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    Scritto da
    avvelentani
    Cubicolario
    il 2009-05-13 21:50:00.0 alle 2009-05-13 21:50:00.0
    Trollate totali: 18184
    Dopo... niente e` piu` lo stesso


    Forte treno impaziente treno dritto sulla giusta via sei arrivato.
    Ad ogni passo baci i miei stivali, terra mia, ti riconosco.
    Possente terra come ti invocavo
    nei primi giorni in cui tuonava il cannone.
    Montagne che fermate il mio respiro, siete sagge come allora ?
    Lascia il fucile la mia spalla e cade giù la gloria
    la gloria ?!
    Torna l'uomo con la sua stanchezza infinita.


    E sono questi i giorni del ritorno
    quando sui canneti volan basse le cicogne
    e versano il candore delle piume
    dentro i campi acquitrinosi, e poi fra i boschi volan via.
    Sono questi i giorni del ritorno
    rivedere viva la mia gente viva,
    vecchi austeri dalle lunghe barbe bianche
    le madri fiere avvolte dentro scuri veli.
    E piange e ride la mia gente e canta...
    allora è viva la mia gente, vive.
    Canti e balli nella strada volti di ragazze come girasoli
    cose che non riconosco più.
    Per troppo tempo ho avuto gli occhi nudi e il cuore in gola.
    Eppure non era poca cosa la mia vita.
    Cosa ho vinto, dov'è che ho vinto quando io
    ora so che sono morto dentro
    tra le mie rovine.
    Perdio ! ma che m'avete fatto a Stalingrado !?!


    Difensori della patria, baluardi di libertà !
    Lingue gonfie, pance piene non parlatemi di libertà
    voi chiamate giusta guerra ciò che io stramaledico !!!
    Dio ha chiamato a sé gli eroi, in paradiso vicino a Lui.
    Ma l'odore dell'incenso non si sente nella trincea.
    Il mio vero eroismo qui comincia, da questo fango.
    T'ho amata donna e parleranno ancora i nostri ventri.
    Ma come è debole l'abbraccio in questo incontro.
    Cosa ho vinto, dov'è che ho vinto quando io,
    vedo che, vedo che niente è più lo stesso, ora è tutto diverso.
    Perdio ! ma che cos'è successo di così devastante a Stalingrado !?!
    I think happiness is love
    - Vladimir Putin
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      Scritto da
      Non Autenticato
      il 2009-05-13 21:54:00.0 alle 2009-05-13 21:54:00.0
      Re: Dopo... niente e` piu` lo stesso

      - Scritto da: avvelentani
      >
      >
      > Forte treno impaziente treno dritto sulla giusta
      > via sei
      > arrivato.
      > Ad ogni passo baci i miei stivali, terra mia, ti
      > riconosco.
      > Possente terra come ti invocavo
      > nei primi giorni in cui tuonava il cannone.
      > Montagne che fermate il mio respiro, siete sagge
      > come allora
      > ?
      > Lascia il fucile la mia spalla e cade giù la
      > gloria
      > la gloria ?!
      > Torna l'uomo con la sua stanchezza infinita.
      >
      >
      > E sono questi i giorni del ritorno
      > quando sui canneti volan basse le cicogne
      > e versano il candore delle piume
      > dentro i campi acquitrinosi, e poi fra i boschi
      > volan
      > via.
      > Sono questi i giorni del ritorno
      > rivedere viva la mia gente viva,
      > vecchi austeri dalle lunghe barbe bianche
      > le madri fiere avvolte dentro scuri veli.
      > E piange e ride la mia gente e canta...
      > allora è viva la mia gente, vive.
      > Canti e balli nella strada volti di ragazze come
      > girasoli
      > cose che non riconosco più.
      > Per troppo tempo ho avuto gli occhi nudi e il
      > cuore in
      > gola.
      > Eppure non era poca cosa la mia vita.
      > Cosa ho vinto, dov'è che ho vinto quando io
      > ora so che sono morto dentro
      > tra le mie rovine.
      > Perdio ! ma che m'avete fatto a Stalingrado !?!
      >
      >
      > Difensori della patria, baluardi di libertà !
      > Lingue gonfie, pance piene non parlatemi di
      > libertà
      > voi chiamate giusta guerra ciò che io
      > stramaledico
      > !!!
      > Dio ha chiamato a sé gli eroi, in paradiso vicino
      > a
      > Lui.
      > Ma l'odore dell'incenso non si sente nella
      > trincea.
      > Il mio vero eroismo qui comincia, da questo fango.
      > T'ho amata donna e parleranno ancora i nostri
      > ventri.
      > Ma come è debole l'abbraccio in questo incontro.
      > Cosa ho vinto, dov'è che ho vinto quando io,
      > vedo che, vedo che niente è più lo stesso, ora è
      > tutto
      > diverso.
      > Perdio ! ma che cos'è successo di così devastante
      > a Stalingrado
      > !?!






      Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
      con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
      quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
      ma nella fantasia ho l'immagine sua:
      gli eroi son tutti giovani e belli,
      gli eroi son tutti giovani e belli,
      gli eroi son tutti giovani e belli...

      Conosco invece l'epoca dei fatti, qual' era il suo mestiere:
      i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
      i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
      sembrava il treno anch' esso un mito di progresso
      lanciato sopra i continenti,
      lanciato sopra i continenti,
      lanciato sopra i continenti...

      E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
      che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
      ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
      sembrava avesse dentro un potere tremendo,
      la stessa forza della dinamite,
      la stessa forza della dinamite,
      la stessa forza della dinamite..

      Ma un' altra grande forza spiegava allora le sue ali,
      parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali"
      e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
      la bomba proletaria e illuminava l' aria
      la fiaccola dell' anarchia,
      la fiaccola dell' anarchia,
      la fiaccola dell' anarchia...

      Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
      un treno di lusso, lontana destinazione:
      vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
      pensava al magro giorno della sua gente attorno,
      pensava un treno pieno di signori,
      pensava un treno pieno di signori,
      pensava un treno pieno di signori...

      Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
      forse una rabbia antica, generazioni senza nome
      che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
      dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
      la bomba sua la macchina a vapore,
      la bomba sua la macchina a vapore,
      la bomba sua la macchina a vapore...

      E sul binario stava la locomotiva,
      la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
      sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
      mordesse la rotaia con muscoli d' acciaio,
      con forza cieca di baleno,
      con forza cieca di baleno,
      con forza cieca di baleno...

      E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
      pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
      Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
      e prima di pensare a quel che stava a fare,
      il mostro divorava la pianura,
      il mostro divorava la pianura,
      il mostro divorava la pianura...

      Correva l' altro treno ignaro e quasi senza fretta,
      nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
      ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
      "notizia di emergenza, agite con urgenza,
      un pazzo si è lanciato contro al treno,
      un pazzo si è lanciato contro al treno,
      un pazzo si è lanciato contro al treno..."

      Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
      e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
      e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
      "Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
      Trionfi la giustizia proletaria!
      Trionfi la giustizia proletaria!
      Trionfi la giustizia proletaria!"

      E intanto corre corre corre sempre più forte
      e corre corre corre corre verso la morte
      e niente ormai può trattenere l' immensa forza distruttrice,
      aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
      della grande consolatrice,
      della grande consolatrice,
      della grande consolatrice...

      La storia ci racconta come finì la corsa
      la macchina deviata lungo una linea morta...
      con l' ultimo suo grido d' animale la macchina eruttò lapilli e lava,
      esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
      lo raccolsero che ancora respirava,
      lo raccolsero che ancora respirava,
      lo raccolsero che ancora respirava...

      Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
      mentre fa correr via la macchina a vapore
      e che ci giunga un giorno ancora la notizia
      di una locomotiva, come una cosa viva,
      lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
      lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
      lanciata a bomba contro l' ingiustizia!

      Ficoso
      • Avatar
        Scritto da
        Non Autenticato
        il 2009-05-13 22:10:00.0 alle 2009-05-13 22:10:00.0
        Re: Dopo... niente e` piu` lo stesso

        - Scritto da:
        >
        > - Scritto da: avvelentani
        > >
        > >
        > > Forte treno impaziente treno dritto sulla giusta
        > > via sei
        > > arrivato.
        > > Ad ogni passo baci i miei stivali, terra mia, ti
        > > riconosco.
        > > Possente terra come ti invocavo
        > > nei primi giorni in cui tuonava il cannone.
        > > Montagne che fermate il mio respiro, siete sagge
        > > come allora
        > > ?
        > > Lascia il fucile la mia spalla e cade giù la
        > > gloria
        > > la gloria ?!
        > > Torna l'uomo con la sua stanchezza infinita.
        > >
        > >
        > > E sono questi i giorni del ritorno
        > > quando sui canneti volan basse le cicogne
        > > e versano il candore delle piume
        > > dentro i campi acquitrinosi, e poi fra i boschi
        > > volan
        > > via.
        > > Sono questi i giorni del ritorno
        > > rivedere viva la mia gente viva,
        > > vecchi austeri dalle lunghe barbe bianche
        > > le madri fiere avvolte dentro scuri veli.
        > > E piange e ride la mia gente e canta...
        > > allora è viva la mia gente, vive.
        > > Canti e balli nella strada volti di ragazze come
        > > girasoli
        > > cose che non riconosco più.
        > > Per troppo tempo ho avuto gli occhi nudi e il
        > > cuore in
        > > gola.
        > > Eppure non era poca cosa la mia vita.
        > > Cosa ho vinto, dov'è che ho vinto quando io
        > > ora so che sono morto dentro
        > > tra le mie rovine.
        > > Perdio ! ma che m'avete fatto a Stalingrado !?!
        > >
        > >
        > > Difensori della patria, baluardi di libertà !
        > > Lingue gonfie, pance piene non parlatemi di
        > > libertà
        > > voi chiamate giusta guerra ciò che io
        > > stramaledico
        > > !!!
        > > Dio ha chiamato a sé gli eroi, in paradiso
        > vicino
        > > a
        > > Lui.
        > > Ma l'odore dell'incenso non si sente nella
        > > trincea.
        > > Il mio vero eroismo qui comincia, da questo
        > fango.
        > > T'ho amata donna e parleranno ancora i nostri
        > > ventri.
        > > Ma come è debole l'abbraccio in questo incontro.
        > > Cosa ho vinto, dov'è che ho vinto quando io,
        > > vedo che, vedo che niente è più lo stesso, ora è
        > > tutto
        > > diverso.
        > > Perdio ! ma che cos'è successo di così
        > devastante
        > > a Stalingrado
        > > !?!
        >
        >
        >
        >
        >
        >
        > Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
        > con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
        > quanti anni avesse visto allora, di che colore i
        > suoi
        > capelli,
        > ma nella fantasia ho l'immagine sua:
        > gli eroi son tutti giovani e belli,
        > gli eroi son tutti giovani e belli,
        > gli eroi son tutti giovani e belli...
        >
        > Conosco invece l'epoca dei fatti, qual' era il
        > suo
        > mestiere:
        > i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
        > i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei
        > pezzenti
        > sembrava il treno anch' esso un mito di progresso
        > lanciato sopra i continenti,
        > lanciato sopra i continenti,
        > lanciato sopra i continenti...
        >
        > E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
        > che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
        > ruggendo si lasciava indietro distanze che
        > sembravano
        > infinite,
        > sembrava avesse dentro un potere tremendo,
        > la stessa forza della dinamite,
        > la stessa forza della dinamite,
        > la stessa forza della dinamite..
        >
        > Ma un' altra grande forza spiegava allora le sue
        > ali,
        > parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali"
        > e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
        > la bomba proletaria e illuminava l' aria
        > la fiaccola dell' anarchia,
        > la fiaccola dell' anarchia,
        > la fiaccola dell' anarchia...
        >
        > Un treno tutti i giorni passava per la sua
        > stazione,
        > un treno di lusso, lontana destinazione:
        > vedeva gente riverita, pensava a quei velluti,
        > agli
        > ori,
        > pensava al magro giorno della sua gente attorno,
        > pensava un treno pieno di signori,
        > pensava un treno pieno di signori,
        > pensava un treno pieno di signori...
        >
        > Non so che cosa accadde, perchè prese la
        > decisione,
        > forse una rabbia antica, generazioni senza nome
        > che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
        > dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
        > la bomba sua la macchina a vapore,
        > la bomba sua la macchina a vapore,
        > la bomba sua la macchina a vapore...
        >
        > E sul binario stava la locomotiva,
        > la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
        > sembrava un giovane puledro che appena liberato
        > il
        > freno
        > mordesse la rotaia con muscoli d' acciaio,
        > con forza cieca di baleno,
        > con forza cieca di baleno,
        > con forza cieca di baleno...
        >
        > E un giorno come gli altri, ma forse con più
        > rabbia in
        > corpo
        > pensò che aveva il modo di riparare a qualche
        > torto.
        > Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via
        > la sua
        > paura
        > e prima di pensare a quel che stava a fare,
        > il mostro divorava la pianura,
        > il mostro divorava la pianura,
        > il mostro divorava la pianura...
        >
        > Correva l' altro treno ignaro e quasi senza
        > fretta,
        > nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
        > ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in
        > un
        > baleno:
        > "notizia di emergenza, agite con urgenza,
        > un pazzo si è lanciato contro al treno,
        > un pazzo si è lanciato contro al treno,
        > un pazzo si è lanciato contro al treno..."
        >
        > Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
        > e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
        > e sembra dire ai contadini curvi il fischio che
        > si spande in
        > aria:
        > "Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
        > Trionfi la giustizia proletaria!
        > Trionfi la giustizia proletaria!
        > Trionfi la giustizia proletaria!"
        >
        > E intanto corre corre corre sempre più forte
        > e corre corre corre corre verso la morte
        > e niente ormai può trattenere l' immensa forza
        > distruttrice,
        > aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
        > della grande consolatrice,
        > della grande consolatrice,
        > della grande consolatrice...
        >
        > La storia ci racconta come finì la corsa
        > la macchina deviata lungo una linea morta...
        > con l' ultimo suo grido d' animale la macchina
        > eruttò lapilli e
        > lava,
        > esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il
        > velo:
        > lo raccolsero che ancora respirava,
        > lo raccolsero che ancora respirava,
        > lo raccolsero che ancora respirava...
        >
        > Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
        > mentre fa correr via la macchina a vapore
        > e che ci giunga un giorno ancora la notizia
        > di una locomotiva, come una cosa viva,
        > lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
        > lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
        > lanciata a bomba contro l' ingiustizia!
        >
        > Ficoso

        Non lo conoscevo.

        Respect.
<softv>

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