Qualche giorno fa un anonimo topocane postò un quesito apparentemente banale ma in realtà, imho, di qualche interesse.
Vorrei riproporlo, se non vi dispiace.
Nel nostro linguaggio parlato il continuo riferimento ai genitali, maschili e femminili, è ormai d'uso comune, e questo forum di Giusti ne è un esempio probante

Ma non è questo il punto, cari fratelli

Il problema è di capire, come si domandava l'anonimo, per quale motivo nei dialetti il
pene che è il simbolo della maschilità viene talvolta chiamato con appellativi di genere femminile:
la minchia,
la bega,
la mazza, tanto per fare qualche esempio.
Con analoga inversione di genere, la
vagina che è il simbolo della femminilità viene talvolta chiamata con appellativi di genere maschile:
il pacchio,
lo sticchio,
il cunno,
su pillittu, tanto per fare altri esempi.
Qual'è, secondo voi, la spiegazione di queste anomalie linguistiche? Perché questa inversione è presente più spesso nei dialetti meridionali? "Mentula" era il fallo per gli antichi Romani: perché femminile? Origine greca? E per quale motivo i Greci avrebbero chiamato al femminile ciò che era maschile e viceversa?
"Bella domanda, eh!" direbbe Schiz

Imho, qui ci vorrebbe il raffinato Skyclad.
Voi, cari fratelli, avete qualche idea per chiarire questo enigma?
Grazie, e ciao a tutti
Vostro aff.mo Garson Pulet-----------------------------------------------------------
Modificato dall' autore il 05 novembre 2006 10.38
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