Mostra notizie nelle discussioni
  • Avatar
    Scritto da
    Non Autenticato
    il 2026-09-24 16:07:32.0 alle 2026-09-24 16:07:32.0
    La domanda che l’ambientalismo non può più eludere
    ... Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness, torna sui fatti della Val di Susa e del Festival Alta Felicità, ma soprattutto prova ad allargare lo sguardo alle prospettive dell’ambientalismo...

    https://www.mountainwilderness.it/editoriale/no-ta...
    https://gognablog.sherpa-gate.com/no-tav-e-alta-fe...

    Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente

    Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
    Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.


    Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
    La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.


    La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
    I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.
    • Avatar
      ☺
      Scritto da
      il 2026-09-25 09:44:28.0 alle 2026-09-25 09:44:28.0
      Trollate totali: 9885
      Re: La domanda che l’ambientalismo non può più eludere
      Scritto da:
      > ... Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness, torna sui fatti della Val di Susa e del Festival Alta Felicità, ma soprattutto prova ad allargare lo sguardo alle prospettive dell’ambientalismo...
      >
      > https://www.mountainwilderness.it/editoriale/no-ta...
      > https://gognablog.sherpa-gate.com/no-tav-e-alta-fe...
      >
      > Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente
      >
      > Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
      > Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.

      >
      > Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
      > La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.

      >
      > La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
      > I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.



      Forse sarebbe l'ora di rassegnarsi al fatto che la battaglia è stata persa! Se uno è contrario alla costruzione di un'opera fa legittimamente le sue battaglie, ma una volta che le perde si tira indietro e la smette di rompere i coglioni!
      • Avatar
        Scritto da
        Non Autenticato
        il 2026-09-25 14:27:37.0 alle 2026-09-25 14:27:37.0
        Re: La domanda che l’ambientalismo non può più eludere
        Scritto da: Mattia
        > Scritto da:
        > > ... Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness, torna sui fatti della Val di Susa e del Festival Alta Felicità, ma soprattutto prova ad allargare lo sguardo alle prospettive dell’ambientalismo...
        > >
        > > https://www.mountainwilderness.it/editoriale/no-ta...
        > > https://gognablog.sherpa-gate.com/no-tav-e-alta-fe...
        > >
        > > Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente
        > >
        > > Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
        > > Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.

        > >
        > > Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
        > > La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.

        > >
        > > La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
        > > I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.

        >
        >
        > Forse sarebbe l'ora di rassegnarsi al fatto che la battaglia è stata persa! Se uno è contrario alla costruzione di un'opera fa legittimamente le sue battaglie, ma una volta che le perde si tira indietro e la smette di rompere i coglioni!

        E tutti i discorsi sull'autodeterminazione finiscono nel cesso.
        • Avatar
          ☺
          Scritto da
          il 2026-09-26 08:34:07.0 alle 2026-09-26 08:34:07.0
          Trollate totali: 9885
          Re: La domanda che l’ambientalismo non può più eludere
          Scritto da:
          > > Forse sarebbe l'ora di rassegnarsi al fatto che la battaglia è stata persa! Se uno è contrario alla costruzione di un'opera fa legittimamente le sue battaglie, ma una volta che le perde si tira indietro e la smette di rompere i coglioni!
          >
          > E tutti i discorsi sull'autodeterminazione finiscono nel cesso.

          Che cazzo c'entra, l'autodeterminazione consiste nel fatto che sei il proprietario di te stesso, della tua vita, del tuo corpo e della tua vita privata; non significa che sei il padrone del mondo!

          Già giustificare la proprietà della terra con l'autodeterminazione è una cosa che sta poco in piedi logicamente (essere il proprietario di te stesso ti da forse il diritto di prendere a mazzate gli altri per impedirgli di muoversi liberamente, o magari la libertà di movimento fa parte della libertà di autodeterminazione?), se poi cominci pure a sostenere che sulla terra demaniale comandi te perché hai il diritto all'autodeterminazione finisci per sostenere una cosa che dal punto di vista liberale è un delirio e che può sembrare sensata al massimo ai fascisti!

          La terra demaniale appartiene a tutti, quindi decidiamo tutti insieme cosa farci! Perciò se sei contrario alla costruzione di un'opera puoi convincere legittimamente la maggioranza della popolazione a non costruirla, e queste battaglie a volte vengono vinte, vedi ad esempio la superstrada che il governo ticinese voleva costruire sul piano di Magadino: il popolo ha mandato il progetto a fare in culo in una votazione popolare.

          Il problema dell'Italia è che lì la democrazia è rappresentativa e votate solo partiti che poi fanno quello che vogliono, e ho già detto che dovreste usare le vostre energie per avere la democrazia in stile elvetico invece di tirare fuori polemichette continue su singoli temi quando alla fine il problema è uno solo, ma va detto che ai NO TAV la democrazia diretta non converrebbe, visto che i sondaggi dicono che solo il 25% della popolazione italiana è contraria alla TAV.

          Insomma, si vuole costruire un'opera che a te non piace e legittimamente fai opposizione, poi vedi che governo dopo governo il progetto viene confermato e riconfermato perché vengono votati partiti che sono favorevoli e vedi che solo il 25% della popolazione è contraria: cosa fai se credi nell'autodeterminazione? Ti rassegni della sconfitta perché sei che il mondo non appartiene a te ma a tutti quanti!
          Se invece sei un aspirante dittatore che pensa di essere il padrone del mondo, e non semplicemente il proprietario di sé stesso, cerchi di imporre a tutti la tua volontà riguardo all'utilizzo della terra demaniale!


          **Modificato dall'autore il 26.09.2026 08:37**
          • Avatar
            Scritto da
            Non Autenticato
            il 2026-09-26 13:11:45.0 alle 2026-09-26 13:11:45.0
            Re: La domanda che l’ambientalismo non può più eludere
            Scritto da: Mattia
            > Scritto da:
            > > > Forse sarebbe l'ora di rassegnarsi al fatto che la battaglia è stata persa! Se uno è contrario alla costruzione di un'opera fa legittimamente le sue battaglie, ma una volta che le perde si tira indietro e la smette di rompere i coglioni!
            > >
            > > E tutti i discorsi sull'autodeterminazione finiscono nel cesso.
            >
            > Che cazzo c'entra, l'autodeterminazione consiste nel fatto che sei il proprietario di te stesso, della tua vita, del tuo corpo e della tua vita privata; non significa che sei il padrone del mondo!
            >
            > Già giustificare la proprietà della terra con l'autodeterminazione è una cosa che sta poco in piedi logicamente (essere il proprietario di te stesso ti da forse il diritto di prendere a mazzate gli altri per impedirgli di muoversi liberamente, o magari la libertà di movimento fa parte della libertà di autodeterminazione?), se poi cominci pure a sostenere che sulla terra demaniale comandi te perché hai il diritto all'autodeterminazione finisci per sostenere una cosa che dal punto di vista liberale è un delirio e che può sembrare sensata al massimo ai fascisti!
            >
            > La terra demaniale appartiene a tutti, quindi decidiamo tutti insieme cosa farci! Perciò se sei contrario alla costruzione di un'opera puoi convincere legittimamente la maggioranza della popolazione a non costruirla, e queste battaglie a volte vengono vinte, vedi ad esempio la superstrada che il governo ticinese voleva costruire sul piano di Magadino: il popolo ha mandato il progetto a fare in culo in una votazione popolare.
            >
            > Il problema dell'Italia è che lì la democrazia è rappresentativa e votate solo partiti che poi fanno quello che vogliono, e ho già detto che dovreste usare le vostre energie per avere la democrazia in stile elvetico invece di tirare fuori polemichette continue su singoli temi quando alla fine il problema è uno solo, ma va detto che ai NO TAV la democrazia diretta non converrebbe, visto che i sondaggi dicono che solo il 25% della popolazione italiana è contraria alla TAV.
            >
            > Insomma, si vuole costruire un'opera che a te non piace e legittimamente fai opposizione, poi vedi che governo dopo governo il progetto viene confermato e riconfermato perché vengono votati partiti che sono favorevoli e vedi che solo il 25% della popolazione è contraria: cosa fai se credi nell'autodeterminazione? Ti rassegni della sconfitta perché sei che il mondo non appartiene a te ma a tutti quanti!
            > Se invece sei un aspirante dittatore che pensa di essere il padrone del mondo, e non semplicemente il proprietario di sé stesso, cerchi di imporre a tutti la tua volontà riguardo all'utilizzo della terra demaniale!

            Madonna santa, è impossibile discutere con i disinformati.
            • Avatar
              ☺
              Scritto da
              il 2026-09-27 08:23:05.0 alle 2026-09-27 08:23:05.0
              Trollate totali: 9885
              Re: La domanda che l’ambientalismo non può più eludere
              Scritto da:
              > Madonna santa, è impossibile discutere con i disinformati.

              È possibile invece. Basta che spieghi in poche parole quale informazione mi manca per capire che una minoranza possa sovrastare il volere della maggioranza in una cosa PUBBLICA (cioè non privata e quindi di competenza dello stato e non del singolo individuo).
              Se la costituzione dice che la salute è un diritto individuale e l'opera che si vuole costruire ha gravi impatti sulla salute, allora è una cosa che va contro la costituzione perché viola i diritti dell'individuo, ma è questo il caso della TAV? Ci sono articoli costituzionali o leggi che teoricamente dovrebbero bloccarla?
              • Avatar
                Scritto da
                Non Autenticato
                il 2026-09-27 14:00:33.0 alle 2026-09-27 14:00:33.0
                Re: La domanda che l’ambientalismo non può più eludere
                Scritto da: Mattia
                > Scritto da:
                > > Madonna santa, è impossibile discutere con i disinformati.
                >
                > È possibile invece. Basta che spieghi in poche parole quale informazione mi manca per capire che una minoranza possa sovrastare il volere della maggioranza in una cosa PUBBLICA (cioè non privata e quindi di competenza dello stato e non del singolo individuo).
                > Se la costituzione dice che la salute è un diritto individuale e l'opera che si vuole costruire ha gravi impatti sulla salute, allora è una cosa che va contro la costituzione perché viola i diritti dell'individuo, ma è questo il caso della TAV? Ci sono articoli costituzionali o leggi che teoricamente dovrebbero bloccarla?

                Quella minoranza a casa sua è la maggioranza.
                • Avatar
                  ☺
                  Scritto da
                  il 2026-09-28 10:00:00.0 alle 2026-09-28 10:00:00.0
                  Trollate totali: 9885
                  Re: La domanda che l’ambientalismo non può più eludere
                  Scritto da:
                  > Scritto da: Mattia
                  > > Scritto da:
                  > > > Madonna santa, è impossibile discutere con i disinformati.
                  > >
                  > > È possibile invece. Basta che spieghi in poche parole quale informazione mi manca per capire che una minoranza possa sovrastare il volere della maggioranza in una cosa PUBBLICA (cioè non privata e quindi di competenza dello stato e non del singolo individuo).
                  > > Se la costituzione dice che la salute è un diritto individuale e l'opera che si vuole costruire ha gravi impatti sulla salute, allora è una cosa che va contro la costituzione perché viola i diritti dell'individuo, ma è questo il caso della TAV? Ci sono articoli costituzionali o leggi che teoricamente dovrebbero bloccarla?
                  >
                  > Quella minoranza a casa sua è la maggioranza.

                  Definisci "casa sua"!

                  Prendiamo un esempio pratico: supponiamo che si voglia costruire una ferrovia che passa per Lugano. Chi è che deve essere d'accordo? Le persone del quartiere dove passa la ferrovia? I luganesi? L'opinione degli abitanti di Agno conta qualcosa, oppure Lugano non è già più casa loro?

                  I ticinesi hanno voce in capitolo? Lugano è casa loro? E gli svizzeri?



                  Ti spiego come funzionano le cose in un paese federale come quello elvetico: certe cose appartengono alla confederazione , certe altre al cantone e certe altre ancora al comune. Ognuno è sovrano su ciò che gli appartiene.

                  Ti faccio un esempio. C'è una strada qui in Ticino che ha problemi di traffico, e il popolo ticinese nel 2019 votò a favore di un referendum per non risolvere questi problemi di traffico mettendo dei semafori. Ci fu però un piccolo problemino: quando l'iniziativa passò, era già stato avviato un trasferimento di proprietà di quella strada dal Canton Ticino alla confederazione. La strada diventò federale e perciò il voto del popolo ticinese non risultò valido. Così adesso hanno messo i semafori.

                  Questo che cosa ci insegna? Che non importa dove una strada (o una ferrovia, o un'opera pubblica qualsiasi) passa, ma importa chi è il proprietario! Se una cosa è di proprietà e di competenza del governo centrale, quello che conta è la volontà del popolo nazionale!

                  Le domande che ti ho fatto sopra dovrebbero farti capire che la storia del "casa mia" sono seghe mentali, perché non esiste nessun criterio oggettivo per stabilire che cosa questo significhi! Perché ad esempio uno non può considerare i territori su cui sorgerebbe la TAV come "casa degli italiani" nel loro insieme, visto che sono territori dello stato italiano?

                  Quello che conta è cosa dice la legge: certe cose sono di proprietà e di competenza del governo centrale, e regioni/cantoni non è che siano stati indipendenti, sono frazioni di uno stato! Direi che la gerarchia è chiara: il governo centrale è quello coi poteri più alti, l'ultima parola spetta sempre a lui!



                  Il problema, caro mio, è che non hai ancora capito che "casa tua" finisce fuori dalla porta di casa tua, e che estendere casa tua al territorio demaniale è un'operazione retorica che in quanto tale comporta il problema dell'ambiguità che ti ho spiegato sopra!

                  **Modificato dall'autore il 28.09.2026 10:03**
                  • Avatar
                    Scritto da
                    Non Autenticato
                    il 2026-09-28 16:36:32.0 alle 2026-09-28 16:36:32.0
                    Re: La domanda che l’ambientalismo non può più eludere
                    Scritto da: Mattia
                    > Scritto da:
                    > > Scritto da: Mattia
                    > > > Scritto da:
                    > > > > Madonna santa, è impossibile discutere con i disinformati.
                    > > >
                    > > > È possibile invece. Basta che spieghi in poche parole quale informazione mi manca per capire che una minoranza possa sovrastare il volere della maggioranza in una cosa PUBBLICA (cioè non privata e quindi di competenza dello stato e non del singolo individuo).
                    > > > Se la costituzione dice che la salute è un diritto individuale e l'opera che si vuole costruire ha gravi impatti sulla salute, allora è una cosa che va contro la costituzione perché viola i diritti dell'individuo, ma è questo il caso della TAV? Ci sono articoli costituzionali o leggi che teoricamente dovrebbero bloccarla?
                    > >
                    > > Quella minoranza a casa sua è la maggioranza.
                    >
                    > Definisci "casa sua"!
                    >
                    > Prendiamo un esempio pratico: supponiamo che si voglia costruire una ferrovia che passa per Lugano. Chi è che deve essere d'accordo? Le persone del quartiere dove passa la ferrovia? I luganesi? L'opinione degli abitanti di Agno conta qualcosa, oppure Lugano non è già più casa loro?

                    Gli abitanti del quartiere, i luganesi, e gli abitanti di tutti i posti in cui passa la ferrovia. Oppure la si fa sotterranea, badando però a evitare danni all'ambiente e alle falde. Costerebbe probabilmente di più ma non si calpesta nessuno.
<softv>

Pagina generata in 85 millisecondi

Utenti attivi: 8 nell'ultimo minuto, 33 negli ultimi cinque minuti, 78 negli ultimi 15 minuti