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    Non Autenticato
    il 2007-10-14 14:39:00.0 alle 2007-10-14 14:39:00.0
    la forma mentis di godai .....
    Circa 130 milioni di donne vivono oggi nel mondo avendo subito la mutilazione genitale. Tale pratica viene ancora annualmente effettuata su due-tre milioni di fanciulle: piu' o meno una ogni quattro minuti. Eppure ci sono leggi che la proibiscono, ed un protocollo governativo ratificato all'unanimita' in un vertice africano: tutto sostanzialmente lettera morta. Per lottare contro questa barbarie - molto radicata soprattutto nell'Africa subsahariana, ma anche nei paesi arabi, Egitto e Yemen in testa - si svolge da giovedi' a sabato a Nairobi un convegno internazionale voluto dal governo keniano, in collaborazione col movimento 'Non c'e' pace senza giustizia', e con il supporto di moltissime organizzazioni non governative o facenti capo alla societa' civile, e la sponsorizzazione, tra gli altri, di Ue, Unicef, governo norvegese e Cooperazione italiana. ''Bisogna abbattere il tabu' della mutilazione genitale femminile, infrangere questo cono d'ombra che ammanta la nostra cultura tradizionale'': sono le ferme parole pronunciate oggi dal ministro della sanita' keniana signora Charity Ngilu, presentando la conferenza, da lei fortemente voluta. Ed ha aggiunto: ''Il momento e' quello giusto; e' dicembre - ha spiegato - il mese in cui di solito nella regione viene praticata l'infibulazione''. Le cifre sono da brivido, almeno nei 16 paesi dove il dramma e' maggiormente radicato, o quantomeno documentato: 14 subsahariani, oltre ad Egitto e Yemen. La 'maglia nera' ce l'ha la Guinea Bissau: infibulate il 98,6 per cento stando a cifre ufficiali rilasciate dal '99. Segue l'Egitto, dove nel 2000 si considerava che la percentuale fosse del 91,6; al Cairo, tra l'altro, e' stata approvata una legge che proibisce l'infibulazione negli ospedali pubblici. Terzo il Mali, dove le stime ufficiali parlano di mutilazioni genitali sul 91,6 per cento per le fanciulle tra i 15 ed i 19 anni. La situazione, per cosi' dire, migliore, e' quella del Niger, che dichiara che ha subito la pratica solo il 4,5 per cento delle donne. A meta' gruppo il Kenya: 38 per cento. Ma in tale paese influisce la forte urbanizzazione (dove la percentuale della pratica decresce nettamente), ed una scolarita' leggermente superiore alla media (pari a zero, o quasi) degli altri paesi regionali. In effetti stime ufficiali ammettono che nelle zone rurali keniane l'infibulazione colpisce ancora tra l'80 ed il 90 per cento delle donne. ''Una battaglia in cui coinvolgere tutta la societa', senza escluderne i maschi'': ha dichiarato sempre oggi Gianfranco dell'Alba, presidente di 'Non c'e' pace senza giustizia', organizzazione fondata da Emma Bonino, molto impegnata in tale campagna internazionale, e che sara' presente e relatrice al convegno di Nairobi. Al convegno sono previsti circa 450 partecipanti: numerosi i ministri africani e le delegazioni politiche internazionali; ma anche molti esperti - giuridici e sanitari - e testimonianze di vittime. Uno degli obiettivi, infine, e' quello di rilanciare il Protocollo di Maputo. Proprio nella capitale del Mozambico, nel luglio dello scorso anno, i capi di stato e di governo dell' Africa, a conclusione del vertice dell'Unione Africana, firmarono unanimi un solenne documento a difesa dei diritti delle donne, che al capitolo 5 proibisce appunto la mutilazione genitale femminile. Ma solo tre parlamenti su 53 lo hanno ratificato; ed il problema e' che anche quando leggi ci sono o ci fossero resta sostanzialmente intangibile quel ''tabu' che ammanta la cultura tradizionale'' che il ministro Ngylu invita ad infrangere con forza e senza reticenze.
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