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    il 2024-11-25 17:17:21.0 alle 2024-11-25 17:17:21.0
    Ingegneria solare
    Nuove tecniche e incognite
    Entra qui in scena il dibattito che prende velocità negli Stati Uniti sul «solar geoengineering» o «geoingegneria solare». Cos’è? Come si vede nell’immagine sotto tratta da Reuters, è una tecnica che punta a schermare la penetrazione di una piccola parte dei raggi del sole verso la terra collocando dei grandi specchi in orbita o più verosimilmente spargendo aerosol, appunto, a base di biossido di zolfo. Viene chiamata «Solar Radiation Modification». Come spiega David Keith dell’Università di Chicago (a Harvard fino a pochi mesi fa), forse il maggiore esperto al mondo sul tema, queste tecniche prevedono di riflettere lontano dalla Terra una piccola quantità di luce del sole per compensare l’effetto riscaldante dei gas-serra. Anche per lui la modalità primaria è mandare in sospensione a circa venti chilometri dal suolo piccole gocce acide solforose che fungano da rifrangente. Finora la geoingegneria solare è stata studiata più nei modelli, ma anche con esperimenti nel mondo reale. Come spiega la commentatrice della Columbia Climate School Renée Cho, tutto parte dall’esperienza dell’eruzione vulcanica del Pinatubo nelle Filippine nel 1991 che mandò 20 milioni di tonnellate di biossido di zolfo nell’atmosfera. L’effetto rifrangente si realizza quando questo si lega al vapore acqueo. Di certo all’epoca per qualche tempo la temperatura della Terra si raffreddò di mezzo grado.

    Un sistema che affascina la destra americana
    È più di un’ipotesi bizzarra. Uno dei vantaggi percepiti è che questo aerosol si dissolve in poche settimane, dunque tutti gli effetti sarebbero reversibili. L’anno scorso un rapporto della Casa Bianca ha espresso forte sostegno per la ricerca sul tema. Una start up americana, «Make Sunsets», vende crediti di emissioni di carbonio da compensare in teoria proprio tramite questa tecnologia. L’argomento è che potrebbe aiutare il mondo a guadagnare tempo e ridurre le emissioni, mentre controlla le temperature con la “geoingegneria” (peraltro si studiano altre tecniche simili, oltre quella solare). Sempre nel 2023 un gruppo di oltre cento scienziati fra cui James Hansen e tanti altri di primissima fascia, ha scritto una lettera aperta con un messaggio preciso: aumentare la ricerca sul tema e magari arrivare a qualche regola d’ingaggio internazionale condivisa, prima che qualche Paese in emergenza climatica si butti alla disperata e in modo unilaterale su questa «soluzione». La quale peraltro affascina la destra-destra americana fin dai tempi di Newt Gingrich negli anni ’90, perché fa sperare di poter continuare a produrre e vendere petrolio.

    La tentazione della geoingegneria
    Per me qui è il punto: la dimensione da Dottor Stranamore nella geopolitica, non nella tecnica. Sembrerebbe infatti che la dispersione di queste sostanze a circa 10-20 chilometri dal suolo sia relativamente poco costosa o complessa, con aerei di alta quota o con palloni aerostatici. Dunque vari emergenti Paesi, schiacciati dalla crisi climatica, minacciati di morti e carestie, potrebbero tentare di «geoingegnerizzare» il loro clima nazionale. Senza curarsi delle potenziali conseguenze catastrofiche delle loro azioni sul clima del Paese accanto o dell’area limitrofa. Una mossa dell’India potrebbe stravolgere l’equilibrio dei monsoni nell’Asia del Sud-Est. Contrastare la siccità in Nord Africa potrebbe spingerla verso l’Africa orientale. Senza parlare degli effetti inconoscibili per la fauna o le malattie virali o batteriche. I 110 scienziati, nella loro lettera aperta, prevedono che «entro dieci o vent’anni» alcuni governi – sotto pressione climatica – prenderanno in seria considerazione il ricorso a queste tecniche. Quali che siano i rischi.

    Per quello la comunità scientifica chiede norme internazionali e conoscenze condivise. Ma nel mondo di Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping – un sistema hobbesiano dove valgono il «mors tua vita mea» e la legge del più forte – non sarà facile fermare questo treno: non più che concordare nuovi obiettivi per ridurre le emissioni. Ma questa volta per davvero.



    Deluso Deluso


    https://www.corriere.it/economia/finanza/24_novemb...
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