Sono commosso.

Avveleneide
Cantami o diva de l' invalnato
la vita funesta che infinite
addusse ai topocani risate
dal triste giorno in cui è nato.
Dunque si giunga a narrarsi
che un giorno il dimonio
stufo del suo matrimonio
un rospo intese trombarsi.
Dal connubio orrendo
un frutto alfine giunse
che lo' nferno espunse
con impeto tremendo.
Salito sulla terra alfine
e scambiato per un ratto
sulla base di tal fatto
venne nomato topocane.
Erasi alfine assestato
con fatica sul novo suolo
che produsse fiero duolo
e divenne così Invalnàto.
Narrasi che una donzella
un dì vedendo quel coso
così brutto e verrucoso
si commosse, la poverella.
Nella fiaba a torto fidando
un bacio a dargli si accinse
ma il tristo fiele così attinse
e morì il veleno inalando.
Dal triste epilogo colpito
alla logica quindi si volse
e qui mal gliene incolse
da diabolo loico assalito.
Chè il gran re de l' inferno
il dimonio che è suo parente
temendo guai da l' assente
un demone mandò all' esterno.
Era questo gran diavolone
maestro di retorica e loica,
a tempo perso informatica
e raggiri per ogni occasione.
Salì dunque in fra le fiamme
a trovare il novo studente.
Come lo vide accidente
lo colse a vederne le zanne.
Ma si accinse comunque
ad istruire il tristo figuro
e a tozzarne il cranio duro
per cacciarvi nozioni ardue.
Stanco alfine dei fallimenti
grave minaccia produsse
che a capire si decidesse,
il chiul porgesse altrimenti.
Invalnato si mise a delirare
mille questioni intrecciando.
Scocciato il chiul snudando
il diabolo lo ebbe a spanare.
Godendo il tristo messere
il mestiere infine cambiò
e lungo i viali passeggiò
dei travoni facendosi alfiere.
Avvè Satan Avvè Satan Aleppe
cominciò il Travve con la voce chioccia;
e quel savio gentil, che tutto seppe,
disse per allegrarmi: "Non ti noccia
schifarlo; chè per quanto brutto,
non ci morderà a tirargli questa roccia".
Poi si rivolse ed emise un rutto,
e disse: "Taci, maladetta criatura;
o ti picchierò da per tutto.
Non è senza cagion la caratura
di codesto sasso, ma le palle
lo userò per pestartele di brutto".
Quali dal vento le gonfiate vele
caggiono avvolte, poi che l' alber fiacca,
tal cadde a terra la fiera crudele.
Avve e Caronte
Ed ecco venir a lui per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: "Guai a voi, anime prave!
Non isperate mai veder lo cielo:
i' vegno a menarvi a l' altra riva
e a spanarvi il chiul, con questo palo.
E tu che se' costì, anima travva
snuda il chiulone e statti in caldo".
Ma come vide che il chiul non scopriva
disse: "Il tuo didietro è in saldo
e poco vale dunque non sperare
di salvarti facendo lo spavaldo".
E 'l truce lui: "Caròn , non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
che tu a l' avve abbia il chiulon spanare".
Quinci fuor quete le lanose gote
al nocchier de la livida palude,
che 'ntorno a l' usèl avea di fiamme rote.
Ma quel dimonio, ch' era grosso e rude
afferrò il rio e tostò l' impalò
ratto che intese le parole crude.