(it
(ROM)) « Sonetto 1276. Li dilitti d'oggiggiorno
Don Marco fu cconvinto d'adurterio,
e er Papa l'assorvé ccome innoscente.
Diede in culo a li fijji de Saverio,
e er Papa disse: «Nun è vvero ggnente».
Ha ffatto stocchi, 1 {\displaystyle
{1}} {1} furti, e un diavolèrio
de fede farze contro tante ggente,
e er Papa se n'è usscito 2 {\displaystyle
{2}} {2} serio serio:
«Nun ci vojjamo crede un accidente».
Arfine jjeri pe vvoler divino
una spia je soffiò ste du' parole:
«Santo Padre, don Marco è ggiacubbino».
E er zanto Padre, in ner momento istesso,
sentennose 3 {\displaystyle
{3}} {3} toccà ddove je dole,
lo condannò da lui 4 {\displaystyle
{4}} {4} senza proscesso. »
(IT)
« Sonetto 1276. I delitti d'oggigiorno
Don Marco fu accusato d'adulterio,
e il Papa l'assolse come innocente.
Diede in culo ai figli di Saverio,
e il Papa disse: «Non è vero niente».
Ha fatto frodi, furti, e un'infinità
di inganni contro tante persone,
e il Papa se ne è uscito serio serio:
«Non ci vogliamo credere un accidente».
Infine ieri per voler divino
una spia gli sussurrò queste due parole:
«Santo Padre, don Marco è giacobino».
E il Santo Padre, in quel momento stesso,
sentendosi toccare dove gli duole,
lo condannò da se medesimo, senza processo. »
(Giuseppe Gioacchino Belli, sonetto n. 1276, Li dilitti d'oggiggiorno, 4 giugno 1834)
