Mostra notizie nelle discussioni
  • Avatar
    Proc di Catania
    Scritto da
    Non Autenticato
    il 2008-02-03 11:59:00.0 alle 2008-02-03 11:59:00.0
    tempi di prescrizione?
    appunti per un libro mai scritto:
    L'AMORE AL TEMPO DELLA PEDOFOBIA - MANIE SESSUALI E APARTHEID GENERAZIONALE
    Stralcio n.1 - versione 1.1 (2008-02-03)
    -:leggere:- -:duplicare:- -:diffondere:-

    Nell'anno 2007 si diffonde in Italia una petizione che chiede tra le altre cose di quadruplicare i tempi di prescrizione per i cosiddetti reati di natura sessuale compiuti nei confronti di minori. La petizione ottiene, nell'arco di diversi mesi, alcune migliaia di firme.
    La ratio addotta dai promotori è la seguente: l'abuso sessuale (o anche i semplici contatti di natura erotica o erotizzata tra adulto e minore) è atto che produce danni enormi anche a distanza di decine di anni, in grado di rovinare un'intera vita; per questo è doveroso far sì che il colpevole possa venir perseguito e la vittima ottenere soddisfazione anche oltre i termini consueti di prescrizione.
    L'intento è nobile, ma i dubbi sollevabili contro l'iniziativa molti. Tralasciamo quelli di natura squisitamente tecnico-giuridica, ovvero i possibili ingorghi di un sistema giudiziario già afflitto da una patologica lentezza; le difficoltà nel provare con certezza reati avvenuti a grande distanza di tempo; il rischio che aumenti gravemente il tasso di innocenti denunciati, o condannati. Tralasciamo anche i dubbi di natura medico-psicologica, ovvero la domanda se davvero e/o quanto tutti i contatti di natura sessuale o simili possano incidere in maniera irreparabile sulla vita dell'individuo. Concentriamoci invece sulla curiosa selettività con cui i promotori di questa come di altre iniziative analoghe tendono a concentrarsi sugli attacchi portati contro l'infanzia.
    La domanda è semplice: perché richiedere di allungare spropositatamente i tempi di prescrizione per i reati di natura sessuali e non per altri reati che causano danni pari se non anche maggiori nei confronti dei bambini e dei futuri adulti?
    La lista non sarebbe nemmeno corta. Si può pensare al generico maltrattamento fisico e psicologico intrafamiliare: crescere in un contesto familiare altamente patologico, anche del tutto privo di connotazioni sessuali, può portare a gravi disturbi psichici permanenti, ardui da riparare, alla caduta nelle peggiori tossicodipendenze, alla fuga in contesti delinquenziali. Si può pensare agli incidenti stradali, che possono causare nei bambini disabilità permanenti: perché non allungare la prescrizione per chi investe un bambino rendendolo menomato per tutta la vita? O all'inquinamento industriale: fabbriche altamente inquinanti o incidenti industriali, o disastri ambientali causati dall'uomo possono anch'essi portare a disabilità permanenti, spesso su intere popolazioni. Perché non richiedere anche per le aziende inquinanti l'allungamento della prescrizione? E si tratta solo di alcuni esempi tra i tanti possibili.
    Eppure i fautori dell'iniziativa si concentrano unicamente sui reati di natura sessuale. Quasi a dire, involontariamente, che per distruggere psicologicamente una vita infantile in altri modi, basta assicurarsi che passi tempo a sufficienza prima del rinvio a giudizio.

    Si tratta di un caso in cui è perfettamente applicabile il concetto di sensitization, elaborato dal sociologo Stanley Cohen, e già utilizzato, ad esempio, per il panico sui bambini nati da madri tossicodipendenti. Si tratta di un panico scoppiato negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del XX secolo. In questa occasione era conoscenza comune che l'uso di crack, un derivato della cocaina, causasse danni devastanti, di ordine genetico e psicologico, nella prole. E in effetti così era per molti piccoli nati da madri che facevano uso di questa droga. In realtà attente analisi stabilirono che il crack, da solo, non era sufficiente per causare i danni, ma era solo un componente, persino di ordine minoritario, all'interno una serie complessa di variabili associate allo stile di vita tipico delle madri tossicodipendenti: l'uso di altre droghe, l'alcoolismo, un'alimentazione inadeguata, il forte stress o la presenza di turbe psicologiche di vario tipo. Eppure la retorica mediatica trascurava completamente tutti questi altri fattori, concentrandosi solamente sull'uso del crack.
    Questo è uno dei sintomi che permettono di riconoscere quando un panico morale è privo del tutto o in gran parte di fondamento: a parità di danno, l'enfasi si concentra in maniera quasi ossessivamente su una sola delle possibili cause. Il problema, quindi, non sta tanto nel danno in sé prodotto nella vittima, quanto nel disagio che l'osservatore prova nei confronti di una sola di queste cause. La morbosità e la pericolosità non stanno nei fatti in quanto tali, ma nell'occhio di chi li guarda. Quindi, l'insorgere di questo panico riguardo ai neonati danneggiati dall'uso di crack, può essere compreso solo all'interno del più ampio panico nei confronti dell'abuso di droghe (problema effettivamente esistente, ma di gran lunga sopravvalutato anche a fini strumentali), panico che dominò gli Stati Uniti a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta e che perdura sino a oggi tra fasi alterne.
    Allo stesso modo il panico nei confronti degli abusi sessuali o dei contatti sessuali definiti come impropri tra adulti e minori/bambini, panico in cui si brandisce ossessivamente la retorica del "danno devastante e irreparabile", rivela la sua reale (e in parte pretestuosa) natura nel momento in cui ci si rende conto che danni della stessa gravità, ma prodotti da cause diverse, vengono del tutto ignorati.
    Il problema, in realtà, non sta nel danno causato al bambino, ma nelle flagranti contraddizioni (spesso non ammesse) che, lungo il XX secolo, si vanno manifestando tra diverse morali e esigenze e tendenze sociali in concorrenza tra loro: la crescente libertà individuale, l'esigenza di protezione per le vittime e i deboli, la liberazione delle diverse sessualità, l'ossessione per il potere e il controllo, l'erosione crescente del potere religioso e la diffusione del potere e delle retoriche medico-psichiatriche, la turbolenta ridefinizione della struttura familiare e del concetto stesso di famiglia, e così via.
    • Avatar
      Proc di Catania
      Scritto da
      Non Autenticato
      il 2008-02-05 02:12:00.0 alle 2008-02-05 02:12:00.0
      Re: tempi di prescrizione?

      - Scritto da:
      > appunti per un libro mai scritto:
      > L'AMORE AL TEMPO DELLA PEDOFOBIA - MANIE SESSUALI
      > E APARTHEID
      > GENERAZIONALE
      > Stralcio n.1 - versione 1.1 (2008-02-03)
      > -:leggere:- -:duplicare:- -:diffondere:-


      Quando si dice lo stile di uno scrittore..



      PEDOFILIA A LA LOGGIA L’APPELLO RIBALTA LA SENTENZA: DUE ANNI E DIECI MESI ALLA DIRETTRICE E AL PRESIDENTE DELLA COOP “NELL'ASILO VIOLENZA SUI BIMBI”


      Condannati per pedofilia. Due anni e 10 mesi di carcere, 100 mila euro di risarcimento alle famiglie. E’ questa la decisione della seconda sezione della corte d’appello di Torino per gli abusi subìti sette anni fa da due bambini, nella scuola materna «Bovetti» di La Loggia. Per i giudici, i responsabili sono Valerio Apolloni, 31 anni, studente universitario di Economia e presidente dell’ente morale che all’epoca gestiva la scuola; Vanda Ballario, 45 anni, ex direttrice di quella scuola materna e insegnante con un passato immacolato fino all’arresto per quegli abusi. In primo grado, entrambi erano stati assolti «per non aver commesso il fatto» dal giudice Vincenzo Bevilacqua. «Sono innocente, sono serena, confido nella giustizia, aspetto di leggere le motivazione della sentanza - dice Ballario -. In questo momento non ho la forza di reagire, né di pensare. Sono innocente, e continuerò a ripeterlo all'infinito. Lo sono davvero, non mi vergogno a dirlo. Sono grata alle persone che mi stanno vicino, a chi ha creduto in me e continua a farlo. Lotterò fino alla fine. Sono tornata ad insegnare, voglio continuare a farlo, perché è la mia vita». «Finalmente, dopo sette anni è stata fatta Giustizia» dice con tono pacato il padre del bimbo coinvolto nei giochi sessuali dei due condannati, nella ricostruzione sostenuta in appello dal sostituto procuratore generale Marilinda Mineccia, ma anche dagli avvocati di parte civile Stefano Castrale, Rosalba Cannone e Giuseppe Del Sorbo. Quel bimbo aveva 3 anni. Il suo racconto ai genitori ha seguito di pochi giorni quello di una coetanea. La prima segnalazione risale al 9 ottobre 2001. Nel giro di un paio di giorni, erano spuntate altre due testimonianze, ma le denunce arrivate a processo sono rimaste soltanto due. Il 26 ottobre, Apolloni e Ballario erano finiti in cella. «Un’ingiustizia» hanno sempre sostenuto entrambi, difesi da Luigi Chiappero, Emiliana Olivieri e Nadia Garis. «Appena accaduti quei fatti, avrei voluto spaccare il mondo. Ma ho voluto seguire la legge, ho avuto fiducia nella Giustizia - racconta ancora il padre del bimbo che ha subìto gli abusi -. Sono stati sette anni molto duri, pieni di difficoltà. E’ stato difficile sopportare che non credessero al racconto di mio figlio. E poi, lui doveva crescere nel modo più sereno possibile. Per fare questo, abbiamo anche cambiato casa. La Loggia è un paesone, tutti sanno tutto di tutti, abbiamo preferito andare a vivere da un’altra parte». E suo figlio? «Mi sembra che sia diventato un bambino sereno. Certo, qualche ricordo affiora ancora, ma vive come i coetanei, in modo normale, se così si può dire». «Mia figlia non ha mai dimenticato, conserva i brutti ricordi, ma abbiamo cercato di crescerla in modo sereno - racconta la mamma della bambina che ha subìto gli abusi -. Abbiamo sperato nella Giustizia per sette anni e finalmente questa decisione mi ha ridato serenità». «Dissento profondamente con la decisione dei giudici e attendo le motivazioni della sentenza» commenta l’avvocato Olivieri. Le fa eco il collega Chiappero: «Entrambi i miei clienti sono forti della propria innocenza. Anche la pena lascia trasparire una “non certezza” da parte dei giudici. Per fatti di questo tipo, nell’ipotesi di responsabilità potrebbe essere più alta. La corte d’appello ha concesso le attenuanti generiche prevalenti e questo può avere un significato».
<softv>

Pagina generata in 22 millisecondi

Utenti attivi: 10 nell'ultimo minuto, 23 negli ultimi cinque minuti, 39 negli ultimi 15 minuti