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    Proc di Catania
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    Non Autenticato
    il 2008-05-21 05:22:00.0 alle 2008-05-21 05:22:00.0
    Robert Kelly a giudizio
    Bianchi colpevolisti, neri innocentisti: replica del caso O. J. Simpson
    Processo a Robert Kelly per sesso con minore
    Il cantante appare in un video in cui era con ragazzina tredicenne. Se giudicato colpevole rischia 15 anni

    Robert Kelly
    WASHINGTON – Si tratta di pornografia infantile, non di omicidio, ma il processo di Robert Kelly, il cantante, compositore e produttore discografico nero sta causando in America la stessa divisione del processo del campione di football americano O. J. Simpson di tredici anni fa. Per la maggioranza della comunità di colore, Kelly, 41 anni, con molti hit musicali alle spalle, è innocente, per la maggioranza della comunità bianca è colpevole.

    INCASTRATO - Secondo l’accusa, Kelly, l’autore di I believe I can fly e di parte della colonna sonora dei film di Batman con Gotham city, girò e distribuì dieci anni fa un video porno in cui faceva sesso con una tredicenne. Il cantante nega, ma se fosse giudicato colpevole rischierebbe fino a quindici anni di carcere. Kelly si è presentato lunedì al tribunale di Chicago con i guardaspalle, l’avvocato Ed Genson, il difensore delle celebrità, e un vasto seguito di fan, e si è proclamato innocente. Il nero del video porno, girato tra il ’98 e il 2000, ha dichiarato, non sono io, e la tredicenne non è la giovane, adesso ventitreenne, indicata dai media. Il mio cliente, ha aggiunto l’avvocato Genson, è vittima di un complotto: il video fu spedito nel 2002 al quotidiano Chicago Sun Times, che lo diede alla polizia, «da qualcuno che voleva stroncare la sua carriera». Il pubblico ministero, una donna, Shauna Boliken, ha ribattuto che dimostrerà «la colpevolezza dell’imputato», a cui carico ci sarebbe più di un testimone.

    SCALPORE - In America, il processo sta destando enorme scalpore. Kelly, che nel ’97 vinse il Grammy, l’Oscar della canzone, è un idolo dei neri, che si identificano soprattutto nel suo mini musical Trapped in the closet, da lui definito «un'opera urbana», sulla vita sessuale nel ghetto. Come al processo di O. J. Simpson, che fu poi assolto dall'imputazione di avere assassinato la moglie, la selezione della giuria è stata lunga e difficile. Ma a differenza della giuria di Simpson, è in prevalenza bianca, otto giurati su dodici: tra gli otto vi sono la moglie di un predicatore che afferma di essere stata stuprata da ragazza, e un uomo d’affari che dice di ritenere il cantante colpevole. Un verdetto di colpevolezza potrebbe provocare una sommossa a Chicago. Anche al processo di O. J. Simpson il pubblico ministero fu una donna. Ma la Boliker sembra molto più agguerrita della collega. È una specialista dei processi ai pedofili, nel suo ultimo caso fece condannare un prete cattolico che aveva abusato di cinque minorenni. Il giudice, Vincent Gaugham, è inoltre particolarmente severo. Ha ammonito il pubblico e i media che imprigionerà «chi protestasse o trasformasse il processo in un circo», e brandendo una gomma da masticare ha aggiunto: «Vedo che la usate, ma non appiccicatela ai banchi, perché è un reato». Il processo doveva essere celebrato l’anno scorso, ma venne rinviato più volte prima a causa di un'appendicite del cantante, poi di una frattura alla gamba del giudice, infine per la terza maternità della Boliker.
    http://www.corriere.it/esteri/08_maggio_20/kelly_c...

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