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    il 2011-08-13 10:37:00.0 alle 2011-08-13 10:37:00.0
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    nano, sarkozy, putin, ENI/Gazprom/EDF
    ho come l'impressione che fossero tutti più o meno d'accordo da molto tempo.
    si sono (forse) inculati l'eni, ma soprattutto i crucchi del nabucco, non ci credo che EDF nel 2010 non aveva idea che i servizi segreti francesi stavano organizzando la rivolta in libia, e l'eni se l'è presa nel culo ma manco tanto se EDF ci supporta southstream assieme ai russi, quelli che se lo pigliano intercooler sono i crucchi, che per via della (ipotizzata da me) "alleanza" berlusarkozy si devono cuccare il gas russo, in generale anche l'europa rimane inculata, dobbiamo continuare a ciucciarci il gas russo, che ha il vantaggio di essere indipendente dalle dinamiche USA (quello dell'azerbaijan fondamentalmente è gestito dagli USA) ma qualche svantaggio ce l'avrà anche lui, altrimenti non si spiega come mai i crucchi vogliono quello dell'azerbaijan.

    vi ricordate la reazione della merkel alla crisi libica, se ne sono andati offesi e abbastanza incazzati ma impotenti di fronte alla frittata già fatta proposta dai francesi.
    Berlusconi sembrava spiazzato ma forse non lo era più di tanto?

    In tutto questo l'ENI s'è persa la libia, azzardo che forse forse erano d'accordo nel fare lo scambio? libia x supporto al southstream e affossamento nabucco?
    se ora i francesi supportano il southstream in europa mi sa tanto che l'accordo era questo.

    http://www.eni.com/it_IT/azienda/attivita-strategi...

    Progetto South Stream
    Il 18 giugno 2010 Eni e Gazprom hanno firmato un Memorandum of Understanding che prevede l'ingresso della società francese EDF nel progetto South Stream. EDF acquisirà una partecipazione nella joint venture impegnata nella pianificazione e realizzazione di un nuovo sistema di trasporto di gas russo destinato ai mercati europei attraverso la rotta Mar Nero e Bulgaria.

    Cessione del 25% del capitale sociale di GreenStream BV
    Il 27 aprile 2010, Eni ha ceduto alla compagnia di Stato libica NOC (National Oil Corporation) il 25% del capitale sociale di GreenStream BV, la società che possiede e gestisce il gasdotto di importazione del gas naturale dalla Libia all'Italia. Per effetto della cessione che ha determinato la riduzione della partecipazione Eni in GreenStream al 50% e dei nuovi patti parasociali, Eni ha perso il controllo della società che pertanto è stata deconsolidata a partire dal 1° maggio 2010.
    La società nel 2010 ha trasportato circa 9 miliardi di metri cubi.

    Interruzione del gasdotto GreenStream
    Dal 22 febbraio u.s., in considerazione della crisi attualmente in atto in Libia, alcune attività di produzione petrolifera, di gas naturale e le forniture tramite il gasdotto GreenStream sono state sospese. Gli impianti non hanno subito alcun danneggiamento e tali sospensioni non pregiudicano la capacità di Eni di assicurare ai propri clienti l'approvvigionamento di gas.
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      il 2011-08-13 10:44:00.0 alle 2011-08-13 10:44:00.0
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      Re: nano, sarkozy, putin, ENI/Gazprom/EDF
      aggiungo che mentre ci perdevamo la libia siamo entrati in congo, in posti dove altre compagnie non volevano entrare per problemi di instabilità politica latente, e provate ad indovinare quali compagnie erano queste? francesi.

      ZA ZA ZA ZAM.


      questa la situazione del congo, il sud è dove ci sta il bacino del congo che è dove ci stanno le sabbie che vogliamo sfruttare
      http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/country_profiles...

      oltretutto stiamo inquinando e ammazzando come pochi:

      questo il report completo:
      www.foeeurope.org/corporates/Extractives/Energy_Fu...

      questo una delle news basate su quel report:
      http://www.unimondo.org/Notizie/Ong-internazionali...

      Quattro testate giornalistiche indipendenti (Valori, Radio Popolare, Africa e Altreconomia) hanno lanciato nei giorni scorsi la campagna “Cinque domande per Eni” per chiedere risposte chiare ed esaurienti alla multinazionale petrolifera italiana sulle sue attività in Congo Brazzaville che minacciano gravi danni ambientali.

      Un intervento che vale 3 miliardi di dollari per il periodo 2008-2012, frutto di un accordo siglato tra Eni e il governo congolese nel 2008, i cui dettagli non sono mai stati resi noti al pubblico, né alle comunità locali nonostante Eni si fosse impegnata a coinvolgere la popolazione nelle proprie decisioni.

      A rivelarne parte dei contenuti e a denunciare gli enormi danni che provocherà all’ambiente, in una foresta tropicale protetta, è stato un rapporto realizzato dalla tedesca Heinrich Boell Foundation e dall’italiana Campagna per la Rifroma della Banca Mondiale (Crbm), intitolato “Energy futures. Gli investimenti di Eni in sabbie bituminose e olio di palma in Congo Brazzaville” (la versione integrale in .pdf), presentato lo scorso novembre, prima a Berlino e poi a Milano.

      Le due organizzazioni che hanno realizzato il Rapporto, insieme a rappresentanti della società civile congolese, hanno rivolto ad Eni le domande oggetto della campagna, ma non hanno ricevuto risposte. Dopo molta insistenza lo scorso dicembre Eni ha concesso loro un incontro, durante il quale però non sono state fornite le informazioni richieste.





      comunque mi piace che NIENTE di tutto questo venga riportato da alcun media italiano tipo giornali nazionali o televisioni (manco a dirlo), forse forse tocca anche a me cominciare a postare con tor? manco fossi un pedone.
      Arrabbiato

      dada complottista energetico paranoico.
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      Modificato dall' autore il 13 agosto 2011 10.57
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