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    Non Autenticato
    il 2006-11-24 22:36:00.0 alle 2006-11-24 22:36:00.0
    Il dilemma del prigioniero e la morale
    Ho più volte citato il dilemma del prigioniero come esempio di come il comportamento umano, prendendo come massima pilota il princìpio di raggiungimento del massimo vantaggio individuale, sia controintuitivamente più logicamente indirizzabile in direzioni che negano il senso comune della morale.
    Ricordo il dilemma:
    Due rei vengono accusati di un crimine, e interrogati individualmente e contemporaneamente, senza possibilità di comunicare tra loro, hanno le seguenti possibilità:
    confessare | non confessare.
    Vien loro spiegato che
    a) se solo uno dei due confessa, chi ha confessato evita la pena; l'altro viene però condannato a 7 anni di carcere.
    b) se entrambi confessano, vengono entrambi condannati a 6 anni.
    d) se nessuno dei due confessa, entrambi vengono condannati a 1 anno.

    Ho evidenziato come in una situazione del genere verrebbe spontaneo e probabile, a poter comunicare col proprio partner, convincerlo a non confessare in modo da farlo a propria volta ed evitare la prigione a scapito dell'altro.
    Tuttavia esiste il pur non trascurabile rischio che il partner faccia il medesimo ragionamento. Di conseguenza si finisce per fare entrambi 6 anni.

    C'è un'informazione nascosta in questo quesito, per come è posto (quindi tenendo buona la metafora dell'interrogatorio, che sia chiaro è solo un esempio). Se una persona prima cercasse di convincere il partner a non confessare, aka essergli fedele, e confessasse per risparmiarsi il carcere a scapito dei 7 anni del partner, finiti questi 7 anni non potrebbe mai più rivedere il partner.
    Differentemente da quanto potrebbe accadere se entrambi decidessero una strategia, ad esempio la più ovvia di non confessare entrambi e beccarsi un anno a testa. Questo potrebbe valere se nella valutazione individuale di ognuno dei due rei 1 anno di prigione valesse meno di una vita senza poter vedere il partner. Quindi c'è la possibilità di salvare il princìpio del raggiungimento del massimo vantaggio individuale, senza tuttavia uccidere la morale.
    Ad esempio in amore, forse è possibile non pugnalarsi alle spalle e non farsi pugnalare.

    Forse.


    scusate x le cazzate è uno sfogo personale, ma poi che cazzo volete questo è il forum dei troll.
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      Non Autenticato
      il 2006-11-24 22:49:00.0 alle 2006-11-24 22:49:00.0
      Re: Il dilemma del prigioniero e la mora
      formula matematica precisa:
      x1=anno di prigione di partner1
      x2=anno di prigione di partner2
      v1=vita di partner1 senza partner2 (lo possiamo immaginare come una specie di "fattore d'amore", che può valere fino a +infinito)
      v2=vita di p2 senza p1
      t(x)=probabilità (percepita) di tradimento da parte di x (p1 o p2)


      1*x1+t(p2)*7x1<v1
      1*x2+t(p1)*7x2<v2

      cambiando il numero degli anni nel caso di entrambi non confessanti (1 nell'esempio) e di un traditore e un non confessante (7 nell'esempio) i fattori del sistema di disequazione cambiano. Di conseguenza a seconda delle regole del "gioco", può essere differentemente conveniente tradire o meno, questo tranne nei casi in cui v1 e/o v2 valgano +infinito (amore eterno), nel qual caso si preferirebbe pure marcire in carcere tanto non ha importanza, una volta traditi dal partner ci si toglierebbe la vita.
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