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    Proc di Catania
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    il 2008-07-13 15:28:00.0 alle 2008-07-13 15:28:00.0
    sampech
    IL CASO SAMPECH L'orco è in carcere. Non farà più male a nessun bambino. Giorgio Sampech, dietro le sbarre, sconterà 14 anni di reclusione. L'uomo, originario di Pescantina, nel veronese, ha stuprato in Thailandia e Cambogia oltre quattrocento minori. Numeri che fanno orrore. Numeri che lo hanno portato in carcere. Numeri che hanno fatto inorridire anche il Tribunale di Milano, dove la nona sezione penale presieduta dal giudice Annamaria Gatto, ha rivissuto la tremenda storia di un pedofilo, di un orco, di uno sfruttatore di bambini. Hanno poi travasato tutta la vicenda nelle motivazioni della sentenza, che Affari pubblica, gettando luce su un mondo - quello della pedofilia - oscuro, sporco, lurido. L'INFORMATORE - L'inchiesta del pm Prisco, della Procura di Milano, prende le mosse dal disgusto di un uomo, che chiameremo Luigi, che aveva conosciuto Giorgio Sampech a Pattaya, in Thailandia. Tramonti spettacolari su una spiaggia di sabbia bianca, finissima, a 165 chilometri da Bangkok. Sampech, però, non stava a Pattaya per il mare. Non era un turista. Tanto che l'informatore riferisce alla Polizia Postale, una volta rientrato in Italia che Sampech "frequentava una piscina che era disposizione dei clienti di un hotel e che, oltre ad una vasca per adulti ed una conidromassaggio, aveva anche una vasca per bambini, nella quale l'imputato li molestava". Luigi aveva assistito alla scena inorridito. Ma il peggio doveva ancora venire. Alcuni giorni dopo Sampech "aveva portato - scrivono i giudici - in una città poco distante da Pattaya, presso un grande magazzino di prodotti elettronici e, ad un certo punto, si era appartato con alcuni tailandesi con i quali aveva confabulato per un po'". Alla fine, propone all'informatore di comprare due DVD pedopornografici. L'uomo rifiuta. Ma Sampech insiste. Infatti, per lui "era del tutto normale l'interesse sessuale per i bambini ed, anzi, non riusciva proprio a comprendere come fosse possibile che un uomo adulto che si trovava da solo in vacanza in Tailandia non approfittasse delle opportunità che quel paradiso offriva". Anzi, l'orco dice di più, spiega ai conoscenti che "la Tailandia e la Cambogia gli avevano aperto orizzonti insperati ed entusiasmanti e che l'unico cruccio che lo angustiava era il fatto che per colpa degli europei i controlli della Polizia locale si erano fatti più severi e non er più così facile trovare bambini molto piccoli con i quali consumare rapporti sessuali". Tutto questo sconvolge Luigi, che una volta tornato in Italia va direttamente alla Polizia alla quale dice: "Sono sposato con una Tailandese, io ho schifo dei pedofili e tutti quelli che diffondono queste cose".
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      Proc di Catania
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      Non Autenticato
      il 2008-07-13 15:33:00.0 alle 2008-07-13 15:33:00.0
      Re: sampech
      Italiano ucciso, era pedofilo

      Santo Domingo, condannato per violenze
      Era stato condannato per violenza sessuale e atti di libidine su minori, il 53enne di Monte Romano (Viterbo), assassinato a Puerto Plata, a nord dell'isola di Santo Domingo. L'uomo, nel 1997, fu arrestato nell'ambito di un inchiesta su un giro di "giochi erotici" con minorenni. Subito dopo la condanna definitiva, decise di trasferirsi nella Repubblica Dominicana.

      Maurizio De Guidi, nel 1997, ricopriva la carica di presidente della squadra di calcio del paese. I giochi erotici sarebbero stati organizzati in un locale isolato di sua proprietà e sarebbero stati anche filmati per essere poi commercializzati in un circuito clandestino.

      In primo grado, il tribunale di Perugia, dove il processo fu spostato a seguito di una serie di ricorsi e ricusazioni, De Guidi venne condannato a sei anni di carcere. In precedenza, l'uomo aveva subito un altro arresto per detenzione illegale di una pistola, che fu trovata dai carabinieri in suo possesso.

      Durante i sui trasferimenti ai Caraibi, passava circa metà dell'anno a Puerto Plata e l'altra metà a Monte Romano. Quando tornava in Italia collaborava con la sorella nella gestione del bar sulla strada principale del paese d'origine, del quale egli stesso è contitolare.
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