Politica
Condivido il desiderio di togliere dalle piazze e le strade delle città le statue di personaggi più o meno storici che però sono stati portatori di dis-valori come il razzismo. Quello che però non mi piace è la furia distruttiva che spinge scomposti e rabbiosi manifestanti ad abbattere queste statue, magari gettandole su un fiume.
Le statue, che restano sempre dei monumenti e riguardano (nel bene o nel male) la nostra memoria, di queste rappresentanti dell’odio vanno rimosse con cura e dopo un ponderato ragionamento-confronto da parte dei consigli comunali ed esperti storici nonché il coinvolgimento dei cittadini in un dibattito pubblico. Solo dopo, se viene dato il via libera, si dovrà procedere ad una rimozione accurata delle statue che però non dovranno essere distrutte, ma riposte in un museo (o luoghi simili) per servire, tramite un apposito percorso culturale, come monito e insegnamento per la nostra generazione e quelle future.
Tra l’altro non dobbiamo dimenticare che in passato il razzismo e il sovranismo (un tempo si sarebbe detto "sciovinismo-nazionalismo") erano parte integrante della mentalità collettiva; persino personaggi idealizzati e che hanno avuto un ruolo importante nella storia come Roosevelt o Colombo sono stati dei razzisti. Abbattiamo pure le loro statue?
https://forum.termometropolitico.it/803551-le-stat...
Le statue, che restano sempre dei monumenti e riguardano (nel bene o nel male) la nostra memoria, di queste rappresentanti dell’odio vanno rimosse con cura e dopo un ponderato ragionamento-confronto da parte dei consigli comunali ed esperti storici nonché il coinvolgimento dei cittadini in un dibattito pubblico. Solo dopo, se viene dato il via libera, si dovrà procedere ad una rimozione accurata delle statue che però non dovranno essere distrutte, ma riposte in un museo (o luoghi simili) per servire, tramite un apposito percorso culturale, come monito e insegnamento per la nostra generazione e quelle future.
Tra l’altro non dobbiamo dimenticare che in passato il razzismo e il sovranismo (un tempo si sarebbe detto "sciovinismo-nazionalismo") erano parte integrante della mentalità collettiva; persino personaggi idealizzati e che hanno avuto un ruolo importante nella storia come Roosevelt o Colombo sono stati dei razzisti. Abbattiamo pure le loro statue?
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La rivoluzione è dietro l'angolo, compagno! Non fare il gatto selvaggio, unisciti al nostro plotone!
Politica
Scritto da: Mattia
> Una battaglia iniziata tempo fa fra Soldato Renziano (così si autonomina nella live Dellimellow) e Michele Boldrin. Dopo che Michele Boldrin si scagliò contro Renzi, Mattarella e Berlusconi, Dellimellow si sentì urtato e cominciò a parlare di Boldrin come di un "vecchietto populista che ne capisce di economia ma non capisce una sega di politica".
>
> Finalmente Boldrin e Dellimellow hanno organizzato una live perinsultarsi discutere in tempo reale, in cui Boldrin approfitterà per rispiegare nuovamente perché i politici italiani sono dei cialtroni e chi gli corre dietro un povero stupido.
>
> Durante la live Boldrin consiglia la lettura del libro "Liberalism against populism", rilanciando a Dellimellow l'accusa di essere un populista.
>
>
https://www.amazon.it/Liberalism-Against-Populism-... 
>
>
>
> Nei commenti della chat viene così riassunto il libro...
>
> Liberal view of democracy: "We vote to control elected officials"
> Populist view of democracy: "We vote to establish the view of the electorate"
>
>
> Michele Boldrin, che da professore di economia è anche esperto di scienze politiche, spiega che nella materia è un fatto riconosciuto, assodato, che i politici agiscono solo in base ai propri interessi personali.
>
>
>
> Michele Boldrin: "Abbiamo bisogno di politici che abbiano il coraggio di dire che il problema non è l'Unione Europea ma siamo noi".
>
> Nella chat è presente anche il famosissimo youtuber ChristianIce, uno talmente di sinistra che per essere più convincente si è legato la mano destra per diventare mancino.
>
> https://www.youtube.com/channel/UCeUEJN_qafNy_unFs...
Michele Boldrin: "Il punto è solo e soltanto questo: chi fa l'analista o l'intellettuale deve dire agli italiani 'avete un tumore' e spiegare cos'è il tumore, dov'è e come si rivolve. Chiunque gli dica 'non avete il tumore, lasciate fare a me, io ho il trucco magico... 120 miliardi, sparare ai barconi, andare alla movida del club di Milano Marittima, fare il buon padre di famiglia, stare a casa e obbedire così passa l'influenza, andare a Bruxelles a battere i pugni',... tutti costoro sono dei populisti che mentono al paese e lo porteranno alla fine."
**Modificato dall'autore il 10.06.2020 02:43**
> Una battaglia iniziata tempo fa fra Soldato Renziano (così si autonomina nella live Dellimellow) e Michele Boldrin. Dopo che Michele Boldrin si scagliò contro Renzi, Mattarella e Berlusconi, Dellimellow si sentì urtato e cominciò a parlare di Boldrin come di un "vecchietto populista che ne capisce di economia ma non capisce una sega di politica".
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> Finalmente Boldrin e Dellimellow hanno organizzato una live per
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> Durante la live Boldrin consiglia la lettura del libro "Liberalism against populism", rilanciando a Dellimellow l'accusa di essere un populista.
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> Nei commenti della chat viene così riassunto il libro...
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> Liberal view of democracy: "We vote to control elected officials"
> Populist view of democracy: "We vote to establish the view of the electorate"
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> Michele Boldrin, che da professore di economia è anche esperto di scienze politiche, spiega che nella materia è un fatto riconosciuto, assodato, che i politici agiscono solo in base ai propri interessi personali.
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> Michele Boldrin: "Abbiamo bisogno di politici che abbiano il coraggio di dire che il problema non è l'Unione Europea ma siamo noi".
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> Nella chat è presente anche il famosissimo youtuber ChristianIce, uno talmente di sinistra che per essere più convincente si è legato la mano destra per diventare mancino.
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> https://www.youtube.com/channel/UCeUEJN_qafNy_unFs...

Michele Boldrin: "Il punto è solo e soltanto questo: chi fa l'analista o l'intellettuale deve dire agli italiani 'avete un tumore' e spiegare cos'è il tumore, dov'è e come si rivolve. Chiunque gli dica 'non avete il tumore, lasciate fare a me, io ho il trucco magico... 120 miliardi, sparare ai barconi, andare alla movida del club di Milano Marittima, fare il buon padre di famiglia, stare a casa e obbedire così passa l'influenza, andare a Bruxelles a battere i pugni',... tutti costoro sono dei populisti che mentono al paese e lo porteranno alla fine."
**Modificato dall'autore il 10.06.2020 02:43**
Politica
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-06-10 01:31:54.0 alle 2020-06-10 01:31:54.0
Scritto da: Mattia
>
A me stano girando le scatole di Cacciari e di tutta questa razza di imbecilli.
>
A me stano girando le scatole di Cacciari e di tutta questa razza di imbecilli.
Politica
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-06-10 00:34:06.0 alle 2020-06-10 00:34:06.0
La boldracca
Politica
sono casi talmente rari (per ora) che non m'interessa pensare ad un eventuale lagislazione in merito.
"Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
Politica
Ordine, tu cosa ne pensi?
https://forum.termometropolitico.it/803520-adesso-...


@Antony The Tripe ha postato questa foto e ha scritto che il fatto che alle donne barbute non sia vietato fare figli è una lacuna legislativa.
https://forum.termometropolitico.it/803213-la-lott...
Dal momento che si continua a ripetere che i destri italiani non hanno generalmente nulla a che fare col fascismo (e io vi credo), sicuramente sarete in disaccordo con l'affermazione del vostro compagno, dico bene? Perché non essendo fascisti sapete benissimo che se lo stato avesse il potere di decidere chi può fare figli e chi no sarebbe una dittatura e a quel punto chiunque potrebbe vietare a chi gli sta sul cazzo di fare figli.
Ad esempio a me stanno sui coglioni i fascisti, quindi i primi a cui toglierei il diritto di figliare sono loro.
Per chiudere il post, vi sarete sicuramente chiesti cosa ne penso io della foto. Se dicessi che non la trovo "weird" (come dicono gli inglesi) mentirei, ma non provo nessun odio per i soggetti della foto, in quanto noi persone razionali riserviamo l'odio solo a chi ci ha fatto qualcosa di male (o potrebbe potenzialmente farlo), mentre i "weird" sono soltanto "weird" e la cosa finisce lì.
Se una persona odia altre persone solo per frivole questioni di apparenza significa che è una persona aggressiva e pericolosa.
https://forum.termometropolitico.it/803520-adesso-...


@Antony The Tripe ha postato questa foto e ha scritto che il fatto che alle donne barbute non sia vietato fare figli è una lacuna legislativa.
https://forum.termometropolitico.it/803213-la-lott...

Dal momento che si continua a ripetere che i destri italiani non hanno generalmente nulla a che fare col fascismo (e io vi credo), sicuramente sarete in disaccordo con l'affermazione del vostro compagno, dico bene? Perché non essendo fascisti sapete benissimo che se lo stato avesse il potere di decidere chi può fare figli e chi no sarebbe una dittatura e a quel punto chiunque potrebbe vietare a chi gli sta sul cazzo di fare figli.
Ad esempio a me stanno sui coglioni i fascisti, quindi i primi a cui toglierei il diritto di figliare sono loro.
Per chiudere il post, vi sarete sicuramente chiesti cosa ne penso io della foto. Se dicessi che non la trovo "weird" (come dicono gli inglesi) mentirei, ma non provo nessun odio per i soggetti della foto, in quanto noi persone razionali riserviamo l'odio solo a chi ci ha fatto qualcosa di male (o potrebbe potenzialmente farlo), mentre i "weird" sono soltanto "weird" e la cosa finisce lì.
Se una persona odia altre persone solo per frivole questioni di apparenza significa che è una persona aggressiva e pericolosa.
Politica
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-06-08 21:47:36.0 alle 2020-06-08 21:47:36.0
Scritto da: Mattia
> Spero che Conte trovi una soluzione, perché io prendo voli low cost in partenza dall'Italia e quindi la cosa riguarda anche me.
>
> https://www.linkiesta.it/2020/06/low-cost-decreto-...
>
> A far saltare il banco tra le compagnie aeree low cost e il governo sono state due norme del maxi decreto rilancio, che all’apparenza sono stati messe lì per soccorrere per l’ennesima volta Alitalia. E che invece ora rischiano di ridurre, e non poco, le rotte di Ryanair, EasyJet e colleghi sui cieli italiani. Con il pericolo che i vettori facciano le valigie da molti aeroporti nazionali, inclusi quelli più piccoli che sui voli low cost hanno costruito grossi indotti turistici.
>
> I due articoli “incriminati” sono il 198 e il 203, che obbligano le compagnie ad adottare il contratto nazionale collettivo di Alitalia e ad avere un certificato di operatore aereo italiano per accedere agli aiuti del Fondo di ristoro del settore aereo da 130 milioni previsto nel decreto. Escludendo di fatto tutto il mondo delle compagnie low cost che, per la prima volta, hanno deciso ora di fare fronte comune con la costituzione della nuova Associazione italiana compagnie aeree low fares (Aicalf).
>
> Ryanair, Easyjet, Blu Air, Volotea e Vueling hanno messo in piedi l’Aicalf il 12 maggio scorso, proprio a pochi giorni dalla approvazione del decreto rilancio, affidando la presidenza all’avvocato Matteo Castioni, legale di Ryanair in diverse battaglie in tribunale. Un comparto che da solo rappresenta ormai più del 50% del traffico aereo di corto raggio e una parte significativa di quello a lungo raggio, ma che ancora non si era dotato di una propria associazione datoriale.
>
> «Il decreto rilancio ha fatto da catalizzatore per far nascere questa associazione che era in gestazione da molti mesi», spiega Castioni. «Le low cost si sono sentite poco rappresentate e poco ascoltate, per cui è stato deciso che era arrivato il momento di associarsi per far arrivare le nostre posizioni alla componente politica. Le norme contenute del dl rilancio sono discriminatorie e non tutelano il settore nel suo complesso e chi sta creando valore e occupazione in Italia. Occorre estendere la possibilità di accedere al Fondo di ristoro per il trasporto aereo a tutti i vettori che hanno basi e personale nel Paese». E il messaggio è arrivato forte e chiaro in Parlamento.
>
> Tra i quasi diecimila emendamenti al decreto rilancio arrivati in Commissione Bilancio alla Camera, ce ne sono tre che propongono modifiche all’articolo 198 e ben 14 per l’articolo 203, firmati dalle diverse forze politiche di maggioranza e opposizione. Tutti con l’obiettivo di allargare l’accesso ai fondi anche ai vettori con licenza non italiana e a quelli che hanno stipulato contratti aziendali con le organizzazioni sindacali del settore.
>
> Ad oggi, le compagnie che operano con licenzia italiana di fatto sono solo tre: Alitalia, Neos e Air Dolomiti. E il contratto collettivo nazionale del settore non è altro che il contratto negoziato e sottoscritto nel luglio 2014 da Assaereo per Alitalia. Che non è, inutile a dirlo, quello applicato dalle low cost, che hanno stipulato invece ciascuna contratti aziendali differenti. «Il contratto nazionale di fatto non esiste», dice Castioni. «Assaereo ha un solo iscritto, e cioè Alitalia. E quel contratto riflette un modello di business che non può essere applicato alle low cost». Attenzione, però, precisa il presidente della neonata associazione: «Questo non significa sfuggire alla tassazione e all’applicazione delle norme italiane. Blue Air, easyJet, Norwegian, Ryanair, Volotea e Vueling applicano tutte contratti di lavoro di diritto italiano al proprio personale di volo e la maggior parte ha stipulato contratti collettivi aziendali con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nelle compagnie, pagando le tasse sul reddito e i contributi in Italia. Occorre il pieno riconoscimento della validità di questi contratti aziendali».
>
> La norma del decreto rilancio, forse, voleva essere anche un modo per tutelare i lavoratori delle low cost, ma ora rischia di trasformarsi in un’ondata di licenziamenti e abbandoni degli scali italiani, con conseguenze disastrose sul turismo, in un momento di estrema difficoltà per il settore. Così, mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invita i turisti a venire in Italia, i voli potrebbero non esserci più. Ecco perché ora si sta correndo ai ripari.
>
> «Stiamo uscendo da tre mesi di blocco», dice Castioni. «Tutto il settore aereo ne esce in grossa difficoltà, dopo aver azzerato per tre mesi l’intera operatività e i flussi di cassa. In questi tempi senza precedenti, le istituzioni dovrebbero intervenire proteggendo il settore nel suo insieme e non una singola compagnia, evitando di adottare misure protezionistiche con il rischio di determinare una distorsione della concorrenza tra vettori».
>
> Ryanair ha annunciato che dal 1 luglio ripristinerà il 40% dei voli. EasyJet riprenderà il 50% delle sue rotte. Ma con i voli ridotti a metà e senza aiuti statali, spiega Castioni, «sarà difficile mantenere le tariffe basse avute finora e lo stesso personale pre-Covid». EasyJet ha chiesto la cassa integrazione per 1.500 dipendenti italiani, e la casa madre ha già annunciato un taglio di 4.500 posti di lavoro. Ryanair ha parlato invece di circa 3mila licenziamenti in vista. «Eventuali aiuti servirebbero ad abbassare il costo della produzione in modo da continuare a garantire alti livelli di connettività e calmierare i prezzi, evitando il rischio di un incremento».
>
> Lo stesso Michael O’Leary, numero uno di Ryanair, dalle pagine del Financial Times ha preso di mira gli aiuti di Stato alle compagnie e in particolare le norme del decreto rilancio che sostengono solo le compagnie italiane.
>
> Il 5 giugno era attesa la doppia audizione con i ministri Paola De Micheli e Stefano Patuanelli sul settore aereo in Commissione Trasporti della Camera. Ma con la seduta fiume sul decreto scuola in aula, l’audizione è slittata ora a data da destinarsi. La ministra De Micheli ha precisato comunque che «il governo ritiene di dovere fare di tutto per rilanciare Alitalia permettendole di operare in una condizione di mercato nazionale e internazionale totalmente diversa da prima, ma non c’è alcuna intenzione e nessun interesse a danneggiare le low cost».
>
> Le compagnie però sono sul piede di guerra e minacciano di fare le valigie. Ad oggi i vettori low cost contano circa 6mila dipendenti in Italia. E ogni anno trasportano 75 milioni di passeggeri. Volando anche su aeroporti minori che, anche grazie ai famosi accordi di co-marketing, hanno fatto rinascere il turismo in diverse aree del Paese. Secondo una stima conservativa, ogni milione di passeggeri genererebbe mille posti di lavoro sui territori. «Davanti a questa crisi, tutte le compagnie dovranno prendere delle decisioni», avverte Castiano. «Inclusa la possibilità di dirottare alcuni aerei basati in Italia in altri Stati. L’adozione di misure protezionistiche da parte del governo potrebbe incentivare l’abbandono di molti aeroporti nazionali da parte dei vettori stranieri, con il conseguente licenziamento di migliaia di persone impiegate nel settore aereo». Il governo è avvertito.
>
>
governo di comunisti incompetenti
questo sono!
se ci fossero i liberali in italia i voli costerebbero 10 euro
pensate Michele Boldrin come presidente del consiglio sarebbe un sogno
> Spero che Conte trovi una soluzione, perché io prendo voli low cost in partenza dall'Italia e quindi la cosa riguarda anche me.
>
> https://www.linkiesta.it/2020/06/low-cost-decreto-...

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> A far saltare il banco tra le compagnie aeree low cost e il governo sono state due norme del maxi decreto rilancio, che all’apparenza sono stati messe lì per soccorrere per l’ennesima volta Alitalia. E che invece ora rischiano di ridurre, e non poco, le rotte di Ryanair, EasyJet e colleghi sui cieli italiani. Con il pericolo che i vettori facciano le valigie da molti aeroporti nazionali, inclusi quelli più piccoli che sui voli low cost hanno costruito grossi indotti turistici.
>
> I due articoli “incriminati” sono il 198 e il 203, che obbligano le compagnie ad adottare il contratto nazionale collettivo di Alitalia e ad avere un certificato di operatore aereo italiano per accedere agli aiuti del Fondo di ristoro del settore aereo da 130 milioni previsto nel decreto. Escludendo di fatto tutto il mondo delle compagnie low cost che, per la prima volta, hanno deciso ora di fare fronte comune con la costituzione della nuova Associazione italiana compagnie aeree low fares (Aicalf).
>
> Ryanair, Easyjet, Blu Air, Volotea e Vueling hanno messo in piedi l’Aicalf il 12 maggio scorso, proprio a pochi giorni dalla approvazione del decreto rilancio, affidando la presidenza all’avvocato Matteo Castioni, legale di Ryanair in diverse battaglie in tribunale. Un comparto che da solo rappresenta ormai più del 50% del traffico aereo di corto raggio e una parte significativa di quello a lungo raggio, ma che ancora non si era dotato di una propria associazione datoriale.
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> «Il decreto rilancio ha fatto da catalizzatore per far nascere questa associazione che era in gestazione da molti mesi», spiega Castioni. «Le low cost si sono sentite poco rappresentate e poco ascoltate, per cui è stato deciso che era arrivato il momento di associarsi per far arrivare le nostre posizioni alla componente politica. Le norme contenute del dl rilancio sono discriminatorie e non tutelano il settore nel suo complesso e chi sta creando valore e occupazione in Italia. Occorre estendere la possibilità di accedere al Fondo di ristoro per il trasporto aereo a tutti i vettori che hanno basi e personale nel Paese». E il messaggio è arrivato forte e chiaro in Parlamento.
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> Tra i quasi diecimila emendamenti al decreto rilancio arrivati in Commissione Bilancio alla Camera, ce ne sono tre che propongono modifiche all’articolo 198 e ben 14 per l’articolo 203, firmati dalle diverse forze politiche di maggioranza e opposizione. Tutti con l’obiettivo di allargare l’accesso ai fondi anche ai vettori con licenza non italiana e a quelli che hanno stipulato contratti aziendali con le organizzazioni sindacali del settore.
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> Ad oggi, le compagnie che operano con licenzia italiana di fatto sono solo tre: Alitalia, Neos e Air Dolomiti. E il contratto collettivo nazionale del settore non è altro che il contratto negoziato e sottoscritto nel luglio 2014 da Assaereo per Alitalia. Che non è, inutile a dirlo, quello applicato dalle low cost, che hanno stipulato invece ciascuna contratti aziendali differenti. «Il contratto nazionale di fatto non esiste», dice Castioni. «Assaereo ha un solo iscritto, e cioè Alitalia. E quel contratto riflette un modello di business che non può essere applicato alle low cost». Attenzione, però, precisa il presidente della neonata associazione: «Questo non significa sfuggire alla tassazione e all’applicazione delle norme italiane. Blue Air, easyJet, Norwegian, Ryanair, Volotea e Vueling applicano tutte contratti di lavoro di diritto italiano al proprio personale di volo e la maggior parte ha stipulato contratti collettivi aziendali con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nelle compagnie, pagando le tasse sul reddito e i contributi in Italia. Occorre il pieno riconoscimento della validità di questi contratti aziendali».
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> La norma del decreto rilancio, forse, voleva essere anche un modo per tutelare i lavoratori delle low cost, ma ora rischia di trasformarsi in un’ondata di licenziamenti e abbandoni degli scali italiani, con conseguenze disastrose sul turismo, in un momento di estrema difficoltà per il settore. Così, mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invita i turisti a venire in Italia, i voli potrebbero non esserci più. Ecco perché ora si sta correndo ai ripari.
>
> «Stiamo uscendo da tre mesi di blocco», dice Castioni. «Tutto il settore aereo ne esce in grossa difficoltà, dopo aver azzerato per tre mesi l’intera operatività e i flussi di cassa. In questi tempi senza precedenti, le istituzioni dovrebbero intervenire proteggendo il settore nel suo insieme e non una singola compagnia, evitando di adottare misure protezionistiche con il rischio di determinare una distorsione della concorrenza tra vettori».
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> Ryanair ha annunciato che dal 1 luglio ripristinerà il 40% dei voli. EasyJet riprenderà il 50% delle sue rotte. Ma con i voli ridotti a metà e senza aiuti statali, spiega Castioni, «sarà difficile mantenere le tariffe basse avute finora e lo stesso personale pre-Covid». EasyJet ha chiesto la cassa integrazione per 1.500 dipendenti italiani, e la casa madre ha già annunciato un taglio di 4.500 posti di lavoro. Ryanair ha parlato invece di circa 3mila licenziamenti in vista. «Eventuali aiuti servirebbero ad abbassare il costo della produzione in modo da continuare a garantire alti livelli di connettività e calmierare i prezzi, evitando il rischio di un incremento».
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> Lo stesso Michael O’Leary, numero uno di Ryanair, dalle pagine del Financial Times ha preso di mira gli aiuti di Stato alle compagnie e in particolare le norme del decreto rilancio che sostengono solo le compagnie italiane.
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> Il 5 giugno era attesa la doppia audizione con i ministri Paola De Micheli e Stefano Patuanelli sul settore aereo in Commissione Trasporti della Camera. Ma con la seduta fiume sul decreto scuola in aula, l’audizione è slittata ora a data da destinarsi. La ministra De Micheli ha precisato comunque che «il governo ritiene di dovere fare di tutto per rilanciare Alitalia permettendole di operare in una condizione di mercato nazionale e internazionale totalmente diversa da prima, ma non c’è alcuna intenzione e nessun interesse a danneggiare le low cost».
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> Le compagnie però sono sul piede di guerra e minacciano di fare le valigie. Ad oggi i vettori low cost contano circa 6mila dipendenti in Italia. E ogni anno trasportano 75 milioni di passeggeri. Volando anche su aeroporti minori che, anche grazie ai famosi accordi di co-marketing, hanno fatto rinascere il turismo in diverse aree del Paese. Secondo una stima conservativa, ogni milione di passeggeri genererebbe mille posti di lavoro sui territori. «Davanti a questa crisi, tutte le compagnie dovranno prendere delle decisioni», avverte Castiano. «Inclusa la possibilità di dirottare alcuni aerei basati in Italia in altri Stati. L’adozione di misure protezionistiche da parte del governo potrebbe incentivare l’abbandono di molti aeroporti nazionali da parte dei vettori stranieri, con il conseguente licenziamento di migliaia di persone impiegate nel settore aereo». Il governo è avvertito.
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>
governo di comunisti incompetenti
questo sono!
se ci fossero i liberali in italia i voli costerebbero 10 euro
pensate Michele Boldrin come presidente del consiglio sarebbe un sogno
Politica
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-06-08 21:44:07.0 alle 2020-06-08 21:44:07.0
Scritto da: Mattia
> Liberal view of democracy: "We vote to control elected officials"
> Populist view of democracy: "We vote to establish the view of the electorate"
gli italiani non devono comandare devono essere comandati da qualcuno che sa quali sono le cose giuste da fare
è chiaro che gli italiani non sono abbastanza intelligenti per decidere
>
>
> Michele Boldrin, che da professore di economia è anche esperto di scienze politiche, spiega che nella materia è un fatto riconosciuto, assodato, che i politici agiscono solo in base ai propri interessi personali.
dovremmo dare un'occasione a Calenda
ha l'aria di voler fare cose buone per le persone smart
>
>
Boldrin è intelligentissimo e preparatissimo
preferisco 3 ore di Boldrin che un post di ordine matusa
>
> Michele Boldrin: "Abbiamo bisogno di politici che abbiano il coraggio di dire che il problema non è l'Unione Europea ma siamo noi".
il problema è il fascismo
piazzale loreto è la cura
>
> Nella chat è presente anche il famosissimo youtuber ChristianIce, uno talmente di sinistra che per essere più convincente si è legato la mano destra per diventare mancino.
>
> https://www.youtube.com/channel/UCeUEJN_qafNy_unFs...
>
>
> **Modificato dall'autore il 08.06.2020 06:21**
ah si lo conosco questo perro
> Liberal view of democracy: "We vote to control elected officials"
> Populist view of democracy: "We vote to establish the view of the electorate"
gli italiani non devono comandare devono essere comandati da qualcuno che sa quali sono le cose giuste da fare
è chiaro che gli italiani non sono abbastanza intelligenti per decidere
>
>
> Michele Boldrin, che da professore di economia è anche esperto di scienze politiche, spiega che nella materia è un fatto riconosciuto, assodato, che i politici agiscono solo in base ai propri interessi personali.
dovremmo dare un'occasione a Calenda
ha l'aria di voler fare cose buone per le persone smart
>
>
Boldrin è intelligentissimo e preparatissimo
preferisco 3 ore di Boldrin che un post di ordine matusa
>
> Michele Boldrin: "Abbiamo bisogno di politici che abbiano il coraggio di dire che il problema non è l'Unione Europea ma siamo noi".
il problema è il fascismo
piazzale loreto è la cura
>
> Nella chat è presente anche il famosissimo youtuber ChristianIce, uno talmente di sinistra che per essere più convincente si è legato la mano destra per diventare mancino.
>
> https://www.youtube.com/channel/UCeUEJN_qafNy_unFs...

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> **Modificato dall'autore il 08.06.2020 06:21**
ah si lo conosco questo perro
Politica
Spero che Conte trovi una soluzione, perché io prendo voli low cost in partenza dall'Italia e quindi la cosa riguarda anche me.
https://www.linkiesta.it/2020/06/low-cost-decreto-...
A far saltare il banco tra le compagnie aeree low cost e il governo sono state due norme del maxi decreto rilancio, che all’apparenza sono stati messe lì per soccorrere per l’ennesima volta Alitalia. E che invece ora rischiano di ridurre, e non poco, le rotte di Ryanair, EasyJet e colleghi sui cieli italiani. Con il pericolo che i vettori facciano le valigie da molti aeroporti nazionali, inclusi quelli più piccoli che sui voli low cost hanno costruito grossi indotti turistici.
I due articoli “incriminati” sono il 198 e il 203, che obbligano le compagnie ad adottare il contratto nazionale collettivo di Alitalia e ad avere un certificato di operatore aereo italiano per accedere agli aiuti del Fondo di ristoro del settore aereo da 130 milioni previsto nel decreto. Escludendo di fatto tutto il mondo delle compagnie low cost che, per la prima volta, hanno deciso ora di fare fronte comune con la costituzione della nuova Associazione italiana compagnie aeree low fares (Aicalf).
Ryanair, Easyjet, Blu Air, Volotea e Vueling hanno messo in piedi l’Aicalf il 12 maggio scorso, proprio a pochi giorni dalla approvazione del decreto rilancio, affidando la presidenza all’avvocato Matteo Castioni, legale di Ryanair in diverse battaglie in tribunale. Un comparto che da solo rappresenta ormai più del 50% del traffico aereo di corto raggio e una parte significativa di quello a lungo raggio, ma che ancora non si era dotato di una propria associazione datoriale.
«Il decreto rilancio ha fatto da catalizzatore per far nascere questa associazione che era in gestazione da molti mesi», spiega Castioni. «Le low cost si sono sentite poco rappresentate e poco ascoltate, per cui è stato deciso che era arrivato il momento di associarsi per far arrivare le nostre posizioni alla componente politica. Le norme contenute del dl rilancio sono discriminatorie e non tutelano il settore nel suo complesso e chi sta creando valore e occupazione in Italia. Occorre estendere la possibilità di accedere al Fondo di ristoro per il trasporto aereo a tutti i vettori che hanno basi e personale nel Paese». E il messaggio è arrivato forte e chiaro in Parlamento.
Tra i quasi diecimila emendamenti al decreto rilancio arrivati in Commissione Bilancio alla Camera, ce ne sono tre che propongono modifiche all’articolo 198 e ben 14 per l’articolo 203, firmati dalle diverse forze politiche di maggioranza e opposizione. Tutti con l’obiettivo di allargare l’accesso ai fondi anche ai vettori con licenza non italiana e a quelli che hanno stipulato contratti aziendali con le organizzazioni sindacali del settore.
Ad oggi, le compagnie che operano con licenzia italiana di fatto sono solo tre: Alitalia, Neos e Air Dolomiti. E il contratto collettivo nazionale del settore non è altro che il contratto negoziato e sottoscritto nel luglio 2014 da Assaereo per Alitalia. Che non è, inutile a dirlo, quello applicato dalle low cost, che hanno stipulato invece ciascuna contratti aziendali differenti. «Il contratto nazionale di fatto non esiste», dice Castioni. «Assaereo ha un solo iscritto, e cioè Alitalia. E quel contratto riflette un modello di business che non può essere applicato alle low cost». Attenzione, però, precisa il presidente della neonata associazione: «Questo non significa sfuggire alla tassazione e all’applicazione delle norme italiane. Blue Air, easyJet, Norwegian, Ryanair, Volotea e Vueling applicano tutte contratti di lavoro di diritto italiano al proprio personale di volo e la maggior parte ha stipulato contratti collettivi aziendali con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nelle compagnie, pagando le tasse sul reddito e i contributi in Italia. Occorre il pieno riconoscimento della validità di questi contratti aziendali».
La norma del decreto rilancio, forse, voleva essere anche un modo per tutelare i lavoratori delle low cost, ma ora rischia di trasformarsi in un’ondata di licenziamenti e abbandoni degli scali italiani, con conseguenze disastrose sul turismo, in un momento di estrema difficoltà per il settore. Così, mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invita i turisti a venire in Italia, i voli potrebbero non esserci più. Ecco perché ora si sta correndo ai ripari.
«Stiamo uscendo da tre mesi di blocco», dice Castioni. «Tutto il settore aereo ne esce in grossa difficoltà, dopo aver azzerato per tre mesi l’intera operatività e i flussi di cassa. In questi tempi senza precedenti, le istituzioni dovrebbero intervenire proteggendo il settore nel suo insieme e non una singola compagnia, evitando di adottare misure protezionistiche con il rischio di determinare una distorsione della concorrenza tra vettori».
Ryanair ha annunciato che dal 1 luglio ripristinerà il 40% dei voli. EasyJet riprenderà il 50% delle sue rotte. Ma con i voli ridotti a metà e senza aiuti statali, spiega Castioni, «sarà difficile mantenere le tariffe basse avute finora e lo stesso personale pre-Covid». EasyJet ha chiesto la cassa integrazione per 1.500 dipendenti italiani, e la casa madre ha già annunciato un taglio di 4.500 posti di lavoro. Ryanair ha parlato invece di circa 3mila licenziamenti in vista. «Eventuali aiuti servirebbero ad abbassare il costo della produzione in modo da continuare a garantire alti livelli di connettività e calmierare i prezzi, evitando il rischio di un incremento».
Lo stesso Michael O’Leary, numero uno di Ryanair, dalle pagine del Financial Times ha preso di mira gli aiuti di Stato alle compagnie e in particolare le norme del decreto rilancio che sostengono solo le compagnie italiane.
Il 5 giugno era attesa la doppia audizione con i ministri Paola De Micheli e Stefano Patuanelli sul settore aereo in Commissione Trasporti della Camera. Ma con la seduta fiume sul decreto scuola in aula, l’audizione è slittata ora a data da destinarsi. La ministra De Micheli ha precisato comunque che «il governo ritiene di dovere fare di tutto per rilanciare Alitalia permettendole di operare in una condizione di mercato nazionale e internazionale totalmente diversa da prima, ma non c’è alcuna intenzione e nessun interesse a danneggiare le low cost».
Le compagnie però sono sul piede di guerra e minacciano di fare le valigie. Ad oggi i vettori low cost contano circa 6mila dipendenti in Italia. E ogni anno trasportano 75 milioni di passeggeri. Volando anche su aeroporti minori che, anche grazie ai famosi accordi di co-marketing, hanno fatto rinascere il turismo in diverse aree del Paese. Secondo una stima conservativa, ogni milione di passeggeri genererebbe mille posti di lavoro sui territori. «Davanti a questa crisi, tutte le compagnie dovranno prendere delle decisioni», avverte Castiano. «Inclusa la possibilità di dirottare alcuni aerei basati in Italia in altri Stati. L’adozione di misure protezionistiche da parte del governo potrebbe incentivare l’abbandono di molti aeroporti nazionali da parte dei vettori stranieri, con il conseguente licenziamento di migliaia di persone impiegate nel settore aereo». Il governo è avvertito.
https://www.linkiesta.it/2020/06/low-cost-decreto-...

A far saltare il banco tra le compagnie aeree low cost e il governo sono state due norme del maxi decreto rilancio, che all’apparenza sono stati messe lì per soccorrere per l’ennesima volta Alitalia. E che invece ora rischiano di ridurre, e non poco, le rotte di Ryanair, EasyJet e colleghi sui cieli italiani. Con il pericolo che i vettori facciano le valigie da molti aeroporti nazionali, inclusi quelli più piccoli che sui voli low cost hanno costruito grossi indotti turistici.
I due articoli “incriminati” sono il 198 e il 203, che obbligano le compagnie ad adottare il contratto nazionale collettivo di Alitalia e ad avere un certificato di operatore aereo italiano per accedere agli aiuti del Fondo di ristoro del settore aereo da 130 milioni previsto nel decreto. Escludendo di fatto tutto il mondo delle compagnie low cost che, per la prima volta, hanno deciso ora di fare fronte comune con la costituzione della nuova Associazione italiana compagnie aeree low fares (Aicalf).
Ryanair, Easyjet, Blu Air, Volotea e Vueling hanno messo in piedi l’Aicalf il 12 maggio scorso, proprio a pochi giorni dalla approvazione del decreto rilancio, affidando la presidenza all’avvocato Matteo Castioni, legale di Ryanair in diverse battaglie in tribunale. Un comparto che da solo rappresenta ormai più del 50% del traffico aereo di corto raggio e una parte significativa di quello a lungo raggio, ma che ancora non si era dotato di una propria associazione datoriale.
«Il decreto rilancio ha fatto da catalizzatore per far nascere questa associazione che era in gestazione da molti mesi», spiega Castioni. «Le low cost si sono sentite poco rappresentate e poco ascoltate, per cui è stato deciso che era arrivato il momento di associarsi per far arrivare le nostre posizioni alla componente politica. Le norme contenute del dl rilancio sono discriminatorie e non tutelano il settore nel suo complesso e chi sta creando valore e occupazione in Italia. Occorre estendere la possibilità di accedere al Fondo di ristoro per il trasporto aereo a tutti i vettori che hanno basi e personale nel Paese». E il messaggio è arrivato forte e chiaro in Parlamento.
Tra i quasi diecimila emendamenti al decreto rilancio arrivati in Commissione Bilancio alla Camera, ce ne sono tre che propongono modifiche all’articolo 198 e ben 14 per l’articolo 203, firmati dalle diverse forze politiche di maggioranza e opposizione. Tutti con l’obiettivo di allargare l’accesso ai fondi anche ai vettori con licenza non italiana e a quelli che hanno stipulato contratti aziendali con le organizzazioni sindacali del settore.
Ad oggi, le compagnie che operano con licenzia italiana di fatto sono solo tre: Alitalia, Neos e Air Dolomiti. E il contratto collettivo nazionale del settore non è altro che il contratto negoziato e sottoscritto nel luglio 2014 da Assaereo per Alitalia. Che non è, inutile a dirlo, quello applicato dalle low cost, che hanno stipulato invece ciascuna contratti aziendali differenti. «Il contratto nazionale di fatto non esiste», dice Castioni. «Assaereo ha un solo iscritto, e cioè Alitalia. E quel contratto riflette un modello di business che non può essere applicato alle low cost». Attenzione, però, precisa il presidente della neonata associazione: «Questo non significa sfuggire alla tassazione e all’applicazione delle norme italiane. Blue Air, easyJet, Norwegian, Ryanair, Volotea e Vueling applicano tutte contratti di lavoro di diritto italiano al proprio personale di volo e la maggior parte ha stipulato contratti collettivi aziendali con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nelle compagnie, pagando le tasse sul reddito e i contributi in Italia. Occorre il pieno riconoscimento della validità di questi contratti aziendali».
La norma del decreto rilancio, forse, voleva essere anche un modo per tutelare i lavoratori delle low cost, ma ora rischia di trasformarsi in un’ondata di licenziamenti e abbandoni degli scali italiani, con conseguenze disastrose sul turismo, in un momento di estrema difficoltà per il settore. Così, mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invita i turisti a venire in Italia, i voli potrebbero non esserci più. Ecco perché ora si sta correndo ai ripari.
«Stiamo uscendo da tre mesi di blocco», dice Castioni. «Tutto il settore aereo ne esce in grossa difficoltà, dopo aver azzerato per tre mesi l’intera operatività e i flussi di cassa. In questi tempi senza precedenti, le istituzioni dovrebbero intervenire proteggendo il settore nel suo insieme e non una singola compagnia, evitando di adottare misure protezionistiche con il rischio di determinare una distorsione della concorrenza tra vettori».
Ryanair ha annunciato che dal 1 luglio ripristinerà il 40% dei voli. EasyJet riprenderà il 50% delle sue rotte. Ma con i voli ridotti a metà e senza aiuti statali, spiega Castioni, «sarà difficile mantenere le tariffe basse avute finora e lo stesso personale pre-Covid». EasyJet ha chiesto la cassa integrazione per 1.500 dipendenti italiani, e la casa madre ha già annunciato un taglio di 4.500 posti di lavoro. Ryanair ha parlato invece di circa 3mila licenziamenti in vista. «Eventuali aiuti servirebbero ad abbassare il costo della produzione in modo da continuare a garantire alti livelli di connettività e calmierare i prezzi, evitando il rischio di un incremento».
Lo stesso Michael O’Leary, numero uno di Ryanair, dalle pagine del Financial Times ha preso di mira gli aiuti di Stato alle compagnie e in particolare le norme del decreto rilancio che sostengono solo le compagnie italiane.
Il 5 giugno era attesa la doppia audizione con i ministri Paola De Micheli e Stefano Patuanelli sul settore aereo in Commissione Trasporti della Camera. Ma con la seduta fiume sul decreto scuola in aula, l’audizione è slittata ora a data da destinarsi. La ministra De Micheli ha precisato comunque che «il governo ritiene di dovere fare di tutto per rilanciare Alitalia permettendole di operare in una condizione di mercato nazionale e internazionale totalmente diversa da prima, ma non c’è alcuna intenzione e nessun interesse a danneggiare le low cost».
Le compagnie però sono sul piede di guerra e minacciano di fare le valigie. Ad oggi i vettori low cost contano circa 6mila dipendenti in Italia. E ogni anno trasportano 75 milioni di passeggeri. Volando anche su aeroporti minori che, anche grazie ai famosi accordi di co-marketing, hanno fatto rinascere il turismo in diverse aree del Paese. Secondo una stima conservativa, ogni milione di passeggeri genererebbe mille posti di lavoro sui territori. «Davanti a questa crisi, tutte le compagnie dovranno prendere delle decisioni», avverte Castiano. «Inclusa la possibilità di dirottare alcuni aerei basati in Italia in altri Stati. L’adozione di misure protezionistiche da parte del governo potrebbe incentivare l’abbandono di molti aeroporti nazionali da parte dei vettori stranieri, con il conseguente licenziamento di migliaia di persone impiegate nel settore aereo». Il governo è avvertito.
Arricchimento culturale in Svezia
Ad
https://www.breitbart.com/europe/2019/01/04/patient-placed-in-quarantine-after-suspected-ebola-case-in-sweden/
The Emergency Room of a Swedish hospital was closed down Friday morning after a patient recently returned from Africa arrived vomiting blood, a possible symptom of the deadly and contagious Ebola virus.
Politica
Una battaglia iniziata tempo fa fra Soldato Renziano (così si autonomina nella live Dellimellow) e Michele Boldrin. Dopo che Michele Boldrin si scagliò contro Renzi, Mattarella e Berlusconi, Dellimellow si sentì urtato e cominciò a parlare di Boldrin come di un "vecchietto populista che ne capisce di economia ma non capisce una sega di politica".
Finalmente Boldrin e Dellimellow hanno organizzato una live perinsultarsi discutere in tempo reale, in cui Boldrin approfitterà per rispiegare nuovamente perché i politici italiani sono dei cialtroni e chi gli corre dietro un povero stupido.
Durante la live Boldrin consiglia la lettura del libro "Liberalism against populism", rilanciando a Dellimellow l'accusa di essere un populista.
https://www.amazon.it/Liberalism-Against-Populism-... 
Nei commenti della chat viene così riassunto il libro...
Liberal view of democracy: "We vote to control elected officials"
Populist view of democracy: "We vote to establish the view of the electorate"
Michele Boldrin, che da professore di economia è anche esperto di scienze politiche, spiega che nella materia è un fatto riconosciuto, assodato, che i politici agiscono solo in base ai propri interessi personali.
Michele Boldrin: "Abbiamo bisogno di politici che abbiano il coraggio di dire che il problema non è l'Unione Europea ma siamo noi".
Nella chat è presente anche il famosissimo youtuber ChristianIce, uno talmente di sinistra che per essere più convincente si è legato la mano destra per diventare mancino.
https://www.youtube.com/channel/UCeUEJN_qafNy_unFs...
**Modificato dall'autore il 08.06.2020 06:21**
Finalmente Boldrin e Dellimellow hanno organizzato una live per
Durante la live Boldrin consiglia la lettura del libro "Liberalism against populism", rilanciando a Dellimellow l'accusa di essere un populista.

Nei commenti della chat viene così riassunto il libro...
Liberal view of democracy: "We vote to control elected officials"
Populist view of democracy: "We vote to establish the view of the electorate"
Michele Boldrin, che da professore di economia è anche esperto di scienze politiche, spiega che nella materia è un fatto riconosciuto, assodato, che i politici agiscono solo in base ai propri interessi personali.
Michele Boldrin: "Abbiamo bisogno di politici che abbiano il coraggio di dire che il problema non è l'Unione Europea ma siamo noi".
Nella chat è presente anche il famosissimo youtuber ChristianIce, uno talmente di sinistra che per essere più convincente si è legato la mano destra per diventare mancino.
https://www.youtube.com/channel/UCeUEJN_qafNy_unFs...

**Modificato dall'autore il 08.06.2020 06:21**
Politica
Scritto da:
> Scritto da: Mattia
> > Scritto da:
> > > Non ho capito, lo stato dovrebbe prima raccogliere soldi con le tasse e poi ridarli a quelli a cui li ha presi?
> > >
> > >


> >
> > Mettiamo che nella popolazione ci siano persone con un sacco pieno di castagne, altre che ne hanno poche e altre che non ne hanno del tutto.
> >
> > Lo stato si fa dare da tutti una manciata di castagne (in proporzione a quanto grande è il loro sacco). Una volta fatto questo, tutti i cittadini ricevono dallo stato un sacchetto di castagne da 2 Kg: questo è il voucher. Cosa non ti torna?
>
> Che 2 Kg sono più di una manciata.
Dove vuoi arrivare?
> Scritto da: Mattia
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> > > Non ho capito, lo stato dovrebbe prima raccogliere soldi con le tasse e poi ridarli a quelli a cui li ha presi?
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> > Mettiamo che nella popolazione ci siano persone con un sacco pieno di castagne, altre che ne hanno poche e altre che non ne hanno del tutto.
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> > Lo stato si fa dare da tutti una manciata di castagne (in proporzione a quanto grande è il loro sacco). Una volta fatto questo, tutti i cittadini ricevono dallo stato un sacchetto di castagne da 2 Kg: questo è il voucher. Cosa non ti torna?
>
> Che 2 Kg sono più di una manciata.
Dove vuoi arrivare?
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il 2020-06-06 22:04:10.0 alle 2020-06-06 22:04:10.0
Scritto da: Mattia
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> > Non ho capito, lo stato dovrebbe prima raccogliere soldi con le tasse e poi ridarli a quelli a cui li ha presi?
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> Mettiamo che nella popolazione ci siano persone con un sacco pieno di castagne, altre che ne hanno poche e altre che non ne hanno del tutto.
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> Lo stato si fa dare da tutti una manciata di castagne (in proporzione a quanto grande è il loro sacco). Una volta fatto questo, tutti i cittadini ricevono dallo stato un sacchetto di castagne da 2 Kg: questo è il voucher. Cosa non ti torna?
Che 2 Kg sono più di una manciata.
> In un modello comunista lo stato raccoglie castagne e poi distribuisce sacchetti di castagne da 2Kg a ogni cittadino. Il voucher ha lo stesso scopo, ma il sistema economico è liberale, quindi le castagne le raccolgono i cittadini e non lo stato. Perciò lo stato deve prima raccogliere le castagne dei cittadini, poi redistribuirle alla popolazione.
> Scritto da:
> > Non ho capito, lo stato dovrebbe prima raccogliere soldi con le tasse e poi ridarli a quelli a cui li ha presi?
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> Mettiamo che nella popolazione ci siano persone con un sacco pieno di castagne, altre che ne hanno poche e altre che non ne hanno del tutto.
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> Lo stato si fa dare da tutti una manciata di castagne (in proporzione a quanto grande è il loro sacco). Una volta fatto questo, tutti i cittadini ricevono dallo stato un sacchetto di castagne da 2 Kg: questo è il voucher. Cosa non ti torna?
Che 2 Kg sono più di una manciata.
> In un modello comunista lo stato raccoglie castagne e poi distribuisce sacchetti di castagne da 2Kg a ogni cittadino. Il voucher ha lo stesso scopo, ma il sistema economico è liberale, quindi le castagne le raccolgono i cittadini e non lo stato. Perciò lo stato deve prima raccogliere le castagne dei cittadini, poi redistribuirle alla popolazione.
Politica
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> Non ho capito, lo stato dovrebbe prima raccogliere soldi con le tasse e poi ridarli a quelli a cui li ha presi?
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Mettiamo che nella popolazione ci siano persone con un sacco pieno di castagne, altre che ne hanno poche e altre che non ne hanno del tutto.
Lo stato si fa dare da tutti una manciata di castagne (in proporzione a quanto grande è il loro sacco). Una volta fatto questo, tutti i cittadini ricevono dallo stato un sacchetto di castagne da 2 Kg: questo è il voucher. Cosa non ti torna?
In un modello comunista lo stato raccoglie castagne e poi distribuisce sacchetti di castagne da 2Kg a ogni cittadino. Il voucher ha lo stesso scopo, ma il sistema economico è liberale, quindi le castagne le raccolgono i cittadini e non lo stato. Perciò lo stato deve prima raccogliere le castagne dei cittadini, poi redistribuirle alla popolazione.
**Modificato dall'autore il 06.06.2020 21:44**
> Non ho capito, lo stato dovrebbe prima raccogliere soldi con le tasse e poi ridarli a quelli a cui li ha presi?
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Mettiamo che nella popolazione ci siano persone con un sacco pieno di castagne, altre che ne hanno poche e altre che non ne hanno del tutto.
Lo stato si fa dare da tutti una manciata di castagne (in proporzione a quanto grande è il loro sacco). Una volta fatto questo, tutti i cittadini ricevono dallo stato un sacchetto di castagne da 2 Kg: questo è il voucher. Cosa non ti torna?
In un modello comunista lo stato raccoglie castagne e poi distribuisce sacchetti di castagne da 2Kg a ogni cittadino. Il voucher ha lo stesso scopo, ma il sistema economico è liberale, quindi le castagne le raccolgono i cittadini e non lo stato. Perciò lo stato deve prima raccogliere le castagne dei cittadini, poi redistribuirle alla popolazione.
**Modificato dall'autore il 06.06.2020 21:44**
Vieni anche tu in gita in Africa!
Ad
https://www.ilmessaggero.it/AMP/italia/luca_tacchetto_italiano_scomparso_burkina_faso-4209268.html
Le popolazioni locali ti accoglieranno così bene che scomparirai letteralmente dal resto del mondo! Lasciati alle spalle la civiltà occidentale, gli smartphone, la ruota e il fuoco!
Politica
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> > > > > Scritto da:
> > > > > > Scritto da: Ordine
> > > > > > > Da questo punto di vista sono stati i migliori.
> > > > > > > L'unica cosa su cui non sono d'accordo è quando il tipo dice "non si può mettere sullo stesso piano economia e salute". Bisognerebbe spiegargli che se l'economia va male aumentano i poveri e crimini perchè la gente non arriva a fine mese e la cosa si ripercuote anche sulla salute.
> > > > > >
> > > > > > D'altra parte se la gente crepa la cosa si ripercuote anche sull'economia
> > > > >
> > > > > Vatti a vedere la fascia di età dei morti
> > > >
> > > > Secondo l'articolo che lo citato il governo avrebbe lasciato morire deliberatamente gli anziani.
> > >
> > > Comunque hai una strana idea degli anziani in relazione all'economia. Ad esempio se ti serve uno che sappia usare un tornio, e insegnare a usarlo a dei giovani, è probabile che non trovi nessuno sotto i settant'anni.
> >
> > Non dico che bisogna lasciar morire gli anziani, ma se sai che è un virus selettivo anagraficamente devi prender provvedimenti mirati solo per quella fascia di età che ti reca più problemi.
>
> Non è così selettivo.
Stai scherzando spero.
https://www.ilmattino.it/primopiano/sanita/covid_1... 


C'è poco da discutere: età media morti: 80, età media contagiati: 60. Lasciamo perdere le malattie pregresse altrimenti diventa complicato il discorso.
Geograficamente invece:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/04/corona... 
La suddivisione regionale – A livello di macro-aree, l’aumento di mortalità più marcato si registra al Nord (+94,9%), dove si collocano anche le province più colpite dall’epidemia. Nel Centro Italia l’incremento è più basso, del 9,1%, mentre al Sud scende ancora a +2 per cento. A livello regionale, in Lombardia si riscontra un aumento del 185% nel mese di marzo, seguono l’Emilia-Romagna, con un aumento del 70%, il Trentino Alto-Adige (65%), e poi le Marche , la Liguria e il Piemonte, con incrementi dell’ordine del 50% di morti in più a marzo.
Se non è selettivo questo virus allora non so in quali altri casi è possibile parlare di selettività
> È anche vero però che questo lo si può dire ora, a priori non si poteva e infatti a priori avrei attuato misure ancora più drastiche e soprattutto più immediate.
>
In realtà fin dai primi giorni era chiaro che colpiva nella stragrande maggioranza dei casi anziani, tant'è che Mattia ci aveva fatto pure un post a Marzo per dirmi "eeee però ci sono alcuni giovani che anche se non muoiono vanno in terapia intensiva, il sistema sta collassando"
Ordine non ha ancora capito la situazione
Infatti era giustificabile un lockdown nelle prime 2/3 settimane, il tempo di potenziare il SSN (fermo restando che era una cosa che andava fatta già prima del virus), dopodichè già i primi di aprile andavano aperti i recinti almeno all'interno della propria regione, con provvedimenti mirati. Invece no, l'hanno fatta durare per un altro mese intero!
Lasciam perdere poi che hanno sbagliato le terapie all'inizio (in parte giustificato dal virus sconosciuto) e che hanno praticamente condannato a morte molti anziani ammassandoli nelle RSA (qui nessuna giustificazione, chi lo ha fatto andrebbe processato per omicidio colposo)
> > Comunque Danimarca e Finlandia hanno la metà degli abitanti della Svezia. La Finlandia ha anche una densità minore.
>
> La Danimarca però li ha più concentrati.
Ok, ma non necessariamente il motivo dipende dal lockdown.
> Scritto da: Ordine
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> > > > > > Scritto da: Ordine
> > > > > > > Da questo punto di vista sono stati i migliori.
> > > > > > > L'unica cosa su cui non sono d'accordo è quando il tipo dice "non si può mettere sullo stesso piano economia e salute". Bisognerebbe spiegargli che se l'economia va male aumentano i poveri e crimini perchè la gente non arriva a fine mese e la cosa si ripercuote anche sulla salute.
> > > > > >
> > > > > > D'altra parte se la gente crepa la cosa si ripercuote anche sull'economia

> > > > >
> > > > > Vatti a vedere la fascia di età dei morti
> > > >
> > > > Secondo l'articolo che lo citato il governo avrebbe lasciato morire deliberatamente gli anziani.
> > >
> > > Comunque hai una strana idea degli anziani in relazione all'economia. Ad esempio se ti serve uno che sappia usare un tornio, e insegnare a usarlo a dei giovani, è probabile che non trovi nessuno sotto i settant'anni.
> >
> > Non dico che bisogna lasciar morire gli anziani, ma se sai che è un virus selettivo anagraficamente devi prender provvedimenti mirati solo per quella fascia di età che ti reca più problemi.
>
> Non è così selettivo.
Stai scherzando spero.


C'è poco da discutere: età media morti: 80, età media contagiati: 60. Lasciamo perdere le malattie pregresse altrimenti diventa complicato il discorso.
Geograficamente invece:

La suddivisione regionale – A livello di macro-aree, l’aumento di mortalità più marcato si registra al Nord (+94,9%), dove si collocano anche le province più colpite dall’epidemia. Nel Centro Italia l’incremento è più basso, del 9,1%, mentre al Sud scende ancora a +2 per cento. A livello regionale, in Lombardia si riscontra un aumento del 185% nel mese di marzo, seguono l’Emilia-Romagna, con un aumento del 70%, il Trentino Alto-Adige (65%), e poi le Marche , la Liguria e il Piemonte, con incrementi dell’ordine del 50% di morti in più a marzo.
Se non è selettivo questo virus allora non so in quali altri casi è possibile parlare di selettività

> È anche vero però che questo lo si può dire ora, a priori non si poteva e infatti a priori avrei attuato misure ancora più drastiche e soprattutto più immediate.
>
In realtà fin dai primi giorni era chiaro che colpiva nella stragrande maggioranza dei casi anziani, tant'è che Mattia ci aveva fatto pure un post a Marzo per dirmi "eeee però ci sono alcuni giovani che anche se non muoiono vanno in terapia intensiva, il sistema sta collassando"
Infatti era giustificabile un lockdown nelle prime 2/3 settimane, il tempo di potenziare il SSN (fermo restando che era una cosa che andava fatta già prima del virus), dopodichè già i primi di aprile andavano aperti i recinti almeno all'interno della propria regione, con provvedimenti mirati. Invece no, l'hanno fatta durare per un altro mese intero!
Lasciam perdere poi che hanno sbagliato le terapie all'inizio (in parte giustificato dal virus sconosciuto) e che hanno praticamente condannato a morte molti anziani ammassandoli nelle RSA (qui nessuna giustificazione, chi lo ha fatto andrebbe processato per omicidio colposo)
> > Comunque Danimarca e Finlandia hanno la metà degli abitanti della Svezia. La Finlandia ha anche una densità minore.
>
> La Danimarca però li ha più concentrati.
Ok, ma non necessariamente il motivo dipende dal lockdown.
"Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
Politica
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> Non ho capito, lo stato dovrebbe prima raccogliere soldi con le tasse e poi ridarli a quelli a cui li ha presi?
>
>


Perché, non è forse questo quello che fa lo stato in generale?
Sia un bambino ricco che un bambino povero possono frequentare la scuola pubblica.
L'insegnante costa 100 euro al mese per ogni allievo, ma la famiglia del bambino povero paga 0 o magari 20, mentre quella del bambino ricco paga 400 euro al mese.
Ok, adesso mettiamo di voler applicare l'idea di Milton Friedman: se una famiglia (ricca o povera) vuole mettere il figlio in una scuola privata, lo stato le dà un voucher di 100 euro al mese.
La famiglia povera non ha pagato imposte e con il voucher riceve 100 euro, mentre la famiglia ricca ha pagato 400 euro di imposte e riceve un voucher di 100 (ha dato 400 e ha ricevuto 100).
È molto banalmente una forma di stato sociale ricamato al di sopra di un sistema liberale. Prima di tutto si pagano le imposte, poi lo stato restituisce i soldi ai cittadini per usare servizi privati.
L'alternativa (più comunista) è che lo stato costruisca palazzi, li fa pagare con le imposte e poi dia un appartamento a tutti senza far pagare le pigioni.
Io preferisco che lo stato dia voucher per appartamenti privati.
Però forse tu intendi dire che non ha senso dare un voucher a quelli che pagano più di quanto ricevono: si fa prima a darli soltanto a quelli che ci guadagnano.
Infatti la mia idea originale sarebbe questa: a ogni cittadino viene data una carta di credito statale, con spesa limitata, con cui pagare determinati creditori (locatore, negozi di alimentari, negozi di vestiti,...).
Alla fine dell'anno ogni cittadino deve restituire allo stato tutto quello che ha pagato con la carta di credito, tranne le persone che hanno un reddito inferiore a X: i debiti di queste persone vengono pagati dalla collettività con un'imposta progressiva.
**Modificato dall'autore il 06.06.2020 02:59**
> Non ho capito, lo stato dovrebbe prima raccogliere soldi con le tasse e poi ridarli a quelli a cui li ha presi?
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Perché, non è forse questo quello che fa lo stato in generale?
Sia un bambino ricco che un bambino povero possono frequentare la scuola pubblica.
L'insegnante costa 100 euro al mese per ogni allievo, ma la famiglia del bambino povero paga 0 o magari 20, mentre quella del bambino ricco paga 400 euro al mese.
Ok, adesso mettiamo di voler applicare l'idea di Milton Friedman: se una famiglia (ricca o povera) vuole mettere il figlio in una scuola privata, lo stato le dà un voucher di 100 euro al mese.
La famiglia povera non ha pagato imposte e con il voucher riceve 100 euro, mentre la famiglia ricca ha pagato 400 euro di imposte e riceve un voucher di 100 (ha dato 400 e ha ricevuto 100).
È molto banalmente una forma di stato sociale ricamato al di sopra di un sistema liberale. Prima di tutto si pagano le imposte, poi lo stato restituisce i soldi ai cittadini per usare servizi privati.
L'alternativa (più comunista) è che lo stato costruisca palazzi, li fa pagare con le imposte e poi dia un appartamento a tutti senza far pagare le pigioni.
Io preferisco che lo stato dia voucher per appartamenti privati.
Però forse tu intendi dire che non ha senso dare un voucher a quelli che pagano più di quanto ricevono: si fa prima a darli soltanto a quelli che ci guadagnano.
Infatti la mia idea originale sarebbe questa: a ogni cittadino viene data una carta di credito statale, con spesa limitata, con cui pagare determinati creditori (locatore, negozi di alimentari, negozi di vestiti,...).
Alla fine dell'anno ogni cittadino deve restituire allo stato tutto quello che ha pagato con la carta di credito, tranne le persone che hanno un reddito inferiore a X: i debiti di queste persone vengono pagati dalla collettività con un'imposta progressiva.
**Modificato dall'autore il 06.06.2020 02:59**
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Non Autenticato
il 2020-06-06 01:06:16.0 alle 2020-06-06 01:06:16.0
Non ho capito, lo stato dovrebbe prima raccogliere soldi con le tasse e poi ridarli a quelli a cui li ha presi?



