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    avvelenato
    un mezzo cavallo
    il 2017-06-03 23:52:34.0 alle 2017-06-03 23:52:34.0
    Trollate totali: 14239
    Il kebabbaro qui vicino
    E' gestito da due fratelli cicciotti e dal sorriso simpatico, come due grandi orsacchiottoni, che mi chiedono ogni volta "Come va?", ma non come se fosse una domanda di circostanza, bensì con reiterata convinzione.

    E' un po' che medito di rispondere qualcosa che vada al di là del "Bene, grazie" di cortesia. L'ultima volta prima di stasera ho perfino rosicato leggermente, quando alla stessa domanda rivolta a un ragazzo entrato dopo di me lui si è messo con loro a parlare di questioni lavorative.
    Di fondo c'è sempre la sensazione struggente di non aver nulla da dire di gradevole se non addirittura di comprensibile. Quel che mi passa davvero per la testa mi pare bizzarro, cioé che mi sembra che niente abbia più significato e che sia tutto totalmente arbitrario, ma che probabilmente dipende da uno squilibrio elettrochimico che sto incentivando attraverso comportamenti disfunzionali.

    O cosa dovrei dirgli? Che per l'ennesima volta ho fallito nell'andare a fare la spesa, perché il peso di prepararmi e uscire (ho il supermecato sotto casa, per darvi l'idea di quanto sono messo male) e struggermi nella coda mi fa rimandare l'attività fino a quando non posso usare agevolmente la scusa dell'orario? Dai.
    Un conto è farsi pena e autocommiserarsi, ma cercare la pena altrui è ancor più pietoso.

    Comunque, oggi mi sono lanciato, e banalmente ho buttato lì a uno il mio dispiacere di dovermi trasferire di nuovo dai miei a fine mese. Che poi in realtà non è un dispiacere, ma non sottilizziamo, è una bugia bianca, se serve a far conversazione ben venga.

    Il tale, cogliendo lo spunto, mi dice che lui si sposta ovunque ci sia lavoro, non gli importa. Ahia.
    Vabbé, la butta sul lavoro, stiamo al gioco. E via a dirgli che dopo 12 anni ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
    "Anche io" incalza, "quest'anno voglio farmi due mesi di vacanza".
    "In turchia?"
    "Sì caro".
    E io a maledirmi che l'unica vacanza che sono riuscito a fare è stata un tormento che mi ha ammazzato l'autostima e buttato in una cupa disperazione. Comunque, chissene. Obiettivo raggiunto: parlare col kebabbaro.

    A panino completato, saluto e ricambiano, ma senza quell'entusiasmo e quei sorrisi che solitamente mi dedicavano. Dentro di me ho avuto la sensazione di aver deluso delle aspettative altrui, come sempre. Persone che si dedicano a me e che poi quando scoprono il vuoto pneumatico che nascondo nel falso enigma della mia timida riservatezza iniziano a prendermi il largo.
    Ma mi sto sforzando di considerare come questo pensiero troppo vittimista, distorto e disfunzionale.

    I pedoni possono muoversi solo in avanti.
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      il 2017-06-04 00:25:56.0 alle 2017-06-04 00:25:56.0
      Re: Il kebabbaro qui vicino
      Scritto da: avvelenato
      > E' gestito da due fratelli cicciotti e dal sorriso simpatico, come due grandi orsacchiottoni, che mi chiedono ogni volta "Come va?", ma non come se fosse una domanda di circostanza, bensì con reiterata convinzione.
      >
      > E' un po' che medito di rispondere qualcosa che vada al di là del "Bene, grazie" di cortesia. L'ultima volta prima di stasera ho perfino rosicato leggermente, quando alla stessa domanda rivolta a un ragazzo entrato dopo di me lui si è messo con loro a parlare di questioni lavorative.
      > Di fondo c'è sempre la sensazione struggente di non aver nulla da dire di gradevole se non addirittura di comprensibile. Quel che mi passa davvero per la testa mi pare bizzarro, cioé che mi sembra che niente abbia più significato e che sia tutto totalmente arbitrario, ma che probabilmente dipende da uno squilibrio elettrochimico che sto incentivando attraverso comportamenti disfunzionali.
      >
      > O cosa dovrei dirgli? Che per l'ennesima volta ho fallito nell'andare a fare la spesa, perché il peso di prepararmi e uscire (ho il supermecato sotto casa, per darvi l'idea di quanto sono messo male) e struggermi nella coda mi fa rimandare l'attività fino a quando non posso usare agevolmente la scusa dell'orario? Dai.
      > Un conto è farsi pena e autocommiserarsi, ma cercare la pena altrui è ancor più pietoso.
      >
      > Comunque, oggi mi sono lanciato, e banalmente ho buttato lì a uno il mio dispiacere di dovermi trasferire di nuovo dai miei a fine mese. Che poi in realtà non è un dispiacere, ma non sottilizziamo, è una bugia bianca, se serve a far conversazione ben venga.
      >
      > Il tale, cogliendo lo spunto, mi dice che lui si sposta ovunque ci sia lavoro, non gli importa. Ahia.
      > Vabbé, la butta sul lavoro, stiamo al gioco. E via a dirgli che dopo 12 anni ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
      > "Anche io" incalza, "quest'anno voglio farmi due mesi di vacanza".
      > "In turchia?"
      > "Sì caro".
      > E io a maledirmi che l'unica vacanza che sono riuscito a fare è stata un tormento che mi ha ammazzato l'autostima e buttato in una cupa disperazione. Comunque, chissene. Obiettivo raggiunto: parlare col kebabbaro.
      >
      > A panino completato, saluto e ricambiano, ma senza quell'entusiasmo e quei sorrisi che solitamente mi dedicavano. Dentro di me ho avuto la sensazione di aver deluso delle aspettative altrui, come sempre. Persone che si dedicano a me e che poi quando scoprono il vuoto pneumatico che nascondo nel falso enigma della mia timida riservatezza iniziano a prendermi il largo.
      > Ma mi sto sforzando di considerare come questo pensiero troppo vittimista, distorto e disfunzionale.
      >
      >

      dovresti approcciare gli stranieri, scambiare due parole con un pakistano, un indiano un egiziano è più semplice
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        avvelenato
        un mezzo cavallo
        il 2017-06-04 00:57:20.0 alle 2017-06-04 00:57:20.0
        Trollate totali: 14239
        Re: Il kebabbaro qui vicino
        Scritto da:
        > Scritto da: avvelenato
        > > E' gestito da due fratelli cicciotti e dal sorriso simpatico, come due grandi orsacchiottoni, che mi chiedono ogni volta "Come va?", ma non come se fosse una domanda di circostanza, bensì con reiterata convinzione.
        > >
        > > E' un po' che medito di rispondere qualcosa che vada al di là del "Bene, grazie" di cortesia. L'ultima volta prima di stasera ho perfino rosicato leggermente, quando alla stessa domanda rivolta a un ragazzo entrato dopo di me lui si è messo con loro a parlare di questioni lavorative.
        > > Di fondo c'è sempre la sensazione struggente di non aver nulla da dire di gradevole se non addirittura di comprensibile. Quel che mi passa davvero per la testa mi pare bizzarro, cioé che mi sembra che niente abbia più significato e che sia tutto totalmente arbitrario, ma che probabilmente dipende da uno squilibrio elettrochimico che sto incentivando attraverso comportamenti disfunzionali.
        > >
        > > O cosa dovrei dirgli? Che per l'ennesima volta ho fallito nell'andare a fare la spesa, perché il peso di prepararmi e uscire (ho il supermecato sotto casa, per darvi l'idea di quanto sono messo male) e struggermi nella coda mi fa rimandare l'attività fino a quando non posso usare agevolmente la scusa dell'orario? Dai.
        > > Un conto è farsi pena e autocommiserarsi, ma cercare la pena altrui è ancor più pietoso.
        > >
        > > Comunque, oggi mi sono lanciato, e banalmente ho buttato lì a uno il mio dispiacere di dovermi trasferire di nuovo dai miei a fine mese. Che poi in realtà non è un dispiacere, ma non sottilizziamo, è una bugia bianca, se serve a far conversazione ben venga.
        > >
        > > Il tale, cogliendo lo spunto, mi dice che lui si sposta ovunque ci sia lavoro, non gli importa. Ahia.
        > > Vabbé, la butta sul lavoro, stiamo al gioco. E via a dirgli che dopo 12 anni ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
        > > "Anche io" incalza, "quest'anno voglio farmi due mesi di vacanza".
        > > "In turchia?"
        > > "Sì caro".
        > > E io a maledirmi che l'unica vacanza che sono riuscito a fare è stata un tormento che mi ha ammazzato l'autostima e buttato in una cupa disperazione. Comunque, chissene. Obiettivo raggiunto: parlare col kebabbaro.
        > >
        > > A panino completato, saluto e ricambiano, ma senza quell'entusiasmo e quei sorrisi che solitamente mi dedicavano. Dentro di me ho avuto la sensazione di aver deluso delle aspettative altrui, come sempre. Persone che si dedicano a me e che poi quando scoprono il vuoto pneumatico che nascondo nel falso enigma della mia timida riservatezza iniziano a prendermi il largo.
        > > Ma mi sto sforzando di considerare come questo pensiero troppo vittimista, distorto e disfunzionale.
        > >
        > >
        >
        > dovresti approcciare gli stranieri, scambiare due parole con un pakistano, un indiano un egiziano è più semplice
        >

        Però c'è meno da dire, mi ci sento meno connesso. Sopra al mio appartamento abitano dei pakistani che vendono le rose. Li ho sempre trattati malissimo i venditori di rose, scacciandoli sdegnato. Non avevo mai pensato a loro come individui.
        Poi un giorno uno, incrociandomi per strada, mi sorride. Non avevo notato che era uno di quelli che aspetta pazientemente che qualcuno degli altri 12 suoi coinquilini gli aprano il portone (e come devono star messi male, se non possono permettersi di spendere quei pochi euro per farsi una copia della chiave).
        Come mia abitudine volgo via lo sguardo sprezzante. Salvo poi accorgermi che doveva entrare con me. Io pensavo volesse vendermi una rosa. Mi sono sentito così in colpa che tutte le volte che penso di reincrociarlo gli sorrido sempre un sacco.

        I pedoni possono muoversi solo in avanti.
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          Scritto da
          Non Autenticato
          il 2017-06-04 01:08:56.0 alle 2017-06-04 01:08:56.0
          Re: Il kebabbaro qui vicino
          Scritto da: avvelenato
          > Scritto da:
          > > Scritto da: avvelenato
          > > > E' gestito da due fratelli cicciotti e dal sorriso simpatico, come due grandi orsacchiottoni, che mi chiedono ogni volta "Come va?", ma non come se fosse una domanda di circostanza, bensì con reiterata convinzione.
          > > >
          > > > E' un po' che medito di rispondere qualcosa che vada al di là del "Bene, grazie" di cortesia. L'ultima volta prima di stasera ho perfino rosicato leggermente, quando alla stessa domanda rivolta a un ragazzo entrato dopo di me lui si è messo con loro a parlare di questioni lavorative.
          > > > Di fondo c'è sempre la sensazione struggente di non aver nulla da dire di gradevole se non addirittura di comprensibile. Quel che mi passa davvero per la testa mi pare bizzarro, cioé che mi sembra che niente abbia più significato e che sia tutto totalmente arbitrario, ma che probabilmente dipende da uno squilibrio elettrochimico che sto incentivando attraverso comportamenti disfunzionali.
          > > >
          > > > O cosa dovrei dirgli? Che per l'ennesima volta ho fallito nell'andare a fare la spesa, perché il peso di prepararmi e uscire (ho il supermecato sotto casa, per darvi l'idea di quanto sono messo male) e struggermi nella coda mi fa rimandare l'attività fino a quando non posso usare agevolmente la scusa dell'orario? Dai.
          > > > Un conto è farsi pena e autocommiserarsi, ma cercare la pena altrui è ancor più pietoso.
          > > >
          > > > Comunque, oggi mi sono lanciato, e banalmente ho buttato lì a uno il mio dispiacere di dovermi trasferire di nuovo dai miei a fine mese. Che poi in realtà non è un dispiacere, ma non sottilizziamo, è una bugia bianca, se serve a far conversazione ben venga.
          > > >
          > > > Il tale, cogliendo lo spunto, mi dice che lui si sposta ovunque ci sia lavoro, non gli importa. Ahia.
          > > > Vabbé, la butta sul lavoro, stiamo al gioco. E via a dirgli che dopo 12 anni ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
          > > > "Anche io" incalza, "quest'anno voglio farmi due mesi di vacanza".
          > > > "In turchia?"
          > > > "Sì caro".
          > > > E io a maledirmi che l'unica vacanza che sono riuscito a fare è stata un tormento che mi ha ammazzato l'autostima e buttato in una cupa disperazione. Comunque, chissene. Obiettivo raggiunto: parlare col kebabbaro.
          > > >
          > > > A panino completato, saluto e ricambiano, ma senza quell'entusiasmo e quei sorrisi che solitamente mi dedicavano. Dentro di me ho avuto la sensazione di aver deluso delle aspettative altrui, come sempre. Persone che si dedicano a me e che poi quando scoprono il vuoto pneumatico che nascondo nel falso enigma della mia timida riservatezza iniziano a prendermi il largo.
          > > > Ma mi sto sforzando di considerare come questo pensiero troppo vittimista, distorto e disfunzionale.
          > > >
          > > >
          > >
          > > dovresti approcciare gli stranieri, scambiare due parole con un pakistano, un indiano un egiziano è più semplice
          > >
          >
          > Però c'è meno da dire,

          appunto è comunicazione non verbale

          > mi ci sento meno connesso. Sopra al mio appartamento abitano dei pakistani che vendono le rose. Li ho sempre trattati malissimo i venditori di rose, scacciandoli sdegnato. Non avevo mai pensato a loro come individui.
          > Poi un giorno uno, incrociandomi per strada, mi sorride. Non avevo notato che era uno di quelli che aspetta pazientemente che qualcuno degli altri 12 suoi coinquilini gli aprano il portone (e come devono star messi male, se non possono permettersi di spendere quei pochi euro per farsi una copia della chiave).
          > Come mia abitudine volgo via lo sguardo sprezzante. Salvo poi accorgermi che doveva entrare con me. Io pensavo volesse vendermi una rosa. Mi sono sentito così in colpa che tutte le volte che penso di reincrociarlo gli sorrido sempre un sacco.
          >
          >

          Sorride
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      il 2017-06-04 02:35:36.0 alle 2017-06-04 02:35:36.0
      Re: Il kebabbaro qui vicino
      Scritto da: avvelenato
      > E' gestito da due fratelli cicciotti e dal sorriso simpatico, come due grandi orsacchiottoni, che mi chiedono ogni volta "Come va?", ma non come se fosse una domanda di circostanza, bensì con reiterata convinzione.
      >
      > E' un po' che medito di rispondere qualcosa che vada al di là del "Bene, grazie" di cortesia. L'ultima volta prima di stasera ho perfino rosicato leggermente, quando alla stessa domanda rivolta a un ragazzo entrato dopo di me lui si è messo con loro a parlare di questioni lavorative.
      > Di fondo c'è sempre la sensazione struggente di non aver nulla da dire di gradevole se non addirittura di comprensibile. Quel che mi passa davvero per la testa mi pare bizzarro, cioé che mi sembra che niente abbia più significato e che sia tutto totalmente arbitrario, ma che probabilmente dipende da uno squilibrio elettrochimico che sto incentivando attraverso comportamenti disfunzionali.
      >
      > O cosa dovrei dirgli? Che per l'ennesima volta ho fallito nell'andare a fare la spesa, perché il peso di prepararmi e uscire (ho il supermecato sotto casa, per darvi l'idea di quanto sono messo male) e struggermi nella coda mi fa rimandare l'attività fino a quando non posso usare agevolmente la scusa dell'orario? Dai.
      > Un conto è farsi pena e autocommiserarsi, ma cercare la pena altrui è ancor più pietoso.


      se fai fatica a fare la spesa hai depressione e per combatterla c'è un metodo straordinario, restare svegli una notte alza i livelli di dopamina e resetta i neuroni

      te lo consiglio, provalo


      >
      > Comunque, oggi mi sono lanciato, e banalmente ho buttato lì a uno il mio dispiacere di dovermi trasferire di nuovo dai miei a fine mese. Che poi in realtà non è un dispiacere, ma non sottilizziamo, è una bugia bianca, se serve a far conversazione ben venga.
      >
      > Il tale, cogliendo lo spunto, mi dice che lui si sposta ovunque ci sia lavoro, non gli importa. Ahia.
      > Vabbé, la butta sul lavoro, stiamo al gioco. E via a dirgli che dopo 12 anni ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
      > "Anche io" incalza, "quest'anno voglio farmi due mesi di vacanza".
      > "In turchia?"
      > "Sì caro".
      > E io a maledirmi che l'unica vacanza che sono riuscito a fare è stata un tormento che mi ha ammazzato l'autostima e buttato in una cupa disperazione. Comunque, chissene. Obiettivo raggiunto: parlare col kebabbaro.
      >
      > A panino completato, saluto e ricambiano, ma senza quell'entusiasmo e quei sorrisi che solitamente mi dedicavano. Dentro di me ho avuto la sensazione di aver deluso delle aspettative altrui, come sempre. Persone che si dedicano a me e che poi quando scoprono il vuoto pneumatico che nascondo nel falso enigma della mia timida riservatezza iniziano a prendermi il largo.
      > Ma mi sto sforzando di considerare come questo pensiero troppo vittimista, distorto e disfunzionale.
      >
      >
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      il 2017-06-04 11:29:40.0 alle 2017-06-04 11:29:40.0
      Re: Il kebabbaro qui vicino
      Scritto da: avvelenato
      > E' gestito da due fratelli cicciotti e dal sorriso simpatico, come due grandi orsacchiottoni, che mi chiedono ogni volta "Come va?", ma non come se fosse una domanda di circostanza, bensì con reiterata convinzione.
      >
      > E' un po' che medito di rispondere qualcosa che vada al di là del "Bene, grazie" di cortesia. L'ultima volta prima di stasera ho perfino rosicato leggermente, quando alla stessa domanda rivolta a un ragazzo entrato dopo di me lui si è messo con loro a parlare di questioni lavorative.
      > Di fondo c'è sempre la sensazione struggente di non aver nulla da dire di gradevole se non addirittura di comprensibile. Quel che mi passa davvero per la testa mi pare bizzarro, cioé che mi sembra che niente abbia più significato e che sia tutto totalmente arbitrario, ma che probabilmente dipende da uno squilibrio elettrochimico che sto incentivando attraverso comportamenti disfunzionali.
      >
      > O cosa dovrei dirgli? Che per l'ennesima volta ho fallito nell'andare a fare la spesa, perché il peso di prepararmi e uscire (ho il supermecato sotto casa, per darvi l'idea di quanto sono messo male) e struggermi nella coda mi fa rimandare l'attività fino a quando non posso usare agevolmente la scusa dell'orario? Dai.
      > Un conto è farsi pena e autocommiserarsi, ma cercare la pena altrui è ancor più pietoso.
      >
      > Comunque, oggi mi sono lanciato, e banalmente ho buttato lì a uno il mio dispiacere di dovermi trasferire di nuovo dai miei a fine mese. Che poi in realtà non è un dispiacere, ma non sottilizziamo, è una bugia bianca, se serve a far conversazione ben venga.
      >
      > Il tale, cogliendo lo spunto, mi dice che lui si sposta ovunque ci sia lavoro, non gli importa. Ahia.
      > Vabbé, la butta sul lavoro, stiamo al gioco. E via a dirgli che dopo 12 anni ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
      > "Anche io" incalza, "quest'anno voglio farmi due mesi di vacanza".
      > "In turchia?"
      > "Sì caro".
      > E io a maledirmi che l'unica vacanza che sono riuscito a fare è stata un tormento che mi ha ammazzato l'autostima e buttato in una cupa disperazione. Comunque, chissene. Obiettivo raggiunto: parlare col kebabbaro.
      >
      > A panino completato, saluto e ricambiano, ma senza quell'entusiasmo e quei sorrisi che solitamente mi dedicavano. Dentro di me ho avuto la sensazione di aver deluso delle aspettative altrui, come sempre. Persone che si dedicano a me e che poi quando scoprono il vuoto pneumatico che nascondo nel falso enigma della mia timida riservatezza iniziano a prendermi il largo.
      > Ma mi sto sforzando di considerare come questo pensiero troppo vittimista, distorto e disfunzionale.
      >
      Anche noi avevamo il nostro Kebabbaro di fiducia nella via, mi ricordo che alla fine gli chiedevo come avrebbe gestito le sue future moglie, lui ne sognava quattro. Per ora ne aveva una, e stava lì a parlarmi dei diritti delle sue quattro future moglie. Forse prendeva in giro.
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      Non Autenticato
      il 2017-06-04 13:43:38.0 alle 2017-06-04 13:43:38.0
      Re: Il kebabbaro qui vicino
      Scritto da: avvelenato
      > E' gestito da due fratelli cicciotti e dal sorriso simpatico, come due grandi orsacchiottoni, che mi chiedono ogni volta "Come va?", ma non come se fosse una domanda di circostanza, bensì con reiterata convinzione.
      >
      > E' un po' che medito di rispondere qualcosa che vada al di là del "Bene, grazie" di cortesia. L'ultima volta prima di stasera ho perfino rosicato leggermente, quando alla stessa domanda rivolta a un ragazzo entrato dopo di me lui si è messo con loro a parlare di questioni lavorative.
      > Di fondo c'è sempre la sensazione struggente di non aver nulla da dire di gradevole se non addirittura di comprensibile. Quel che mi passa davvero per la testa mi pare bizzarro, cioé che mi sembra che niente abbia più significato e che sia tutto totalmente arbitrario, ma che probabilmente dipende da uno squilibrio elettrochimico che sto incentivando attraverso comportamenti disfunzionali.
      >
      > O cosa dovrei dirgli? Che per l'ennesima volta ho fallito nell'andare a fare la spesa, perché il peso di prepararmi e uscire (ho il supermecato sotto casa, per darvi l'idea di quanto sono messo male) e struggermi nella coda mi fa rimandare l'attività fino a quando non posso usare agevolmente la scusa dell'orario? Dai.
      > Un conto è farsi pena e autocommiserarsi, ma cercare la pena altrui è ancor più pietoso.
      >
      > Comunque, oggi mi sono lanciato, e banalmente ho buttato lì a uno il mio dispiacere di dovermi trasferire di nuovo dai miei a fine mese. Che poi in realtà non è un dispiacere, ma non sottilizziamo, è una bugia bianca, se serve a far conversazione ben venga.
      >
      > Il tale, cogliendo lo spunto, mi dice che lui si sposta ovunque ci sia lavoro, non gli importa. Ahia.
      > Vabbé, la butta sul lavoro, stiamo al gioco. E via a dirgli che dopo 12 anni ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
      > "Anche io" incalza, "quest'anno voglio farmi due mesi di vacanza".
      > "In turchia?"
      > "Sì caro".
      > E io a maledirmi che l'unica vacanza che sono riuscito a fare è stata un tormento che mi ha ammazzato l'autostima e buttato in una cupa disperazione. Comunque, chissene. Obiettivo raggiunto: parlare col kebabbaro.
      >
      > A panino completato, saluto e ricambiano, ma senza quell'entusiasmo e quei sorrisi che solitamente mi dedicavano. Dentro di me ho avuto la sensazione di aver deluso delle aspettative altrui, come sempre. Persone che si dedicano a me e che poi quando scoprono il vuoto pneumatico che nascondo nel falso enigma della mia timida riservatezza iniziano a prendermi il largo.
      > Ma mi sto sforzando di considerare come questo pensiero troppo vittimista, distorto e disfunzionale.

      Scrivine altri, ci si potrebbe ricavare dei fumetti.
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        Non Autenticato
        il 2017-06-04 16:18:30.0 alle 2017-06-04 16:18:30.0
        Re: Il kebabbaro qui vicino
        Scritto da:
        > Scritto da: avvelenato
        > > E' gestito da due fratelli cicciotti e dal sorriso simpatico, come due grandi orsacchiottoni, che mi chiedono ogni volta "Come va?", ma non come se fosse una domanda di circostanza, bensì con reiterata convinzione.
        > >
        > > E' un po' che medito di rispondere qualcosa che vada al di là del "Bene, grazie" di cortesia. L'ultima volta prima di stasera ho perfino rosicato leggermente, quando alla stessa domanda rivolta a un ragazzo entrato dopo di me lui si è messo con loro a parlare di questioni lavorative.
        > > Di fondo c'è sempre la sensazione struggente di non aver nulla da dire di gradevole se non addirittura di comprensibile. Quel che mi passa davvero per la testa mi pare bizzarro, cioé che mi sembra che niente abbia più significato e che sia tutto totalmente arbitrario, ma che probabilmente dipende da uno squilibrio elettrochimico che sto incentivando attraverso comportamenti disfunzionali.
        > >
        > > O cosa dovrei dirgli? Che per l'ennesima volta ho fallito nell'andare a fare la spesa, perché il peso di prepararmi e uscire (ho il supermecato sotto casa, per darvi l'idea di quanto sono messo male) e struggermi nella coda mi fa rimandare l'attività fino a quando non posso usare agevolmente la scusa dell'orario? Dai.
        > > Un conto è farsi pena e autocommiserarsi, ma cercare la pena altrui è ancor più pietoso.
        > >
        > > Comunque, oggi mi sono lanciato, e banalmente ho buttato lì a uno il mio dispiacere di dovermi trasferire di nuovo dai miei a fine mese. Che poi in realtà non è un dispiacere, ma non sottilizziamo, è una bugia bianca, se serve a far conversazione ben venga.
        > >
        > > Il tale, cogliendo lo spunto, mi dice che lui si sposta ovunque ci sia lavoro, non gli importa. Ahia.
        > > Vabbé, la butta sul lavoro, stiamo al gioco. E via a dirgli che dopo 12 anni ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
        > > "Anche io" incalza, "quest'anno voglio farmi due mesi di vacanza".
        > > "In turchia?"
        > > "Sì caro".
        > > E io a maledirmi che l'unica vacanza che sono riuscito a fare è stata un tormento che mi ha ammazzato l'autostima e buttato in una cupa disperazione. Comunque, chissene. Obiettivo raggiunto: parlare col kebabbaro.
        > >
        > > A panino completato, saluto e ricambiano, ma senza quell'entusiasmo e quei sorrisi che solitamente mi dedicavano. Dentro di me ho avuto la sensazione di aver deluso delle aspettative altrui, come sempre. Persone che si dedicano a me e che poi quando scoprono il vuoto pneumatico che nascondo nel falso enigma della mia timida riservatezza iniziano a prendermi il largo.
        > > Ma mi sto sforzando di considerare come questo pensiero troppo vittimista, distorto e disfunzionale.
        >
        > Scrivine altri, ci si potrebbe ricavare dei fumetti.

        sei maestro pregadio?
<softv>

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