Che a far ricorso allomeopatia siano oggi in molti, sebbene a tutti siano accessibili informazioni sulla natura e le caratteristiche di questa cosiddetta pratica medica, è fonte di preoccupato stupore. Che se ne servano poi persone istruite, consapevoli, razionali per tanti aspetti del loro comportamento, e che magari fanno parte della cerchia dei nostri amici, è, di più, motivo di sconforto.
La causa prima del suo successo viene in genere indicata nella sfiducia nei medici e nelle pratiche mediche tradizionali: si citano danni e insuccessi clamorosi, rapporti insoddisfacenti medico-paziente, a cui si contrappongono la maggiore attenzione che lomeopata dedicherebbe al suo cliente, la naturalezza della cura, eccetera. Tutte cose note. Ma, a ben guardare, una delusione reale, una insoddisfazione del tutto giustificata sono motivi sufficienti a farci lasciare la strada maestra della scienza - che procede per tentativi ed errori, certo, ma procede - per la palude della magia con i suoi riti codificati una volta per tutte? No di certo, a meno che non sia proprio quello ciò di cui si va alla ricerca.
Alcune osservazioni in proposito: molte persone che affermano di curarsi con lomeopatia e che avrebbero ogni possibilità di documentarsi su di essa, non sanno che cosa sia, quali siano i principi su cui si basa, e accordano al medico omeopata la stessa fiducia che altri accordano allo stregone. Di fatto non vogliono sapere. La conoscenza, linformazione potrebbero far nascere dubbi e i dubbi, si sa, sono pericolosi. Altre persone, che sostengono di conoscere i vari principi della disciplina, sembrano provar gusto ad abdicare alle proprie facoltà mentali quando accettano tranquillamente leggi quale, ad esempio, quella degli infinitesimali, per cui un rimedio è tanto più efficace quanto più diluito (un cucchiaino in una quantità dacqua pari a quella di tutti gli oceani del nostro pianeta presi dieci milioni di miliardi di volte), e diventa più diluito se scosso a lungo, se il contenitore è tappato col palmo della mano, e così via... Ci sono infine coloro per i quali lomeopatia costituisce, più che una pratica medica alternativa, una vera e propria religione alternativa. Del resto occorre convenire che non le mancano le credenziali: un fondatore preciso, una rivelazione improvvisa, una serie di dogmi da accettare, la diffidenza per i non credenti, losservanza dei riti.
Lasciando da parte questultimo gruppo di persone perché difficilmente recuperabili (quando abbandonassero questa pratica si darebbero a qualcunaltra non meno insana), cosa può spiegare tali comportamenti? Cè in molti, come si accennava pocanzi, la propensione a ritenere che le spiegazioni logiche, razionali non siano esaustive, non nel senso che esse siano incomplete e perfezionabili, ma in quello più ambiguo che dietro o oltre ad esse ci sia altro: tutto quello cioè che la rete della ragione non riesce a catturare, ma che fa la differenza, il quid insomma che risolve, aiuta, dà la salvezza. Costoro si dichiarano paladini della ragione, ma hanno sempre in serbo qualche episodio da raccontare (Certo, le cose stanno così, eppure...) che di fatto li smentisce. Dietro ogni "eppure..." si spalanca il dominio del magico, in cui luomo tecnologico del terzo millennio si addentra con lo stesso fardello di paure e di speranze dei suoi antenati dei secoli bui. Limpossibilità della ragione di offrire risposte certe e di risolvere i problemi delluomo spinge chi non abbia un metodo, uno strumento affidabile per interpretare la realtà, a cercare altrove illusorie risposte consolatrici, se non addirittura a incolpare la ragione dei guai del mondo, a scambiare lirrazionalità per fantasia e sentimento, quasi non fossero questi ultimi elementi che vivono di felici scambi con la ragione.
E così lomeopatia, come il fiorire di pratiche magiche e di comportamenti irrazionali di ogni sorta ben oltre i ghetti di deprivazione economica sociale e culturale, rivela ancora una volta luomo nella sua debolezza e nella sua difficoltà a fronteggiare situazioni nuove e angosciose, quali una malattia, una guerra, un futuro incerto e minaccioso. Oggi come mille altre volte nel passato si preferisce chiudere gli occhi ("gli occhi della fronte e della mente", per dirla con Galileo) e non far nulla, in attesa di una salvezza magica e del miracolo. Abdicare alla ragione potrà forse aiutare a superare talvolta linfelicità, ma come superare linsoddisfazione di sé qualora si diventi consapevoli di questa rinuncia? Al Duca Vincenzo Gonzaga che gli chiedeva informazioni e un giudizio su un certo Aurelio Capra, Galileo Galilei così succintamente rispondeva: "Intendo ...che adesso ha strettissima pratica con un Tedesco, il quale professa gran segreti, et in particolare afferma havere una pillola, et il modo del comporla, che non essendo maggiore di una veccia, presa per bocca mantiene uno sano e gagliardo per 40 giorni, senza che pigli altro cibo o bevanda. Circa simili esercizii et pratiche si occupa il detto S. Capra". La lapidarietà della frase finale rende superfluo ogni commento.
Persino i silenzi di Galileo possono insegnarci qualcosa ancor oggi.
http://www.cicap.org/articoli/at101868.htm