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    Alessandrox
    (XYZ)Troll
    il 2016-01-25 04:42:48.0 alle 2016-01-25 04:42:48.0
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    L’uomo che sputò in faccia al Buddha

    Il Buddha era seduto sotto un albero a parlare ai suoi discepoli. Arrivò un uomo e gli sputò in faccia. Egli si asciugò, e chiese all’uomo, “E poi? Cosa vuoi dire dopo?” L’uomo era un po’ perplesso perché non si aspettava che, dopo aver sputato sul volto di qualcuno, gli si chiedesse: “E poi?”

    Non era mai successo in suo passato. Aveva insultato persone e loro si erano arrabbiati, avevano reagito. Ma Buddha non è come gli altri, non si è arrabbiato, né in alcun modo offeso. Ma ha detto semplicemente: “E poi?” Non c’è stata alcuna reazione da parte sua.

    I discepoli del Buddha si arrabbiarono, reagirono. Il suo discepolo più vicino, Ananda, disse, “Questo è troppo, e non possiamo lo tollerare. Deve essere punito per questo. In caso contrario tutti potranno iniziare a fare cose come questa.”

    Buddha disse: “Tu taci. Non mi ha offeso, ma sei tu ad offendermi. Lui è nuovo, un estraneo. Deve aver sentito dalla gente qualcosa di me, che questo uomo è un ateo, un uomo pericoloso che sta gettando la gente fuori dal loro sentiero, un rivoluzionario, un corruttore. E in lui potrebbe essersi formata una qualche idea, un concetto di me. Egli non ha sputato su di me, lui ha sputato sulla sua nozione. Ha sputato sulla sua idea di me, perché lui non mi conosce affatto, così come può sputare su di me?”

    “Se ci pensi profondamente” Buddha disse “ha sputato sulla propria mente. Io non sono che parte di lui, e posso vedere che questo povero uomo deve avere qualcos’altro da dire perché questo è un modo di dire qualcosa.

    Sputare è un modo di dire qualcosa. Ci sono momenti in cui senti che il linguaggio è impotente: nell’amore profondo, nella rabbia intensa, nell’odio, in preghiera. Ci sono momenti intensi in cui il linguaggio è impotente. Poi si deve fare qualcosa. Quando si è arrabbiati, profondamente arrabbiati, si colpisce la persona, ti sputano addosso, lui sta dicendo qualcosa. Lo posso capire. Deve avere qualcosa di più da dire, è per questo che sto chiedendo, “E poi?”

    L’uomo era ancora più perplesso! E Buddha disse ai suoi discepoli: “Sono più offeso da voi perché voi mi conoscete, e avete vissuto per anni con me e ancora reagite.”

    Perplesso, confuso, l’uomo tornò a casa. Non riuscì a dormire per tutta la notte. Quando vedi un Buddha, è difficile, impossibile dormire nello stesso modo in cui dormivi prima. Più e più volte era ossessionato da questa esperienza. Non riusciva a spiegare a se stesso, quello che era successo. Egli era tutto tremante e sudato. Non aveva mai incontrato un uomo così, lui aveva mandato in frantumi la sua mente e il suo intero modello, tutto il suo passato.

    La mattina dopo era di nuovo lì. Si gettò ai piedi di Buddha. Buddha gli chiese ancora: “E poi?” Anche questo è un modo per dire qualcosa che non si può dire con il linguaggio. Quando arrivi e tocchi i miei piedi, stai dicendo qualcosa che non si può dire, perchè tutte le parole diventano un po’strette. Buddha disse: “Guarda, Ananda, questo uomo è di nuovo qui, sta dicendo qualcosa. Questo uomo è un uomo di profonde emozioni”.

    L’uomo guardò il Buddha e disse: “Perdonami per quello che ho fatto ieri”.

    Buddha disse: “Perdonarti? Ma io non sono lo stesso uomo a cui hai fatto qualcosa. Il Gange continua a scorrere, non è mai il Gange di prima. Ogni uomo è un fiume. L’uomo che sputa non è più qui. Non vedo proprio nessuno come lui, ed io non sono la stessa cosa, tanto è successo in queste 24 ore! Il fiume ha scorso così tanto. Quindi non posso perdonarti perché non ho nessun rancore contro di te. ”

    “E anche tu sei nuovo. Vedo che non sei lo stesso uomo che è venuto ieri, perché quell’uomo era arrabbiato e lui ora, si sta chinando ai miei piedi, tocca i miei piedi. Come può essere lo stesso uomo? Tu non sei lo stesso uomo, quindi cerchiamo di non pensarci più. Queste due persone, l’uomo che ha sputato e l’uomo su cui sputare, entrambi non sono più. Vieni più vicino. Parliamo di qualcos’altro.”
    Ma smettila di secernere cazzate!
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      Non Autenticato
      il 2016-01-25 08:42:12.0 alle 2016-01-25 08:42:12.0
      Re: L’uomo che sputò in faccia al Buddha
      Scritto da: Alessandrox
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      > Il Buddha era seduto sotto un albero a parlare ai suoi discepoli. Arrivò un uomo e gli sputò in faccia. Egli si asciugò, e chiese all’uomo, “E poi? Cosa vuoi dire dopo?” L’uomo era un po’ perplesso perché non si aspettava che, dopo aver sputato sul volto di qualcuno, gli si chiedesse: “E poi?”
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      > Non era mai successo in suo passato. Aveva insultato persone e loro si erano arrabbiati, avevano reagito. Ma Buddha non è come gli altri, non si è arrabbiato, né in alcun modo offeso. Ma ha detto semplicemente: “E poi?” Non c’è stata alcuna reazione da parte sua.
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      > I discepoli del Buddha si arrabbiarono, reagirono. Il suo discepolo più vicino, Ananda, disse, “Questo è troppo, e non possiamo lo tollerare. Deve essere punito per questo. In caso contrario tutti potranno iniziare a fare cose come questa.”
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      > Buddha disse: “Tu taci. Non mi ha offeso, ma sei tu ad offendermi. Lui è nuovo, un estraneo. Deve aver sentito dalla gente qualcosa di me, che questo uomo è un ateo, un uomo pericoloso che sta gettando la gente fuori dal loro sentiero, un rivoluzionario, un corruttore. E in lui potrebbe essersi formata una qualche idea, un concetto di me. Egli non ha sputato su di me, lui ha sputato sulla sua nozione. Ha sputato sulla sua idea di me, perché lui non mi conosce affatto, così come può sputare su di me?”
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      > “Se ci pensi profondamente” Buddha disse “ha sputato sulla propria mente. Io non sono che parte di lui, e posso vedere che questo povero uomo deve avere qualcos’altro da dire perché questo è un modo di dire qualcosa.
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      > Sputare è un modo di dire qualcosa. Ci sono momenti in cui senti che il linguaggio è impotente: nell’amore profondo, nella rabbia intensa, nell’odio, in preghiera. Ci sono momenti intensi in cui il linguaggio è impotente. Poi si deve fare qualcosa. Quando si è arrabbiati, profondamente arrabbiati, si colpisce la persona, ti sputano addosso, lui sta dicendo qualcosa. Lo posso capire. Deve avere qualcosa di più da dire, è per questo che sto chiedendo, “E poi?”
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      > L’uomo era ancora più perplesso! E Buddha disse ai suoi discepoli: “Sono più offeso da voi perché voi mi conoscete, e avete vissuto per anni con me e ancora reagite.”
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      > Perplesso, confuso, l’uomo tornò a casa. Non riuscì a dormire per tutta la notte. Quando vedi un Buddha, è difficile, impossibile dormire nello stesso modo in cui dormivi prima. Più e più volte era ossessionato da questa esperienza. Non riusciva a spiegare a se stesso, quello che era successo. Egli era tutto tremante e sudato. Non aveva mai incontrato un uomo così, lui aveva mandato in frantumi la sua mente e il suo intero modello, tutto il suo passato.
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      > La mattina dopo era di nuovo lì. Si gettò ai piedi di Buddha. Buddha gli chiese ancora: “E poi?” Anche questo è un modo per dire qualcosa che non si può dire con il linguaggio. Quando arrivi e tocchi i miei piedi, stai dicendo qualcosa che non si può dire, perchè tutte le parole diventano un po’strette. Buddha disse: “Guarda, Ananda, questo uomo è di nuovo qui, sta dicendo qualcosa. Questo uomo è un uomo di profonde emozioni”.
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      > L’uomo guardò il Buddha e disse: “Perdonami per quello che ho fatto ieri”.
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      > Buddha disse: “Perdonarti? Ma io non sono lo stesso uomo a cui hai fatto qualcosa. Il Gange continua a scorrere, non è mai il Gange di prima. Ogni uomo è un fiume. L’uomo che sputa non è più qui. Non vedo proprio nessuno come lui, ed io non sono la stessa cosa, tanto è successo in queste 24 ore! Il fiume ha scorso così tanto. Quindi non posso perdonarti perché non ho nessun rancore contro di te. ”
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      > “E anche tu sei nuovo. Vedo che non sei lo stesso uomo che è venuto ieri, perché quell’uomo era arrabbiato e lui ora, si sta chinando ai miei piedi, tocca i miei piedi. Come può essere lo stesso uomo? Tu non sei lo stesso uomo, quindi cerchiamo di non pensarci più. Queste due persone, l’uomo che ha sputato e l’uomo su cui sputare, entrambi non sono più. Vieni più vicino. Parliamo di qualcos’altro.”

      Morale della favola: mai provocare gli psicopatici.
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      Scritto da
      il 2016-01-25 10:38:57.0 alle 2016-01-25 10:38:57.0
      Trollate totali: 42885
      Re: L’uomo che sputò in faccia al Buddha
      Se avesse avuto una pistola, la storiella si sarebbe conclusa alla seconda frase A bocca storta
      `"la realta' non e' cosi' terrificante come vogliono farti credere" - Giambo ` - Wakko che cita Giambo
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        Scritto da
        Alessandrox
        (XYZ)Troll
        il 2016-01-25 18:36:49.0 alle 2016-01-25 18:36:49.0
        Trollate totali: 11553
        Re: L’uomo che sputò in faccia al Buddha
        Scritto da: Giambo
        > Se avesse avuto una pistola, la storiella si sarebbe conclusa alla seconda frase A bocca storta

        per non dire di cosa sarebbe potuto succedere se avesse saputo anche il latino.... Deluso

        **Modificato dall'autore il 25.01.2016 18:37**
        Ma smettila di secernere cazzate!
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          Scritto da
          SAMURAI
          L'Ostinato
          il 2016-01-25 19:43:10.0 alle 2016-01-25 19:43:10.0
          Trollate totali: 6492
          Re: L’uomo che sputò in faccia al Buddha
          Mi viene in mente un'altra storia. Un asceta viveva in cima a una collina ai bordi di un villaggio ed era riverito dalla gente. Era come un Buddha. Meditava e predicava la retta via. Ma una ragazza del villaggio disse a tutti che lui l'aveva abusata ed era rimasta incinta. Tutti rimasero sconvolti. Smisero di seguire l'asceta. Nessuno lo voleva più sentire. Tutti erano indignati che quel "sant'uomo" avesse potuto violentare una povera fanciulla. Così, quando lei partorì il bambino, lo portarono dall'asceta e gli dissero minacciosamente: "il figlio è tuo, l'hai avuto usando violenza alla ragazza e lei non lo vuole. Ora lo devi allevare tu." Lui rispose: "Ah..sì..?" E si prese il neonato. Lo accudì, lo sfamò, lo aiutò a crescere. Ma un neonato è impegnativo e lui dovette smettere di meditare per accudirlo. Passarono due anni e un giorno, la stessa ragazza andò dal capo villaggio è in lacrime confessò: "ho un grande peso nel cuore...Ho accusato un innocente. Non era vero che l'asceta mi aveva abusato. Mi sono inventata tutto!" E il capo villaggio le disse: "Ma perchè l'hai fatto?" E lei: "ero innamorata di un ragazzo del villaggio. Abbiamo fatto l'amore e sono rimasta incinta. Ma lui non voleva che si sapesse e mi disse che mi avrebbe lasciato se lo avessi lasciato. Così, quan do non potevo più nascondere la gravidanza, mi sono inventata la storia dell'abuso del saggio." Il capovillaggio le disse: "Hai fatto un grande torto a un grande saggio. Ora devi dire a tutti la verità." Cosi, tutto il villaggio venne informato. Allora tutti andarono dall'asceta e gli dissero la verità e gli chiesero scusa prostrandosi ai suoi piedi. La ragazza si avvicinò e gli chiese perdono. Il saggio la benedisse. Lei chiese: "Maestro, posso riavere mio figlio? Non potrei vivere senza di lui." Il Maestro la guardò e disse: "Ah..sì..?" e gli restituì il bambino. Poi ritornò in posizione yoga e riprese a meditare. Ecco: dovremmo essere come il Buddha e l'asceta: non farci condizionare e coinvolgere dalle azioni degli altri. Sia che siano lusinghe, sia che siano insulti, sia che siano lodi, sia che siano critiche. Essere distaccati da tutto e tutti è la chiave per la consapevolezza. Occhiolino
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            Scritto da
            avvelenato
            un mezzo cavallo
            il 2016-01-25 22:12:17.0 alle 2016-01-25 22:12:17.0
            Trollate totali: 14239
            Re: L’uomo che sputò in faccia al Buddha
            Scritto da: SAMURAI
            > Mi viene in mente un'altra storia. Un asceta viveva in cima a una collina ai bordi di un villaggio ed era riverito dalla gente. Era come un Buddha. Meditava e predicava la retta via. Ma una ragazza del villaggio disse a tutti che lui l'aveva abusata ed era rimasta incinta. Tutti rimasero sconvolti. Smisero di seguire l'asceta. Nessuno lo voleva più sentire. Tutti erano indignati che quel "sant'uomo" avesse potuto violentare una povera fanciulla. Così, quando lei partorì il bambino, lo portarono dall'asceta e gli dissero minacciosamente: "il figlio è tuo, l'hai avuto usando violenza alla ragazza e lei non lo vuole. Ora lo devi allevare tu." Lui rispose: "Ah..sì..?" E si prese il neonato. Lo accudì, lo sfamò, lo aiutò a crescere. Ma un neonato è impegnativo e lui dovette smettere di meditare per accudirlo. Passarono due anni e un giorno, la stessa ragazza andò dal capo villaggio è in lacrime confessò: "ho un grande peso nel cuore...Ho accusato un innocente. Non era vero che l'asceta mi aveva abusato. Mi sono inventata tutto!" E il capo villaggio le disse: "Ma perchè l'hai fatto?" E lei: "ero innamorata di un ragazzo del villaggio. Abbiamo fatto l'amore e sono rimasta incinta. Ma lui non voleva che si sapesse e mi disse che mi avrebbe lasciato se lo avessi lasciato. Così, quan do non potevo più nascondere la gravidanza, mi sono inventata la storia dell'abuso del saggio." Il capovillaggio le disse: "Hai fatto un grande torto a un grande saggio. Ora devi dire a tutti la verità." Cosi, tutto il villaggio venne informato. Allora tutti andarono dall'asceta e gli dissero la verità e gli chiesero scusa prostrandosi ai suoi piedi. La ragazza si avvicinò e gli chiese perdono. Il saggio la benedisse. Lei chiese: "Maestro, posso riavere mio figlio? Non potrei vivere senza di lui." Il Maestro la guardò e disse: "Ah..sì..?" e gli restituì il bambino. Poi ritornò in posizione yoga e riprese a meditare. Ecco: dovremmo essere come il Buddha e l'asceta: non farci condizionare e coinvolgere dalle azioni degli altri. Sia che siano lusinghe, sia che siano insulti, sia che siano lodi, sia che siano critiche. Essere distaccati da tutto e tutti è la chiave per la consapevolezza. Occhiolino
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            Mi è piaciuta. Sorride
            I pedoni possono muoversi solo in avanti.
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