Scritto da: Mattia
> Franz Liszt - S. 109 - Dante Symphony (1857):
> 1. Inferno (0:00)
> 2. Purgatorio (21:32)
> 3. Paradiso (42:22)
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Non vi fa scendere le lacrimucce il climax nel campo di girasoli a 46:30?
Ecco la mia interpretazione.
Per l'inferno ho scelto immagini stereotipate.
Per quanto riguarda il purgatorio, tutte le immagini sono paesaggi terrestri morti (senza vegetazione oppure con alberi spogli) e con il cielo ricoperto da folte e spesse nubi che lasciano passare solo qualche spiraglio di luce.
Vi muovete in questo paesaggio desolato, finché al minuto 40:26 non trovate un tunnel, dalla cui estremità opposta entra la luce.
Percorrete il tunnel e a 42:20, uscendo dal tunnel, trovate quel paesaggio meraviglioso.
È il paradiso e voi lo esplorate.
Il paradiso, nella mia interpretazione, non è nient'altro che il pianeta terra così com'è, senza ritocchi artistici, mentre l'inferno esiste nell'immaginazione.
Morale della favola, noi siamo già nel paradiso e abbiamo un tempo limitato per godercelo, fino a quando non percorreremo il tunnel a 42:20 a ritroso.
All'altra estremità non c'è il purgatorio, ma il nulla. È un buco nero.
Ogni secondo della nostra vita passato nell'inferno o nel purgatorio che noi stessi ci creiamo artificialmente, facendo scelte sbagliate, è un secondo sprecato che potevamo passare in paradiso.
Quando Dante, il vostro alter ego, sbuca fuori dal purgatorio e quindi all'interno del paradiso a 42:20, ha semplicemente realizzato quello che ha sempre avuto e che non è riuscito a cogliere, perché la sua mente si era persa in cattivi mondi.
Dante non è necessariamente il singolo individuo. Può essere che sia l'intera umanità, le cui scelte ricadono sul singolo.
**Modificato dall'autore il 22.03.2023 02:43**