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Lo zio pedofilo s'impicca in carcereProc di CataniaScritto daNon Autenticatoil 2008-05-06 21:53:00.0 alle 2008-05-06 21:53:00.0
Lo zio pedofilo s'impicca in carcere
Forse non ha sopportato il peso enorme della colpa. Forse rinchiuso in quella cella di isolamento del carcere di Montorio, a Verona, ha pensato alla nipote che aveva abusato quando aveva solo sette anni e ha capito per la prima volta l'enormità dei suoi gesti e si è tolto la vita
25/04/2008 09:39
Forse non ha sopportato il peso enorme della colpa. Forse rinchiuso in quella cella di isolamento del carcere di Montorio, a Verona, ha pensato alla nipote che aveva abusato quando aveva solo sette anni e - con molti anni di ritardo - ha capito per la prima volta l'enormità dei suoi gesti. Forse dietro le sbarre il pensiero è tornato alla sua stessa famiglia, ai figli e alla moglie, al loro senso di vergogna per quello che lui era stato capace di fare. Forse in carcere - questa però è solo un'ipotesi - l'indagato ha subito violenze psicologiche e fisiche. Non sapremo mai con certezza perché il pensionato sessantenne della Valsugana abbia deciso di togliersi la vita poche ore dopo essere giunto in carcere, arrestato per aver commesso atti sessuali sulla sua nipotina. Di certo c'è che l'uomo è stato trovato all'alba, morto. Per togliersi la vita il pensionato ha utilizzato le lenzuola del letto. All'ufficio matricola, infatti, tutti i detenuti devono lasciare lacci per le scarpe, la cintura e tutti gli oggetti che potrebbero facilitare un suicidio. Ma nel letto c'erano le lenzuola, quella che nei vecchi film vengono annodate e utilizzate per calarsi lungo il muro sono servite all'indagato per togliersi la vita. L'uomo era in cella da solo perché, come sempre in questi casi, doveva rimanere in isolamento, senza leggere giornali o guardare la tv, fino all'interrogatorio di garanzia. Nella notte è andato nel piccolo bagno annesso alla cella e si è impiccato alle sbarre. Quando gli agenti di polizia penitenziaria lo hanno trovato nel bagno, il detenuto era ormai senza vita. In mattinata il pm di turno della procura di Verona ha condotto un sopralluogo in carcere. Il magistrato ha concluso che si è trattato di suicidio, senza altri retroscena. Per questo la procura scaligera è orientata a non richiedere l'autopsia. Il procedimento giudiziario si chiude dunque per morte del reo. Sulle responsabilità penali del pensionato in verità non c'erano dubbi. Gli uomini della Squadra mobile avevano raccolto una notevole mole di fonti di prova. Il primo passo in avanti lo avevano fatto grazie ad un'intuizione: quando la ragazza ventenne venne a denunciare di essere importunata via sms da uno sconosciuto, capirono che quello non era solo uno dei tantissimi casi di molestie telefoniche. C'era qualcosa di più. Scavarono aiutati anche dalla ragazza che, vinte paure e pudori, scrisse una sorta di memoriale in cui ripercorse le tappe delle terribili violenze sessuali subite da parte dello zio che dopo tanti anni era tornato alla carica ricattandola. Chiedeva prestazioni sessuali altrimenti avrebbe diffuso le foto che lui le aveva scattato con una molti anni prima, durante i loro "giochi" sessuali. Quelle foto, però, alla fine si sono rivelate una trappola mortale per lo stesso vecchio zio. Quello ricostruito dagli inquirenti è un vero e proprio racconto dell'orrore, anche perché la bambina viveva già uno stato di difficoltà familiare e per questo era stata affidata allo zio dai servizi sociali. La piccola per un anno rimase insieme al parente. Durante questo periodo la bimba sarebbe stata sottoposta a reiterate violenze sessuali, abusi che l'uomo aveva immortalato in qualche circostanza anche con la Polaroid. Quando la polizia gli è arrivata in casa, gli investigatori hanno trovato nascosta in garage una scatola dei «ricordi»: foto, vibratori, mutandine e persino dei biglietti autografi scritti dalla ragazzina. Prove inequivocabili delle violenze. L'uomo è stato dunque arrestato per ordine del gip Marco La Ganga e su richiesta del pm Alessandra Liverani. Condotto nel carcere di Montorio, dove esiste un braccio riservato ai detenuti per resti sessuali, l'indagato si è ucciso durante la prima notte in cella.