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    Proc di Catania
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    Non Autenticato
    il 2009-07-31 17:04:00.0 alle 2009-07-31 17:04:00.0
    Tendenza a punire e togliere...
    anzichè valorizzare e riconoscere.

    E' questa la contraddizione schizofrenica che si palesa osservando come quei "cervelloni" concepiscono gli adolescenti: per essere imputabili sarebbe giustificato un abbassamento ai 12 anni (dai 14 attuali), mentre per avere un rapporto sessuale no, questo consenso non può essergli riconosciuto!
    Ma sono anche altri i diritti che gli andrebbero accordati, non solo quello a poter disporre liberamente della propria sessualità...


    Redazione junior
    Baby gang: arrestarli già a dodici anni?


    da Panorama di Carlo Puca
    Roma, 27 novembre 2006

    Per la prima volta il Rapporto del ministero dell'Interno dedica un ampio capitolo alle bande giovanili. Ecco cosa dice. E in Parlamento, sia a destra sia a sinistra, c'è chi è pronto ad abbassare l'età imputabile

    Il tabù è caduto: il tema dell'abbassamento dell'età imputabile dei minorenni diventa d'attualità anche nel centrosinistra storicamente «perdonista».
    E non tanto per i continui episodi di bullismo, che sono il sintomo, bensì per la malattia rimasta finora incubata: le baby gang.
    Il fenomeno è nuovo per l'Italia: soltanto nel 2004 lo Zingarelli lo ha introdotto come neologismo.
    Ma al di là della questione linguistica, ciò che conta è la sostanza, contenuta nel prossimo Rapporto sullo stato della sicurezza in Italia, la bibbia del ministero dell'Interno sulle vicende criminali del Paese.
    Pianificato per la tarda primavera del 2007, per la prima volta il rapporto dedicherà un capitolo specifico alle bande giovanili, ricavato dall'incrocio dei dati provenienti da prefetture, questure e tribunali minorili.

    Un lavoro certosino, insomma, mai svolto prima in Italia, che Panorama è in grado anticipare in alcuni suoi passaggi. Stando al rapporto, vittime preferite degli under 18 «sono spesso coetanei».
    I reati commessi «spaziano dalle estorsioni alle rapine associate a lesioni, ai furti, alle risse, al vandalismo, alle violenze sessuali nei confronti delle ragazze legate agli appartenenti ai gruppi opposti».
    Il documento traccia anche una prima mappatura.
    Dal punto di vista geografico ci sono poco o punto differenze tra Nord e Sud.

    Il fenomeno è diffuso soprattutto nelle aree metropolitane e in particolare a «Milano, Genova, Palermo, Napoli, Roma, Bari, Foggia e Padova».
    Aggiunge il Viminale che «a Genova e nel Milanese sono presenti vere e proprie gang formate principalmente da sudamericani, in particolare da giovani ecuadoriani e peruviani».
    La diversità principale tra le bande italiane e quelle straniere sta «nella differente tipologia di delitti compiuti».
    Infatti, mentre «i minori indigeni sono propensi a compiere reati contro la persona, quelli stranieri svolgono prevalentemente attività delittuose contro il patrimonio o sono dediti allo spaccio di droghe».

    La grande novità è il coinvolgimento delle «famiglie medio-borghesi, i figli di genitori inconsapevoli» di avere un baby gangster in casa propria.
    Dunque, il fenomeno è trasversale alla società e riguarda anche «gruppi composti da adolescenti di sesso femminile».
    I dati parziali pervenuti al Viminale contano circa 40 mila reati commessi da minorenni dall'inizio del 2006, il 60 per cento dei quali imputabili a baby gang, mentre sono circa 460 i delitti a sfondo sessuale.
    Dati che il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha definito «raggelanti».
    Secondo l'analisi del ministro, «le baby gang meriterebbero purtroppo un nome tutto italiano».

    Milano e Genova a parte, il quadro italiano presenta tinte diverse rispetto a quelle di altri paesi.
    Spiega il rapporto che negli Stati Uniti, per esempio, le baby gang si sono «strutturate con un leader riconosciuto, una gerarchia interna e il controllo di un territorio».
    In Italia invece, soprattutto nel Mezzogiorno, «anche se talvolta i minori sfuggono persino al controllo della criminalità organizzata, spesso i veri capi dei gruppi delinquenziali minorili sono adulti, che sfruttano la non punibilità o la parziale punibilità dei minori».
    È questa la considerazione di partenza che conduce Amato a proporre l'introduzione di un nuovo tipo di reato: «La responsabilità dei maggiorenni nei reati commessi dai minori».

    (1 di 2)
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      Proc di Catania
      Scritto da
      Non Autenticato
      il 2009-07-31 17:04:00.0 alle 2009-07-31 17:04:00.0
      Re: Tendenza a punire e togliere...
      (2 di 2)

      Questa è soltanto una delle soluzioni legislative al vaglio del governo, tutte indirizzate a cercare un percorso condiviso anche dall'opposizione.
      Il precedente c'è, riguarda la legge sulla pedopornografia.
      È quello lo schema a cui guarda il guardasigilli Clemente Mastella, quando sostiene «la costruzione con il centrodestra di un tavolo sui minori».
      Se si esclude gran parte della sinistra radicale, rimasta perdonista, il punto di partenza è uguale per tutti: da un lato serve l'avvio del piano 2006-2008 per la scuola e per l'infanzia; dall'altro è più che mai necessario rivedere la legislazione minorile.

      Sul primo versante, il quadro è abbastanza delineato: nasceranno gli sportelli antibullismo e nelle scuole entreranno gli psicologi.
      Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha anche annunciato «la creazione di un garante dei minori», capace di essere tutore ed educatore ma anche «di far rispettare la legge».

      Già, ma quale legge?
      Il Codice penale minorile è praticamente fermo al 1930. Prevede la non imputabilità dei minori di 14 anni, la semimputabilità dai 14 ai 18, la possibilità per il giudice di ridurre fino a due terzi la pena, oltre che il perdono giudiziale, sempre lasciato alla discrezionalità del magistrato.
      «Il Codice penale minorile è inadeguato» tuonano il presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minorenni, Antonio Marziale, e il presidente dell'Associazione nazionale dei sociologi Pietro Zocconali.
      E Vincenzo Galvano, procuratore generale di Napoli, dice: «L'età della punibilità va abbassata, ma è il Parlamento che deve decidere la strada».

      Nella scorsa legislatura fu il forzista Alfredo Biondi il capofila di una proposta di legge.
      Il deputato di An Giuseppe Consolo ha appena depositato un disegno di legge per abbassare l'età imputabile da 14 a 12 anni e disporre la piena punibilità dei minorenni già a 16 anni. Sostiene Consolo: «Da tutti i punti di vista, psicologico, comportamentale e sociale, oggi i dodicenni hanno una consapevolezza maggiore dei loro coetanei di qualche decennio fa».
      Quella che può sembrare la posizione isolata di un uomo di destra è invece tema di dibattito anche nel centrosinistra. Per esempio il presidente della commissione Giustizia del Senato, Cesare Salvi, si dice in «linea di principio non sfavorevole a un abbassamento dell'età imputabile».

      E il suo omologo alla Camera, il dipietrista Pino Pisicchio, annuncia: «A dicembre proporrò un'indagine conoscitiva sulle baby gang».
      L'obiettivo è «trarre elementi utili per normare in maniera diversa la punibilità dei minori, compreso l'abbassamento dell'età imputabile».
      Quanto alla commissione ministeriale per la riforma della giustizia minorile, è fresca la notizia del ritiro delle deleghe al sottosegretario che la guida, Daniela Melchiorre.
      In via Arenula si mormora che tra le concause della decisione di Mastella ci sia il pregiudizio perdonista del sottosegretario.

      Fatto sta che l'opinione del guardasigilli è la seguente: «Sull'abbassamento dell'età sono sempre stato un po' incerto».
      Visti i tempi che corrono, però, «è necessario introdurre un deterrente dal punto di vista delle sanzioni penali, e per questo ho già dato mandato di affrontare questo problema e di valutare la possibilità di rendere più pesanti le sanzioni».
      Tradotto, vuol dire che se dal tavolo bipartisan sulla giustizia minorile venisse fuori una solida maggioranza favorevole all'abbassamento dell'età imputabile, bene.
      Sennò si procederebbe con le altre opzioni: minore discrezionalità dei giudici minorili, inasprimento delle pene, in particolare per i postsedicenni, responsabilità civile dei genitori.

      http://www.ildue.it/Beccaria/PaginaBeccariaBrevi.a...
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