Si è conquistato il credito dell'Europa traghettando la Grecia fuori dal bailout internazionale e risolvendo l'annosa disputa sul nome della Macedonia. Ma ad Alexis Tsipras non è servito a molto: il suo popolo gli ha voltato le spalle, segnando la fine della sua era. Alle elezioni anticipate trionfa il centrodestra e il partito Nea Demokratia guidato da Kyriakos Mitsotakis prende il 40%, aggiudicandosi 154 dei 300 seggi complessivi in Parlamento.
Eletto nel gennaio 2015, quando la bancarotta dell'economia aveva provocato l'implosione della politica tradizionale, Tsipras aveva promesso molte cose che non ha potuto mantenere e ha disatteso il risultato del referendum sui negoziati con l'Europa che lui stesso aveva promosso. Primo esponente di un partito antisistema al potere in Europa, si è dovuto arrendere alla realtà dei prestiti internazionali e scendere a compromessi.
Lo scorso agosto ha potuto rivendicare la fine dell'ultimo dei tre bailout, il ritorno sui mercati finanziari e l'avvio di una ripresa economica. Ma intanto ha deluso l'elettorato più a sinistra e ha perso il sostegno della classe media a causa delle nuove tasse. Il coraggioso accordo con Skopje sul nuovo nome di Macedonia del Nord per il paese confinante, ha risolto un'annosa questione, ma ha urtato i sentimenti di molti greci, con un ulteriore effetto negativo sulla sua popolarità.
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