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      Proc di Catania
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      il 2008-09-17 20:28:00.0 alle 2008-09-17 20:28:00.0
      Re: inchiesta su Malindi
      interessanti le repliche dei blogger che vivono a Malindi che contestano l'articolo di Panorama ,che secondo loro è molto scandalistico,diffamatorio e pieno di inesattezze,purtroppo questi articoli spesso hanno un effetto controproducente:stimolano i pedofili europei ad invadere questi (presunti)perversi paradisi dell'eros pedofilo che ovviamente costituiscono un inferno per i poveri bambini che vengono sfruttati sessualmente.
      certamente la pedofilia è un problema da affrontare seriamente e non deve essere utilizzata per fare scandalistici scoop giornalistici.
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        Proc di Catania
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        Non Autenticato
        il 2008-09-17 20:31:00.0 alle 2008-09-17 20:31:00.0
        Re: inchiesta su Malindi
        ecco la risposta di un italiano indignato ,chevive a Malindi
        Il 10 Settembre 2008 alle 19:19 roberto mombasa ha scritto:


        Mombasa 08-09-08

        Caro Bonini,

        e’ sempre molto facile scrivere articoli come questi,soprattutto se si scrivono baggianate nella quantita’ cui hai fatto tu,senza degnarti di approfondire e controllare sia gli argomenti sia le fonti dal quale attingi.

        Non si puo’ negare che il problema esista,come del resto in tutte le altre parti del mondo,ma non si puo’ generalizzare ed enfatizzare nella maniera in cui hai fatto,inventandoti interviste con autorita’ locali,premetto che il sottoscritto vive in Kenya da 20 anni (di cui 10 spesi in Malindi)e non fa’ parte della feccia descritta nel tuo articolo,faccio l’imprenditore e non mi identifico assolutamente in nessuna delle descrizioni da te pubblicate.
        Devi sapere mio caro Bonini ,che il capo della polizia di Malindi ,da te menzionato non e’ piu’ in carica da piu’ di un anno e dopo essere stato interpellato ha negato categoricamente ogni tipo di intervista con la stampa.
        Stessa sorte per l’Ambasciatore Magistrati che a sua volta ha negato ogni tipo di relazione con giornalisti o altro.

        Gli Italiani in Kenya non fanno assolutamente quello che vogliono,non hanno nessun racket e nessuna rete malavitosa,devi sapere caro Bonini che siamo sorvegliati a vista dalle utorita’ locali e che addirittura veniamo arrestati o portati in tribunale solo se commettiamo reato di offesa anche verbale nei riguardi della popolazione locale,praticamente dopo che hai dato dello “stupido” ad un Keniota,dopo mezz’ora ti ritrovi al posto di polizia a dar spiegazioni dell’accaduto,quindi immagina se soltanto facessimo una piccola parte dei reati da te attribuitici.

        Qui non comandiamo niente e non siamo nessuno,siamo solo delle grasse vacche da mungere.

        Quello che ti posso assicurare se hai tante palle,quante sono le stupidaggini che scrivi,e’ che personalmente con l’aiuto dell’autorita’ locale,se hai nomi e fatti accaduti documentabili,saro’ in prima linea per prodigarmi a far arrestare sia in kenya che in Italia chiunque si macchi del reato di pedofilia(visto tralaltro che e’ un reato internazionale).e saro’ lieto di cooperare con chiunque abbia gli stessi miei ideali.

        E per finire vorrei aggiungere che di personale assunto nelle varie organizzazioni internazionali ne abbiamo cosi’ tanti che sicuramente con i trattamenti economici da sogno che percepiscono,i rapporti se li inventano a tavolino pur di non perdere il posto!

        Sempre pronto a cooperare con chiunque.

        Roberto Mombasa

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          Proc di Catania
          Scritto da
          Non Autenticato
          il 2008-09-17 20:38:00.0 alle 2008-09-17 20:38:00.0
          Re: inchiesta su Malindi
          per correttezza bisogna citare la difesa del giornalista,accusato di scandalismo per far vendere più copie:
          ¶ Il 17 Settembre 2008 alle 15:43 Confermo tutto: ci sono italiani che comprano le bambine a Malindi » Panorama.it - Mondo ha scritto:


          […] Sono convinto che le offese, le calunnie, ma soprattutto le minacce anche fisiche che mi sono arrivate in seguito all’inchiesta sulla pedofilia a Malindi condotta da me per Panorama rappresentino più una conferma di quanto denunciato che una legittima confutazione. Detto questo, e premesso che non perderò il mio tempo a controbattere agli insulti che mi sono stati indirizzati, ci tengo a rispondere a quanto mi è stato mosso. Il reportage. Ci si spinge a sostenere che io non sia mai stato a Malindi. Per me parla il mio passaporto e le ricevute che ho con me. Per me parlano le centinaia di foto scattate da Simone Stefanelli, mio compagno di viaggio. Foto che ritraggono non una, ma decine di ragazzine, tra i 10 e i 14 anni, davanti a quei locali, o addirittura all’interno di quei locali, citati nel pezzo. Per me parlano le testimonianze di vita raccolte in strada, delle ragazzine e delle loro famiglie. Molti degli attacchi che ho subìto hanno messo in discussione le interviste con l’ambasciatore Pierandrea Magistrati e il giornalista Fred Olouch a Nairobi. Ebbene, stupito per questi attacchi improvvidi, in questi giorni ho provveduto a contattarli nuovamente ricevendo la conferma tanto dei nostri incontri quanto del tenore delle nostre conversazioni. Senza considerare le foto scattate nello stesso studio dell’ambasciatore. Per di più il collega del “Nation”, Fred Olouch, ha negato categoricamente di essere mai stato contattato di recente dal consolato italiano e dalle associazioni che fanno riferimento alla comunità italiana a Malindi, come riportato nelle lettere contro di me. Anche l’ufficiale di polizia Philip Opiyo, raggiunto telefonicamente, non ritratta quanto detto né tanto meno afferma di non avermi mai incontrato. Come confutare poi un dossier diffuso dalla più autorevole delle organizzazioni internazionali a tutela dell’infanzia, l’Unicef, che nero su bianco conferma quanto da me raccolto sul campo? Così come lo confermano altre due ong in prima linea da anni nella difesa dei bambini vittime di violenze sessuali, Ecpat e Unicef Italia. E lo stesso Giorgio Manzi, del Ris di Roma, interpellato sull’argomento, conferma il mio racconto. Certo, l’inchiesta può aver suscitato la rabbia dei residenti italiani a Malindi che onestamente vivono e lavorano in questa località da anni, ma non era assolutamente nei miei intenti infangare un’intera comunità, (e questo è dimostrato dalle espressioni che ho usato nel testo, come ad esempio “alcuni italiani ne approfittano”), bensì quello di denunciare una piaga che mina l’infanzia di centinaia di bambini. E poi, non dovrebbero essere gli onesti per primi a chiedere che si faccia pulizia dei pedofili? O quella realtà disturba chi vuol farsi spensieratamente i bagni nelle acque di Malindi senza guardare che cosa succede intorno? E chi vive di turismo, reagendo in questo modo, non dà l’impressione di preoccuparsi dei propri affari più che delle bambine sfruttate sessualmente? Considero dunque del tutto pretestuosa, se non strumentale, l’accusa di aver pubblicato “un’inchiesta vecchia di alcuni mesi” con il solo scopo di “danneggiare il turismo a Malindi”. Ho proposto la mia inchiesta a Panorama che per settimane mi ha chiesto verifiche e riscontri. Davvero si vuol far finta di credere che sia scorretto denunciare una tragedia come quella della pedofilia solo perché sono trascorsi alcuni mesi dalla raccolta dell’informazioni sul campo? Il rispetto e la dignità dei bambini non vanno in prescrizione. […]


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