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    il 2009-12-15 12:38:00.0 alle 2009-12-15 12:38:00.0
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    La prostituzione delle parole: non dire mai “ti amo”
    "Non occorrono molti studi di linguistica per constatare dal vivo la triste realtà di questo enunciato: chi prostituisce le parole finisce per bruciare i relativi referenti – cose non meno di persone. Così ogni volta che in Italia sento o leggo espressioni tipo “combattere la mafia”, io ho voglia di passare da parte della mafia; se sento la parola “patria”, che purtroppo sta ritornando alla carica in molti paesi occidentali, mi viene voglia di passare dalla parte del primo nemico straniero a portata di mano; “movimento della vita” suscita in me desideri di abortivismo violento etc. “Ti amo” va bene in punto di morte – a patto che non pretendi poi di resuscitare: parola scaduta!
    Che bisogno c’è di portare alla ribalta sentimenti che, se ci sono, è nella loro natura essere intrinseci, discreti, costanti o non essere affatto? Quando un uomo dice “ti amo” è perché ha sostituito la parola piena al sentimento che si sta svuotando. Chi snatura le parole, snatura la realtà – degrada ogni possibile naturalezza dei sentimenti. Bisogna essere intransigenti con l’uso delle parole e molto acquiescenti con ciò che può accadere tanto meglio nel silenzio.
    La parola è manifestazione onerosa, di solito sono più i costi che i profitti volendo forzarla. Ho notato che se parli troppo a vanvera dei tuoi sentimenti “più sinceri”, finisci col non averne più, e il non sentire più ti porterà a aumentare la dose del vuoto gridato delle parole per mascherarlo. Ovviamente questo lo constato negli altri, non in me – io non fingo mai senza sapere di farlo; se strumentalizzo la parola ai fini della falsità sto creando qualcosa che prima non c’era, non sto coprendomi dietro un dito – io non inganno nessuno, neppure me. La parola è la marca da bollo della carta libera della mente immersa fino all’istante prima nella tirannia radicale, primitiva e lecita del silenzio – “meglio che tacere non c’è”, a parte il nominare non invano le cose col loro nome. Per dissentire, si parla. Parlare per assentire è una funzione superflua della lingua”.
    Aldo Busi
    Sodomie in corpo 11

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