetti" o degli "infami", che dir si voglia, ha fatto il callo in questi mesi. Ma ieri ha saputo. Il suo avvocato Andrea Parlatore lo ha incontrato. Gli ha mostrato i quotidiani. Lo ha informato che l'hard disk del suo computer, pozzo della sua ossessione, diario della sua malattia, non era più un segreto. "Ho paura. Voglio stare da solo... Mettetemi da solo", si è messo ad implorare il Lupo. "Non sono io questo qui... Non sono io", ha pianto.Se provi a cercare in uno sguardo, in un ricordo, le tracce dell'adolescenza schedata e abusata dal Lupo, è il suo orrore di bambino violato che ti viene restituito. "Ho perso mio padre a sei anni. E' morto di infarto. Non piansi quando se ne andò... Solo in chiesa, mi successe. Il giorno dei funerali". Era il 1969 e Marino era troppo piccolo per finire nel laboratorio artigiano della madre. E grandi, ma non abbastanza, erano fratello e sorella per trascinarselo dietro. "Mi misero nel collegio di suore di Borghetto grosso, a Grottaferrata. Fu lì che successe. C'era un giardiniere a cui piacevo. Mi prese con la forza... Da allora cominciai a fare sesso con i miei coetanei". A Tolfa, a Roma. Nei collegi dove avrebbe vagato fino al '76.Con Franco Scoppetti, il bidello, si conobbero allora. "Frequentavamo insieme le scuole serali per prendere la terza media. E diventammo amici". E cosa poi abbiano condiviso da allora resta un "segreto". Se è vero che su lui almeno, il bidello, Marino giura: "E' innocente. In questa storia non c'entra". In questa storia insiste il Lupo c'entra dunque lui, solo lui. E la sua "passione per i ragazzini". "Sì, sì, sono omosessuale. Ce lo avevo scritto in fronte quando sono uscito dal collegio. Tutti quelli che escono dal collegio lo sono. Io lo sono sempre stato. Mi piacciono i ragazzini, ma andavo anche con gli adulti. E' sempre stato così. Anche quando ero in Polizia".Ci finì nell'80, scuola allievi agenti di Piacenza. Pensava lo avrebbero "raddrizzato". "E invece andò peggio. "Si accorsero presto che tipo ero. Ero ossessionato dai miei desideri e dai sensi di colpa. E cominciai anche a bere. Bevevo e mi riempivo di psicofarmaci. Quelli che mi prescriveva uno psichiatra". Nell'ottobre dell'82, dopo poco più di un anno alla polizia di frontiera di Fiumicino, è già un inservibile da spedire altrove. Nel grigiore degli uffici della Mobile di Padova dove accumula note disciplinari. Molla nell'88, chiedendo di "transitare ad altra pubblica amministrazione". E per otto anni, fino al '97, è un rottame in aspettativa, cui la Commissione medica ospedaliera del ministero dell'Interno ha tolto la pistola per evitare che "lo stato ansioso depressivo" di cui soffre lo trasformi in qualcosa di peggio.Eppure Marino non usa la pistola. E' armato di qualcosa che uccide lentamente, senza fare rumore. E' armato della sua incontenibile ossessione pedofila. Ma nessuno sembra accorgersene. Nessuno. Non l'amministrazione dell'Interno che lo depenna dai "ruoli della Pubblica sicurezza in data 17 luglio 1997". Non il Provveditorato agli studi che lo prende in carico. Non gli psicologi cui è capitato in sorte di osservare quella faccia scavata dagli antidepressivi.Il Lupo dà la colpa ad Internet. Il Giardiniere della sua maturità deviata, sostiene. "Quando l'ho scoperto è stato più forte di me. C'era tutto, ma proprio tutto. I siti francesi e olandesi erano quelli che frequentavo di più. Uno in particolare, si chiamava linch. Scaricavamo tutto. Foto, idee, proclami. Non siamo terroristi. E quei barili di acido che hanno trovato non servivano per attentati. Sono semplici reagenti per poter stampare le foto". Potrebbe essere vero, se dall'archivio del suo Pc non fosse saltato fuori quel diario statistico dell'orrore inflitto agli altri e a se stesso. Il "cinesino", che "voglio far diventare talmente femmina per non farmelo portare via da una ragazzina". "L'amico di Carmelo, che ormai è diventato una bomba. Troppo macho e troppo zoccola...". Le sue emorroidi, che lo tormentano di dolore, e a cui dedica lunghe e dettagliate digressioni, fantasticando di strumenti e modi che possano liberarlo.Ora dice: "Le schede dei ragazzini? Sì certo, ne avevo, ma non pensavo fosse reato. E quelle cose che ho scritto.... insomma... Ero fuori di me. Non sapevo quel che facevo". "Pazzo", forse. Certo, malato. "Mi piacerebbe che un medico si sedesse accanto a me. Per potergli raccontare la mia storia. Vorrei che venisse a capo della mia vita". Ma a capo della sua vita non verrà nessuno. E probabilmente neppure a quelle, giovani e già calpestate, delle sue vittime. Ne è convinto il suo avvocato Andrea Parlatore: "La via giudiziaria è necessaria. Ma questo è un Paese che dimentica in fretta. Dimentica il banale principio della prevenzione. Dimentica l'infanzia, i suoi luoghi, i suoi vuoti. Dimentica dove comincia il percorso di un pedofilo e dove inesorabilmente ritorna". "La storia di Marino concorda il senatore De Luca, già segretario della commissione bicamerale infanzia è emblematica. Ho voluto parlare con lui per capire. E ho dovuto constatare con amarezza che nelle loro storie c'è anche la responsabilità di una società, la nostra, che è incapace di prevenire. Di interrogarsi sui propri figli e dunque sugli adulti di domani. Per prevenire è necessario che i genitori diano affetto ai loro figli, perché non siano tentati dal cercare carezze altrove. Che gli psicologi siano nelle scuole per diagnosi precoci. Che esista un accesso convenzionato alla psicoterapia per gli adolescenti e le loro famiglie".Oggi, Marino vedrà i suoi giudici. Poi, forse, verrà proposto per il programma pilota che l'Unione europea ha avviato per recuperare i suoi pedofili in carcere. Si chiama "Wolf". Lupo. Lupo come Marino. (24 maggio 2001)

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