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    Non Autenticato
    il 2008-05-30 22:43:00.0 alle 2008-05-30 22:43:00.0
    la mia esperienza
    per una volta
    lascio un messaggio in rete con la certezza che qualcuno mi comprenderà fino
    in fondo. Mi sembra una delle poche isole felici, in questo mare, dove si
    può ancora essere sé stessi, dove l'omologazione e la mancanza di calore
    umano non hanno ancora preso il sopravvento. Se può interessare racconto la
    mia esperienza.
       La timidezza non è uguale per tutti, anche se ci sono molti tratti
    ricorrenti nella psicologia e nel comportamento dei timidi. Molte volte ho
    sentito degli sfrontati definirsi tali e mi sono sentito quasi offeso; che
    sia ruffianeria o vera timidezza ormai da tempo ho deciso di non farci caso.
    In me la timidezza si è manifestata in questi modi.
    Da bambino la chiamavo semplicemente vergogna; vergogna di entrare nei
    negozi, vergogna quando mi trovavo al centro dell'attenzione, vergogna di
    parlare di cose personali al di fuori della famiglia; una vergogna matta di
    confessarmi mi prese prima della prima comunione, ad esempio (la confessione
    poi l'ho fatta, ultimo di tutti i bambini, ma è rimasta l'unica). Ricordo
    bene con che gelosia custodivo il segreto sulla compagna di scuola che mi
    piaceva; forse alla mamma lo dissi, fatto sta che non volevo che quel nome
    fosse pronunciato; mia mamma un giorno a tavola lo disse a voce alta e me ne
    scappai via. Un giorno, in quarta o quinta elementare, qualche compagno
    sbirciò nel mio diario mentre ero alla cattedra e spifferò i nomi delle due
    o tre che mi piacevano quell'anno; me la presi molto. Sono episodi che non
    significano molto, forse, ma nella memoria mi sono rimasti bene impressi.
    Devo aver pensato: ah sì ? E ora vi faccio vedere io ...
    Infatti ho cominciato a tenermi tutto dentro. Alle medie ero il terzo nella
    lista degli zimbelli: quando non c'erano gli altri 2 toccava a me. Ero e mi
    sentivo goffissimo; avrei dato non so che per saltare le ore di educazione
    fisica. In terza media durante una gita di cinque giorni una ragazzina di
    un'altra classe d'accordo con i miei compagni faceva finta che gli piacessi
    e mi stava sempre intorno; io sopportavo lo scherzo e quelli si divertivano
    ... L'adolescenza è stata l'età più brutta, una specie di calvario,
    solitudine e disperazione; amici, tre in tutto; quando sento qualcuno
    rimpiangere quell' età mi viene la nausea. Mi ha salvato la curiosità,
    l'amore per la lettura; a scuola me la sono sempre cavata bene; quanto a
    cultura generale non mi batteva nessuno. Al liceo ero uno dei pochi maschi
    in classe, qualcun'altro ne avrebbe approfittato, non certo io. La prima
    cotta: morivo dietro alla mia compagna di banco, che per giunta non faceva
    che parlare tutto il tempo del suo ragazzo; capirai, era via militare ... a
    dirle quel che provavo ci ho pensato mille volte, mi figuravo le scene, ma
    rimanevano buoni propositi, anzi, mi sforzavo di non fare trasparire i miei
    sentimenti, non potevo permettere che qualcuno capisse (penso però che si
    vedesse la mia sofferenza). Verso la fine del liceo ho conosciuto l'amico
    più caro che abbia mai avuto. Grazie a lui pian piano le cose sono cambiate:
    ho cominciato a uscire la sera ma anche a ingentilire le mie abitudini, che
    prima erano abbastanza selvatiche. Insomma, ho imparato cosa vuol dire avere
    una vita sociale, seppure non eclatante. Tutto, però, da buon timido,
    rigorosamente a rimorchio. Ho iniziato a sentire forte il bisogno di una
    ragazza, ma non ho avuto più di una esperienza (più o meno la classica
    nave-scuola), nonostante creda di avere qualità che le donne apprezzano. Per
    qualche anno ho fatto parte di una piccola compagnia, ed è stata
    un'esperienza essenziale, anche per entrare in confidenza con il mondo
    femminile;sono maturato molto. Ho avuto la prima vera amica donna, che
    sfortunatamente per me è diventata la ragazza del mio amico; la situazione
    non era sostenibile a lungo, e infatti, dopo che già la compagnia era morta
    di morte naturale, è morta, di morte violenta, anche la nostra amicizia, con
    l'immancabile strascico di dissapori. Nell'amicizia sono uno che va a
    rimorchio; se c'è qualcuno che mi spinge a uscire di casa ok, se no tendo a
    isolarmi. Quando conosco persone nuove con cui vado d'accordo (succede
    all'università) magari ci si scambia i numeri, ma è molto difficile che io
    richiami. Diversamente da un tempo capisco che c'è chi apprezza la mia
    compagnia (anche se quel dubbio rimane sempre), però prendo meno iniziative
    possibile, temendo che si noti la mia carenza di esperienze o la mia poca
    disinvoltura. Attualmente mi sento in una fase di passaggio; ho un'amico
    sincero anche se il nostro rapporto non è esaltante. Non mi sento più
    pessimista a senso unico come una volta. Avete presente l'ultima canzone di
    Max Pezzali, 1 in + ? L'importante è poter contare su sé stessi, nella vita.
    Con le donne la faccenda è tragica; ho poche occasioni di fare conoscenze, e
    quando c'è qualcuna che mi piace lascio passare mesi prima di decidermi a
    farglielo sapere, rigorosamente mai di persona, di norma per lettera
    (l'ultima volta: immaginatevi uno scambio di sguardi portato avanti un anno
    e mezzo prima di trovare il coraggio di comunicarle quel che provavo, senza
    peraltro avere risposta). Intanto le donne sono uno dei pensieri più
    ricorrenti della mia giornata, e più ci penso più ne sono intimidito. Se per
    strada una ragazza carina mi guarda vado in crisi e mi auguro solo che si
    giri dall'altra parte ... ma come si fa !?! Se c'è una cosa inconcepibile
    per me è come si faccia a conoscere persone dell'altro sesso per caso,
    perché vedi una persona che ti piace, vai da lei e la conosci. Io, come
    tanti
    altri timidi, credo,non sono mai stato capace di sostenere questa che ai
    miei
    occhi è una sfida immane ! Se voglio conoscere una persona devo inventarmi
    un motivo per potrerci parlare, ma non una banale scusa. Attaccare discorso
    con una scusa è l'ultima cosa che farei al mondo, anche se razionalmente
    capisco
    che non c'è niente di male, che è un modo come un altro per conoscere
    qualcuno.
    Mi sentirei in colpa, credo, oppure non sarei in grado di sostenere quella
    pur
    ingenua finzione.
    A proposito di donne: perché in questo n. g. scrivono così poche ragazze ?
    Dipende dal fatto che i patiti della rete sono soprattutto maschi ? Si sente
    parlare sempre di timidi e mai di timide. Sveglia, donne !!! Ma dove siete
    ?? Io sarei molto curioso si sentire come una donna vive la sua timidezza,
    fatevi sentire.
<softv>

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