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    Non Autenticato
    il 2012-06-24 18:19:52.0 alle 2012-06-24 18:19:52.0
    La suprema arte medica
    http://comediventareilmiocane.blogspot.it/search?u...

    [...]
    Il controllo di questi pazienti, così come le menzogne sul loro effettivo stato di salute e sulle loro effettive possibilità di sopravvivere alla malattia o al trattamento per attenuarla, servono a costringere queste persone a restare in vita nonostante la loro vita sia ormai destinata a finire in modo atroce, e per qualche motivo si preferisce somministrare dei farmaci per ottundere la coscienza e attutire il dolore di queste persone piuttosto che lasciare a queste persone la possibilità di scegliere che cosa fare di sé stesse e del proprio corpo, e questo è solo il grado infimo della follia medica, la quale comincia a muovere i primi passi nella vita del paziente già nel momento in cui il paziente si siede davanti al medico e il medico si presenta con una menzogna invece di presentarsi dicendo “Salve, io sono il suo medico e voglio che lei sappia che sono terrorizzato quanto lei all’idea di affrontare la sua malattia, nonostante le cose che ho studiato ma che, devo ammetterlo, in parte ho dimenticato o travisato”, oppure dicendo “Lei deve sapere che più alto è il numero di specialisti che vengono chiamati a occuparsi del suo caso e più diminuiscono le possibilità di successo, è un fatto statistico”, perché è questo che si dicono i medici alle macchinette del caffè quando, nelle pause tra un paziente e l’altro, cercano di consolarsi e di sostenersi a vicenda allo scopo di raggiungere il loro vero obiettivo, e cioè arrivare incolumi alla fine del giorno.
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      Non Autenticato
      il 2012-06-24 18:38:03.0 alle 2012-06-24 18:38:03.0
      Re: La suprema arte medica
      Scritto da:
      > http://comediventareilmiocane.blogspot.it/search?u...
      >
      > [...]
      > Il controllo di questi pazienti, così come le menzogne sul loro effettivo stato di salute e sulle loro effettive possibilità di sopravvivere alla malattia o al trattamento per attenuarla, servono a costringere queste persone a restare in vita nonostante la loro vita sia ormai destinata a finire in modo atroce, e per qualche motivo si preferisce somministrare dei farmaci per ottundere la coscienza e attutire il dolore di queste persone piuttosto che lasciare a queste persone la possibilità di scegliere che cosa fare di sé stesse e del proprio corpo, e questo è solo il grado infimo della follia medica, la quale comincia a muovere i primi passi nella vita del paziente già nel momento in cui il paziente si siede davanti al medico e il medico si presenta con una menzogna invece di presentarsi dicendo “Salve, io sono il suo medico e voglio che lei sappia che sono terrorizzato quanto lei all’idea di affrontare la sua malattia, nonostante le cose che ho studiato ma che, devo ammetterlo, in parte ho dimenticato o travisato”, oppure dicendo “Lei deve sapere che più alto è il numero di specialisti che vengono chiamati a occuparsi del suo caso e più diminuiscono le possibilità di successo, è un fatto statistico”, perché è questo che si dicono i medici alle macchinette del caffè quando, nelle pause tra un paziente e l’altro, cercano di consolarsi e di sostenersi a vicenda allo scopo di raggiungere il loro vero obiettivo, e cioè arrivare incolumi alla fine del giorno.

      Stai percaso insinuando che era più umano il terzo reich? Fantasma
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      ☺
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      il 2012-06-24 18:50:46.0 alle 2012-06-24 18:50:46.0
      Trollate totali: 2001
      Re: La suprema arte medica
      Scritto da:
      > http://comediventareilmiocane.blogspot.it/search?u...
      >
      > [...]
      > Il controllo di questi pazienti, così come le menzogne sul loro effettivo stato di salute e sulle loro effettive possibilità di sopravvivere alla malattia o al trattamento per attenuarla, servono a costringere queste persone a restare in vita nonostante la loro vita sia ormai destinata a finire in modo atroce, e per qualche motivo si preferisce somministrare dei farmaci per ottundere la coscienza e attutire il dolore di queste persone piuttosto che lasciare a queste persone la possibilità di scegliere che cosa fare di sé stesse e del proprio corpo, e questo è solo il grado infimo della follia medica, la quale comincia a muovere i primi passi nella vita del paziente già nel momento in cui il paziente si siede davanti al medico e il medico si presenta con una menzogna invece di presentarsi dicendo “Salve, io sono il suo medico e voglio che lei sappia che sono terrorizzato quanto lei all’idea di affrontare la sua malattia, nonostante le cose che ho studiato ma che, devo ammetterlo, in parte ho dimenticato o travisato”, oppure dicendo “Lei deve sapere che più alto è il numero di specialisti che vengono chiamati a occuparsi del suo caso e più diminuiscono le possibilità di successo, è un fatto statistico”, perché è questo che si dicono i medici alle macchinette del caffè quando, nelle pause tra un paziente e l’altro, cercano di consolarsi e di sostenersi a vicenda allo scopo di raggiungere il loro vero obiettivo, e cioè arrivare incolumi alla fine del giorno.

      Ha ragione. Ma d'altra parte l'alternativa qual'è?
      Prendi una persona che viene da te, scopri che probabilmente ha un tumore, scopri che probabilmente quel tumore è inguaribile... hai due scelte... o gli dici chiaro e tondo che è così, togliendogli qualsiasi speranza, oppure dici "mah, vediamo dai, forse non è così nera come sembra... vediamo che dicono le analisi poi... proviamo a consultare qualcun altro... facciamo anche questo esame...".

      Quale dei due è il comportamento corretto? Il primo probabilmente. Ma quello giusto? Forse il secondo.

      Prendi il caso di cui si è parlato del tizio di 60 anni cui fu diagnosticato 2 mesi di vita... quello si è preso su e ha sperperato tutti i suoi averi... per poi, dopo 2 mesi, scoprire che la malattia non era così grave come i medici ritenevano all'inizio.

      La gente ha bisogno di speranza. Senza speranza la tua vita, quel che ne rimane, è vuota. Se vivi quel che ti resta con la speranza che magari c'è una possibilità di salvarsi, riesci ad affrontare la cosa più serenamente (non dico serenamente... solo più serenamente). Se invece ti viene tolta subito ogni speranza, non ti resta più niente.

      Tutti dobbiamo morire, lo sappiamo fin dalle elementari, ma finché la cosa risulta remota e distante non ce ne preoccupiamo. Ma è un fatto che un giorno arriverà quell'ora... e prima arriveranno i secondi, e i minuti, e le ore, e le giornate che l'anticipano... e dovremo viverle. Possiamo al massimo decidere di terminare la cosa prima, ammesso che qualche CDP ipocrita non ce lo voglia impedire per le sue patetiche convinzioni, ma fare una scelta del genere non è per niente semplice... è anzi un'esperienza dolorosa e orribile dettata dalla disperazione.

      Quindi che fare? Vivere quegli ultimi mesi ignorando la cosa, da persone felici o per lo meno non disperate... oppure togliere ogni singola speranza al povero disgraziato e lasciare che il dolore se lo divori? A volte l'onestà e la correttezza non sono la scelta giusta... ma chi decide quando?
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