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    Proc di Catania
    Scritto da
    Non Autenticato
    il 2010-01-28 18:20:00.0 alle 2010-01-28 18:20:00.0
    le ipocrisie di Barbareschi
    da autoproclamato paladino antipedofilo compare di Frassi

    si schiera apertamente per difendera l'amico Polanski


    «Non è certo un pedofilo. Il pericolo son le madri»
    di Michele Anselmi


    LUCA BARBARESCHI. Il cineasta Pdl difende il regista franco-polacco: «L'estradizione sarebbe un abominio. Anche io in camerino ho trovato teenager come Samantha. Ma bisogna saper resistere»
    «Sgomberiamo subito il campo da un equivoco: Roman Polanski non è un pedofilo. Chiaro!? Pedofilia significa bambini ignari, vittime, abusi sessuali, orribili commerci su Internet.

    [ma non l'aveva inventata lui la rete ? Rotola dal ridere]


    Una cosa atroce che ho vissuto sulla mia pelle, da ragazzino».

    ...


    Barbareschi, gira una petizione di artisti famosi in favore della scarcerazione di Polanski. Ci sono Costa Gavras, Tavernier, Jacob, Ardant, i nostri Scola, Sorrentino, Bellucci, Placido…
    L’avrei sottoscritta anch’io, se me l’avessero chiesto. Penseranno che non sia un intellettuale meritevole di figurare in quell’elenco. Francamente, sono un po’ stufo di queste esclusioni a priori. Tanto più considerando che il sottoscritto, a differenza di molti di quei signori, ha lavorato con Polanski.

    Già, nel 2001 avete fatto insieme a teatro “Amadeus”, dalla pièce di Paul Shaffer portata al cinema da Forman. Polanski regista, lei nei panni di Salieri.
    Esatto. Ma molti intelligentoni qui in Italia hanno la memoria corta. Ci crede se le dico che qualche direttore di teatro neanche sapeva chi fosse Polanski?

    Che idea s’è fatto di questo pasticcio svizzero?
    Ho appena parlato con un amico comune. Dice che i giudici californiani rischiavano di fare la figura dei coglioni, essendo arrivata la faccenda alla Corte dei Conti. Sono in ballo vizi di forma. Una storia complicata. Spero solo che Roman torni presto a casa, a Parigi, dalla moglie Emmanuelle e dai figli Elvis e Morgana. L’estradizione sarebbe un abominio. Dopo 32 anni, poi.

    Però il reato ci fu, riconosciuto dallo stesso Polanski.
    Una ferita mai sanata, un errore che Roman ha continuato a pagare sulla propria pelle. Però diciamolo: Samantha era, all’epoca, una tredicenne molto sui generis, una signorina che girava e frequentava feste. Poi sono il primo a riconoscere che a una certa età bisogna avere nervi saldi, senso di responsabilità, non cadere in trappole di queste tipo. Anche a me è capitato di trovare in camerino, a fine spettacolo, quattordicenni spregiudicate, pronte a molto, se non a tutto. Bisogna saper resistere. Chi ne approfitta è da punire, ma la vera tragedia sono le madri. Spingono avanti le figlie, pronte a capitalizzare anche gli scandali. La madre di Samantha era una di queste.

    I giornali si sono buttati a capofitto sull’arresto di Polanski. Ci sono tutti gli ingredienti: sesso, fama, spettacolo, processi, fuga…
    Guardi, non mi interessa proprio il lato morboso. Per tutta la vita Roman ha patito un rapporto, diciamo, complesso con la stampa. Quando nel 1969 sua moglie Sharon Tate, incinta, fu uccisa in quel modo feroce quasi sembrò che fosse lui, Polanski, e non Manson, il diavolo.

    Lo conosce bene?
    Ci siamo conosciuti a Cortina, tra una sciata e l’altra. Una zuppa calda ha fatto il resto. Io gli mandai un mio film, Il trasformista, lui apprezzò.

    Rotola dal ridere

    Ci piacciono le stesse cose, non ce ne frega nulla della politica. Amadeus è nato cosi. Fu una festa festeggiare i miei 25 anni di teatro accanto a uno dei miei registi preferiti, accanto a Scorsese e Altman. In verità io avrei voluto coprodurre Il pianista, lo proposi anche alla Rai. Ma siccome Polanski veniva fuori da un insuccesso…

    Poi, però, Raicinema lo distribuì.
    Ah sì? Meglio tardi che mai.

    L’ultima volta che ha visto Polanski.
    Un anno fa, al “Bolognese”, a mangiare il bollito. Roman non è un uomo facile alla confidenza. A volte sembra un bambino: buono e cattivo insieme, gioca con la vita in ogni momento. Ma possiede una gran dote: è capace di stupori estremi. Con lui si parla d’arte, di pittura, di cibo. E di cinema. Una sera andammo a vedere un film alla moda. Di quelli dove la cinepresa non sta mai ferma. Sua battuta illuminante: «Quando giri con la destra non devi farti le seghe con la sinistra, sennò balla tutto». Ce l’aveva con i precetti danesi di Dogma, con tutte quelle teorizzazioni astruse, ma anche con certo gigantismo hollywoodiano. Il pianista l’ha girato solo con due ottiche, senza dolly e macchinari vari.

    Crede che l’arresto di sabato avrà ricadute sull’immagine di Polanski?
    Non gliene fotte niente a nessuno di questa roba, mi creda. Solo a voi giornalisti. Pensi cos’è successo a Chaplin, a Picasso, a Satie. Gli artisti non hanno l’obbligo di essere politicamente corretti. Faccio quest’intervista solo per difendere un artista straordinario. Tanto ormai il gossip ha travolto tutto. Pensi alla Mostra di Venezia. Il vero momento pop è stato l’arrivo di Milingo e Noemi. Perché non l’avete ignorato?
    Immagine postata dall'utente


    qui mentre spara a un povero maialino in un film Triste
    scena reale
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