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    il 2015-09-12 18:47:07.0 alle 2015-09-12 18:47:07.0
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    Dada al tappeto
    Uno dei cavalli di battaglia di questi "negazionisti" dell'esistenza di razze umane è la frase che disse il biologo e genetista Statunitense Richard Lewontin negli anni '70, la quale asserisce che non esistono razze umane biologicamente ben distinte in quanto la maggiore diversità genetica è insita tra persone della stessa razza piuttosto che tra persone di razze diverse.
    Tralasciando la conoscenza della genetica delle popolazioni, risulta davvero possibile credere che un nativo Quechua delle Ande peruviane sia più vicino geneticamente a un Italiano... rispetto a un Greco?

    Nel suo studio "la ripartizione della diversità umana" del 1972, Richard Lewontin eseguì un'analisi statistica sull'indice di fissazione (FST) utilizzando solo 17 markers (ai tempi non si poteva pretendere molto dalla genetica), tra cui le proteine dei gruppi sanguigni, di individui appartenenti a razze definite classicamente ovvero Caucasoidi, Congoidi, Mongoloidi, Australoidi e Amerindi.
    Egli trovò che la maggior parte della variazione totale genetica tra gli Homo sapiens (pari allo 0.1% di DNA) ovvero l'85.4%, si trova all'interno delle popolazioni, l'8.3% della variazione si trova tra le popolazioni all'interno di una razza e solo il 6.3% risulta spiegare la classificazione razziale. Sulla base di questa analisi, Lewontin ha concluso frettolosamente che "dal momento che tale classificazione razziale è vista ora come priva di alcun significato genetico o tassonomico, nessuna giustificazione può essere offerta per il suo mantenimento".



    "Diversità genetica umana: la fallacia di Lewontin" è un paper del 2003 di A.W.F. Edwards che è uno statistico, genetista e biologo britannico, conosciuto soprattutto per la sua opera pionieristica con l'italiano Luigi Luca Cavalli-Sforza sui metodi quantitativi dell'analisi filogenetica, e vincitore assieme a quest'ultimo della medaglia d'oro Telesio Galilei Academy of Science nel 2011.
    Egli critica un dibattito aperto da Richard Lewontin nel suo articolo "la ripartizione della diversità umana" del 1972, nel quale sostiene che la divisione dell' umanità in razze è tassonomicamente invalida.
    La critica di Edwards è discussa in un certo numero di libri accademici e di divulgazione scientifica, con vari gradi di supporto.

    Edwards ha sostenuto che, mentre le dichiarazioni di Lewontin sulla variabilità sono corrette quando si esamina la frequenza dei diversi alleli (varianti di un gene particolare) a un singolo locus (la posizione di un particolare gene) tra gli individui, è comunque possibile classificare gli individui in diversi gruppi razziali con una precisione che si avvicina al 100% se si tiene conto della frequenza degli alleli a vari loci allo stesso tempo.
    Questo accade perché differenze nella frequenza di alleli a loci diversi sono correlate attraverso le popolazioni: gli alleli che sono più frequenti in una popolazione in due o più loci sono correlati quando si considerano le due popolazioni simultaneamente.
    In altre parole, la frequenza degli alleli tende a raggrupparsi diversamente in base alle diverse popolazioni.
    Usando le parole di Edwards, "la maggior parte delle informazioni che contraddistingue le popolazioni è nascosto nella struttura di correlazione dei dati". Queste relazioni possono essere estratte utilizzando tecniche di ordinamento e analisi dei gruppi (cluster analysis) comunemente usate. Edwards sostenne che, anche se la probabilità di non riuscire a classificare un individuo in base alla frequenza di alleli in un unico locus è del 30%, la probabilità di classificazione errata rasenta lo zero se abbastanza loci vengono analizzati.

    Il paper di Edwards dichiarò che la logica di fondo è stata discussa nei primi anni del XX secolo.
    Edwards scrisse che lui e Cavalli-Sforza avevano presentato un'analisi in contrasto a quella di Lewontin, utilizzando dati molto simili, già al Congresso Internazionale di Genetica del 1963. Lewontin ha partecipato alla conferenza, ma non ha fatto riferimento a questo nel suo lavoro successivo.
    Edwards sostenne che Lewontin ha usato la sua analisi per attaccare la classificazione umana nella scienza per motivi puramente sociali: Lewontin, come un altro antropologo di nome Boas che metteva in dubbio la validità della craniometria nella classificazione razziale, era di origini Ebree e quindi sensibile alle tematiche del razzismo; aveva cioè un forte bias. E i bias sappiamo bene che impediscono di analizzare dei fatti in maniera razionale.



    Con la loro "mappatura completa del genoma umano" del 2001 i genetisti Francis Collins e J. Craig Venter cercarono di dimostrare che il concetto di razza non ha fondamento scientifico. Venter disse di avere utilizzato il DNA di "20 donatori" appartenenti a cinque razze diverse: caucasoidi, negroidi, mongoloidi, amerindi e australoidi. Ma i concorrenti avversari di Venter, i ricercatori pubblici finanziati dall'Istituto Nazionale della Salute e le aziende private che si occupano di genetica umana, scoprirono che "il genoma umano" studiato da lui era in realtà "il genoma di Venter".
    Venter confessò di essere stato lui l'esploratore e insieme l'esplorato: era il suo, e non di altri, il materiale genetico usato per leggere il libro della vita, in un atto di superbia luciferina o di umiltà divina se preferite, ma di certo barando per ottenere i risultati che voleva.
    Venter fu licenziato da Celera, l'azienda da lui fondata, all'inizio dell'anno dopo, nel 2002.

    Nel documento del 2007 "somiglianze genetiche all'interno e tra le popolazioni umane", Witherspoon et al. tentarono di rispondere alla domanda "quanto spesso una coppia di individui presi dalla stessa razza è geneticamente più dissimile di due individui scelti da due razze diverse?".
    La risposta dipende dal numero di polimorfismi utilizzati per definire tale diversità , e dalle popolazioni a confronto. Quando hanno analizzato tre coppie di tre razze distinte (Caucasoidi, Congoidi e Mongoloidi) e misurato la somiglianza genetica tra le tante migliaia di loci, la risposta alla loro domanda era "mai".
    Tuttavia, misurando la somiglianza con un numero inferiore di loci ha prodotto una sostanziale sovrapposizione tra queste popolazioni. Tassi di somiglianza genetica tra popolazioni diverse aumentano anche quando le popolazioni geograficamente intermedie e razzialmente mescolate sono state incluse nell'analisi.
    D'altronde, se esistono i meticci... perché non dovrebbero esistere le razze originarie?
    Theodosius Dobzhansky, genetista e biologo Ucraino che era tutto fuorchè un razzista o suprematista, disse che negare il concetto di razza per il solo fatto che queste non sono separate da paratie stagne e vi sono popolazioni "intermedie" tra di loro, sarebbe come negare l'esistenza delle città per il fatto che il territorio frapposto è comunque urbanizzato senza soluzione di continuità .


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