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    il 2009-10-19 17:37:00.0 alle 2009-10-19 17:37:00.0
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    Grande Tremonti

    "La variabilità del posto di lavoro, l’incertezza, la mutabilità per alcuni sono un valore in sé, per me onestamente no".


    http://www.ilgiornale.it/economia/tremonti_mobilit...


    dannate invenzioni della sinistra Arrabbiato
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      il 2009-10-19 19:17:00.0 alle 2009-10-19 19:17:00.0
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      Re: Grande Tremonti

      - Scritto da: nathan71
      >
      > "La variabilità del posto di lavoro,
      > l’incertezza, la mutabilità per alcuni sono un
      > valore in sé, per me onestamente no".
      >
      >
      >
      > http://www.ilgiornale.it/economia/tremonti_mobilit
      >
      >
      > dannate invenzioni della sinistra Arrabbiato
      Rotola dal ridere

      secondo me invece sono dei valori, in termini di crescita professionale e personale, di scoperta della propria vocazione, di ottimizzazione del collocamento, ecc.
      Il problema è che supportare questi valori con politiche di welfare e ammortizzatori sociali adeguati costa. Innanzitutto costa in termini diretti allo stato, perché qualcuno deve dare i soldi per la pagnotta mentre uno se ne sta a casa tra un lavoro e un altro.
      In seconda istanza, costa alle aziende: per permettere la flessibilità di cui tanti cianciano senza sapere di cosa parlano, è doveroso e perentorio ridurre a tassi minimi l'indice di disoccupazione; ed è piuttosto intuitivo che questo darebbe forza contrattuale alla classe dei lavoratori, a scapito delle imprese. Non mi stupirei che come effetto diretto di un calo della disoccupazione ci possa essere un'aumento medio delle retribuzioni.
      Ma ora vediamo nel concreto i vantaggi.
      Parlo di crescita professionale e personale, perché l'esperienza accumulata in diversi ambiti operativi è un patrimonio che arricchendo il lavoratore arricchisce anche l'azienda in cui lui lavora.
      C'è anche un discorso di "collocamento ottimale". Per come la vedo io in Italia è difficile che un lavoratore a T.I. si licenzi se non si trova bene nel posto in cui lavora. Il lavoro a tempo indeterminato è oro, nessuno lo vuole abbandonare a meno di non trovare di meglio.
      E' questo che produce il fenomeno dei fannulloni brunettiani, non certo la carenza di controlli (per quanto possa contribuire). Un circolo vizioso in cui, il datore di lavoro, ovvero il responsabile di primo livello, non sa fino a dove si può spingere per rendere un lavoro insopportabile (in senso assoluto o soltanto per il lavoratore specifico che lo svolge), e nel contempo il lavoratore è costretto a far controvoglia un lavoro che non gli piace/non lo stimola/non fa per lui. Diventa un gioco di attriti che sfianca entrambi.
      Flessibilità maggiore vorrebbe dire per il datore di lavoro poter dire "non sei produttivo, ti licenzio!" e magari vien fuori che è una mossa positiva per entrambi. Oppure che il lavoratore si licenzi di suo, sempre a vantaggio di entrambe le parti.
      Poi ho visto troppe persone "spegnersi", specialmente alle poste, abituate a sentirsi solo dei numeri, semplicemente perché non hanno un lavoro che li valorizzi.

      Comunque, per far tutto questo ci vogliono i soldi.
<softv>

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