Datemi un'occhiata al testo della petizione:
ITALIANOPetizioneal parlamento italiano
alla corte europea dei diritti dell'uomo
e per conoscenza
al presidente della repubblica
al garante per la protezione dei dati personali
al parlamento europeo
NO alle impronte digitali nella carta d'identitàIl decreto del 23 dicembre 2015
Modalità tecniche di emissione della Carta d'identità elettronica
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 302 del 30-12-2015,
http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/... 
nel definire le modalità di emissione delle carte d'identità elettroniche prevede, al comma 2 dell'articolo 3 - "Caratteristiche della CIE" e al comma 1 punto b) dell'articolo 5 - "Acquisizione dei dati del richiedente la CIE", e per il punto m) dell'articolo 1 - "Definizioni", la presenza delle impronte digitali del titolare, ai sensi dell'art. 3 del regio decreto 18 giugno 1931, n.773 - Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS):
"Le carte di identità rilasciate a partire dal 1° gennaio 2010 devono essere munite della fotografia e delle impronte digitali della persona a cui si riferiscono."
Noi firmatari della presente petizione ci dichiariamo contrari alle impronte digitali nei documenti identificativi per ragioni sia tecniche che etiche, esposte di seguito.
Invitiamo il parlamento
a modificare l'articolo 3 del TULPS, depennando le parole "e delle impronte digitali";
ad abrogare ogni articolo di legge e rendere illegale ogni disposizione, da parte di soggetti sia pubblici che privati, che preveda
- la presenza obbligatoria delle impronte digitali o di elementi biometrici all'infuori dell'immagine del volto in documenti o strumenti identificativi,
- l'acquisizione ed memorizzazione di impronte digitali o elementi biometrici all'infuori dell'immagine del volto di cittadini incensurati,
- l'obbligo di dotarsi di documenti di identità elettronici, o di ogni strumento o dispositivo adatto all'identificazione, rilevamento, tracciamento, monitoraggio, segnalazione della posizione, dei movimenti, delle transazioni o di altre informazioni private (quali ad esempio i segnalatori di posizione che si prevede di installare sui veicoli);
a disporre la cancellazione dagli archivi degli elementi biometrici già eventualmente acquisiti dei cittadini incensurati che ne facciano richiesta;
a lasciare al singolo cittadino la scelta di servirsi della carta d'identità elettronica o di un documento tradizionale non munito di chip.
Invitiamo la corte europea dei diritti dell'uomo a pronunciarsi contro il ricorso alle impronte digitali come normale metodo di identificazione per la popolazione in generale, da parte dello stato o di soggetti privati, in quanto contrario ai diritti umani e civili.
Dal punto di vista tecnico, essendo la carta d'identità elettronica intesa come strumento per semplificare l'accesso ai sistemi informatici della pubblica amministrazione, osserviamo che l'impiego di dati biometrici non è generalmente ritenuto privo di problemi dagli addetti ai lavori. Nelle parole del noto specialista di sicurezza informatica Bruce Schneier, "Biometrics are unique identifiers, but they are not secrets." (1).
In generale, i dati memorizzati in forma digitale su supporto informatico possono essere duplicati, ceduti e diffusi, anche in modo fraudolento, con particolare facilità. Finché a detenerli è la sola autorità competente, si presume che siano adottati provvedimenti idonei a impedirne la diffusione non autorizzata, che tuttavia resta sempre possibile, per effetto di attacchi informatici, incidenti o episodi di corruzione.
La replicazione degli stessi su documenti che il titolare porta con sé aumenta le possibilità di copia e diffusione illegali: in caso di furto o smarrimento di un documento contenente dati identificativi digitalizzati, chiunque abbia i mezzi per leggerli può copiarli, diffonderli, venderli, farne l'uso che vuole. Un singolo espisodio di fuga di dati può comportarne lo sparpagliamento incontrollato, irreversibile e irrimediabile.
Una password si può cambiare, le proprie caratteristiche fisiche no. I dati biometrici non si possono cambiare e in caso di compromissione divengono inutilizzabili per l'accesso a sistemi automatizzati, dal momento che chiunque ne sia venuto in possesso può servirsene. Sempre nelle parole di Schneier, "Once someone steals your biometric, it remains stolen for life; there's no getting back to a secure situation." (1). È persino possibile che attacchi informatici avvengano proprio allo scopo di rendere inutilizzabile una gran quantità di dati, ed esistono numerosi gruppi o entità in grado di effettuare attacchi del genere. Un membro del collettivo di hacker Chaos Computer Club sostiene di aver riprodotto un'impronta digitale del ministro della difesa tedesco Ursula von der Leyen usando una semplice foto (2).
Questo vale in linea di principio per ogni tipo di dato digitalizzato a scopo identificativo, ma alcuni si prestano più di altri a usi fraudolenti. Che altri entrino in possesso di una nostra fotografia ha effetti limitati, ma già non nulli, per cui sarebbe più sicuro che l'immagine digitale del volto resti nell'apposito archivio e non sia memorizzata nel documento, che può essere smarrito o sottratto. A fini di identificazione la pratica tradizionale del confronto, da parte di un impiegato o di un software, della fotografia posta sul documento con il viso del portatore è più che sufficiente. La lettura automatica dell'impronta digitale è ancor meno sicura perché permette a chiunque disponga di una copia e di un modo per farla accettare dal lettore di identificarsi come un'altra persona, e ciò è già accaduto. In Malesia, al proprietario di una Mercedes protetta da un sistema di riconoscimento delle impronte i rapinatori hanno semplicemente asportato il dito (3).
Lasciamo in giro impronte di continuo, ovunque tocchiamo qualcosa. La tazzina al bar, la lattina di una bibita, la maniglia per salire sul tram, il pulsante per l'attraversamento pedonale. Un dato che può trovarsi ovunque non è sicuro per l'identificazione, meno che mai ufficiale.
Per l'identificazione faccia a faccia ai fini di polizia bastano i tradizionali documenti. Per l'accesso telematico, se lo scopo della carta d'identità elettronica fosse permettere a un individuo la facoltà di usare un servizio in modo esclusivo, sarebbe più che sufficiente l'autenticazione a due passaggi che combini una password o un PIN con un elemento in possesso del solo interessato, come avviene con il dispositivo O-Key impiegato dagli istituti bancari o con le chiavette FIDO U2F usate da vari siti (4).
Si è preferito invece includere elementi biometrici perché lo scopo reale della carta è l'obbligo, non il diritto, di accedere a un servizio in modo esclusivo, l'identificazione certa di chi effettua l'accesso da parte dei proprietari del sistema. Non sono io cittadino a voler essere il solo ad accedere, è lo stato a pretendere che solo io possa farlo. Una chiavetta può essere ceduta, aprendo la strada a possibili frodi, mentre le impronte le possiede solo il proprietario, sembra aver pensato il legislatore. Intento pure comprensibile, ma oltre ai limiti intrinseci della biometria sopra esposti, sia la carta che l'impronta, sotto forma di dato digitale o imitazione fisica, sono cedibili quanto una chiavetta ed ogni altro dispositivo.
Come nel caso del voto elettronico, una soluzione senza inconvenienti forse non esiste, ed è più sicuro svolgere certe operazioni di persona. Si potrebbero allestire postazioni per l'accesso telematico negli uffici pubblici, negli ospedali, nelle biblioteche, da usare previa presentazione di un documento di identità tradizionale, verificato dal personale presente. In ogni caso, l'interazione con la pubblica amministrazione dovebbe comunque poter avvenire di persona per chi non possa o non intenda avvalersi di sistemi informatici.
La sopra citata disposizione dell'articolo 3 del TULPS è nata sulla scia tuttora fresca dei rigurgiti autoritari in reazione agli attentati dell'11 settembre del 2001 e ai fatti susseguenti. I governi di tutto l'occidente, per proteggere la popolazione dal terrorismo, non hanno trovato di meglio che aumentare la stretta sulla popolazione. Le misure prese variano da paese a paese a seconda di ciò a cui il pubblico è assuefatto e che ritiene più o meno tollerabile. Il quadro generale, comunque, mostra una crescente erosione di diritti e libertà civili resa possibile da un'opinione pubblica impaurita, sonnolenta, distratta dalla crisi economica e da mille altri pensieri e inquietudini.
Dal punto di vista etico e politico - ed è questo che realmente ci preme - siamo contrari all'acquisizione delle impronte digitali di cittadini incensurati, e ad ogni forma di schedatura e sorveglianza di massa in odore di stato di polizia. Le impronte non dovrebbero essere prese neppure agli stranieri, se muniti di documenti di identità soddisfacenti. Siamo in generale contrari ad ogni concezione dell'uomo come bestiame da recingere, marchiare e tosare, proprietà di qualcun altro, e avvertiamo l'identificazione biometrica obbligatoria come indegna e degradante (5). Le impronte si prendono ai criminali e la sorveglianza va esercitata specificamente sui singoli sospetti, dietro mandato del magistrato, non liberamente e indiscriminatamente su tutti.
Benché al comma 3 dell'articolo 3 del decreto - "Caratteristiche della CIE" si escluda l'impiego dei dati memorizzati nella carta d'identità elettronica per confronti in modalita' "uno a molti" (ma non si dice che lo stesso debba valere per i corrispondenti dati nell'archivio centrale, n.b.) la disponibilità di tali dati in un sistema informatico implica il poterli usare, al presente o in futuro, per ogni forma di controllo indiscriminato, per tracciare transazioni e spostamenti, monitorare costantemente le attività di ciascun cittadino. Non sapendo quale governo ci sarà in futuro e quali saranno le sue intenzioni - ricordiamo che le carte di identità della Francia di Vichy aiutarono i nazisti a riconoscere gli ebrei da deportare - non è nell'interesse del popolo sovrano fornire al governo dati che potranno essere usati contro chiunque. È stato detto ormai più di due secoli fa che chi antepone alla libertà la sicurezza non merita né l'una né l'altra: le tendenze alla sorveglianza totale vanno fermate finché si è in tempo, per non incoraggiare o favorire il ritorno a forme di governo autoritarie e totalitarie.
Concludendo, ho semplicemente lanciato una petizione. Non voglio mettermi a fare l'attivista, diventare un personaggio, imbarcarmi in fatiche che mi distolgano da altri obiettivi. Ho fatto una parte del lavoro, ora tocca a voi. Spargete la voce, informate altre persone, convincetele a unirsi alla petizione. Cerchiamo di coinvolgere anche personalità di spicco, intellettuali, insegnanti, professori universitari - di cui i siti delle università riportano gli indirizi di posta elettronica.
Su [URL] vi sono dei loghi da pubblicare su siti, blog, Facebook, da cui cui ricavare materiali. Trovate un tipografo, spendete qualche soldo, stampate adesivi e diffondeteli. Fate la vostra parte.
Note
(1) Bruce Schneier, Biometrics: Uses and Abuses.
https://www.schneier.com/essays/archives/1999/08/b... 
(2) Politician's fingerprint 'cloned from photos' by hacker. By Zoe Kleinman.
http://www.bbc.com/news/technology-30623611 
(3) Bruce Schneier, Security Risks of Biometrics
"Police in Malaysia are hunting for members of a violent gang who chopped off a car owner's finger to get round the vehicle's hi-tech security system.
The car, a Mercedes S-class, was protected by a fingerprint recognition system."
Quoted from
http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/4396831.st... 
in
https://www.schneier.com/blog/archives/2005/04/sec... 
(4)
https://www.google.com/?gfe_rd=cr&ei=8xScVrvGHarF8... 
(5) "... a permanent installment of martial law and emergency powers. In January 2004, he refused to give a lecture in the United States because under the US-VISIT he would have been required to give up his biometric information, which he believed stripped him to a state of "bare life" (zoe) and was akin to the tattooing that the Nazis did during World War II."
https://en.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Agamben 
"nel 2003 ha abbandonato - per protesta contro i nuovi dispositivi di controllo imposti dal governo americano ai cittadini stranieri che si recano in U.S.A, cioè lasciare le proprie impronte digitali e essere schedati - l'incarico di "distinguished professor" presso la New York University."
https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Agamben 
Un commento critico alla carta d'identità elettronica si può leggere su
http://www.altalex.com/documents/news/2016/01/12/c...
INGLESEPetitionto
the Italian parliament
the European court of human rights
and for information, to
the president of the Italian republic
the Italian data protection authority
the European parliament
NO to fingerprints in identity documentsThe Italian decree of December 23, 2015
Technical procedures for the issue of the electronic identity card - Modalità tecniche di emissione della Carta d'identità elettronica
published on the Official journal, general series n. 302 of 30-12-2015,
http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/... 
while defining procedures for issuing electronic identity cards prescribes, in the 2nd paragraph of article 3 - "Features of the card" and in the first paragraph point b) of article 5 - "Acquisition of data from the person requesting the card", and through article 1 - "Definitions", point m) the presence of the holder's fingerprints, as per article 3 of the royal decree of June 18, 1931, n.773 - Unified text of the law on public security - Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS):
"Identity cards issued from January 1st, 2010 must bear photograph and fingerprints of the referred person."
We subscribers of this petition oppose fingerpints in identity documents for both technical and ethical reasons, explained in the following.
We invite the Italian parliament
to amend article 3 of TULPS, deleting the words "e delle impronte digitali" ("and fingerprints");
to abrogate all pieces of law and make illegal all rules or instructions, stated by public or private entities, that prescribe
- mandatory presence of fingerprints or biometric data, except for face photographs, in identity documents or identifying instruments,
- acquisition and storage of fingerprints or biometric data, except for face photographs, of citizens without criminal records,
- mandatory adoption of electronic identity documents, or of any instrument or device suitable for identification, detection, tracking, monitoring, reporting one's position, movements, transactions or other private information (e.g. location trackers rumored to be installed on vehicles);
to order the removal from archives of biometric elements already acquired from citizens with no criminal records, upon their request;
to allow each citizen the choice between the electronic identity card or a traditional chipless document.
We invite the European court of human rights to pronounce itself against fingerprinting as a normal method of identification for the general public, whether mandated by the state or by private entities, as contrary to human and civil rights.
From a technical point of view, since electronic identity cards are meant as an instrument to simplify the access to automated information systems of the public administration, we observe that the use of biometric data is generally not deemed flawless by experts. In the words of the well known computer security specialist, Bruce Schneier, "Biometrics are unique identifiers, but they are not secrets." (1).
In general, data stored on digital media can be easily copied, transferred and spread, even fraudulently. As long as data are retained only by competent authorities, one can presume that appropriate measures are taken to prevent unauthorized dissemination, that however remains always possible due to cyber attcks, accidents, bribery.
Data storage on documents carried around increases the chances for illegal copy and transmission: in case of loss or theft of a document containing digitized personal information, whoever is able to read this information can copy, spread, sell, use it as he wants. A single data leak can cause their uncontrolled, irreversible, irreparable dissemination.
You can change your password, but not your physical features. Biometric data are unchangeable and when compromised become worthless for user authentication, as anyone who knows them can use them. Still in Schneier's words, "Once someone steals your biometric, it remains stolen for life; there's no getting back to a secure situation." (1). Cyber attacks specifically aimed at making large amounts of data unusable are even possible, and several groups or entities exist that can carry out such attacks. A member of the Chaos Computer Club hacker collective claims to have reproduced a thumbprint of the German defence minister Ursula von der Leyen from a simple photo (2).
This in principle is valid for any type of digital information used for identifying purpose, but some are more prone than others to fraudulent uses. Someone else getting our photograph has limited effects, albeit not null, thus digitized face images should be safer in central archives rather than stored in documents, that can be lost or stolen. The traditional comparison, by an officer or a software, between the bearer's face and the photo on the document is enough for identification purposes. Fingerprint machine reading is less secure because whoever has a copy available, and a way to make the reader accept it, can pass as another person, as already happened. In Malaysia, robbers simply cut the finger off the owner to take his Mercedes (3).
We continuously leave fingerprints everywhere we touch something. A coffee cup at the bar, a drink can, a handle on a bus, the crosswalk button. Data available everywhere can't be safe for identification, less than ever for official recognition.
To identify ourselves face to face for law enforcement purposes, non electronic documents are enough. For remote authentication on computer systems, if the goal were to allow an individual exclusive access to a service, more than enough would be a two-factor method combining a password or PIN with an element kept by the concerned person only, as happens with the O-Key devices adopted by banks or the FIDO U2F keys used by various sites (4).
Biometry has been instead chosen beause the real purpose of the card is the obligation, not the right, to exclusively access a service, the certain identification of the person who logs in by the system owners. It's not the citizen wanting to be the only one to access his account, it's the government demanding that only one particular person can use it. A key may be given to others, opening the way to fraud, while fingerprints are supposed to be available to their owner only, lawmakers seem to have thought. An understandable intent, but besides the intrinsic limits of biometry explained above, both the card and the fingerprints can be made available to someone else, in form of digital data or physical fake, as well as any device.
As with electronic voting, a solution without drawbacks may not exist, and it is more secure to perform some operations in person. Citizens might use access point to governmental systems set up in public buildings, hospitals, libraries, showing traditional identity documents to on-site personnel. In any case, interaction with public administrations should always be allowed in person, for people who can't or don't want to use computer systems.
The provision of article 3 of TULPS cited above is born on the trail, still fresh, of authoritarian resurgence following the 9/11 attacks and subsequent events. To protect people from terrorists, governments throughout the West have found nothing better than tightening their grasp on the general populace. Measures taken vary between different countries, according what their public is accustomed to and finds more or less tolerable. However, the general picture shows a growing erosion of civil liberties and rights, made possible by a public opinion at the same time worried and sleepy, distracted by economic recession and lots of other thoughts and concerns.
From an ethical and political point of view - and this is what actually urges us - we are contrary to the acquisition of fingerprints from citizens with no criminal records, and to any form of mass surveillance smacking of police state. Fingerprints should not be taken even from foreigners, if they carry adequate identity documents. We are, in general, against any idea of man as cattle to enclose, brand and shear, property of someone else, and perceive compulsory biometric identification as ignoble and degrading (5). Fingerprints are taken from criminals and surveillance has to be exerted on specific individual suspects under warrant, not freely and indiscriminately on all people.
Although the 3rd paragraph of article 3 of the decree - "Features of the card" excludes the use of the data stored in the electronic card for "one-to-many" comparisons (but does not state the same for the corresponding data in the central archive, n.b.), the availability of such information in a computer system implies that it can be used, and will likely be used, at present or in some future, for any form of indiscriminate control, to track transactions and movements, constantly monitor every citizen's activities. Not being known what kind of government will rule in the future and their intentions - let's remember that identity cards in Vichy France helped the Nazis recognize the Jews and deport them - it is not in the interest of the sovereign people to provide information that can be used against everyone. More than two centuries ago someone said that those who would give up liberty for safety deserve neither: trends toward total surveillance must be stopped now while still in time, to discourage and prevent the return to authoritarian, totalitarian forms of government.
In conclusion, I simply launched a petition. I don't want to engage in activism, become a celebrity, embark myself on struggles that would detract me from other goals. I did part of the job, now it's your turn. Spread the word, inform other people and get them sign this petition. Let's try to involve prominent figures too, intellectuals, teachers, professors - university websites often list their emails.
At [URL] you can find some logos to publish on websites, blogs, facebook, from which to derive other works. Spend some money to print fliers or stickers, spread them. Do your part.
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